mercoledì 30 marzo 2016

The Paying Guests



GLI OSPITI PAGANTI
di Sarah Waters

Ponte alle grazie - 2015
Traduzione di Leopoldo Carra


Adoro la scrittura di Sarah Waters (e riprodurre le sue qualità in italiano è certo anche merito dei traduttori) che ruba la mia attenzione e non mi lascia più fino all'ultima pagina, dove di solito mi sento abbandonata!
Certamente me la rende interessante ANCHE il fatto che i suoi personaggi principali sono quasi sempre donne lesbiche, ma la verità è che Sarah Waters è maestra nel creare la tensione, la suspence di una qualità particolare, quasi domestica, intima, privatissima ma densa e travolgente. In questo romanzo (si svolge a Londra e siamo nel 1922) la storia personale della protagonista, la storia d'amore e l'incidente che verrà trasformato in crimine dalle circostanze, sono mescolati nelle dosi giuste e l'ultima pagina lascia solo il lettore.
Non è un giallo. Eppure lo conservo sotto l'etichetta "Gialli-noir e simili" perchè rientra anche in quel "simili". Come già notato dal Times (in quarta di copertina), in questo romanzo come negli altri precedenti la Waters è l'insuperata testimone di epoche perdute e vite segrete.
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"... - quei bocconi succulenti ma inafferabili, che dovevano essere estratti come chiocciole di mare dalla conchiglia e poi trangugiati con un occhio alla porta, un orecchio alla scala, e mai comodamente assaporati -, tutto questo, si rese conto, le aveva spremuto la vita."
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Link: Sarah Waters presso ponteallegrazie.it . Inoltre, la mia lettura de L'ospite (dal titolo simile a quest'ultimo e unico romanzo senza protagoniste lesbiche) nel blog del Centro di Documentazione Elca Ruzzier di Trieste e il post, in questo blog, dedicato a Turno di notte e quello dedicato a Affinità.

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lunedì 28 marzo 2016

Copia e incolla



LACCI
di Domenico Starnone
Einaudi - 2014




Storia di un matrimonio.
Breve romanzo suddiviso in tre libri, ogni libro una voce: prima la voce di Vanda, dalle lettere ad Aldo, che se n'è andato durante i primi anni di matrimonio per seguire una donna giovanissima, poi la voce di lui, accanto a Vanda alla quale è tornato da decenni, e infine la voce di Anna, la loro figlia, in dialogo con il fratello Sandro.

La scelta ardua di Aldo, il suo "recidere" i contatti, il suo voler neutralizzare gli impedimenti alla propria felicità, annullando i vincoli dei sentimenti e delle responsabilità. Il cuore spezzato di Vanda. L'equilibrio precario dei bambini. La rinuncia di Aldo. Il ritorno di Aldo. I decenni trascorsi insieme fino alla vecchiaia. Il non pronunciato che tesse le vite più del detto.
Il titolo è più che mai appropriato perché anche se fa riferimento a uno specifico episodio, i lacci in realtà sono simbolo dei legami. Certi lacci sono resistenti anche alle forbici.
I lacci legano le vite appoggiate ai due estremi e intrecciandosi ad altri lacci ingarbugliano e vincolano la vita di tanti.

Dal Libro terzo, paragrafo 6.:
"Orologio biologico, che espressione insulsa. Io non ho sentito mai nessun ticchettio, il tempo è corso via senza suono, ed è meglio così. Figuriamoci se mi mettevo a figliare urlando di dolore, se mi facevo squartare sotto anestesia per poi svegliarmi  con lo schifo di me, depressa, sopraffatta dal terrore di questi pupazzetti da cui non si può più prescindere. Ah sì, vivere per loro. Li hai fatti - copia e incolla - e te li devi tenere, qualsiasi cosa succeda. Ti offrono un bel lavoro all'estero, o hai la necessità di impegnarti notte e giorno per un risultato cui tieni, o ti viene voglia di avere tutto il tempo per un uomo: invece no, i figli stanno lì a ricordarti che non puoi, ci sono loro che hanno bisogno di te, piccole serpi esasperanti con quel loro arroncigliarsi stretti, feroci. Qualsiasi cosa tu faccia per accontentarli, è sempre troppo poco. Ti vogliono per sé e si inventano di tutto per mettere i bastoni tra le ruote delle tue urgenze. Non solo non sei tua - che stronzata anche quel vecchio slogan - ma non puoi nemmeno provare a essere pienamente di un altro, ormai appartieni veramente solo a loro. Sicché - ho gridato - fare figli è rinunciare a sé stessi."


Link: Lacci di Starnone presso Einaudi
Lacci su Repubblica.it (intervista-articolo di Simonetta Fiori)

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