domenica 29 marzo 2015

Standby





Il blog va in standby.



Passerò periodicamente a leggere, a pubblicare eventuali commenti e a rispondervi.

Un po' di statistiche:
In tutto ho pubblicato 643 post, incluso questo.
Fino a questo momento le visite sono state 107.145 (Partono dal maggio 2010... c'erano le precedenti che non ho registrato).
I post più frequentati sono stati: Gli occhiali d'oro, seguito da La madre e Sicilianità.
Le visite sono arrivate soprattutto dall'Italia (65.008), Stati uniti (11.393), Germania (7.297), Federazione Russa (4.778), Francia (3.214), Ucraina (1.498), Danimarca (826), Regno Unito (761), Paesi Bassi (705), Svezia (558).
Alcune parole chiavi più frequenti per la ricerca: letture e riletture, angela siciliano, maria teresa d'austria, eugenio montale, donzella di mare, anita pittoni, grazia deledda, fabio pusterla.

A destra scendendo verso il basso troverete l'archivio dei post e l'elenco delle "etichette", cioè degli argomenti toccati, degli autori (i nomi sono in ordine alfabetico, prima il nome poi il cognome) e delle classificazioni di temi.







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sabato 28 marzo 2015

Gocce







Da NO PASSWORD
di Toni Piccini

Terra d'ulivi - 2014











L'equilibrio del savio
l'equilibrio del folle -
trottole vicino al fuoco

*

Gocce dal rubinetto -
è già ieri,
è già domani


*

L'amica scomparsa,
l'ombra rimane in piedi
sul muro caduto






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mercoledì 25 marzo 2015

Dai nove anni in su

























Proseguendo il Programma della Provincia di Trieste
intitolato Primavera di Donne 2015
in occasione della Giornata Internazionale della Donna

il 27 marzo 2015 ore 17.30
in Via Pisoni 3, Trieste

Il Centro Documentazione Elca Ruzzier
e la Casa Internazionale delle Donne di Trieste

presentano il libro di Corrado Premuda
UN PITTORE DI NOME LEONOR
Da Trieste a Parigi la scatenata gioventù di Leonor Fini
(Editoriale Scienza - 2015)


Introduce Angela Siciliano, alla presenza dell'autore.


www.corradopremuda.com  / www.editorialescienza.it  / Casa Internazionale delle Donne di Trieste 
Centro Documentazione Elza Ruzzier   (inoltre: centrodocumentazioneelcaruzzier.blogspot.it)


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lunedì 23 marzo 2015

Blu acqua


























Immagine:
Treno bloccato dalla pioggia, 1966
(Train stopped by rain, Train arrêté par la pluie - craie, croquis)
di Pier Paolo Pasolini
in Dessins et Peintures de Pier Paolo Pasolini
a cura di Achille Bonito Oliva e Giuseppe Zigaina
BalanceRief - 1984

&

Parole:
da Giovane è il tempo 
(Il caro odore del corpo)
di Lalla Romano
Einaudi - 1974


Nessuno può derubarci della gioia
la nostra gioia sotterranea
come tenera acqua
come vena di roccia





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martedì 17 marzo 2015

Fischio per fiasco


Un pò le polemiche si stanno calmando... ma  ho voglia di dire la mia.
Leggo il comunicato stampa della Casa Internazionale delle donne di Trieste datato 11 marzo 2015 e non posso fare a meno di riflettere:
prendere il famoso fischio per fiasco è un po' lo stile della politica italiana!

Si protesta per cose di cui non si sa molto.

Per partito preso (letteralmente)!
Per pigrizia (i cittadini) e per malafede (i politici).
Si prendono e si diffondono come buone le mezze sconclusionate informazioni (in questo caso direi disinformazioni) e da lì si parte tutti per... una crociata (alla Brancaleone, in ultima analisi).

Quante batoste sulla fronte degli abitanti di questa nazione, tutte causate da questa superficialità!

Ma se si leggessero i cartelli prima di imboccare una strada, non sarebbe meglio?!
(Indifferente se si si va a destra o a sinistra, sarebbe "cosa buona e giusta", prima di imboccare una strada, di cercare con gli occhi le indicazioni, invece di scarrozzare a vuoto, cozzare contro questo e quello, consumare inutilmente benzina e inquinare anche acusticamente!).
... Mah!

Link: femaleworld
e repubblica

E a proposito di come vanno le cose politicamente e socialmente, leggi anche il post:  Da un vocabolario qualunque 
e mah-beh-boh


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lunedì 16 marzo 2015

Debiti





GENTE 
di Alan Bennet

Traduzione di
Mariagrazia Gini
Adelphi - 2015

www.nationaltheatre.org.uk

Tre signore mature e una magione.
Delle tre signore due si presentano come sorelle. La casa ovviamente è mal ridotta, umida, lercia, fredda ma ricca di mobili antichi e di tesori di vario genere, veri o presunti, come per esempio i vasi da notte con le pipì di certi ospiti famosi.
La casa appartiene alla loro famiglia e ne sentono la responsabilità oltre che una voglia e un bisogno di liberarsene o almeno di sfruttarla per alleggerirne il costo. Le tre donne però non hanno la stessa idea su come risolvere il problema.
La primogenita Dorothy è la proprietaria ufficiale e la più eccentrica, vorrebbe soltanto evitare la gente, non venire distratta dai pochi semplici piaceri della vita quotidiana (come per esempio leggere i giornali di cui alcune stanze sono piene, giornali che vanno da quarant'anni prima in poi), June che è arcidiacono ha più potere sociale per poter agire ed è interessata a una soluzione dignitosa, Iris la terza donna, ufficialmente la dama di compagnia di Dorothy ma in realtà sorella "illegittima" delle due, non ha alcun potere decisionale ma lei sì che avrebbe voluto da sempre custodire in ottimo stato la dimora di famiglia.
Sotto la casa una miniera di carbone continua a "muoversi" rumoreggiando.
Che decisione prenderanno le tre donne?
Si affideranno al National Trust? Lasceranno spostare la casa letteralmente e interamente altrove?
Affitteranno alcune stanze alla produzione di film pornografici?


Atto Primo

[...]
JUNE   Ma non ti piacerebbe  che questa casa fosse presentabile? Vedere le stanze Adam restaurate, l'immondizia portata via...
DOROTHY   No, se significa avere gente fra i piedi. Ieri sul giornale c'era la lettera di uno che è stato nella cattedrale di York e dice che era come King's Cross all'ora di punta. Nessuno pregava, ovviamente, guardavano e basta. Oppure non guardavano nemmeno. Fotografavano. Facevano la spunta. Io non voglio essere spuntata. e ti sto parlando del 1982.
JUNE   E' lì che sei arrivata, con i giornali?
DOROTHY   C'è una guerra dalle parti del Sudamerica.
IRIS   Vedi? Le truppe. Per questo lavoro a maglia.
JUNE   Quella guerra l'abbiamo vinta.
DOROTHY   Ecco, mi hai rovinato la sorpresa. Fine del divertimento.
JUNE   Non è stato divertente. E poi c'è - non mi aspetto che tu sia d'accordo - c'è una questione morale. Noi... La nostra famiglia...
DOROTHY   Oh, ti prego
JUNE   Noi siamo qui dal 1456.
IRIS   1465.
JUNE   Non è ora di riparare?
DOROTHY   A cosa?
JUNE   Questa casa fu costruita con i preventi della lana, e quindi i mezzadri furono costretti a lasciare le terre alle pecore. Dopo le pecore ci fu il ferro e dopo il ferro lo zucchero, e lo zucchero significava schiavitù. E dopo gli schiavi ci fu il carbone. Va' sulla collina della miniera, dove adesso c'è il parco industriale. Da qualche parte... probabilmente è stata spostata... c'è una targa intitolata ai novantatré minatori uccisi in un'esplosione, alla vigilia della Prima guerra mondiale.
DOROTHY   Non è stata colpa nostra. Cosa c'entriamo noi?
JUNE   La miniera era nostra e il carbone pure. Le donne avvolte negli scialli si riunirono davanti ai cancelli e la gabbia venne su vuota. Tutti gli antichi rituali del lutto. Non siamo in debito per questo?
[...]




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venerdì 13 marzo 2015

I toni delle donne


Domenica 15 marzo
dalle ore 18.30 alle ore 20.00

LE DONNE RACCONTANO E SI RACCONTANO 
a cura di Maria Irene Cimmino e Roberto Hechich
dell'Associazione culturale IrReale-Narrativakm0

all'Arena del Centro Civico, 
Piazza Vittoria n.3
Capriva Del Friuli (Gorizia)

Dal giallo al noir, dalla poesia alla storia, dalla cucina ai misteri,
l'universo della scrittura si tinge di... donna! (Roberto Hechich su Facebook)

con Angela Siciliano, Susanna Rigutti,  
Nataša Cvijanović Delich, Fabia Trotta, Sabrina Gregori,  
Barbara Pascoli e Giovanna Simonetti.  



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giovedì 12 marzo 2015

How We Survived Communism and Even Laughed





















Come siamo sopravvissute al comunismo
riuscendo persino a ridere
di
Slavenka Draculić

Traduzione di Alessandra Calanchi
Il Saggiatore - 1994

Questa lettura arriva dopo aver letto l'inserto "Flirtare con uno sconosciuto" nell'ultimo Leggere Donna, un testo che originariamente è stato pubblicato su "Eurozine" alla fine di gennaio 2014.  
In quel testo Slavenka Draculić  analizza l'occultamento dell'invecchiamento in generale, delle donne in particolare, nel mondo occidentale principalmente.
Non si scrivono molti libri sull'argomento, lo si evita in tutte le maniere e si inventano prodotti per nascondere le tracce del tempo sul corpo delle donne. Magari si scrive di una malattia mortale ma non del semplice invecchiare, della decadenza implicita. "L'ideologia dominante dell'eterna giovinezza" lo impedisce.
Il flirtare con lo sconosciuto del titolo allude ai tipici suggerimenti che si trovano in certi libri rivolti alle donne che stanno invecchiando: dal farsi il viaggio da sempre desiderato all'amoreggiare con uno sconosciuto.
Il suo articolo finisce così:
"Mi sembra che in fondo le scrittrici raccontino l'invecchiamento femminile, ma sotto forma di saggistica, nascondendolo dietro malattie 'moderne' (demenza, Alzheimer). Per trovare libri simili ho dovuto cambiare la parola nel motore di ricerca, sostituendo vecchio con Alzeimer.
Questo mi ha dato accesso a un mondo di sofferenza e decadimento, di immensa deprivazione e solitudine nella quale non c'è nessun flirt con uno sconosciuto, a meno che lo sconosciuto non sia la persona nello specchio del bagno."
Link: Flirting with a stranger


Mi sono incuriosita e ho voluto leggere altro di suo. Così sono arrivata al Come siamo sopravvissute al comunismo riuscendo persino a ridere:

Molto di quanto l'autrice racconta l'abbiamo vissuto anche noi a Ovest. Certo, il suo punto di vista era specifico, dentro un sistema che a un certo punto si era fossilizzato e infine è crollato. Ma a distanza di tutti questi anni sicuramente il suo  punto di vista si è arricchito di uno stupore in più: anche la ricchezza e la libertà dell'Ovest era ed è una patacca!
Anche noi abbiamo avuto i gabinetti in cortile (io nella mia infanza in Belgio, per esempio, e l'ultima volta che mi è stato proposto un gabinetto fuori, in un labirinto di terrazze, è stato nel 2010, a Trieste, quando cercavo un appartamento in affitto. Certo, lusso: non avrei dovuto condividerlo con altri, ma... ormai viziata da decenni dalle comodità non ho voluto prendere in considerazione quell'appartamento. Ma qualcun altro lo ha preso in affitto); e spesso l'impressione di avere da scegliere sugli scaffali dei supermercati e nelle vetrine dei negozi è fasulla, poiché modelli, mode e prodotti sono imposti dalle industrie, quelle che in fondo hanno il monopolio (anche se in certi casi nessuno le ha autorizzate ad averlo) e che quindi stanno proprio imponendo un acquisto piuttosto che un altro.
E certi gabinetti sporchi senza carta igienica, senza possibilità di lavarsi le mani e ancora altro di peggio, quelli basta andare su certe nostre autostrade o certi nostri treni - adesso - per trovarli!

Ma detto questo Slavenka Draculić ci descrive bene cosa ha significato vivere dentro quel sistema che in ultima analisi era - sempre con buone giustificazioni - maschilista fino all'osso.
Grandi discorsi teorici e profondi studi critici non potranno mai confrontarsi con la semplice constatazione della realtà fatta di piccole banali cose e anzi persino di cose delle quali per pudore non si parla o non si vorrebbe parlare. Slavenka Draculić giudica quei paesi e quel sistema anche da quanto poco hanno fatto per facilitare la vita delle donne, tutte lavoratrici, e di conseguenza anche delle loro famiglie, uomini compresi. Sorvoliamo sul bisogno (praticamente impossibile ma legittimo) di potersi sentire belle e uniche con un capo d'abbigliamento o un rossetto di una certa sfumatura, e soffermiamoci invece sul bisogno mai soddisfatto di vedersi alleggerire il fardello di lavoro sempre definito "femminile" anche se poi i lavori definiti "maschili" le donne "emancipate" dei sistemi comunisti li hanno condivisi e se ne sono presa la responsabilità.
Parliamo per esempio dell'assenza quasi totale di una ormai per noi banale lavatrice (che da decenni - nella versione più facile e meno ingombrante - è quasi in ogni appartamento in certi paesi detti capitalisti o è a disposizione negli spazi comuni di molti condomìni, in altri paesi come per esempio quelli scandinavi che sono la prova di un sistema possibile a metà tra socialismo e capitalismo).

E che dire degli assorbenti igienici e dei tamponi, entrambi inesistenti negli allora paesi comunisti - per cui le donne hanno dovuto continuare a usare metodi obsoleti e faticosi per far fronte a ogni loro singola mestruazione per decenni, anche quando ormai a Ovest la mestruazione era diventata quasi un giochetto da ragazzine.
Disagi dunque tutti femminili e quindi per il sistema accantonabili, rimandabili a un dopo che non è mai arrivato.
E il riciclo inevitabile di qualunque cosa (senza una coscienza ecologica ma soltanto per potersi difendere da tutte le possibili carenze)?
E le abitazioni che da piccole diventavano minuscole dovendosi moltiplicare più volte per far spazio a nuovi inquilini? 
Tutte cose che se si vuole si possono anche guardare con un poco di umorismo, quanto basta per non cadere nella disperazione. Per fortuna, come si sa:  mal comune mezzo gaudio.
Inoltre sappiamo per certo che non tutto è così semplice da giudicare, le cose non sono mai tutte o così o cosà.
Il buono e il cattivo convivono e in genere nel tempo qualcosa si rimpiange mentre qualche altra cosa è meglio non ricordarla mai più.


Link: slavenkadrakulic.com

Postato anche nel Blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste


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domenica 1 marzo 2015

Saudade di Graziella Atzori


























SAUDADE 
di Graziella Atzori

sarà presentato alla Libreria Ubik 
di Trieste (Piazza della Borsa, 15)
mercoledì 11 marzo 2015
alle ore 18.

Converseranno con l'autrice
Claudio Grisancich e Angela Siciliano

 
Quarta di copertina: 
Saudade è la storia di Nivea e Nazario, fratelli gemelli, anime speculari e complementari. Fin dall’infanzia vivono una diversità esistenziale che trova le sue radici sociali e storiche nel doloroso esodo istriano patito dai loro genitori, a ridosso della Seconda guerra mondiale. Quanto accade ai protagonisti è un’occasione, direbbe Montale, per conoscere la realtà intima che sottende quella visibile. Nazario è un gay ipersensibile e introverso, costretto perennemente alla fuga, al mascheramento delle pulsioni. L’amicizia, rara e contata, il sodalizio parentale con Nivea, tenero e ironico, l’arte e il sentimento mistico dell’unità panica fra tutti gli esseri, ivi compresi gli animali, sono i punti di forza che riescono a lenire il suo disagio. Nivea, amante generosa e oblativa, affronta l’epilogo di un legame ventennale giunto alla resa dei conti e il tormento vissuto scatenerà in lei la malattia. Il lettore è testimone del dolore inconsolabile, dolore che diviene comprensione e accettazione della nostra piccolezza di fronte al destino segnato e assegnatoci. Di fronte alla morte. Soltanto la fede (non dogmatica o codificata) potrà infondere nei protagonisti la pace necessaria alla vita, restituire uno sguardo sereno rivolto al futuro.


La mia opinione:
Scrittura accattivante e luminosa, che trattiene la concentrazione del lettore.
Le vicende del cinquantenne Nazario (e sua sorella gemella, Nivea)
in una lunga lettera a se stesso.
La vita sentimentale di un gay che è anche un insegnante, un figlio e un fratello.
Un personaggio sensibile e delicato, disperato eppure anche forte e interiormente sano.



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