martedì 29 aprile 2014

Ansie cave e aspri vespri



Sandro Penna
da Poesie
Garzanti -1989



Falsa primavera

Placidi gatti, amanti
(sul prato l'ora è ferma)
di vetri luccicanti.

Goffamente beati,
da odore di caserma
si spogliano i soldati.

Ma effimero è alle cave
ansie il sole che ami.
Al vespro aspro, è grave
il cielo ai secchi rami.





Fotografia © Angela Siciliano
Balconi di cortile





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domenica 27 aprile 2014

Fior che si disfiora

Muchacha en la ventana, 1925, Salvador Dalì

























Aprile
di
Vincenzo Cardarelli
Mondadori - 1942


Quante parole stanche
mi vengono alla mente
in questo giorno piovoso d'aprile
che l'aria è come nube che si spappola
o fior che si disfiora.
Dentro un velo di pioggia
tutto è vestito a nuovo.
L'umida e cara terra
mi punge e mi discioglie.
Se gli occhi tuoi son paludosi e neri
come l'inferno,
il mio dolore è fresco
come un ruscello.





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giovedì 24 aprile 2014

Dall'invidia alla rivalità


















INVIDIA: Sentimento di rancore e di astio per la fortuna, la felicità e le qualità altrui.
Senso di ammirazione per i beni o le qualità altrui, unito al desiderio di possederne in egual misura.

GELOSIA: Risentimento che si prova verso chi riceve vantaggi e affettuosità che si vorrebbero soltanto per sé (oltre che: Stato d'animo proprio di chi dubita dell'amore, della fedeltà, e sim. della persona amata, o teme che essa ami un'altra persona).

SFUMATURE DI SIGNIFICATO:
Il sentimento che nasce nel vedere il bene, la felicità o il successo altrui si chiama invidia; spesso si accompagna al desiderio che la persona che ne è oggetto perda tali fortune. Un sentimento molto prossimo all'invidia è la gelosia, che comporta un risentimento verso chi ha dei vantaggi o degli affetti che si vorrebbero per sé. L'invidia, in quanto sentimento nutrito da una persona che si ritiene in stato di inferiorità, può tramutarsi in rivalità, ossia in un atteggiamento di competizione e di emulazione.


Lo Zingarelli - 2009

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martedì 15 aprile 2014

Due di Antonella Anedda



















Hopscotch, 1940 (Il gioco della campana) di Loren MacIver
in "Le grandi pittrici 1550-1950" Feltrinelli - 1979

Da Salva con nome
di Antonella Anedda
Mondadori - 2012

1-
Spazio della paura estiva

Stretta nella notte di luglio
trova un angolo, una penna
una busta già usata e prova
prova a scrivere un pensiero.
La casa è l'architetto del suo panico
ogni stanza la geometria dello spavento
ogni mattone compone un alfabeto di rovina.
Sulle pareti come da cartigli
scivolano frasi già compiute:
"La vita è piena fino all'orlo".
E "Pensavi davvero che accadesse?".
Immobile immagina di fare l'impossibile
quello per cui non è mai nata.

Dalla porta mal chiusa un vento australe
sembra portare una promessa.
Allora lei indietreggia
inghiotte quello che esplora
ignora per restare com'era.

2-
Spazio dell'invecchiare

Solo la nudità alla fine ci raggiunge
esatta come la luna crescente nei capelli.
Esiste una gioia nella reticenza
e un riparo perfino in questo spazio
che ha un inizio e una fine.
Non voglio scrivere un'elegia alla vecchiaia,
solo dire che spingere le braccia dentro il freddo
è una prova che ha il senso di trovare il verbo in una frase.

Senti come guadagni la via del corridoio.
Non è scontato il passo col respiro.
Conta i mattoni pensando ai ciottoli di fiume
all'acqua che ti fasciava il piede
ricorda quanta tenacia c'è voluta a decifrare
le mappe dentro alle parole.





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venerdì 11 aprile 2014

Il futuro



















Traduzione (dal danese):
"Il futuro è davanti, non dietro... Non hai sentito?? 
Il futuro è davanti!
.... Reazionario!".


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mercoledì 9 aprile 2014

Il commento di Toni Piccini

https://www.youtube.com/watch?v=VV1bLNla46w









 Toni Piccini ha letto il mio Stanze d'albergo e mi ha inviato questo commento:

“Io sono precisa con le parole: se dico tu è tu, se dico io è io." da un'intervista ad Angela Siciliano.
“Penso che l'atto creativo sia quando esce dalla macchina da scrivere. Punto e basta. Provo apprensione per i reading” da un'intervista a Charles Bukowski.
Trovo che queste parole vestano bene i versi che compongono “Stanze d'albergo“. La scrittura e l'essere di Siciliano sono volutamente contenuti in una dimensione che rifugge la ridondanza, l'adornare\si di gingilli per dare visibilità ai propri testi e averne ella stessa, i giochi della poesia gonfiata attraverso le pubbliche relazioni e il “do ut des”. Non a caso non è presente su Facebook, Twitter e similari, e preferisce un proprio blog. Con la sottile ironia che puntella la vita e la consapevolezza che aiuta a comprenderne il limite, in “Stanze d'albergo” non vi è parola di troppo o disarmonica, significante e significato si fondono senza perdere la loro identità: si arriva così in fondo alla pagina avendo compreso ciò che l'autrice vi ha impresso ma al tempo stesso con il desiderio di “aprire” il foglio (non girarlo, proprio aprilo, fisicamente) per trovare quanto scritto negli strati che lo compongono. Queste stanze d'albergo contengono più di quanto mostrano.Lo straordinario dell'ordinario, la visione d'uno scoiattolo, l'insopprimibile fine d'un amore, l'anziana solitudine, la scelta di rapporti non costruiti sul frivolo, la pulsione del corpo, il desiderio e il limite... queste, fra le altre tematiche di questa silloge che lascia comunque una porta aperta, una possibilità nonostante tutto.
Noi siamo ancora lì
dove le cose sono rimaste come erano.
Ad arredare il nostro dentro.
E non è nostalgia né incedere nel passato: lèggere per appurare.
Toni Piccini

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Grazie!

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Il commento di Giacomo Deperu

arcigayfriuli.it







Commento a Stanze d'albergo di Giacomo Deperu  presidente di Arcigay Friuli “Nuovi Passi” Udine e Pordenone:
Ci sono persone come noi alle quali la vita non concede il lusso di  potersi dare per scontate. Per queste persone la ricerca di se stesse è spesso, in principio, una violenza; in seguito una necessità ed alla fine una scoperta e un dono. Con la sua sensorialità femminile, dall'osservatorio privilegiato che è il suo "precario vivere", passa di pensiero in pensiero, di colore in colore da se stessa alle altre persone e ritorno, con la medesima disillusa curiosità con cui abitiamo una camera d'albergo. Luoghi e situazioni che accolgono le nostre esistenze e che sappiamo dover comunque abbandonare presto.

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Grazie!

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martedì 8 aprile 2014

Un post di Consolata Lanza














CONSOLATA LANZA
autrice di vari racconti e romanzi tra i quali "Ragazza brutta ragazza bella" (Edizioni Filema), "Irene a mosaico" (Avagliano Editore), "La lametta nel miele" (Filema) ha letto il mio Stanze d'albergo.
Di questa lettura ha lasciato traccia nel suo blog Anaconda Anoressica con un post datato lunedì 7 aprile 2014:


Io non frequento molto la poesia, perché sono zuccona e non la capisco sempre. Però Angela Siciliano è una poeta che parla con le parole preziose della chiarezza, della trasparenza cristallina. Riesce a catturare una sensazione, il lampo di un sentimento, nella perfetta misura dei suoi versi, come se fossero mosche intrappolate nell'ambra. Sono componimenti brevi, che fotografano attimi impermanenti ma necessari. Rispetto alla prima raccolta, Tra le dita, dove i temi erano prevalentemente erotici, qui le epifanie poetiche abbracciano momenti diversi, ma c'è la stessa ingannevole semplicità e la stessa nitidezza delle immagini. Affiora sovente una pietas molto umana, come in questi versi: E anziane maschere vive / si affacciano da dietro le tende / a spiare i bimbi e le carrozzelle, / i padri e le madri / che vanno a fare la spesa, a portare i figli a scuola / a fare qualcosa di importante / mentre per loro – dietro i riflessi sui vetri / non c'è più niente di interessante / né di impellente / a parte il prossimo pasto / che arriverà insipido o troppo salato. C'è anche pudore, delicatezza, nel rappresentare ricordi certo dolorosi, come a proposito del padre: Io invece lo vedo disteso / le mani conserte, la bocca dischiusa / con del sangue tra i denti e le gengive, / le belle labbra carnose, le palpebre chiuse. C'è la natura: Uno scoiattolo frettoloso / mi taglia la strada / e scompare nel bosco / col suo fare misterioso. Sembra che l'amore non abbia tanto i colori violenti della passione quanto quelli tenui della memoria: Indossava larghe gonne a campana / e scarpe a punta col tacco basso. / Aveva vent'anni lei, probabilmente. / Io solo tre. O anche La strada dritta ad una meta / le montagne innevate / la tua guida soffice e calma / il mio maglione rosso splendente. / Vivaldi nel mattino assolato. E alla fine, oltre all'incanto delle parole, rimane una sensazione di serenità. Questo è un libro sapiente e raffinato che sicuramente piacerà ai cultori di poesia, ma anche i lettori non abituali potranno trovare molto nelle sue pagine eleganti (curatissima la veste grafica di FrancoPuzzoEditore), e imbattersi in versi che chiunque vorrebbe fare suoi: Aspetto tra il bene e il male / mangiando miele mangiando sale.

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 Grazie!

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La lettura di Gabriella Musetti


 

















Gabriella Musetti, (autrice di: Divergenze - En Plein Officina, Obliquo resta il tempo - LietoColle,  A chi di dovere - La Fenice, Le sorelle - La vita felice), curatrice dell'annuale “Residenze Estive” - Incontri internazionali di poeti e scrittori a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia; alla direzione della Rivista di poesia e cultura «Almanacco del Ramo d’Oro» e membro della Società Italiana delle Letterate, ha presentato il mio Stanze d'albergo, il 23 marzo scorso a Trieste:
Sono stanze d’albergo quelle che abitiamo, non dimore durature e solide nel tempo, la nostra transitorietà non ci consente veri radicamenti né nei luoghi, né nelle relazioni, e neppure nelle nostre abitazioni. Cogliere e accettare questa dura verità, che rappresenta il limite umano, anche se spesso tendiamo a dimenticarlo o ignorarlo, costa fatica ed è sicuramente frutto di una grande esperienza di vita e di lavoro interiore. E necessita pure di una dote rara: la purezza di cuore, capace di farci accogliere l’esistenza giorno per giorno, nella sua precarietà e bellezza. Una dote francescana, che corrisponde a scelte di misura nella turbolenza del cuore.

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Grazie!

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Da Luca Benassi








Luca Benassi autore di varie raccolte poetiche, tra le quali  “Nei Margini della Storia” (Edizioni Joker), “I Fasti del Grigio” (Edizioni Lepisma), “L’onore della polvere” (Edizioni Puntoacapo), dirige la collana di poesia Passi della Puntoacapo editrice e si occupa di poesia nello storico mensile NOI DONNE.
Luca Benassi ha scritto la prefazione di Stanze d'albergo e una recensione sul Noi donne cartaceo di marzo 2014:

Stanze d’albergo, hall, ascensori sono i luoghi dove si consuma l’incontro con l’altro, con la persona amata, con i familiari, con se stessi, coagulati in un Tu nascosto, con il quale si tenta un dialogo di poesia e silenzio. Angela Siciliano riesce a tracciare una geometria sommaria del vivere, aprendo squarci nel quotidiano dentro i quali scoprire il nervo dei propri patimenti, delle occasioni perdute, rievocando personaggi dell’infanzia, rendendo conto di una precarietà dell’esistenza nella quale solo la scrittura sembra in grado di mettere un punto fermo: «scrivere senza scrivere./ Rimuginando e covando/ abbandonando per sempre/ le parole rumorose e quelle stantie/ quelle svuotate o diventate inutili./ Conservando in posti più sicuri/ quelle ancora vive, ancora sane,/ quelle sempre accese.» Siciliano possiede una lingua matura, senza cadute o inciampi, nella quale dosare l’ironia, il verso arguto, riuscendo a variare i registri, senza tuttavia mai mettere in difficoltà chi legge, ma regalando una poesia dotata di uno stile proprio, subito riconoscibile.

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Grazie!


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Da Mary Barbara Tolusso









Mary Barbara Tolusso (Tra le altre cose: L’inverso ritrovato - LietoColle - Premio Pasolini 2004, Cattive maniere - Campanotto, Il freddo e il crudele - Stampa), giornalista, ha scritto un commento a Stanze d'albergo in quarta di copertina e una recensione su Il Piccolo del 22 marzo 2014.

Dalla Quarta di copertina: ... la registrazione di un "precario vivere", non per questo fallimentare... In fondo non ci sono molte alternative, pare dirci la poetessa, se non esistere di una vita frontale. Rimane un'altra ancora di salvezza, la scrittura, la possibilità di rinnovarsi e rinnovare tramite la parola scritta, il verso motivato, acceso, necessario.

Dalla recensione: Quelli di "Stanze d'albergo" sono quadri familiari, di intimismo collettivo, dotati anche di autoironia o di una messa allo specchio che concede poche repliche alla consolazione patinata.

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Grazie!


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Il cocktail in Stanze d'albergo


Da Stanze d'albergo
di Angela Siciliano
Franco Puzzo Editore - 2014



Un centilitro di autoironia
uno di sana allegria
uno di follia imbrigliata
e poi un pizzico di carezze dolci
uno di parole audaci
e un cucchiaino di voglie chiare
una spruzzata di coraggio ponderato
e un'ombra di esperienza già pagata.

Aggiungere due olive senza nocciolo
infilzate in un lungo stecchino
e servirlo con un sorriso autentico.
Che lasci in bocca
un leggerissimo accenno dolciastro
appena lo si sorseggia
ma che evidenzi in seguito
il retrogusto di tabacco,
di vecchio cuoio e di camino acceso
e chiuda con un leggero e sazio
amaro maturo.

Il tutto va colorato di rosso
rosso sangue eccitato
rosso lungo tramonto estivo
rosso camera oscura
rosso roseto.



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Link: Intervistata da Giada Ventura, in bora.la

Nota: Questo testo è stato per qualche anno un semplice post di questo blog, sotto l'etichetta "Angela Siciliano-Appunti personali", ora è a pag 18 della raccolta Stanze d'albergo.


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lunedì 7 aprile 2014

Due di Ghiannis Ritsos













Rose, 1959 
di Michelangelo Guacci
in "Michelangelo Guacci"
Edizioni  della 
Cassa di Risparmo di Trieste - 1971








Da Il funambolo e la luna
di Ghiannis Ritsos
Traduzione di Nicola Crocetti 
Corriere della sera - 2012



Sera grigia

Mi duole in petto la bellezza; mi dolgono le luci
nel pomeriggio arruginito; mi duole
questo colore sulla nube - viola plumbeo
viola repellente; il mezzo anello della luna
che brilla appena - mi duole. Passò un battello.
Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non tornerai indietro.
Serata grigia, luna sottile, - mi fa male il tempo.



Del silenzio

Le cose che non dicevi mai, proprio quelle
davano sangue alle parole che dicevi e che restavano in aria
sospese, ambigue, come note inspiegabili
di una futura musica notturna. Ora
non hai più niente da dire, giacché non hai niente da
    nascondere. Il silenzio
ti chiude completamente fuori dagli eventi
a sentire le giovani motociclette giù sulla litoranea
a sentire i fischi delle navi "Sàmena", "Ikaros", "Egeo",
che navigano giorno e notte tra alterne bonacce e tempeste
con destinazione finale il grande Ormeggio oscuro.





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sabato 5 aprile 2014

Il due universale


Bicicletta - 1972, di Marino Sormani. (M.S. dipinti1953-1994)


















Di ERRI DE LUCA
da solo andata 
righe che vanno troppo spesso a capo
Feltrinelli - 2005


Due

Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
divernterà diverso.



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mercoledì 2 aprile 2014

Quattro di Raboni



L'automobile infernale - 1928
di Mario Lannes.
In "GLI AFFRESCHI DI CARLO SBISA'
E LA TRIESTE DEGLI ANNI TRENTA"
Catalogo mostra a cura della
Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo 
di Ts - 1980





Da A tanto caro sangue  - Poesie 1953-1987
di Giovanni Raboni
Mondadori - 1988


1 - 
Altre interviste 

Il falegname
Chi cerca 
trova. Per risparmiare del legno
invece di inchiodarlo su un quadrato,
su un triangolo isoscele, su un cerchio,
si può metterlo in croce.

La lavandaia
Ho cercato del sangue 
in quella faccia livida, rappresa
sul pannolino.
Ho battutto la treccia del bucato
sulla solita pietra
per cancellare i disegni del pus.
Ho raccolto la cesta. Mi son messa,
lottando ancora, per via.

Il chirurgo
C'è colpo e colpo. Ci sono ferite di striscio
che nessuno può guarire
e uomini che muoiono a ottant'anni
di coltellate prese in gioventù.
Non c'è regola. Qualcuno si salva 
e si fa prete. A qualcuno la vista
s'indebolisce. A volte
i coltelli rispuntano dal cuore
nel senso della lama.

Il fornaio
Non chiederò 
consigli a destra e sinistra.
So cosa devo fare.
Non lievito. Quantità di farina.
Una mattina all'alba m'alzerò
come sempre, come ora.
E' solo una questione di spessore.
Vivo sarò
questa spada dei morti
guardando l'acqua, la cenere,
la boria dei garzoni.


2 - 
Segreti d'ufficio

Sì - ma un paio di cose
un giorno o l'altro le dovrò sapere:
il profilo del banco, lo spessore del cuoio,
la sezione dei chiodi e delle spine,
la portata (in millimetri cubi/giorno) dei condotti
che raccolgono il siero...

A me puoi dirle, siamo tra morti.


3 -
Gli addii

Ogni tanto mi sforzo 
di ricordarli: il ladro di verdura,
il matto, la servante au grand coeur,
il medico ecc. Strano gioco,
ho paura, e assai poco redditizio.
Tanto tempo è passato! e io
che mi gratto la testa e sto seduto
al tavolo di pietra del mulino
aspettando il sereno, non
sento di quelle spente dolcezze più
che un rauco, degradato miagolio.


4 - 
L'appartamento

1
Passa, dicono, le giornate
con addosso un pigiama, una vestaglia. A chi
gli consiglia d'uscire, di muoversi, altrimenti
i muscoli, alla sua età, si atrofizzano, le giunture
si bloccano, risponde
con un dolce, lento sorriso.

2
Caverna, bunker, mucosa,
spolverati libri che nessuno
leggerà né scompiglia,
grande schermo millimetrato della concentrazione,
dell'introiezione - e dovrebbe
spegnerlo, vestirsi, arrischiare le ossa
nell'aria confusa, piena di pòlline?

3
Va piano piano alla finestra
a vedere se nevica ancora, se continua
nel buio luminoso, là fuori
l'infantile disastro del mondo.



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