lunedì 21 dicembre 2015

La notte ci appartiene di Bodil Bech


BODIL BECH
(1889-1942)

La notte ci appartine

Cura e traduzione dal danese
di Angela Siciliano

Edizioni Joker - 2015
ISBN-978887536381-9





Trentuno poesie scelte dalla cinque raccolte pubblicate dalla Bech:
Vi der ejer Natten - 1934 (Noi che possediamo la notte)
Ildtunger danser - 1935 (Lingue di fuoco danzano)
Granit og Dugg - 1938 (Granito e rugiada)
Flyvende Hestemanker - 1940 (Criniere al vento)
Ud af Himmelporte - 1941 (Fuori dalle porte del cielo).

"Per Bòdil Bech la natura è una forza potente, a volte molto dura verso gli umani ma più spesso accogliente e dispensatrice di cure, con precisa tenerezza. Nei suoi versi Natura e Dio si mescolano in una religiosità quasi pagana. Bodil Bech cerca di piegare gli avvenimenti a suo favore, cerca la fusione con le forze dell’Universo, sfidando quelle che sono contrarie ai propri desideri, e lo fa con un piglio e un tono da guerriera, quasi da dea. I dolori li affronta con orgogliosa rabbia o se necessario con dignitosa accettazione, desidera la grandiosità dello spirito ma non disprezza l’umiltà del granello di polvere nel quale vede l’Universo. Sono tante le domande che si pone, forse le pone proprio quando sa che non ci sono risposte in un mondo fatto anche di entità invisibili, quindi a volte le sue domande sono retoriche o ironiche (la buona ironia danese!), di chi la sa lunga perché in realtà non sa niente."

La notte ci appartiene in Edizioni Joker


Una delle trentuno poesie:

L’intangibile

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due facce bianche rivolte l’una verso l’altra
– ciocche di capelli agitate dal vento notturno –
due paia di occhi che si incontrano per la prima volta
e indugianti scrutano un piccolo adesso
due corpi che si scivolano accanto
mentre ombre giocano nella luce tremolante
– lei prende delle mele dal distributore automatico
lui sta facendo il giro serale col cane

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due corpi che avanzano faticosamente controvento
nelle strade addormentate e che girano gli angoli
lei con la frutta stretta al petto,
lui bighellonando con la sigaretta accesa
scuote la cenere e fischia al cane

Amici, sapete cos’è la primavera?

Un uomo che guarda su verso un balcone
canticchiando un po’ – la sigaretta arde
una donna lassù – mangia delle mele
e sorride guardando in basso tra i rami spettrali
dove il viso pallido si intravvede come un fiore

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due sorrisi nella notte – una porta che si chiude
un uomo che esita ma se ne va
una donna che si spoglia sorridendo
e spegne la luce e si distende e pensa:
quanto è dolce e delicata questa corrente tra due esseri
e il loro aver evitato l’imminente pericolo
di far calare le stelle sulla terra,
com’è stato bello, com’è stato prezioso e difficile

Amici, sapete quindi cos’è la primavera?





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martedì 15 dicembre 2015

Appunti recuperati, I-L-M-N-O-P


 
Hannah Arendt in en.wikipedia.org


125220











P
La banalità del male di Hannah Arendt (Feltrinelli)
(Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, 1963, 1964)
Traduzione di Piero Bernardini

Capitolo Deportazione dall'Europa occidentale - Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Italia.
 "La storia degli ebrei danesi è una storia sui generis, e il comportamento della popolazione e del governo danese non trova riscontro in nessun altro paese d'Europa, occupato o alleato dell'Asse o neutrale e indipendente che fosse. Su questa storia si dovrebbero tenere lezioni obbligatorie in tutte le università ove vi sia una facoltà di scienze politiche, per dare un'idea della potenza enorme della non violenza e della resistenza passiva, anche se l'avversario è violento e dispone di mezzi infinitamente superiori. [...] Quando i tedeschi, con una certa cautela, li invitarono a introdurre il distintivo giallo, essi risposero che il re sarebbe stato il primo a portarlo, e i ministri danesi fecero presente che qualsiasi provvedimento antisemita avrebbe provocato le loro immediate dimissioni. [...] I tedeschi trovarono esattamente 477 persone (su più di 7800) in casa e disposte a lasciarli entrare. [...] Occorse quasi tutto ottobre per traghettare gli ebrei attraverso le cinque-quindici miglia di mare che saparano la Danimarca dalla Svezia. Gli svedesi accolsero 5919 profughi, di cui almeno 1000 erano di origine tedesca, 1310 erano mezzi ebrei e 686 erano non ebrei sposati ad ebrei. (Quasi la metà degli ebrei di origine danese rimase invece in Danimarca, e si salvò tenendosi nascosta.) Gli ebrei non danesi si trovarono bene come non mai, giacché tutti ottennero il permesso di lavorare. [...] Quando tutto fu finito, Eichemann si sentì in dovere di riconoscere che "per varie ragioni" l'azione contro gli ebrei danesi era stata un "fallimento" [...].

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O
Lezioni americane - 1985, di Italo Calvino (Mondadori)

Da Cominciare e finire
"In pochi scrittori soltanto si fa sentire - velata dallo spirito ironico - la necessità di accomiatarsi dalla vastità del cosmo, per dedicare tutta la propria attenzione, una volta stabilita la scala di proporzione, alla rappresentazione minuziosa d'una storia singola"

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N
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 23 giugno 2014)
REVOLUTIONARY ROAD di RICHARD YATES
Mondolibri - 2009
Traduzione di Adriana dell'Orto


Revolutionary Road è la storia di un'integrazione, l'integrazione che più o meno coscientemente ogni individuo deve subire e attraversare nella società in cui nasce. I protagonisti, Frank e sua moglie April, lottano per salvare la propria identità, la propria diversità (che vuole semplicemente dire l'essere unici), ma il sistema è così forte, così avvincente e avvolgente che combatterlo è una fatica estenuante. Il quotidiano, prosaico e tenace, invade ogni spazio interiore, lentamente e costantemente. Partire per l'Europa (Frank ci è già stato da soldato: siamo negli anni cinquanta dello scorso secolo, gli Stati Uniti d'America hanno contribuito a liberare l'Europa dal nazismo), anche senza la sicurezza di un lavoro, è il sogno che può salvarli.
Frank è un uomo intelligente, piacente, uno che "finge" di lavorare in una ditta nella quale non trova niente di interessante se non i fianchi di una giovane collega. April però è convinta che lui si stia sacrificando duramente per lei e per i loro figli. Per questo vuole ricambiare il sacrificio offrendosi come sostegno economico, quando si saranno trasferiti a Parigi, per potergli lasciare tutto il tempo che gli servirà per trovare sé stesso.  
Ma lei April, a che punto è? Chi è? Carina, intelligente, "di prima classe" come l'aveva definita Frank la prima volta che l'aveva vista, non riesce in realtà a trovare la propria strada tra le gravidanze non desiderate ma neanche evitate, e trasformate in gioco di potere tra lei e suo marito. Le gravidanze hanno modificato i piani di entrambi nel corso degli anni, lei avrebbe voluto abortire ma ogni volta lui è riuscito a farle cambiare idea (per poi ammettere soltanto tra sé e sè che in realtà, in fondo, avrebbe preferito l'aborto).
April uscirà di scena morendo d'aborto procurato in cucina, in solitudine, contro tutto e tutti, anche contro sé stessa, contro quella parte di sè ancora bambina, ancora addolorata per non aver mai avuto una vera famiglia. Quindi Frank si trasferirà altrove aggiustandosi la vita nel modo migliore possibile ma non sarà mai più il geniale uomo che con April credeva di essere (e che forse era). Noi però siamo anche ciò che gli altri ricordano e dicono di noi, e quindi la coppia Wheeler, così particolare per tutti, speciale e bella, colta e arguta, appena un anno dopo il suo dissolvimento, sarà vista dagli amici e conoscenti come una coppia che in fondo era immatura, con qualcosa nella mente che non andava del tutto. E il geniale Frank dai tanti argomenti è ormai un uomo qualunque, senza molto da dire e persino noioso.

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M
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 19 agosto 2013)
L'OSPITE di SARA WATERS
Ponte alle Grazie - 2009
Traduzione di Maurizio Bartocci


Se avete già letto "Affinità", riconoscerete in questo romanzo la
maestria dell'autrice nel portarvi dentro una storia imbevuta di paranormale, di un soprannaturale che viene puntualmente smentito dalla dimensione scientifica che a sua volta viene messa in dubbio dal soprannaturale, appena possibile.
Accanto ai delicati e sensibili personaggi maschili ecco i forti personaggi femminili, forti ma fragili di fronte al potere di forze invisibili. Fantasmi? Presenze indefinibili? Energie incontrollabili? Fantasie dovute alla stanchezza e alle preoccupazioni? Paure? Nervi a fior di pelle? Forze interiori più che esterne? Chissà. Razionalità e irrazionalità si specchiano e si deformano a vicenda.
Il "personaggio" principale, il centro della vicenda è Hundreds Hall, una casa antica, il suo parco, i suoi terreni e la sua storia di splendori, che però noi lettori incontriamo al momento del declino e che lasciamo coperta di erbacce, con i vetri rotti e i soffitti gonfi di umidità, poco attraente per qualunque acquirente.
Il libro è forse troppo voluminoso per portarlo in borsa senza fatica, sotto l'ombrellone, in autobus o ai giardinetti accompagnando figli o nipoti ma, nonostante i temi e le atmosfere, è facile da leggere, e coinvolgente al punto che si dimentica tutto il dimenticabile pur di arrivare presto alla pagina seguente, esattamente come negli altri romanzi della Waters: "Ladra", "Turno di notte", "Carezze di velluto" e lo stesso "Affinità" al quale accennavo prima.
Di diverso in questo romanzo c'è che nessun personaggio ha pulsioni lesbiche o è coinvolto in una relazione lesbica o sfrutta il lesbismo latente di qualcuno, tutte caratteristiche alle quali la Waters ci aveva abituate/i con i precedenti romanzi. Particolarità questa che non è un difetto e neanche un pregio, è soltanto un'ulteriore esibizione della propria bravura da parte dell'autrice.
  

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L
LE BRAVE RAGAZZE VANNO IN PARADISO
LE CATTIVE DAPPERTUTTO
di Ute Ehrhardt
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 22 luglio 2013)

Il libro uscito nel 1994 in Germania è stato pubblicato in Italia
da Corbaccio nel 1996, con la traduzione di Stella Boschetti.
L'ironia del titolo non lo rende un libro comico, ovviamente, ma scorre e coinvolge, stimola e provoca con semplicità e leggerezza.
Le trappole culturali, gli atteggiamenti pseudo-naturali, le strategie psicologiche che spesso le donne adottano per sopravvivere vengono smascherate. L'autrice, psicologa, propone alla lettrice un percorso forse doloroso ma inevitabile  per conquistare la consapevolezza di sé.
Per essere donne vere occorre proprio smettere di essere "le brave ragazze" che ci hanno insegnato di essere, perché le cosiddette "brave ragazze" spesso sono donne perdenti, infelici, impotenti che hanno rinunciato a sé stesse, e perché come dice a chiare lettere il sottotitolo, essere "brave" non porta lontano.
Ovviamente il consiglio non è di togliersi l'abito da "santarelline" per indossare quello delle "diavolette", ma di attraversare l'analisi dei nostri comportamenti indotti e di conseguenza interrompere il circolo vizioso che continua a farci assumere nella società e nel privato i ruoli meno significativi, meno gratificanti, meno retribuiti, più pesanti, e probabilmente anche lontani dal nostro potenziale e dalle nostre vere attitudini.
Questa lettura potrebbe abbinarsi bene al sostanzioso "SECONDO SESSO" di Simone De Beauvoir che risale al 1949 (storicamente uno dei primi studi sul ruolo e la ruolizzazione della donna) e al sempre valido "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti, uscito nel 1973 (grazie al quale rivivere quanto ci è stato indotto nella nostra infanzia e poter quindi evitare errori e cliché con i nostri eventuali figli e nipoti).
Bella la citazione di una frase di Platone, in quarta di copertina, sotto la foto dell'autrice:
"Non conosco una via infallibile per il successo, ma soltanto una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti".
In fondo il complesso di molte donne è proprio questo: Cercare di far tutti contenti.
Tutti tranne sé stesse!
Invece è necessario imparare a dire tutti i "no" e i "si" necessari, per non diventare invisibili.
Invisibili anche agli occhi di chi amiamo.

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I
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 18 luglio 2013)

Leggendo LA MONACA di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli - 2010),  
viaggiamo soprattutto tra Messina e Napoli, e tra "Il gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e i romanzi, senza il commissario Montalbano, di Andrea Camilleri.
Se si è già letto "La monaca di Monza" di Alessandro Manzoni e "Anima mundi" di Susanna Tamaro, si ha l'impressione di ritrovarli un poco nell'atmosfera di questo romanzo; quando descrive le peripezie e la sofferenza della clausura imposta, ricorda ovviamente il primo, quando descrive i vantaggi della solitudine e il contatto diretto tra un orto e la volontà, l'amore di Dio, ricorda il secondo.
La vicenda inizia in un caldo ferragosto del 1839, con i fasti di una festa religiosa che con semplicità mescola il sacro al profano, e il romanzo finisce nell'aprile del 1848.
Agata, figlia tredicenne di un maresciallo prossimo a morire, è il personaggio principale che verrà spinto da un convento all'altro, da una prigionia all'altra, a seconda dei bisogni della madre, vedova e squattrinata con poca dote per le figlie e tanto bisogno di protezione.
Come spesso accadeva allora, Agata sarà costretta a dirsi in possesso della vocazione monacale, per risolvere i problemi familiari. Ma in certi momenti sentirà davvero la vocazione.
Con i suoi sì e i suoi no diventa presto imprevedibile e incontrollabile per i suoi superiori e i familiari.
Intanto tra i vicoli poveri e i salotti ricchi, la Rivoluzione si prepara ed esplode.
I vari conventi in cui Agata vivrà, sono luoghi con una propria storia e dignità secolari, ma per lei saranno spesso soltanto una prigione, un concentrato insopportabile di intrighi e cattiverie, un invivibile mondo di invidie e maldicenze.
Fortunatamente troverà anche momenti di pace e spazi di salutare solitudine, di armonia e solidarietà laboriosa con le consorelle.
Numerose le  fughe, navigando sul Tirreno e intorno la Sicilia, avendo per bussola la  propria intuizione, a volte rifugiandosi in spazi interiori dove oltre che sé stessa trova anche l'amore divino.
Due amori terreni la segneranno: il primo per il giovane Giacomo che presto verrà anche lui spinto ad obbedire alla propria famiglia sposando una donna con la giusta dote, il secondo per James, il capitano della marina inglese che da una rispettosa e colta distanza non l'abbandonerà mai. Questo amore maturerà platonicamente negli anni e dall'ultima pagina in poi sembrerebbe destinato a realizzarsi pienamente anche se James non è più scapolo. Di sicuro saranno liberi o si prenderanno la libertà di amarsi e di essere sé stessi.




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mercoledì 2 dicembre 2015

Un'essenza nel profumo risorgimentale



IL METODISMO
di Giovanni Carrari
Claudiana - 2000


[...] Il metodismo in Italia iniziò a diffondersi in seguito alle battaglie del Risorgimento, evento storico al quale partecipò, seppure dietro le quinte, il Regno Unito. [...] Quando i primi missionari metodisti inglesi giunsero in Italia all'indomani dell'unità nazionale, il loro scopo era di contribuire alla diffusione dell'evangelo in una terra dominata per secoli da quella che era definita "ignoranza papista" e vista come la causa dell'arretratezza sociale e civile dell'Italia. [...] Non tutti, ma un buon numero tra i primi pastori proveniva dalle file del clero cattolico: lasciata la chiesa romana per motivi prevalentemente politici, molti di costoro avevano scoperto un nuovo modo di vivere il cristianesimo che non fosse quello legato all'autorità papale, bensì in stretto rapporto con la Bibbia. Forte era anche la componente garibaldina: alcuni pastori avevano preso parte alle battaglie di Garibaldi il cui cappellano militare era stato Alessandro Gavazzi (1809-1889), una delle figure più eminenti dell'evangelismo libero.
[...] Comunque già nei primi anni erano sorte numerose comunità metodiste (Milano, Intra, Cremona, Mezzano, Parma ecc.; al sud: Napoli, Caserta, Avellino, Salerno e altre nel circondario fino all'Abbruzzo e alla Basilicata; in Sicilia: Palermo, Messina, Catania).



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