lunedì 21 dicembre 2015

La notte ci appartiene di Bodil Bech


BODIL BECH
(1889-1942)

La notte ci appartine

Cura e traduzione dal danese
di Angela Siciliano

Edizioni Joker - 2015
ISBN-978887536381-9





Trentuno poesie scelte dalla cinque raccolte pubblicate dalla Bech:
Vi der ejer Natten - 1934 (Noi che possediamo la notte)
Ildtunger danser - 1935 (Lingue di fuoco danzano)
Granit og Dugg - 1938 (Granito e rugiada)
Flyvende Hestemanker - 1940 (Criniere al vento)
Ud af Himmelporte - 1941 (Fuori dalle porte del cielo).

"Per Bòdil Bech la natura è una forza potente, a volte molto dura verso gli umani ma più spesso accogliente e dispensatrice di cure, con precisa tenerezza. Nei suoi versi Natura e Dio si mescolano in una religiosità quasi pagana. Bodil Bech cerca di piegare gli avvenimenti a suo favore, cerca la fusione con le forze dell’Universo, sfidando quelle che sono contrarie ai propri desideri, e lo fa con un piglio e un tono da guerriera, quasi da dea. I dolori li affronta con orgogliosa rabbia o se necessario con dignitosa accettazione, desidera la grandiosità dello spirito ma non disprezza l’umiltà del granello di polvere nel quale vede l’Universo. Sono tante le domande che si pone, forse le pone proprio quando sa che non ci sono risposte in un mondo fatto anche di entità invisibili, quindi a volte le sue domande sono retoriche o ironiche (la buona ironia danese!), di chi la sa lunga perché in realtà non sa niente."

La notte ci appartiene in Edizioni Joker


Una delle trentuno poesie:

L’intangibile

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due facce bianche rivolte l’una verso l’altra
– ciocche di capelli agitate dal vento notturno –
due paia di occhi che si incontrano per la prima volta
e indugianti scrutano un piccolo adesso
due corpi che si scivolano accanto
mentre ombre giocano nella luce tremolante
– lei prende delle mele dal distributore automatico
lui sta facendo il giro serale col cane

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due corpi che avanzano faticosamente controvento
nelle strade addormentate e che girano gli angoli
lei con la frutta stretta al petto,
lui bighellonando con la sigaretta accesa
scuote la cenere e fischia al cane

Amici, sapete cos’è la primavera?

Un uomo che guarda su verso un balcone
canticchiando un po’ – la sigaretta arde
una donna lassù – mangia delle mele
e sorride guardando in basso tra i rami spettrali
dove il viso pallido si intravvede come un fiore

Amici, sapete cos’è la primavera?

Due sorrisi nella notte – una porta che si chiude
un uomo che esita ma se ne va
una donna che si spoglia sorridendo
e spegne la luce e si distende e pensa:
quanto è dolce e delicata questa corrente tra due esseri
e il loro aver evitato l’imminente pericolo
di far calare le stelle sulla terra,
com’è stato bello, com’è stato prezioso e difficile

Amici, sapete quindi cos’è la primavera?





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martedì 15 dicembre 2015

Appunti recuperati, I-L-M-N-O-P


 
Hannah Arendt in en.wikipedia.org


125220











P
La banalità del male di Hannah Arendt (Feltrinelli)
(Eichmann in Jerusalem: A Report on the Banality of Evil, 1963, 1964)
Traduzione di Piero Bernardini

Capitolo Deportazione dall'Europa occidentale - Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Italia.
 "La storia degli ebrei danesi è una storia sui generis, e il comportamento della popolazione e del governo danese non trova riscontro in nessun altro paese d'Europa, occupato o alleato dell'Asse o neutrale e indipendente che fosse. Su questa storia si dovrebbero tenere lezioni obbligatorie in tutte le università ove vi sia una facoltà di scienze politiche, per dare un'idea della potenza enorme della non violenza e della resistenza passiva, anche se l'avversario è violento e dispone di mezzi infinitamente superiori. [...] Quando i tedeschi, con una certa cautela, li invitarono a introdurre il distintivo giallo, essi risposero che il re sarebbe stato il primo a portarlo, e i ministri danesi fecero presente che qualsiasi provvedimento antisemita avrebbe provocato le loro immediate dimissioni. [...] I tedeschi trovarono esattamente 477 persone (su più di 7800) in casa e disposte a lasciarli entrare. [...] Occorse quasi tutto ottobre per traghettare gli ebrei attraverso le cinque-quindici miglia di mare che saparano la Danimarca dalla Svezia. Gli svedesi accolsero 5919 profughi, di cui almeno 1000 erano di origine tedesca, 1310 erano mezzi ebrei e 686 erano non ebrei sposati ad ebrei. (Quasi la metà degli ebrei di origine danese rimase invece in Danimarca, e si salvò tenendosi nascosta.) Gli ebrei non danesi si trovarono bene come non mai, giacché tutti ottennero il permesso di lavorare. [...] Quando tutto fu finito, Eichemann si sentì in dovere di riconoscere che "per varie ragioni" l'azione contro gli ebrei danesi era stata un "fallimento" [...].

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O
Lezioni americane - 1985, di Italo Calvino (Mondadori)

Da Cominciare e finire
"In pochi scrittori soltanto si fa sentire - velata dallo spirito ironico - la necessità di accomiatarsi dalla vastità del cosmo, per dedicare tutta la propria attenzione, una volta stabilita la scala di proporzione, alla rappresentazione minuziosa d'una storia singola"

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N
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 23 giugno 2014)
REVOLUTIONARY ROAD di RICHARD YATES
Mondolibri - 2009
Traduzione di Adriana dell'Orto


Revolutionary Road è la storia di un'integrazione, l'integrazione che più o meno coscientemente ogni individuo deve subire e attraversare nella società in cui nasce. I protagonisti, Frank e sua moglie April, lottano per salvare la propria identità, la propria diversità (che vuole semplicemente dire l'essere unici), ma il sistema è così forte, così avvincente e avvolgente che combatterlo è una fatica estenuante. Il quotidiano, prosaico e tenace, invade ogni spazio interiore, lentamente e costantemente. Partire per l'Europa (Frank ci è già stato da soldato: siamo negli anni cinquanta dello scorso secolo, gli Stati Uniti d'America hanno contribuito a liberare l'Europa dal nazismo), anche senza la sicurezza di un lavoro, è il sogno che può salvarli.
Frank è un uomo intelligente, piacente, uno che "finge" di lavorare in una ditta nella quale non trova niente di interessante se non i fianchi di una giovane collega. April però è convinta che lui si stia sacrificando duramente per lei e per i loro figli. Per questo vuole ricambiare il sacrificio offrendosi come sostegno economico, quando si saranno trasferiti a Parigi, per potergli lasciare tutto il tempo che gli servirà per trovare sé stesso.  
Ma lei April, a che punto è? Chi è? Carina, intelligente, "di prima classe" come l'aveva definita Frank la prima volta che l'aveva vista, non riesce in realtà a trovare la propria strada tra le gravidanze non desiderate ma neanche evitate, e trasformate in gioco di potere tra lei e suo marito. Le gravidanze hanno modificato i piani di entrambi nel corso degli anni, lei avrebbe voluto abortire ma ogni volta lui è riuscito a farle cambiare idea (per poi ammettere soltanto tra sé e sè che in realtà, in fondo, avrebbe preferito l'aborto).
April uscirà di scena morendo d'aborto procurato in cucina, in solitudine, contro tutto e tutti, anche contro sé stessa, contro quella parte di sè ancora bambina, ancora addolorata per non aver mai avuto una vera famiglia. Quindi Frank si trasferirà altrove aggiustandosi la vita nel modo migliore possibile ma non sarà mai più il geniale uomo che con April credeva di essere (e che forse era). Noi però siamo anche ciò che gli altri ricordano e dicono di noi, e quindi la coppia Wheeler, così particolare per tutti, speciale e bella, colta e arguta, appena un anno dopo il suo dissolvimento, sarà vista dagli amici e conoscenti come una coppia che in fondo era immatura, con qualcosa nella mente che non andava del tutto. E il geniale Frank dai tanti argomenti è ormai un uomo qualunque, senza molto da dire e persino noioso.

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M
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 19 agosto 2013)
L'OSPITE di SARA WATERS
Ponte alle Grazie - 2009
Traduzione di Maurizio Bartocci


Se avete già letto "Affinità", riconoscerete in questo romanzo la
maestria dell'autrice nel portarvi dentro una storia imbevuta di paranormale, di un soprannaturale che viene puntualmente smentito dalla dimensione scientifica che a sua volta viene messa in dubbio dal soprannaturale, appena possibile.
Accanto ai delicati e sensibili personaggi maschili ecco i forti personaggi femminili, forti ma fragili di fronte al potere di forze invisibili. Fantasmi? Presenze indefinibili? Energie incontrollabili? Fantasie dovute alla stanchezza e alle preoccupazioni? Paure? Nervi a fior di pelle? Forze interiori più che esterne? Chissà. Razionalità e irrazionalità si specchiano e si deformano a vicenda.
Il "personaggio" principale, il centro della vicenda è Hundreds Hall, una casa antica, il suo parco, i suoi terreni e la sua storia di splendori, che però noi lettori incontriamo al momento del declino e che lasciamo coperta di erbacce, con i vetri rotti e i soffitti gonfi di umidità, poco attraente per qualunque acquirente.
Il libro è forse troppo voluminoso per portarlo in borsa senza fatica, sotto l'ombrellone, in autobus o ai giardinetti accompagnando figli o nipoti ma, nonostante i temi e le atmosfere, è facile da leggere, e coinvolgente al punto che si dimentica tutto il dimenticabile pur di arrivare presto alla pagina seguente, esattamente come negli altri romanzi della Waters: "Ladra", "Turno di notte", "Carezze di velluto" e lo stesso "Affinità" al quale accennavo prima.
Di diverso in questo romanzo c'è che nessun personaggio ha pulsioni lesbiche o è coinvolto in una relazione lesbica o sfrutta il lesbismo latente di qualcuno, tutte caratteristiche alle quali la Waters ci aveva abituate/i con i precedenti romanzi. Particolarità questa che non è un difetto e neanche un pregio, è soltanto un'ulteriore esibizione della propria bravura da parte dell'autrice.
  

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L
LE BRAVE RAGAZZE VANNO IN PARADISO
LE CATTIVE DAPPERTUTTO
di Ute Ehrhardt
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 22 luglio 2013)

Il libro uscito nel 1994 in Germania è stato pubblicato in Italia
da Corbaccio nel 1996, con la traduzione di Stella Boschetti.
L'ironia del titolo non lo rende un libro comico, ovviamente, ma scorre e coinvolge, stimola e provoca con semplicità e leggerezza.
Le trappole culturali, gli atteggiamenti pseudo-naturali, le strategie psicologiche che spesso le donne adottano per sopravvivere vengono smascherate. L'autrice, psicologa, propone alla lettrice un percorso forse doloroso ma inevitabile  per conquistare la consapevolezza di sé.
Per essere donne vere occorre proprio smettere di essere "le brave ragazze" che ci hanno insegnato di essere, perché le cosiddette "brave ragazze" spesso sono donne perdenti, infelici, impotenti che hanno rinunciato a sé stesse, e perché come dice a chiare lettere il sottotitolo, essere "brave" non porta lontano.
Ovviamente il consiglio non è di togliersi l'abito da "santarelline" per indossare quello delle "diavolette", ma di attraversare l'analisi dei nostri comportamenti indotti e di conseguenza interrompere il circolo vizioso che continua a farci assumere nella società e nel privato i ruoli meno significativi, meno gratificanti, meno retribuiti, più pesanti, e probabilmente anche lontani dal nostro potenziale e dalle nostre vere attitudini.
Questa lettura potrebbe abbinarsi bene al sostanzioso "SECONDO SESSO" di Simone De Beauvoir che risale al 1949 (storicamente uno dei primi studi sul ruolo e la ruolizzazione della donna) e al sempre valido "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti, uscito nel 1973 (grazie al quale rivivere quanto ci è stato indotto nella nostra infanzia e poter quindi evitare errori e cliché con i nostri eventuali figli e nipoti).
Bella la citazione di una frase di Platone, in quarta di copertina, sotto la foto dell'autrice:
"Non conosco una via infallibile per il successo, ma soltanto una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti".
In fondo il complesso di molte donne è proprio questo: Cercare di far tutti contenti.
Tutti tranne sé stesse!
Invece è necessario imparare a dire tutti i "no" e i "si" necessari, per non diventare invisibili.
Invisibili anche agli occhi di chi amiamo.

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I
(Postato nel blog del Centro Documentazione Elca Ruzzier di Trieste, il 18 luglio 2013)

Leggendo LA MONACA di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli - 2010),  
viaggiamo soprattutto tra Messina e Napoli, e tra "Il gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e i romanzi, senza il commissario Montalbano, di Andrea Camilleri.
Se si è già letto "La monaca di Monza" di Alessandro Manzoni e "Anima mundi" di Susanna Tamaro, si ha l'impressione di ritrovarli un poco nell'atmosfera di questo romanzo; quando descrive le peripezie e la sofferenza della clausura imposta, ricorda ovviamente il primo, quando descrive i vantaggi della solitudine e il contatto diretto tra un orto e la volontà, l'amore di Dio, ricorda il secondo.
La vicenda inizia in un caldo ferragosto del 1839, con i fasti di una festa religiosa che con semplicità mescola il sacro al profano, e il romanzo finisce nell'aprile del 1848.
Agata, figlia tredicenne di un maresciallo prossimo a morire, è il personaggio principale che verrà spinto da un convento all'altro, da una prigionia all'altra, a seconda dei bisogni della madre, vedova e squattrinata con poca dote per le figlie e tanto bisogno di protezione.
Come spesso accadeva allora, Agata sarà costretta a dirsi in possesso della vocazione monacale, per risolvere i problemi familiari. Ma in certi momenti sentirà davvero la vocazione.
Con i suoi sì e i suoi no diventa presto imprevedibile e incontrollabile per i suoi superiori e i familiari.
Intanto tra i vicoli poveri e i salotti ricchi, la Rivoluzione si prepara ed esplode.
I vari conventi in cui Agata vivrà, sono luoghi con una propria storia e dignità secolari, ma per lei saranno spesso soltanto una prigione, un concentrato insopportabile di intrighi e cattiverie, un invivibile mondo di invidie e maldicenze.
Fortunatamente troverà anche momenti di pace e spazi di salutare solitudine, di armonia e solidarietà laboriosa con le consorelle.
Numerose le  fughe, navigando sul Tirreno e intorno la Sicilia, avendo per bussola la  propria intuizione, a volte rifugiandosi in spazi interiori dove oltre che sé stessa trova anche l'amore divino.
Due amori terreni la segneranno: il primo per il giovane Giacomo che presto verrà anche lui spinto ad obbedire alla propria famiglia sposando una donna con la giusta dote, il secondo per James, il capitano della marina inglese che da una rispettosa e colta distanza non l'abbandonerà mai. Questo amore maturerà platonicamente negli anni e dall'ultima pagina in poi sembrerebbe destinato a realizzarsi pienamente anche se James non è più scapolo. Di sicuro saranno liberi o si prenderanno la libertà di amarsi e di essere sé stessi.




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mercoledì 2 dicembre 2015

Un'essenza nel profumo risorgimentale



IL METODISMO
di Giovanni Carrari
Claudiana - 2000


[...] Il metodismo in Italia iniziò a diffondersi in seguito alle battaglie del Risorgimento, evento storico al quale partecipò, seppure dietro le quinte, il Regno Unito. [...] Quando i primi missionari metodisti inglesi giunsero in Italia all'indomani dell'unità nazionale, il loro scopo era di contribuire alla diffusione dell'evangelo in una terra dominata per secoli da quella che era definita "ignoranza papista" e vista come la causa dell'arretratezza sociale e civile dell'Italia. [...] Non tutti, ma un buon numero tra i primi pastori proveniva dalle file del clero cattolico: lasciata la chiesa romana per motivi prevalentemente politici, molti di costoro avevano scoperto un nuovo modo di vivere il cristianesimo che non fosse quello legato all'autorità papale, bensì in stretto rapporto con la Bibbia. Forte era anche la componente garibaldina: alcuni pastori avevano preso parte alle battaglie di Garibaldi il cui cappellano militare era stato Alessandro Gavazzi (1809-1889), una delle figure più eminenti dell'evangelismo libero.
[...] Comunque già nei primi anni erano sorte numerose comunità metodiste (Milano, Intra, Cremona, Mezzano, Parma ecc.; al sud: Napoli, Caserta, Avellino, Salerno e altre nel circondario fino all'Abbruzzo e alla Basilicata; in Sicilia: Palermo, Messina, Catania).



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venerdì 27 novembre 2015

Due di Adriano Guerrini

lapoesiaelospirito.wordpress.com
















Da ETÀ DI FERRO
di Adriano Guerrini
Mondadori 1978



Poetica

Non la visitazione, non l'effusione,
non la sofisticata manipolazione;
non il servizio, né il futile gioco.

Ma la lucidità rimanendo nel fuoco,
la semplicità dentro il magma impazzito,
la commozione di uno sguardo infinito.

Come due amici che hanno molto compreso
parlano della storia, della giovinezza,
una sera, adagio, con pudore e grandezza.


Strada sopraelevata  

Qui, sembra ieri, la strada non c'era,
mentre la città sempre più soffocava.
Sembra ieri. La città è molto cambiata,
più grande, più fitta di ferro e cemento.

Questa strada non c'era. E neppure c'era 
la ruga sul tuo collo che oggi ho veduto.
Corriamo. Le macchine ci vengono incontro
dall'altra parte, con le luci già accese.

Quella ruga non c'era. Corriamo. È notte.
Corriamo: gli anni, le città, le galassie.



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lunedì 23 novembre 2015

Due di Silvio Ramat

Foto da www.lideamagazine.com












Da IN PAROLA
di Silvio Ramat

Guanda 1977


Per chi vive qui

Da un tetto eterno, lo capisco,
è facile non giudicare,
innaffiando di sovrana pietà
il semplice mosaico del reale.

Ma per chi vive qui, sul ruvido
che non è più fango ma neanche
pavimento fiorito finora,
dire sì, rifiutare: non c'è un altro

modo di essere, di resistere.
Deridere o lacrimare
sugli atti del prossimo, sui propri
scatti da inerzia a furore.

E questo libro d'altri fra le mani:
non riderne, potresti domani
esser costretto a riscriverne
uno, tu, palinsesto del non-senso,

pedinandoti la follia.

Pensa che di questi ricalchi
storia e mondo crescono ancora
e supponi te stesso calco
di un essere poco pensato,

sicché un posto in valigia lascialo
a questo sciupìo di parole
fra caso e intenzione scoppiate:
distrai la tua distrazione

se c'è un viaggio alle porte
e una lingua da imparare:
stasi e silenzio, le corte
coordinate del tuo altomare.

(II Canyon)



Volume

Accade e può accadere:
prende corpo qualche ombra
e s'assesta, che in sogno parve fluida.
La pioggia penetrata nella stanza
da infissi poco stagionati séguita
la figura che in sogno fu un lunghissimo
bagno amaro: quasi un annegamento
nel lume gelido del capodanno
e la mosca persa nel capogiro
dello champagne -, l'insetto che anch'io fui
nell'istante vero e giusto
del crettarsi di tutti i vetri e mio.

Una sassata, ma da dove, da chi?
No, un puro spostamento d'aria, un soffio
agitato con forza tra qualcuno di noi.
Sulla scala il chiarissimo volume
esangue è transitato: lo spettro di casa, avvertono,
mentre io stavo a occhi bassi, aspettando
qualcosa che mi assolvesse proprio lì in mezzo ai calici,
ai rotti fiori taglienti che affondano
la boa che stiamo toccando d'intuito.

(VIII Recto e verso)





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giovedì 19 novembre 2015

Appunti disorientati, G-H









H
20.11.15
Quasi più nessuno "ci guarda". E' perché siamo vecchi/e, brutti/e, trasparenti? No.
E' che sono quasi tutti occupati a guardare dentro il rettangolino acceso: il cell, lo smart-phone, il diavolo-se-lo-porti via! Qualcuno si guarda ancora intorno? Pochi. Qualcuno guida, passeggia, va in bicicletta, cucina, siede? No. Stanno quasi tutti, in realtà, parlando e/o digitando al cellulare intanto che guidano, fanno acquisti, vendono merci, portano il cane a spasso, i figli a scuola, il nonno dal medico, intanto che siedono a tavola con altri, prendono un aperitivo, trasportano passeggeri, ricevono reclami, visitano pazienti, servono a tavola, puliscono le strade... ma, notate pure con i vostri occhi, tutte le attività che si sviluppano fuori del rettangolino sono attività secondarie.

G
19.11.15
Occuparsi della vita degli altri, per trascurare la propria. Aiutare gli altri ad avere un ritmo, a darsi un senso, a muoversi nella direzione giusta, e contemporaneamente perdere la bussola persino nei propri cassetti!





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sabato 7 novembre 2015

Dodici settimane a Perla



























Dodici settimane a Perla

Il romanzo sarà nelle librerie dopo il 
23 novembre 2015

Attenzione: NON è un esordio... la copertina mente!

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I fatti:
Tre donne si sono conosciute nell’adolescenza, in un collegio femminile, agli inizi degli anni Settanta, e si ritrovano più volte nel corso della loro vita.
Storia di un delicato amore adolescenziale che resiste al tempo e di un'amicizia che attraversa il tempo.

La geografia:
Una Sicilia di provincia, una Urbino notturna e cosmopolita e Perla Adriatica, una località inesistente che somiglia alle tante cittadine della costa tra Ancona e Pescara.

I personaggi principali e la loro essenza:
Nel presente una grave malattia corrode ogni gioia per Antonia; il tempo perduto in timori sociali e responsabilità erroneamente gestite rende Lilla decisamente in ritardo con se stessa; e una vita troppo razionale e poco spontanea, all’estero, sta portando Patrizia, la protagonista, sull’orlo della resa: i suoi cinquant’anni sono arrivati inaspettati, lo stupore di non riconoscersi e il sospetto di aver giocato male le proprie carte la rendono fragile.
Patrizia Lo Caudo si permette dodici settimane di pausa dalla sua vita lavorativa per raggiungere l’Italia e scrivere un romanzo, e ora, a Perla, il passato prossimo e il passato remoto si intrecciano con il presente. L’incontro con le due vecchie amiche e il ricordo di una figura materna (la signora Quondamatteo) che l’aveva protetta e sostenuta, le ridaranno la speranza nel futuro, per quanto ancora incerto.
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venerdì 23 ottobre 2015

Appunti rimandati, E-F

Ragazzina in piedi, 
spiaggia di Skagen, 1884
Peder Severin Kroyer 
(Wikimedia.org) - [121684]


F
3 novembre 2015 - Mele

Come le mele anche una poesia al giorno toglie il medico di torno. E la mela di oggi è una meletta pallidamente gialla, dolciastra, croccante, caduta a terra ma ancora intatta, è una poesia a caso di Dario Bellezza (in "Tutte le poesie" di Dario Bellezza, Mondadori, 2015):

(Da Proclama sul fascino / Il nulla)

I poeti animali parlanti
sciagurano in bellezza versi
profumati - nessuno li legge,
nessuno li ascolta. Gridano
nel deserto la loro legge di gravità.


E
23 ottobre 2015 - Diario d'inverno di Paul Auster
Traduzione di Massimo Bocchiola, Einaudi - 2012.

Non posso fare a meno di prendere in prestito dalla deliziosa, piccola biblioteca di Grottammare un libro che inzia così:
"Pensi che a te non succederà mai, che non ti può succedere, che sei l'unica persona al mondo a cui queste cose non succederanno mai e poi, una a una, cominciano a succederti tutte, esattamente come succedono a tutti gli altri."
e finisce così:
"Una porta si è chiusa. Un'altra si è aperta.
Sei entrato nell'inverno della tua vita."
E' già "un romanzo", già tutto racchiuso in questo inizio e in questa fine.

http://www.panorama.it/cultura/libri/paul-auster-diario-d-inverno-autobiografia/

http://archivio.internazionale.it/recensioni/libri/2012/12/07/diario-dinverno


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martedì 6 ottobre 2015

Appunti sospesi, A-B-C-D



Bambini al bagno
in un giorno d'estate,
spiaggia di Skagen (DK),
1884, Peder Severin Krøyer
www.pinterest.com




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D
17 ottobre 2015 - Tutto su mia nonna di Silvia Ballestra
Einaudi - 2005

Viaggio "in seno" alla famiglia che scendendo da Macerata arriva al piceno costiero, avanti e indietro tra Grottammare e San Benedetto del Tronto, passando per Offida. Un'analisi familiare matrilineare: la rocciosa nonna, le sorelle della nonna, le proprie zie, la mamma, la sorella. Donne puntute e strapazzanti.
Un mettere a fuoco la propria marchigianità, se si può pronunciare senza perdere la dentiera.
E non solo: alcuni capitoli sono oltre la biografia e chiudono inaspettatamente il lettore nella stanza dei personaggi-incubo della Ballestra. Umorismo.

"Nonna ha sempre inventato parole, e mamma pure, e io pure.
Nonna ha inventato soprannomi e, ribattezzandole, ha nobilitato ai miei occhi determinate persone rendendole personaggi. Nonna ha mescolato le parole di tutti i posti che ha conosciuto. Non sono le parole del mondo, lei non ha mai viaggiato tanto, ma sono le parole delle Marche e lei se le è fatte bastare. Bastare e avanzare, tanto che anche mamma e anch'io abbiamo ancora sulle labbra le sue parole."

http://www.einaudi.it/libri/libro/silvia-ballestra/tutto-su-mia-nonna/978880617270


C
12 ottobre 2015  - La giocatrice di scacchi di Bertina Henrichs
Einaudi - 2006 Traduzione di Maurizia Balmelli

Eleni di Naxos, non giovanissima, è una cameriera ai piani di un hotel aperto tutto  l'anno. Vita monotona e semplice anche se faticosa. Un certo giorno però entrano nella sua vita due nuovi elementi, un profumo francese che inebria i suoi sensi e una scacchiera elettronica che sfida la sua intelligenza. Concentrazione e silenzio. Passione. Con l'aiuto di un suo anziano professore si trasformerà in una campionessa di scacchi attraversando prima però l'ostilità dell'isola e di suo marito.

"In linea di massima, ai giochi chiusi, che le sembravano troppo timidi, preferiva i giochi aperti. Tra i giochi semiaperti rimase colpita dalla partita francese, ma forse era solo nostalgia, perchè quel nome
la ripotava all'origine della sua passione, ricordandole il profumo inebriante che aveva sentito nella stanza dei parigini. In modo lento ma sicuro, Eleni progrediva nell'assimilazione di tutta una serie di strategie. Però le piaceva anche agire d'istinto, sorprendere e gettare lo scompiglio con mosse che di primo acchito apparivano del tutto illogiche. Fintantoché il suo avversario perdeva tempo a cercare di indovinare i suoi piani, lei era in vantaggio."

http://www.einaudi.it/libri/libro/bertina-henrichs/la-giocatrice-di-scacchi/978880618174 
e
http://salon-litteraire.com/fr/roman/review/1797721-la-joueuse-d-echecs-la-vie-qui-bascule-sur-un-pion


B
7 ottobre 2015 - Io e lei

Film uscito da pochi giorni. Regia di Maria Sole Tognazzi, sceneggiatura della regista e di Francesca Marciano e Ivan Cotroneo. Storia agro-dolce di una coppia lesbica. Le due sono interpretate da Margherita Buy che in questo film ha la voce un po' più udibile del solito e da Sabrina Ferilli che si impegna a esprimere sana voglia di vivere. Sono una spettatrice di manica stretta, strettissima (specialmente su questi temi) ma a questo film, leggero ma non banale, in una scala da uno a dieci, darei otto e mezzo (il nove l'ho pensato raramente e il 10 non l'ho mai dato!). Un film positivo, credibile.

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2014/08/21/news/maria_sole_tognazzi_buy_ferilli_la_mia_coppia_gay_con_un_omaggio_a_pap_ugo-94204541/


A
6 ottobre 20015 - Leggersi a vicenda

Via mail mi è arrivato il parere di Roberta Tamiso su Quando l'amore non basta:
[...] "Quando l'amore non basta" che ho appena finito di leggere. Mi è piaciuto moltissimo. La scrittura è scorrevole, essenziale, priva di artifici ...si fa fatica ad interrompere perchè è tutto molto coinvolgente, vero, doloroso e allo stesso tempo positivo e "conciliante". Alcuni capitoli li ho letti due volte perchè particolarmente toccanti...
Assisi e l'episodio in cui la protagonista ha l'illusione di ascoltare il coro di suore qualche minuto prima della rottura con Serena, la chiusura... la fierezza che chiude l'ultimo capitolo. Ho amato molto la postfazione, perchè questa storia è un pò di tutti noi, non resta legata all'esperienza omosessuale, il pregiudizio è ovunque e genera sofferenza, ingiustizia e "spreco"...lo spreco di un amore che non conosce piena realizzazione... qualcosa con cui  presto o tardi tutti abbiamo dovuto fare i conti...Serena è un personaggio così reale, con la sua paura, il non voler vedere, soffocare i propri sentimenti per salvare le apparenze e uniformarsi a valori vuoti e insensati. Mi è piaciuta la lucida analisi che spiega come la protagonista abbia deciso di trasferirsi in Danimarca e la descrizione del periodo in cui, vivendo tra le montagne, abbia superato una crisi personale nel contatto con la natura. Mi è piaciuto il fatto che partendo dal un dolore così personale si giunga a considerazioni universali che l'essere umano, per sua natura, conosce.
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Roberta Tamiso è l'autrice di Lucrecia, romanzo del quale ho parlato in questo post:
http://letture-e-riletture.blogspot.it/2015/09/fatiche-inevitabili.html
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Mi piace il leggersi a vicenda. Grazie Roberta.



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lunedì 5 ottobre 2015

Sondaggio - ottobre 2015


Arrivo in biblioteca
e mi collego con il mondo!
Per un gran niente da dire e
una grande banalità da sapere.

Tuttavia: qualcuno mi ha cercato
e qualcuno mi è necessario
in questo momento.

Ma sarà poi vero?  
Non si era detto che
tutti siamo utili ma nessuno è indispensabile?

C'è sempre una via d'uscita.
E se non si sa cosa fare
è meglio non fare niente... tanto tutto passa.
Veramente, TUTTO PASSA!
Come acqua sotto un ponte.
Dio, che sollievo!

Di cosa fai facilmente a meno?
Della televisione,
del cellulare,
del computer,
dell'asciuga-capelli,
della caffettiera moka,
delle sigarette?

Tutte stupidaggini che però fanno la differenza?



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sabato 26 settembre 2015

Follia nostra che sei nei cieli



INDIGNAZIONE
(2008)
di Philip Roth

Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi - 2009


Marcus Messner, 1932-1952, ebreo di nascita, ateo praticante, figlio di macellai, aiutante perfetto di suo padre, studente eccellente, ci racconta di sé dall'isola del né vivo né morto, prima di morire del tutto. La guerra di Corea è stata intorno al suo quotidiano e lo ha minacciato a lungo, infine se l'è portato via per sempre non ancora  ventenne.
Indignazione ce lo racconta in un breve periodo trascorso in macelleria e poi al college, occupato a ricambiare i sacrifici dei genitori con la concentrazione sullo studio da lunedì a venerdì e con un lavoro da cameriere nel week-end. Ma anche in lotta con alcuni aspetti del proprio carattere e affascinato dalla prima ragazza con la quale si relaziona sessualmente e che si suiciderà lasciandogli qualche senso di colpa.

"Follia nostra che sei nei cieli! La disgrazia della religione, l'immaturità e l'ignoranza e l'infamia della religione! Insensata devozione per il niente! [...] imparare ciò che il suo incolto padre aveva tanto cercato di insegnargli: il terribile, incomprensibile modo in cui le scelte più accidentali, più banali, addirittura più comiche, producono gli esiti più sproporzionati."



Link: archiviostorico.corriere.it/2008/settembre


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venerdì 18 settembre 2015

Fatiche inevitabili



LUCRECIA
di Roberta Tamiso

edizioni creativa - 2012

Le motivazioni, il percorso, gli ostacoli e le soluzioni di un giovane uomo che si sente e vuole diventare donna.
Un romanzo positivo sull'argomento transessualità.
Il viaggio faticoso dalla tristezza dell'infanzia alla gioia della maturità.

Giuseppe/Lucrecia "viaggia" interiormente e fisicamente verso la propria identità sessuale crescendo anche umanamente. Non soltanto è attrattato dagli uomini ma anche si sente e vuole essere donna.
Sempre più coscientemente si dirige verso una vita più corrispondente al proprio essere, dalla provincia alla grande città, dalla paura di sé stesso/a all'orgoglio di essere sé stesso/a, dall'inibizione alla libertà. Tappe intermedie saranno l'amore impossibile per l'amico d'infanzia e il matrimonio con una donna sensibile e delicata, che purtroppo dovrà soffrire ma che alla fine lo comprenderà.

Giuseppe vuole essere Lucrecia fino in fondo, si sottoporrà al doloroso e problematico intervento del cambiamento di sesso, e da donna, tale anche sui documenti, si trasferirà all'estero con accanto la grande amica del cuore dal percorso simile al suo. La visita inaspettata di sua madre sarà il vero inizio della sua seconda vita.

"Era la parola irreversibile, così tante volte ripetuta dal dottore, a crearmi quel senso di sgomento. Temevo che la natuta non avesse sbagliato niente. Se si fosse trattato solo di confusione? Avrei rischiato di trovarmi ancora prigioniero nel corpo sbagliato, un corpo che avrei dovuto prima costruire con dolore e sacrificio senza alcuna certezza del risultato finale."


Link: Lucrecia in Edizioni Creativa
e Roberta Tamiso in bellezzegossip.com




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lunedì 14 settembre 2015

Ruggine

faidatemania.pianetadonna.it

Sembrano appigli
ma purtroppo galleggiano senza rotta, portano ancora più lontano e mettono chiunque in maggior pericolo.
Sembrano risorse ma sono consumate dalla ruggine!
Tuttavia così come tutto ciò che luccica
non sempre è oro anche ogni ferro arruginito può recuperare l'aspetto originale.
Il più possibile. E allora coraggio! Si lavora alla rimozione delle ruggini.

Leggi anche  ARGENTO,   LA CLESSIDRA,   BLA BLA BLA.

Ps: aggiungo IL FUTURO



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giovedì 10 settembre 2015

Eterno il bene

Foto in larteinarte.it










Da
Cambio di luce
di
Maria Lenti
Canalini e Santoni - 2009


(CHIAROSCURO)  
.
eterno bene

............................
più non ti cerco
e non mi affanno
fuggo ogni indugio
dentro un rifugio
e me ne resto giù

no, lo so l'inganno


accusativo di relazione

somniavi somnium
sì, l'ho sognato e non ricordo
se bianco-nero o variegato

penzola da un ramo d'albero
mora di gelso o rovo
                    dolcissima...


*

(HAIKU)

1
Otto eravamo
nella famiglia grande.
Sola ricordo

2
Sparito il se
subentra l'assoluto
innocuo e falso

3
Bacio la bocca
e allunghi un po' di te
dentro un affondo




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giovedì 3 settembre 2015

Una di Milo De Angelis


Foto di De Angelis dal sito
http:www.giugenna.com

















Da uno scoglio nel mare intorno la Corsica
(terresdefemmes.blogs.com)...


[Inquadratura]
di
MILO DE ANGELIS




Inquadratura. Una donna sola,
nella dolcezza delle nebbie. Viviana. Guarda
il tramonto, mi chiama, ripete giocosa
il filo delle corse, scatta
da porta a porta, da stagione a stagione
ripete in pochi metri il tragitto dei pianeti
e poi ritorna qui, all’ingresso dell’edicola
dove l’ho conosciuta per un soffio, l’ho vista scorrere
tra le date dei giornali, l’ho perduta, ritrovata,
risorta e poi finita e culminante, come una poesia
che rinasce precipitando nel suo bianco.





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sabato 29 agosto 2015

The Talented Mr. Ripley








Dopo la piacevole rilettura di Carol
di PATRICIA HIGHSMITH
sono andata a cercare
IL TALENTO DI MR. RIPLEY
(prima edizione 1955, traduzione di Maria Grazia Prestini)
che - chissà perché - avevo evitato per decenni!

Anni cinquanta, in Italia. Essere "americani" (direi statunitense) in Italia significava ancora portarsi addosso l'aurea del "liberatore" e potersi muovere in lungo e in largo quasi indisturbato dalla polizia, circondato dalla simpatia della gente.

La ricerca di una nuova vita, rubandola a un altro.
Un gioco sporco e crudele per chi perde. Ma Tom sa recitare bene anche con se stesso, e vince.
Alla fine sarà ricco e libero.
.
"Era solitario ma non si sentiva solo. Era una sensazione molto simile a quella provata la notte di Natale a Parigi, era la sensazione di trovarsi su una ribalta con tutto il mondo che lo guardava, la sensazione di dover stare costantemente sul chi vive, di essere messo alla prova ogni minuto, perché il minimo errore gli sarebbe stato fatale. Ma era assolutamente certo che non avrebbe fatto errori. Questa certezza dava alla sua esistenza una indefinibile, deliziosa atmosfera rarefatta di purezza simile a quella, riteneva Tom, che deve provare un attore quando sale in scena, conscio di saper recitare una parte meglio di chiunque altro. Era se stesso eppure non era se stesso. Si sentiva libero e senza macchia, per quanto controllasse ogni minima azione."



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lunedì 17 agosto 2015

Cerco e offro



Confusione linguistica! Metti un annuncio perché sei in cerca di lavoro... e ti rispondono persone che gentilmente vorrebbero mandarti il proprio CV!!!
Vai a guardare su "Offerte" e trovi annunci di gente che cerca un lavoro!

Ricapitolando: si cerca lavoro e si offre lavoro.
Si offrono prestazioni ma chi offre prestazioni sta cercando lavoro e chi usufruirà della prestazione stava offrendo lavoro! Anche se qualcuno non è capace di districarsi nel labirinto della lingua italiana... mi chiedo... le redazioni non sono in grado di distinguere?

Leggi anche Colpi di vita  


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mercoledì 5 agosto 2015

Tre di tre


Da
GLI STRUMENTI UMANI
di Vittorio Sereni

Einaudi - 1965 e 1975

I versi

Se ne scrivono ancora.
Si pensa a essi mentendo
ai trepidi occhi che ti fanno gli auguri
l'ultima sera dell'anno.
Se ne scrivono solo in negativo
dentro un nero di anni
come pagando un fastidioso debito
che era vecchio di anni.
No, non è più felice l'esercizio.
Ridono alcuni: tu scrivevi per l'Arte.
Nemmeno io volevo questo che volevo ben altro.
Si fanno versi per scrollare un peso
e passare al seguente. Ma c'è sempre
qualche peso di troppo, non c'è mai
alcun verso che basti
se domani tu stesso te ne scordi.


---

Da
LA MORTE SEGRETA 
di Dario Bellezza

Garzanti - 1976


Tutti i nostri intrighi
intrecci, labirinti
giovani animali
diventati vecchi

nessuno saprà mai
dove saranno andati
l'oblio li coglierà
appena pronunciati.

Allora io funesto
anche a me stesso
prego Dio di pietà:
qualcosa di me resti
per le future età.

---

Da
NOSTALGIA DELL'ACQUA
di  Gabriella Leto

Einaudi - 1990


Questa che voglio raccontare
non saprei dire che cos'è
non è memoria e non è storia
non è vissuta non è sognata
non è inventata eppure c'è.
Che sia materia di corto fiato
priva di pubblico destinato
non serve dirlo va da sé.




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giovedì 30 luglio 2015

Dalla A alla Z


 







A... ç°àù+f3£%&/()=?^
e quindi
1234567890'ì
dunque;:_òk
Chiaro?... Z


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sabato 25 luglio 2015

Ho sentito le sirene smettere di cantare











A un certo punto
LE SIRENE
non cantano più.
Un paio continua a melodiare, sottovoce quasi,
e per giunta in lontananza
MA
è come sentire uno strumento scordato, mal suonato...
insomma, una lagna.

"E daje e daje e daje 
sta lagna ci ha stufato!
La voj fenì de piagne?
Ma chi te ci ha mannato?!"

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venerdì 10 luglio 2015

Concorso Elca Ruzzier 2015









La data di scadenza del concorso letterario annuale intitolato a Elca Ruzzier,
"UNA DONNA DA NON DIMENTICARE"

è stata spostata al 15 agosto 2015.

Vedi regolamento e contenuti: QUI

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giovedì 9 luglio 2015

Almeno un centesimo



Una manciata di "Bianciardini"
ogni pezzo al prezzo di
"Almeno 1 centesimo"
Stampa Alternativa e Riaprireilfuoco - 2007

Cosa sono i Bianciardini? Leggi QUI



Da
LA MAMMA MAESTRA (1971)
di Luciano Bianciardi


... Mi sono poi convinto che una persona può "diventare" scrittore, imbianchino, falegname, ma mia madre era nata maestra e fu maestra per tutta la vita. Lo è anche adesso, sia pure in pensione. Come con le suore: una si può togliere il soggolo e il velo, ma suora era e suore rimane.
[...] Ogni tanto le telefono. Pesa ancora quaranta chili, ma ha la voce della maestra, portante: arriva fino all'ultima fila di banchi, e forse io la sentirei anche senza bisogno del telefono. Ora che siamo due persone antiche e stanche, abbiamo finito per volerci bene.
[...] Quando chiedo a mia madre che tipo sia quel tale che esce con mia figlia Luciana, la signora maestra scuote il capo. Poi dice:
"Non è poi questa grande intelligenza che racconta la bimba. Ho chiesto al liceo. Ha appena appena il sei". Insomma, è la maestra Bianciardi, mia madre.


Vedi anche il post del 5 aprile 2009: Integrazione




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lunedì 6 luglio 2015

Nel cassetto di Ravera

Camilla Ravera, anno ? 


UNA DONNA SOLA
(1936-37)
di Camilla Ravera (1889-1988)

Lucarini - 1988


Il romanzo ha come protagonista Santa, una giovane donna che sembra essere molto fortunata e amata, considerata tra le "belle" di un misero paesello meridionale, ma che a causa di un "buon" matrimonio impostole dai suoi fratelli si ritrova in un inferno interiore. Tutta la potenziale felicità di Santa e l'inutile benessere economico finiscono in un omicidio che non ha commesso, non ha ordinato, ma del quale si sente responsabile: l'omicidio di suo marito, un uomo grezzo, avido, prepotente. Il reato l'ha commesso il servo Nu, un uomo solo al mondo, considerato un po' ritardato mentalmente, umiliato dal suo padrone in ogni circostanza; ma Santa sa che Nu lo ha fatto anche per "liberare" lei (oltre che per vendicare la superflua uccisione del cane di casa, l'unico essere vivente che lo amasse). E per questo senso di responsabilità Santa eviterà di difendersi appropriatamente e verrà condannata a otto anni di carcere.

Tra il Fontamara di Ignazio Silone e il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, suggerisce Franca Ruggieri nella nota introduttiva (la prefazione è di Gian Carlo Pajetta). Ma io ho trovato similitudini nella scrittura e nei paesaggi anche con la Ginzburg (che seguì il marito al confino tra il 1940 e il 1943, in Abruzzo) e con Grazia Deledda (che di villaggi isolati e poveri, e di donne e uomini dignitosamente soli, invischiati in forti passioni, se ne intende).
Il romanzo scritto a San Giorgio Lucano tra il 1936 e il 1937, dove Ravera era condannata al confino per motivi politici, verrà poi dattiloscritto nel 1978 e pubblicato dieci anni dopo.

Un breve passaggio:
Nello stesso luogo in cui l'aveva lasciata la madre, appoggiato il braccio ad un albero, e sul braccio il viso, Santa piangeva irrefrenabilmente. Ad un tratto le parve che qualcuno la chiamasse. Si volse: esterrefatto Nu la guardava.
"Nu!" disse lei asciugandosi confusa gli occhi e il viso.
"Tu piangi?" disse Nu, con un'espressione tanto intensa che a lei parve un altro, diverso, sconosciuto, Nu.
"Il padrone ti fa piangere. Il padrone è un peso che non si può portare, padrona Santa".
Gli occhi ancora umidi di Santa, fissi su Nu, non negarono.

Camilla  Ravera nel sito ponzaracconta.it , in prolocosangiorgiolucano.it e in Wikipedia.org


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domenica 28 giugno 2015

Le parole in viaggio




LA PRIMAVERA DELL'ANIMA
di Alenka Rebula

Traduzione dallo sloveno di Tanja Tuta
Edizioni L'età dell'Acquario - 2014

www.alenkarebula.com (sito bilingue).

Lavorando sull'autostima femminile. Riflettendo di conseguenza su tanto altro.

Dal paragrafo Parole mai nate:
Il lavoro con le parole arriva in profondità smuovendo uno strato dopo l'altro. E' una geologia psicofisica che ci consente di scavare tanto a fondo da arrivare fino ai nostri impulsi autentici che non sono mai riusciti a diventare materiale per la coscienza, il pensiero, la parola. Le ragioni di questo silenzio interiore sono molte; una delle principali è la mancanza di una vicinanza comprensiva e attenta alle nostre emozioni nella nostra infanzia. Le sensazioni sono rimaste mute, congelate, non si sono sviluppate, sono state restituite alle profondità dalle quali hanno cercato invano di emergere.
La storia delle donne è anche la storia di una silenzio imposto, di una lingua rubata. Spesso non troviamo le parole giuste per esprimere la fiducia in noi stesse. Come potremmo? Molte di noi non hanno mai sentito né parlato la lingua di coloro che sono amate.
A mancarci non è soltanto il lessico, anche la sintassi è estremamente carente. Costruire frasi è per molte di noi un viaggio poco agevole quando non è addirittura un tormento. Come impostare, come sviluppare, come concludere una frase che rappresenti il nostro sentire? Quale donna non conosce questo incubo, questo sforzo di dire che poi diventa un discorso sconnesso, un groviglio infelice, aggressivo o incomprensibile che ci allontana dalle persone amate invece che ravvicinarci?
Le parole che si mettono in viaggio dovrebbero arrivare a destinazione, ma una parola non accompagnata dalla certezza di essere ascoltata di solito arretra e se proprio riesce ad arrivare al bivio, sceglie la strada che la riporta indietro o esce di strada alla prima curva.
Parlare significa muoversi in un labirinto di miliardi di sinapsi, un viaggio nella nostra biologia, e non solo una sfida emotiva.[...] 
Il lavoro con le parole richiama desideri zittiti che non abbiamo potuto affidare a nessuno perché accompagnasse verso la vita. Le parole dormienti sognano e si rigirano nel letto dell'inconscio, le portiamo dentro di noi per decenni come un mormorio oceanico e incomprensibile, come un delirio febbricitante che non riusciamo a placare. Spesso non sappiamo cosa vogliamo, sappiamo solo che c'è qualcosa di ardente, di innominabile e di selvaggio che ci tormenta. [...]
Le nostre parole in attesa sono sempre lì, deformate dalla rabbia e dal rimpianto, ma sempre pronte ad aiutarci, se le lasceremo avvicinarsi.


La primavera dell'anima presso la casa editrice L'età dell'Acquario


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mercoledì 24 giugno 2015

Una donna stanca



LA PARRUCCHIERA
di Evelina Umek

Traduzione dallo sloveno
di Alessandra Foraus
Mladika - 2009


mladika.com

La parrucchiera è la grigia settimana di Romana, una donna stanca che prende forza e sicurezza dalle abitudini, una parrucchiera in pensione che continua ancora a servire qualche cliente a domicilio. Vedova di un affascinante alcolizzato, l'unico uomo della sua vita, vive da sola in una Trieste dei nostri giorni. Genitori e suoceri sono morti e Sabrina sua unica figlia vive in Germania sposata a uno sloveno. Romana si sente sola e percepisce che ogni legame familiare si è spezzato o non c'è mai stato; anche il legame con sua figlia si è deteriorato da anni e le conversazioni con i nipotini sono sempre più difficili poiché sua figlia per mancanza di tempo non sta insegnando loro l'italiano.
Durante la settimana arriva una lettera ufficiale dalla Slovenia, che Romana non capisce e che la spaventa, ma una sua vecchia conoscenza gliela traduce superficialmente e Romana scopre di aver ereditato una casa a Kobarid (che altro non è che Caporetto), da dove la famiglia materna proveniva.

E così riscopre una radice che era stata spezzata nella sua prima infanzia; ricorda la lingua della nonna raramente condivisa con pochi e sempre in segreto; trova (o meglio, si decide finalmente a guardare) vecchie fotografie con le quali ricostruisce alla meglio la geografia familiare da parte materna.
Un silenzio strano ne aveva oscurato l'esistenza.
Lei non aveva mai "visto" e non aveva mai capito.
E' una scoperta sconcertante e per certi versi rivoluzionaria, eppure Romana non ha voglia di cambiamenti, non ha voglia di andare a verificare di persona quanto gli appartiene, di intraprendere un viaggio all'estero per sbrigare pratiche in una lingua che non capisce.
Che se ne fa lei di una casa in un luogo estraneo?
Decide di affidare la lettera (e l'eredità stessa) a sua figlia, la quale tra l'altro non sente estranea la Slovenia, in parte perché ha sposato uno sloveno ma anche perché durante l'adolescenza aveva ricevuto e conservato parte del bagaglio linguistico e culturale della nonna (quasi a insaputa di Romana).
La settimana finisce e Romana ha recuperato una parte di sé stessa che ignorava, ma preferisce assecondare l'inerzia e la banalità di sempre, iniziando una nuova settimana come se non fosse accaduto niente.

Evelina Umek è tra le altre cose traduttrice in sloveno di autori quali Gianni Rodari, Italo Calvino e Dacia Maraini.

"E fu in quel preciso istante che comprese di non voler nessuna eredità, di non voler quella casa o qualsiasi altra casa che appartenesse ai parenti della nonna, percepì nettamente un senso di rifiuto verso tutto ciò, verso tutto quanto. Si sedette.
'Mia casa Sabrina...'
Come sarebbe semplice scrivere, ti voglio bene, sei mia figlia, succeda quel che succeda.
Semplice e difficile.
Le avrebbe mandato quella lettera della Slovenia in Germania, se voleva, poteva occuparsi lei di quest'eredità. Sarebbe stata sua. In fondo le apparteneva più che a lei.



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lunedì 22 giugno 2015

Pietre sul mare



La città nel golfo
di
Boris Pahor
(1913)

Traduzione dallo sloveno di Marija Cacin
Bompiani - 2014


Siamo nel settembre 1943. Un soldato dell'esercito italiano, Rudi Leban, dopo l'armistizio, abbandona la divisa e rientra a Trieste viaggiando clandestinamente in treno.
Sta pensando di partecipare alla lotta partigiana.
Trova conferme e aiuti tra la gente dei borghi sui pendii intorno Trieste, tra Prosecco e Contovello, paesi strattonati dalla bora ma solidi e sicuri come le pietre carsiche sulle quali sono costruiti.
Lì trova la sua gente, quella che parla sloveno da secoli e che per questo ha subito angherie e mutilazione alla propria identità.
Trova sé stesso e le proprie motivazioni tra gli anziani, resistenti testimoni del tempo, tra i giovani vigorosi, le donne e gli uomini forti, affaccendati nella vendemmia e nella inevitabile cospirazione.
Rudi sceglie di combattere in città piuttosto che in montagna, per difendere meglio questa identità, per proteggere la città che appartiene anche a lui e alla sua gente, per dimostrare che in città ci sono anche "loro", quelli che parlano sloveno.


"Così, vestita di nero e immobile, pare una mite statua antica, dalle mani sulle ginocchia. E è antica, quella statua, poiché i palmi delle mani adagiate sulle ginocchia sono radici di legno inframmiste a quella terra ramata, poiché anche il suo volto pare fatto della terra solcata dalle siccità dei secoli carsici. Porta gli occhiali ma dietro a quelle lenti, spesse come il fondo di un bicchiere, gli occhi sono chiusi. La stanghetta destra degli occhiali è avvolta  da un nastro bianco che conferisce al suo volto un che di innaturale e di stranamente attraente. I solchi sulla sua fronte, le profonde pieghe screpolate ai lati della bocca e lungo il mento sono invece sedimenti e rughe di un atavico struggimento. Sono screpolature calcaree, sono una zolla di terra solcata che a ogni minimo contatto si sgretola in un ghigno amaro."


Il romanzo La città nel golfo sul blog cristinabattocletti.blog.ilsole24ore.com
e presso la casa editrice Bompiani.

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martedì 16 giugno 2015

Fracasso

OGNI PAROLA E' UN SEME
di Susanna Tamaro
Bompiani - 2000

Raccolta di scritti che hanno in comune l'interrogarsi sulle ragioni della mancanza di una nostra vera crescita, individuale e generale, e del fracasso che ci distrae. Da cosa? Appunto: nel silenzio, o con molto meno chiasso vuoto (inutile) che ci accerchia e spesso ci riempie, potremmo capire da cosa ci stiamo lasciando distrarre!

"Da troppo tempo le nostre parole - le parole degli uomini - non sanno più radicarsi. Girano stancamente senza trovare il terreno che permetta loro, nel chiacchiericcio ormai cosmico che ci avvolge, di aprirsi un varco. Uno spiraglio di senso, di verità, di fondamento.
Sono tante, troppe, sempre più inutili. Ci parliamo continuamente, con i mezzi tecnologicamente più avanzati per non dirci niente."


Link alla casa editrice


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sabato 13 giugno 2015

Sotto e sopra



TRIESTE SOTTOSOPRA
di Mauro Covacich
Quindici passeggiate nella città del vento
Editori Laterza - 2006


La bora, il caffè, i caffè storici, gli scrittori, l'ex manicomio, le "osmizze", i cimiteri, i rioni, i ricreatori, la minoranza slovena, il lager nazista, le foibe, i cognomi, le varie radici ecc.
Covacich racconta la sua città, con un leggero umorismo e una spritz-ante ironia quando riporta le manie e le particolari caratteristiche dei suoi abitanti, con serio affetto quando ne racconta le ferite.


Dal capitolo
La Risiera di San Sabba. Visita a un forno crematorio
"Due metri per due metri per un metro. La porta in legno, con una fessura che veniva aperta mezz'ora al giorno. Due tavolazzi che occupano tre quarti dello spazio e che di fatto costringevano i detenuti a stare sempre distesi. Scavalco il cordone, mi chiudo dentro il loculo, reagendo all'impennata del cuore con un bel respiro. Annuso l'umidità, il buio. Vinco l'istinto e mi stendo sul tavolazzo di sotto, appoggio la schiena sopra le schiene dei suppliziati. Conto fino a dieci cercando di non pensare ad altro che alla fidata successione dei numeri e poi sguscio fuori con la gioia della luce che mi scoppia nel cervello. Sulla porta della sala - solo ora me ne accorgo - c'è un custode che mi osserva. Non mi sgrida, non mi dice niente, mi guarda superarlo come se avesse capito."

Link alla casa editrice



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venerdì 12 giugno 2015

Il lungo addio - zero





... Comincia il lungo addio a questa città.
Il cibo sembra non avere sapore in questo periodo,
e gli alcolici sembrano non fare alcun effetto interessante!
Resta il piacere di leggere...








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lunedì 8 giugno 2015

Le tre verità del giorno

... di  Lotte Laserstein


TUTTI siamo utili
ma
NESSUNO è indispensabile

... e 
Morto un Papa se ne fa un altro 
... e 
Si chiude una porta si apre un portone!


Da aggiungere all'elenco
in La voce dei proverbi:
http://letture-e-riletture.blogspot.it/2011/10/la-voce-dei-proverbi.html


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domenica 7 giugno 2015

Mi stai sognando?

The Sleeping Girl, Kizette -
di Tamara de Lempicka  www.delempicka.org
















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Una poesia di Patrizia Cavalli
dalla raccolta DATURA



O sogno vero, più vero del mio giorno,
come morbidamente io mi accomodavo
dentro il cedevole incavo del tuo collo
che in morbidezza offrendosi trovava
me pronta a trasfondermi in quel sogno
più vero di ogni mio più vero giorno!

Ma eravamo troppo perfettamente
in due, non posso avere fatto tutto io
da sola! È chiaro, sei tu che hai organizzato,
tu che per farti sognare mi hai sognato.




www.worldliteraturetoday.org





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sabato 6 giugno 2015

Pensieracci


Rosone di Collemaggio - AQ

Volevo dire qualcosa... la pensavo fortemente... ma poi mi sono resa conto che l'ho già detta, l'ho già scritta.

Nel micro e nel macro la paura cresce.

QUINDI: Arrendersi alla cialtroneria degli altri e alla propria inettitudine.

E SUBITO DOPO: Indietreggiare e rinunciare.
Indice demofobico pericolosamente alto, nel sangue?
Oppure semplicemente non riconoscersi nella specie! Identità culturale messa in pericolo.

E PER FINIRE: Il sapore amarognolo dell'autocensura.



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