mercoledì 29 gennaio 2014

Brevemente

UNA STORIA SEMPLICE
di Leonardo Sciascia
Adelphi - 1989

Velocemente si dipana una semplice storia in cui un suicidio si rivela omicidio. Mafia e droga non vengono nominate ma sono intraviste nei brevi capitoli e la verità sembra arrivare all'ultima pagina, fuori dalle indagini.
Per leggerlo, il tempo di una mezza notte insonne:

Padre Cricco lo fermò di un gesto.
Disse: "Mi pare di conoscerla: lei è della mia parrocchia?"
"Ma che parrocchia? Io non ho parrocchia" disse l'uomo; e uscì con gioiosa furia.
Trovò al posteggio, con cedola di contravvenzione, la sua Volvo. Ma gli parve una cosa da riderne, tanto era contento.
Uscì dalla città cantando. Ma ad un certo punto fermò di colpo la macchina, tornò ad incupirsi, ad angosciarsi. "Quel prete," si disse "quel prete... L'avrei riconosciuto subito, se non fosse stato vestito da prete: era il capostazione, quello che avevo creduto fosse il capostazione".
Pensò di tornare indietro, alla questura. Ma un momento dopo: "E che, vado di nuovo a cacciarmi in un guaio, e più grosso ancora?".
Riprese cantando la strada verso casa.


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lunedì 27 gennaio 2014

Sulla strada di Gerico

 
www.bibliofil.se




















Dal
BARABBA (1950)
di
Pär Lagerkvist  (1891-1974) 
Teadue - 1993

Traduzione di Giacomo Oreglia e Carlo Picchio


"Sua madre era una donna maobita, che la banda, molto tempo prima, aveva fatto prigioniera, quando aveva svaligiato una carovana sulla strada di Gerico e che tutti avevano goduta e avevano poi venduta ad una casa di malaffare a Gerusalemme.
Quando fu chiaro che stava per partorire, non la vollero più tener in quel luogo e la scacciarono. Partorì sulla strada e, in appresso, la trovarono morta.
Nessuno sapeva di chi fosse il bambino e lei neppure l'avrebbe potuto dire: avrebbe detto soltanto che l'aveva maledetto nelle proprie viscere e partorito in odio al cielo e alla terra e al creatore del cielo e della terra."





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lunedì 20 gennaio 2014

La tangente

Maira Kalman: “Walter Benjamin”, 2007.





















Walter Benjamin
Il compito del traduttore
in Angelus Novus
Einaudi 1962-1995

A cura di Renato Solmi


"Come la tangente tocca la circonferenza di sfuggita e in un solo punto, e come questo contatto sì, ma non il punto, le prescrive la sua legge, per cui essa continua all'infinito la sua via retta, così la traduzione tocca l'originale di sfuggita e solo nel punto infinitamente piccolo del senso, per continuare, secondo la legge della fedeltà, nella libertà del movimento linguistico, la sua propria vita."




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mercoledì 15 gennaio 2014

I cassati

Jan Sonnergaard presso Gyldendal


















RADIATOR
di Jan Sonnergaard


Pubblicato in Danimarca nel 1997 dalla Gyldendal
è stato tradotto in italiano da Paolo Borioni
e pubblicato dalla Pendragon (Bologna), nel 2003,
con il contributo della Danish Literature Centre
.
Dieci racconti più o meno brevi in cui un'umanità "perdente" si muove nella capitale danese.
Premesso che faccio fatica a considerare "poveri" (nel senso economico), come vengono definiti nella quarta di copertina, i personaggi di questa raccolta, non faccio fatica invece a capire il loro senso di fallimento in una società che rispetto a quella italiana si può definire funzionante e per certi versi più esigente da una parte, più generosa, e anche più semplificata, dall'altra.
Non posso però fare a meno di osservare che nelle poche righe di presentazione sulla quarta di copertina, si sono espressi dei cliché che è necessario smentire subito: la Danimarca non è "pulita, efficiente, esempio di ordine e benessere". Chi ci vive o ci ha vissuto o la frequenta, lo sa.
Questo è il cliché che gli italiani nutrono sulla Danimarca, come in Danimarca si coltiva il cliché di un'Italia in cui si mangia assolutamente bene, si beve benissimo e a letto si fanno meravigliose esperienze. Pregiudizi positivi li chiamo io. Idealizzazioni. Etichette. Chi vive in Italia sa che a volte in Italia il cibo è avvelenato, il vino è disgustoso e a letto può non succedere proprio niente di gradevole. Contemporaneamente in Danimarca si incontrano anche strade e locali sporchi, uffici disorganizzati e impiegati o medici inefficienti.

Premesso ciò, i racconti, è vero descrivono una Copenaghen che ha difficoltà a sostenere l'immagine che sembra avere di sè stessa, di creatura femminile snella e possente in bicicletta! Non riesce a stare al passo con chi produce, realizza, rappresenta e definisce il successo. Quella di Sonnergaard è una Copenaghen fatta di disoccupati (che però prendono sussidi che quasi farebbero invidia agli impiegati statali italiani!), di studenti (anche loro con sussidio sufficiente per arrivare a fine mese se non lo si sprecasse in sigarette e birre), e di quelli la cui vita non  ha preso la direzione che speravano prendesse, nonostante gli sforzi.
E così la birra e una lunga lista di alcolici vengono consumati come acqua e i personaggi sembrano tutti sull'orlo di un burrone, a pochi millimetri dalla morte, con l'ultimo brandello di lucidità mentale a disposizione. Oppure giocano il proprio orgoglio personale sui piccoli dettagli che di fatto intralciano il loro percorso. O decidono di recuperare l'orgoglio umiliando gli altri, a caso.

In alcuni dei dieci racconti l'orlo viene superato o si deduce che verrà superato non appena il punto finale chiuderà la comunicazione con il lettore. Un sapore dunque di... oltre la fisicità delle cose, persino di  paranormale. Come in Charlotte, il racconto più lungo dove un barista maligno e imbroglione, aspetta da tempo la svolta o almeno l'entrata nel locale della donna della sua vita, che ovviamente dovrebbe essere così e cosà, ma sa benissimo che non esiste una donna simile. Dovrebbe cambiare vita piuttosto, con un atto di forza fare altro. Invece resta dov'è, resta ad annacquare le consumazioni dei clienti fissi, (donne e uomini alcolizzati), a sottrarre soldi dalla cassa aggirando i controlli del sospettoso datore di lavoro, a fingersi amico di chi può offrire da bere anche a lui. Finché un giorno nel locale entra una donna proprio come lui la sogna. Incredibile ma vero.
Per settimane e mesi lei, Charlotte, affascinerà lui e tutta la clientela fissa o del momento, pagando generosamente da bere, vincendo o perdendo ai giochi da tavolo con tutti i clienti. Stuzzicandogli il cuore e l'appetito sessuale ma mai prendendo una direzione decisiva verso il conoscersi intimamente. Una certa notte però le cose prenderanno una piega nuova: dopo il turno al bar, lui la raggiunge in un locale e dopo la seguirà in un appartamento di lusso per consumare finalmente un'intimità che supera ogni aspettativa. Ovviamente.
Ma sono stati bevuti litri di differenti alcolici e anche altre sostanze stupefacenti sono state consumate, il cervello certamente è vicino all'esplosione e produce di conseguenza immagini inaspettate. Allucinazioni, stranamente di sangue e orrori vari che sembrano non avere molto in comune con la situazione. Dopo il sesso si addormentano.

Il giorno dopo il nostro barman si ritrova solo in un appartamento vuoto, con la porta spalancata. Di Charlotte nessuna traccia né quel giorno né nei giorni seguenti. Finché qualche tempo dopo su un quotidiano si  parla di tre orrendi omicidi dei quali non si capisce il movente, in un bordello della Selandia, e varie supposizioni e teorie. Le foto delle vittime, in vita, rivelano una Charlotte splendida come sempre. Dalle indagini si presume che gli omicidi risalgano ad una data che lascia definitivamente distrutto il barman e cioè a cinque settimane prima che la donna entrasse per la prima volta nel locale!


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Nota del 21.11.2016 - Jan Sonnergaard che era nato nel 1963 è morto oggi 21.11.2016.


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lunedì 6 gennaio 2014

Sala d'attesa

La sedia, foto di Gianna Omenetto


















Ti sieda, esca
o rientri, io ti conosco.


Secondo libro dei Re 
19, 27
La sacra Bibbia, Versione ufficiale, CEI - 1974



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