domenica 28 giugno 2015

Le parole in viaggio




LA PRIMAVERA DELL'ANIMA
di Alenka Rebula

Traduzione dallo sloveno di Tanja Tuta
Edizioni L'età dell'Acquario - 2014

www.alenkarebula.com (sito bilingue).

Lavorando sull'autostima femminile. Riflettendo di conseguenza su tanto altro.

Dal paragrafo Parole mai nate:
Il lavoro con le parole arriva in profondità smuovendo uno strato dopo l'altro. E' una geologia psicofisica che ci consente di scavare tanto a fondo da arrivare fino ai nostri impulsi autentici che non sono mai riusciti a diventare materiale per la coscienza, il pensiero, la parola. Le ragioni di questo silenzio interiore sono molte; una delle principali è la mancanza di una vicinanza comprensiva e attenta alle nostre emozioni nella nostra infanzia. Le sensazioni sono rimaste mute, congelate, non si sono sviluppate, sono state restituite alle profondità dalle quali hanno cercato invano di emergere.
La storia delle donne è anche la storia di una silenzio imposto, di una lingua rubata. Spesso non troviamo le parole giuste per esprimere la fiducia in noi stesse. Come potremmo? Molte di noi non hanno mai sentito né parlato la lingua di coloro che sono amate.
A mancarci non è soltanto il lessico, anche la sintassi è estremamente carente. Costruire frasi è per molte di noi un viaggio poco agevole quando non è addirittura un tormento. Come impostare, come sviluppare, come concludere una frase che rappresenti il nostro sentire? Quale donna non conosce questo incubo, questo sforzo di dire che poi diventa un discorso sconnesso, un groviglio infelice, aggressivo o incomprensibile che ci allontana dalle persone amate invece che ravvicinarci?
Le parole che si mettono in viaggio dovrebbero arrivare a destinazione, ma una parola non accompagnata dalla certezza di essere ascoltata di solito arretra e se proprio riesce ad arrivare al bivio, sceglie la strada che la riporta indietro o esce di strada alla prima curva.
Parlare significa muoversi in un labirinto di miliardi di sinapsi, un viaggio nella nostra biologia, e non solo una sfida emotiva.[...] 
Il lavoro con le parole richiama desideri zittiti che non abbiamo potuto affidare a nessuno perché accompagnasse verso la vita. Le parole dormienti sognano e si rigirano nel letto dell'inconscio, le portiamo dentro di noi per decenni come un mormorio oceanico e incomprensibile, come un delirio febbricitante che non riusciamo a placare. Spesso non sappiamo cosa vogliamo, sappiamo solo che c'è qualcosa di ardente, di innominabile e di selvaggio che ci tormenta. [...]
Le nostre parole in attesa sono sempre lì, deformate dalla rabbia e dal rimpianto, ma sempre pronte ad aiutarci, se le lasceremo avvicinarsi.


La primavera dell'anima presso la casa editrice L'età dell'Acquario


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mercoledì 24 giugno 2015

Una donna stanca



LA PARRUCCHIERA
di Evelina Umek

Traduzione dallo sloveno
di Alessandra Foraus
Mladika - 2009


mladika.com

La parrucchiera è la grigia settimana di Romana, una donna stanca che prende forza e sicurezza dalle abitudini, una parrucchiera in pensione che continua ancora a servire qualche cliente a domicilio. Vedova di un affascinante alcolizzato, l'unico uomo della sua vita, vive da sola in una Trieste dei nostri giorni. Genitori e suoceri sono morti e Sabrina sua unica figlia vive in Germania sposata a uno sloveno. Romana si sente sola e percepisce che ogni legame familiare si è spezzato o non c'è mai stato; anche il legame con sua figlia si è deteriorato da anni e le conversazioni con i nipotini sono sempre più difficili poiché sua figlia per mancanza di tempo non sta insegnando loro l'italiano.
Durante la settimana arriva una lettera ufficiale dalla Slovenia, che Romana non capisce e che la spaventa, ma una sua vecchia conoscenza gliela traduce superficialmente e Romana scopre di aver ereditato una casa a Kobarid (che altro non è che Caporetto), da dove la famiglia materna proveniva.

E così riscopre una radice che era stata spezzata nella sua prima infanzia; ricorda la lingua della nonna raramente condivisa con pochi e sempre in segreto; trova (o meglio, si decide finalmente a guardare) vecchie fotografie con le quali ricostruisce alla meglio la geografia familiare da parte materna.
Un silenzio strano ne aveva oscurato l'esistenza.
Lei non aveva mai "visto" e non aveva mai capito.
E' una scoperta sconcertante e per certi versi rivoluzionaria, eppure Romana non ha voglia di cambiamenti, non ha voglia di andare a verificare di persona quanto gli appartiene, di intraprendere un viaggio all'estero per sbrigare pratiche in una lingua che non capisce.
Che se ne fa lei di una casa in un luogo estraneo?
Decide di affidare la lettera (e l'eredità stessa) a sua figlia, la quale tra l'altro non sente estranea la Slovenia, in parte perché ha sposato uno sloveno ma anche perché durante l'adolescenza aveva ricevuto e conservato parte del bagaglio linguistico e culturale della nonna (quasi a insaputa di Romana).
La settimana finisce e Romana ha recuperato una parte di sé stessa che ignorava, ma preferisce assecondare l'inerzia e la banalità di sempre, iniziando una nuova settimana come se non fosse accaduto niente.

Evelina Umek è tra le altre cose traduttrice in sloveno di autori quali Gianni Rodari, Italo Calvino e Dacia Maraini.

"E fu in quel preciso istante che comprese di non voler nessuna eredità, di non voler quella casa o qualsiasi altra casa che appartenesse ai parenti della nonna, percepì nettamente un senso di rifiuto verso tutto ciò, verso tutto quanto. Si sedette.
'Mia casa Sabrina...'
Come sarebbe semplice scrivere, ti voglio bene, sei mia figlia, succeda quel che succeda.
Semplice e difficile.
Le avrebbe mandato quella lettera della Slovenia in Germania, se voleva, poteva occuparsi lei di quest'eredità. Sarebbe stata sua. In fondo le apparteneva più che a lei.



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lunedì 22 giugno 2015

Pietre sul mare



La città nel golfo
di
Boris Pahor
(1913)

Traduzione dallo sloveno di Marija Cacin
Bompiani - 2014


Siamo nel settembre 1943. Un soldato dell'esercito italiano, Rudi Leban, dopo l'armistizio, abbandona la divisa e rientra a Trieste viaggiando clandestinamente in treno.
Sta pensando di partecipare alla lotta partigiana.
Trova conferme e aiuti tra la gente dei borghi sui pendii intorno Trieste, tra Prosecco e Contovello, paesi strattonati dalla bora ma solidi e sicuri come le pietre carsiche sulle quali sono costruiti.
Lì trova la sua gente, quella che parla sloveno da secoli e che per questo ha subito angherie e mutilazione alla propria identità.
Trova sé stesso e le proprie motivazioni tra gli anziani, resistenti testimoni del tempo, tra i giovani vigorosi, le donne e gli uomini forti, affaccendati nella vendemmia e nella inevitabile cospirazione.
Rudi sceglie di combattere in città piuttosto che in montagna, per difendere meglio questa identità, per proteggere la città che appartiene anche a lui e alla sua gente, per dimostrare che in città ci sono anche "loro", quelli che parlano sloveno.


"Così, vestita di nero e immobile, pare una mite statua antica, dalle mani sulle ginocchia. E è antica, quella statua, poiché i palmi delle mani adagiate sulle ginocchia sono radici di legno inframmiste a quella terra ramata, poiché anche il suo volto pare fatto della terra solcata dalle siccità dei secoli carsici. Porta gli occhiali ma dietro a quelle lenti, spesse come il fondo di un bicchiere, gli occhi sono chiusi. La stanghetta destra degli occhiali è avvolta  da un nastro bianco che conferisce al suo volto un che di innaturale e di stranamente attraente. I solchi sulla sua fronte, le profonde pieghe screpolate ai lati della bocca e lungo il mento sono invece sedimenti e rughe di un atavico struggimento. Sono screpolature calcaree, sono una zolla di terra solcata che a ogni minimo contatto si sgretola in un ghigno amaro."


Il romanzo La città nel golfo sul blog cristinabattocletti.blog.ilsole24ore.com
e presso la casa editrice Bompiani.

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martedì 16 giugno 2015

Fracasso

OGNI PAROLA E' UN SEME
di Susanna Tamaro
Bompiani - 2000

Raccolta di scritti che hanno in comune l'interrogarsi sulle ragioni della mancanza di una nostra vera crescita, individuale e generale, e del fracasso che ci distrae. Da cosa? Appunto: nel silenzio, o con molto meno chiasso vuoto (inutile) che ci accerchia e spesso ci riempie, potremmo capire da cosa ci stiamo lasciando distrarre!

"Da troppo tempo le nostre parole - le parole degli uomini - non sanno più radicarsi. Girano stancamente senza trovare il terreno che permetta loro, nel chiacchiericcio ormai cosmico che ci avvolge, di aprirsi un varco. Uno spiraglio di senso, di verità, di fondamento.
Sono tante, troppe, sempre più inutili. Ci parliamo continuamente, con i mezzi tecnologicamente più avanzati per non dirci niente."


Link alla casa editrice


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sabato 13 giugno 2015

Sotto e sopra



TRIESTE SOTTOSOPRA
di Mauro Covacich
Quindici passeggiate nella città del vento
Editori Laterza - 2006


La bora, il caffè, i caffè storici, gli scrittori, l'ex manicomio, le "osmizze", i cimiteri, i rioni, i ricreatori, la minoranza slovena, il lager nazista, le foibe, i cognomi, le varie radici ecc.
Covacich racconta la sua città, con un leggero umorismo e una spritz-ante ironia quando riporta le manie e le particolari caratteristiche dei suoi abitanti, con serio affetto quando ne racconta le ferite.


Dal capitolo
La Risiera di San Sabba. Visita a un forno crematorio
"Due metri per due metri per un metro. La porta in legno, con una fessura che veniva aperta mezz'ora al giorno. Due tavolazzi che occupano tre quarti dello spazio e che di fatto costringevano i detenuti a stare sempre distesi. Scavalco il cordone, mi chiudo dentro il loculo, reagendo all'impennata del cuore con un bel respiro. Annuso l'umidità, il buio. Vinco l'istinto e mi stendo sul tavolazzo di sotto, appoggio la schiena sopra le schiene dei suppliziati. Conto fino a dieci cercando di non pensare ad altro che alla fidata successione dei numeri e poi sguscio fuori con la gioia della luce che mi scoppia nel cervello. Sulla porta della sala - solo ora me ne accorgo - c'è un custode che mi osserva. Non mi sgrida, non mi dice niente, mi guarda superarlo come se avesse capito."

Link alla casa editrice



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venerdì 12 giugno 2015

Il lungo addio - zero





... Comincia il lungo addio a questa città.
Il cibo sembra non avere sapore in questo periodo,
e gli alcolici sembrano non fare alcun effetto interessante!
Resta il piacere di leggere...








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lunedì 8 giugno 2015

Le tre verità del giorno

... di  Lotte Laserstein


TUTTI siamo utili
ma
NESSUNO è indispensabile

... e 
Morto un Papa se ne fa un altro 
... e 
Si chiude una porta si apre un portone!


Da aggiungere all'elenco
in La voce dei proverbi:
http://letture-e-riletture.blogspot.it/2011/10/la-voce-dei-proverbi.html


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domenica 7 giugno 2015

Mi stai sognando?

The Sleeping Girl, Kizette -
di Tamara de Lempicka  www.delempicka.org
















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Una poesia di Patrizia Cavalli
dalla raccolta DATURA



O sogno vero, più vero del mio giorno,
come morbidamente io mi accomodavo
dentro il cedevole incavo del tuo collo
che in morbidezza offrendosi trovava
me pronta a trasfondermi in quel sogno
più vero di ogni mio più vero giorno!

Ma eravamo troppo perfettamente
in due, non posso avere fatto tutto io
da sola! È chiaro, sei tu che hai organizzato,
tu che per farti sognare mi hai sognato.




www.worldliteraturetoday.org





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sabato 6 giugno 2015

Pensieracci


Rosone di Collemaggio - AQ

Volevo dire qualcosa... la pensavo fortemente... ma poi mi sono resa conto che l'ho già detta, l'ho già scritta.

Nel micro e nel macro la paura cresce.

QUINDI: Arrendersi alla cialtroneria degli altri e alla propria inettitudine.

E SUBITO DOPO: Indietreggiare e rinunciare.
Indice demofobico pericolosamente alto, nel sangue?
Oppure semplicemente non riconoscersi nella specie! Identità culturale messa in pericolo.

E PER FINIRE: Il sapore amarognolo dell'autocensura.



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