lunedì 27 maggio 2013

Il bambino riflessivo





Dalla raccolta
FRALANDSVIND - DIGTE
(Vento di terra - Poesie)
di Henrik Nordbrandt
Gyldendal - 2001











IL BAMBINO RIFLESSIVO
Traduzione di Angela Siciliano


Da bambino pensavo: prima si è bambini
e poi dallo psichiatra per il resto della vita.
E posso dimostrarlo
perché coloro che sanno camminare sull’acqua
sanno anche leggere i pensieri:
per un attimo i pattinatori restarono immobili
sulla superficie dell'acqua nera dello stagno
tanta fu l’impressione che fece loro
la parola psichiatra.
Pensavo anche: con tutte queste auto
la terra non resisterà a lungo: devono sparire
Così schiacciai le mie automobiline
a colpi di martello.
Mi costarono un cazziatone
parola che allora era severamente vietato
anche soltanto pensare.
Qualcuno di certo dirà: che bambino intelligente.
Altri: non è stato abbastanza dallo psichiatra.
Ma era metà maggio
I pesci saltavano continuamente fuori dall’acqua nera
con la stessa foga con cui  in seguito ho visto
la gente saltare dalle finestre dell’ospedale
un paio di mesi prima, con ancora la neve.

*


Det tænksomme barn

Som barn tænkte jeg: Først er man barn
så hos psykiater resten af livet.
Og det kan jeg bevise
fordi de, der kan gå på vand
også kan læse tanker:
Skøjteløberne stod et øjeblik helt stille
på  overfladen af det sorte mosevand
sådan et indtryk gjorde ordet
psykiater på  dem.
Jeg tænkte også: Med så mange biler
holder jorden ikke længe: De skal væk
Så jeg slog mine legetøjsbiler
flade med en hammer.
Det kostede mig en skideballe
et ord, der dengang var strengt forbudt
selv at tænke.
Nogle vil sikkert sige: Sikke et klogt barn.
Andre: Det har ikke været længe nok hos psykiater.
Men det var midt i maj
Fiskene sprang hele tiden op af det sorte vand
med samme iver, som jeg senere har set
folk springe ud ad hospitalsvinduer
et par måneder tidligere, når der stadig ligger sne.




La poesia la trovate
a pag 89 della rivista Hebenon (numeri 11-12, quarta serie. Numero solo on line).


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mercoledì 15 maggio 2013

Cosa sai della notte




















E a proposito di omofobia ecco le ultime indagini di Giorgia Cantini in
COSA SAI DELLA NOTTE
di Grazia Verasani
Feltrinelli - 2012

La detective privata deve scoprire chi ha ucciso Oliviero detto Oliver, il giovane uomo aspirante attore, gay dichiarato, dalle abitudini pericolose.
A tre anni dall'omicidio la sorella della vittima si rivolge a lei poiché la polizia ha lasciato il caso irrisolto.
Fra luoghi inventati e luoghi realmente esistenti, tra Ferrara e Bologna, la Cantini con il suo fiuto e la sua tenacia, riesce a trovare l'assassino, sfogliando contemporaneamente le molte pagine di una società ancora omofoba.
Il personaggio della detective si sta evolvendo in una donna che è un po' stanca dei propri atteggiamenti di difesa e vorrebbe avere qualcosa di più dalla vita.

"Cammino e penso che è troppo tempo che mi nascondo dentro maglie e pantaloni oversize e frasi pseudo-intelligenti. E' troppo tempo che paragono l'amore al suicidio dei kamikaze, e che vivo col pelo dritto, sempre sul chi va là. Troppo tempo che esco incolume da incidenti che non faccio, da parole che non dico, da sentimenti che non dichiaro. E sono stanca, stanchissima, di trattarmi con i guanti, di essere prudente, di non rischiare mai un rimpallo o un cazzotto o un voltafaccia. Stanca della mia celletta ben sorvegliata, dei miei castelli senza ponti levatoi. Stanca di essere un posto dove non succede niente."




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domenica 12 maggio 2013

La Rùah







































Dalla   Prima lettera di Giovanni     4, 18-19

"Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (Conferenza Episcopale Italiana)

*

"Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore. Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (Società Biblica di Ginevra)


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Link: Progetto RUAH
Come spiegato nel loro sito:
“Rùah”, “Spirito” in ebraico, pensando alla solita bora così caratteristica di Trieste. Ma anche perché in ebraico lo Spirito è femmina (è “la” Rùah).






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mercoledì 8 maggio 2013

Un anello della catena

"Salotto" di Cettina Calabrò


























DI PASSAGGIO
di
Hella Haasse

Traduzione di Laura Pignatti
Iperborea - 1996

Xenia la straniera, l'ospite e Cluysman l'eremita.
Una giovanissima donna, sempre in viaggio nella direzione opposta al consumismo e alla banalità e un uomo anziano che sceglie l'isolamento e preferisce i libri alle persone.
Due generazioni, quasi ai due estremi della vita, l'una senza padri e senza madri, l'altra senza figli e senza nipoti. L'una nata all'ombra di quanto il sessantotto aveva significato, l'altra già matura quando il sessantotto era esploso.
Le due persone, nel loro reciproco isolamento, quasi per caso incrociano le proprie vite convivendo per una settimana, aiutandosi a vicenda, quasi involontariamente.

La viaggiatrice e il filosofo si incontrano e lei capisce il futuro e lui rivede il passato (tracce di esistenzialismo nel ricordo di una Parigi sfocata e lontanissima nel tempo).
Durante quella settimana sotto lo stesso tetto lei percepisce il lusso e il benessere che derivano dalle sicurezze e lui trova la forza (trainato da lei) di uscire dalla sua casa-esilio, per un momento.
La loro breve convivenza è un'importante tappa del "viaggio" di entrambi.

Sullo sfondo un'Amsterdam inappetibile, abitata da brutti ceffi. Xenia (che si fa chiamare Ics, come l'incognita) vi è ritornata per cercare i suoi amici, il timido Daan e l'audace Alma, ma ripartendo in direzione di Anversa (in autostop), dietro le tracce di Alma che probabilmente è in pericolo, sa già che ha perso per sempre Daan.



"Vengo a salutarti", disse Ics, "A dirti addio!"
Si sistemò le cinghie dello zaino sulle spalle.
Cluysman la guardò costernato.
"Ma come? Te ne vai? Perché?"
"Voglio fare un salto dalla madre di Daan. E poi vado a cercare Alma. Non rimarrai solo a lungo. Oggi o domani arriva tua sorella con la nuova donna. Siamo già d'accordo."
Lui le prese la mano.
"Xenia! 'Xenos' vuol dire straniero, ma anche ospite. Per gli antichi greci era lo stesso. Xenia, amica ospite, rimani. In nome di Dio non tornare a vagabondare!"
"Voglio sapere dov'è Alma."
"E' tutto per te, i libri, la casa, un sostegno economico. Ti prego accetta quello che ti posso dare. Torna a scuola, dai l'esame di maturità. Scegli una facoltà. Il sapere non deve andare perduto. Sii un anello della catena, non lasciarmi a me stesso!"
"Tu non sei il mio guru", disse Ics in tono brusco. Era colpita dalle sue parole e dalla sua disperazione, ma non voleva darlo a vedere. "Io non mi lascio inquadrare, voglio andare per la mia strada. Grazie per l'offerta! Ma se non riesco a farcela da sola, non ne vale la pena."
"Ti rendi la vita inutilmente difficile. E corri dei rischi."
" E' così e non può essere altrimenti. Sono io a volerlo", ripeté con impazienza. "Smettila con queste storie. Se fai esercizio, puoi benissimo camminare. Scendi le scale ogni giorno, esci, va' ogni volta un po' più lontano. D'ora in poi vatti a comprare lo yogurt da solo, maledizione! l'Albert Heijn è dietro l'angolo!"




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mercoledì 1 maggio 2013

Impasse
















IMPASSE: (Termine francese usato anche in italiano) Vicolo cieco, strada senza uscita.
In senso figurativo: non avere via d'uscita.

Cioè il luogo in cui la Nazione Italia è finita e dal quale il suo nuovo Presidente del Consiglio comincia il lavoro!

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Vedi anche Rue Vattelapesca di Bastia



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