venerdì 28 settembre 2012

Carattere e destino

Alex Mac Lean: Cut Flower Fields
in photographersgallery.com




















IL CODICE DELL'ANIMA
di
James Hillman
Traduzione di Adriana Bottini
Adelphi - 1997



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"Per molti la vocazione è di tenere accesa la lampada sotto il moggio, di porsi al servizio della via di mezzo, di restare in mezzo alla truppa. E' la vocazione all'armonia dell'uomo. E si rifiuta di identificare l'individualità con l'eccentricità. La vocazione accompagna la vita e la guida in maniera impercettibile e in forme meno vistose di quelle a cui si assiste nelle figure esemplari presentate in questo libro. Siamo tutti chiamati; lasciamo perdere gli eletti."
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Link aggiunto il 22.4.2013: Alex Mac Lean su huffingtonpost.it



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martedì 25 settembre 2012

Il diritto al pezzo di torta

Una coppia di donne festeggia il proprio matrimonio e gusta una torta della
Pasticceria La Glace di Copenaghen (Konditori La Clace i København).
Foto all'interno del sito:
www.laglace.dk 




























Un post di Franco Buffoni
pubblicato su Nazione Indiana
oggi:
 
In Italia in questi mesi stiamo assistendo ad uno strano, risibile e ipocrita dibattito su ciò che dice effettivamente la nostra Costituzione, promulgata il 1 gennaio 1948, sul matrimonio civile.
Da una parte c’è chi sostiene, Costituzione alla mano, che – essendo tutti i cittadini uguali dinanzi alla legge – e poiché la Repubblica promuove l’uguaglianza e le pari opportunità, anche i cittadini omosessuali devono poter stipulare tra loro il contratto denominato matrimonio civile.
Dall’altra parte si risponde che l’articolo 7 della Costituzione parla di “famiglia naturale” basata sul matrimonio.
In linguistica, si sa, non esiste il “verbo”, non esiste l’ipse dixit. E la linguistica applicata al diritto è una scienza empirica, relativistica. Perché le lingue, come le società, sono in costante trasformazione. I termini, dunque, non posseggono un significato letterale determinato. I significati letterali non sono che i significati stabiliti da una pratica interpretativa. Qualcuno potrebbe replicare che i significati coincidono con le intenzioni degli autori dei testi: in questo caso si parla di teoria intenzionalistica dell’interpretazione, contrapposta alla teoria letteralistica.
Dall’altra parte, dicevo, si risponde che l’articolo 7 della Costituzione parla di “famiglia naturale” basata sul matrimonio. A questa risposta i primi replicano che la Costituzione non parla mai di matrimonio esclusivamente tra un uomo e una donna. E a questa replica i secondi rispondono che la Costituzione lo dà per sottinteso.
Eccoci nel cuore dello scontro tra teoria intenzionalistica e teoria letteralistica dell’interpretazione. Nel caso dell’articolo 7 la lettura intenzionale è dei giuristi di area cattolica, quella letterale è dei giuristi – come Stefano Rodotà – di area laica. Ma le posizioni potrebbero scambiarsi su un altro articolo, trasformando i cattolici in letteralisti e i laici in intenzionalisti, secondo le rispettive convinzioni ed esigenze.
E’ in questi casi che occorrono sensibilità, intelligenza e capacità di guardare lontano. Perché altrimenti non se ne esce, come è evidente ripercorrendo gli estremi del dibattito.
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 Dapprima, da parte cattolica, si sostenne che gli animali, che sono “naturali”, non praticano l’omosessualità. Da parte laica si è allora dimostrato scientificamente che la natura non disdegna affatto l’omosessualità; che in molte specie l’accoppiamento omosessuale è un dato di consuetudine anche in presenza di individui del sesso opposto, e non solo in cattività; e che in altre specie vicine all’homo sapiens il sesso è slegato dal ciclo riproduttivo: e che questo punto è fondamentale per i diritti degli omosessuali: la separazione tra sessualità e procreazione.
Da parte clericale si è allora replicato che, se gli animali praticano dei comportamenti “bestiali”, questo non giustifica l’uomo che li imiti.
E da parte laica: come si può negare che la pulsione omosessuale sia “naturale”? E’ forse stata creata in laboratorio?
Significativa al riguardo la mostra Against Nature?, proveniente da Oslo e ospitata dal Museo di Storia Naturale di Genova, che presentava in modo rigorosamente scientifico gli studi sui comportamenti omosessuali di oltre millecinquecento specie animali, dagli invertebrati ai mammiferi. La mostra era partita in sordina, ma venne alla ribalta quando le organizzazioni cattoliche protestarono perché il progetto era stato inserito nel catalogo didattico per le scolaresche. (Interessatissime, per altro, alle storie delle balene maschio che si comportano vistosamente da femmina per evitare i combattimenti; dei trichechi che si coinvolgono in giochi erotici omosessuali; dei pinguini reali tra i quali un maschio su cinque preferisce un partner dello stesso sesso. E dei fenicotteri, che si organizzano in coppie di maschi per allevare il doppio dei cuccioli, o dei cigni che creano coppie fedeli nel tempo sia etero che omo.) Magnus Enquist, etologo dell’Università di Oslo, per nulla turbato dalle polemiche, osservò: “Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama”.
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Come inquadrare la questione nell’ottica della sensibilità, dell’intelligenza e della capacità di guardare lontano? Per esempio, impostandola in questo modo:
I. Parlare di “omosessualità” tra gli animali è scorretto, significa antropomorfizzarli, attribuendo loro intenzioni decisamente umane.
II. Le persone omosessuali devono acquisire rispetto sociale e diritti non perché si dimostra scientificamente che i loro comportamenti esistono in natura, ma perché amano e si amano come persone.
III. Quindi, sia il ricorso da parte clericale al concetto di omosessualità contro-natura, sia la replica che si tratta di comportamenti largamente diffusi in natura, non sono argomentazioni convincenti perché il problema è interamente umano, cioè etico.
IV. E’ inutile appellarsi al non umano per giustificare l’umano. Solo la cultura ha il compito di compiere scelte etiche, cariche – per l’appunto – di una forza culturale.
V. E’ la parte più avanzata della filosofia del Novecento che considera obsoleto come categoria di pensiero il diritto naturale. Siamo ormai una specie troppo poco “naturale” per parlare di che cosa è naturale. La Sapiens-sapiens è diventata tale proprio perché si è distanziata dalla natura, dalla animalità. Per gli appartenenti alla Sapiens-sapiens, oggi, “naturale” dovrebbe essere l’accentuazione di educazione, gentilezza, civiltà: umanizzare il mondo, diceva Rilke. E che cosa è più gentile, umano, civile, di una promessa d’amore, di un patto di solidarietà, di un “contratto” stipulato solennemente tra due persone? E sottolineo persone.
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lunedì 24 settembre 2012

Due poesie di Frisa

Le finestre di un rudere a Chiusaforte. Foto di Angela Siciliano





















Da La costruzione del freddo
di Lucetta Frisa
Ripostes, 1990
in arcipelagoitaca.it
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La passione
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Della passione le inclinazioni
segui quella che ti assomiglia -
ma che sia generosa.
Il cuore delle cose è fiamma
fiamma il tuo cuore se si spalanca
allo spazio e accende le corrispondenze
in eloquente calore...

E’ la ragione istintiva del rosso:
scavalca i punti di quiete
brucia l’osso e l’idea pulsando
nel dolore e sul foglio vivo
e li tramuta in opera.
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Se il grigio ingrigisce i sensi
e assopisce il senso del tuo viaggio
ricòrdati del rosso che brucia sotto
e ha il colore del risveglio.
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L'inadeguatezza
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Dell'inadeguatezza le inclinazioni
conducono lontano dal tuo corpo,
l'altro desiderio innalza rupi
e più sali, più la strada scende.
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Con la freccia spuntata miri al leone
coi piedi scalzi attraversi bufere
leggi parole che scompaiono -
sbagliano l'occhio o il libro?
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L'acqua trabocca si frantuma il vaso
nulla si versa in te e non ti versi in nulla:
impara con penna o foglio la misura
tra parola e sogno e in mezzo la mano.
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Insegna l'inadeguatezza a fermare qui il visibile.
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domenica 23 settembre 2012

Gusti inevitabili

Foto di Bea Fresno, in beafresno.com





















All'inizio diventammo tutti americani con la Coca Cola e la gomma da masticare,
poi il mondo si è italianizzato con la pizza e la lasagna
più tardi siamo diventati tutti medio-orientali col falafel e il kebab
e ora siamo tutti svedesi con i mobili dell'Ikea!
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martedì 18 settembre 2012

Anche questa è Italia


























Lo spazio che si concede nei media italiani al pensiero cattolico è enorme, dovuto forse a vecchie abitudini politiche e a Patti ufficiali firmati e rifirmati.
Inoltre molti parlando di Cristianesimo intendono in realtà Cattolicesimo e parlando di cattolicesimo dicono automaticamente Cristianesimo.
Ma è soltando un equivoco. Una superficialità linguistica.
L'Italia, in ogni caso, è molto altro che solo Cattolicesimo..

E lo è anche per tradizione, i Valdesi infatti esistono sui territori italiani da quasi mille anni, da qualche secolo prima della nascita del Signor Lutero:
http://www.chiesavaldese.org/
Con la discrezione che li distingue passano quasi inosservati nella vita sociale italiana.

Se c'è una città italiana che per tradizione ingloba tante forme di cristianesmo e varie religioni, tante quante sono le comunità e le etnie che vi abitano, quella è Trieste.
Ed è a Trieste che lavora e vive il pastore luterano Dieter Kampen:
http://www.chiesaluterana.it/
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Leggendo la sua Introduzione all'etica luterana edita dalla Claudiana (Torino - 2012),
si rischia di respirare aria buona, esattamente il contrario di quando si viene assaliti dalla nuvola di aria soffocante delle affermazioni di alcuni politici italiani e vescovi e cardinali e moralisti vari, dalle idee in fondo piccole e dalla paura di vivere infinita, anzi sarebbe più preciso dire dalla paura di FAR VIVERE GLI ALTRI, infinita e purtroppo anche micidiale.

Il libricino comunque, con la efficace semplicità definibile appunto luterana, ci informa che la CELI (Chiesa Evangelica Luterana in Italia), nel Sinodo del 12-15 maggio 2011, ha deliberato che (ne estraggo la frasetta che la dice tutta e la dice lunga):
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"Sulla base della ricerca biochimica viene dimostrato che l'omosessualità fa parte delle espressioni della sessualità, quindi rappresenta una condizione naturale. Per questi motivi la condanna morale dell'omosessualità non può essere in alcun motivo giustificata."
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Amen.
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venerdì 14 settembre 2012

Il regno in cui nessuno muore

Willy Ronis, Les enfants, Arles, 1975
in monsieurphoto.free.fr



























Edna St. Vincent Millay
(1892 - 1950)
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L'infanzia è il regno in cui nessuno muore
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Poesia scelta da Lella Costa,
ascoltala in Rima Privata: ilsole24ore.com
del 31 ottobre 2011.
Traduzione di ...?
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L'infanzia non è un tempo della vita
che ha principio coi giochi e si conclude
quando, adulti oramai, ce ne disfiamo.
L'infanzia è il regno in cui nessuno muore.
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Nessuno d'importante, si capisce.
Ci sono lontani parenti che muoiono,
che abbiamo visto solo per un'ora
e che ci regalarono dei dolci
in uno scrigno a strisce verdi e rosa,
o un coltellino, ma presto sparirono,
non puoi dire che siano stati "vivi".
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E muoiono anche i gatti, che agitavano
la coda sul tappeto, il pelo reticente
all'improvviso scosso, percorso da pulci
che nessuno vi avrebbe immaginato,
lucente e bruno, i gatti che sapevano
tutto quello che c'era da sapere,
emigranti nel mondo dei vivi.
Tu prendi una scatola da scarpe,
che ora è troppo piccola per lui,
ne' puo' lì dentro raggomitolarsi:
ne prendi una piu' grande, lo seppelisci nel cortile, e piangi.
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Ma non ti svegli dopo un mese o due, nel mezzo della notte,
ne' dopo un anno, ne' dopo due anni,
a piangere, mordendoti le dita, a gridare:" Mio Dio, mio Dio, mio Dio!".
L'infanzia è il regno dove nessuno d'importante muore - madri e padri non muoiono.
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E se tu hai detto: "Per l'amor del cielo, devi proprio baciarmi di continuo?"
o "Vorrei tanto che adesso la smettessi di battere con il ditale contro la finestra"
Domani o il giorno dopo, in pieno gioco,
avrai il tempo per dire "Scusa, mamma".
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Diventi adulta quando siedi a tavola in compagnia di morti,
persone che non parlano e non sentono;
che non bevono il the, che pur dicevano
essere il primo dei piaceri umani.
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Corri in cantina a prendere per loro
il vasetto piu' fresco di lamponi:
non li tenti.
Lusingali, allora: domanda cosa dissero al vescovo
quel giorno, cosa di preciso all'ispettore
o alla signora Mason, non abboccano.
Gridagli in faccia, alzati, arrossisci,
strappa alle sedie quelle spalle rigide,
scuotile, strilla pure;
rimangono impassibili, nemmeno imbarazzati; scivolano solo
indietro sulla sedia.
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Ora è freddo il tuo the.
Lo bevi in piedi
e poi lasci la casa.
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La poesia in lingua originale, in questo link, dal quale si può anche arrivare ad una registrazione con la voce di E.St.V. Millay:
http://gonemild.com/2009/11/15/sunday-poetry-childhood-is-the-kingdom-where-nobody-dies-by-edna-st-vincent-millay/
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Childhood Is the Kingdom Where Nobody Dies
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Childhood is not from birth to a certain age and at a certain age
The child is grown, and puts away childish things.
Childhood is the kingdom where nobody dies.
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Nobody that matters, that is. Distant relatives of course
Die, whom one never has seen or has seen for an hour,
And they gave one candy in a pink-and-green stripèd bag, or a jack-knife,
And went away, and cannot really be said to have lived at all.
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And cats die. They lie on the floor and lash their tails,
And their reticent fur is suddenly all in motion
With fleas that one never knew were there,
Polished and brown, knowing all there is to know,
Trekking off into the living world.
You fetch a shoe-box, but it’s much too small, because she won’t curl up now:
So you find a bigger box, and bury her in the yard, and weep.
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But you do not wake up a month from then, two months,
A year from then, two years, in the middle of the night
And weep, with your knuckles in your mouth, and say Oh, God! Oh, God!
Childhood is the kingdom where nobody dies that matters, – mothers and fathers don’t die.
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And if you have said, “For heaven’s sake, must you always be kissing a person?”
Or, “I do wish to gracious you’d stop tapping on the window with your thimble!”
Tomorrow, or even the day after tomorrow if you’re busy having fun,
Is plenty of time to say, “I’m sorry, mother.”
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To be grown up is to sit at the table with people who have died, who neither listen nor speak;
Who do not drink their tea, though they always said
Tea was such a comfort.
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Run down into the cellar and bring up the last jar of raspberries; they are not tempted.
Flatter them, ask them what was it they said exactly
That time, to the bishop, or to the overseer, or to Mrs. Mason;
They are not taken in.
Shout at them, get red in the face, rise,
Drag them up out of their chairs by their stiff shoulders and shake them and yell at them;
They are not startled, they are not even embarrassed; they slide back into their chairs.
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Your tea is cold now.
You drink it standing up,
And leave the house.
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Di Edna St. Vincent Malley sul mercato italiano troviamo la raccolta:
L’amore non è cieco

Crocetti Editore - 1991, 2001
Traduzione di Silvio Raffio
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Da questa raccolta, attingendo dal
sito web dell'editore:

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Io non ti dò il mio amore...

Io non ti dò il mio amore come fanno
le altre ragazze, in uno scrigno freddo
d’argento e perle, né ricco di gemme
rosse e turchesi, chiuso, senza chiave;
né in un nodo, e nemmeno in un anello
lavorato alla moda, con la scritta
‘semper fidelis’, dove si nasconde
un’insidia che ottenebra il cervello.
L’Amore a mano aperta, questo solo,
senza diademi, chiaro, inoffensivo:
come se ti portassi in un cappello
primule smosse, o mele nella gonna,
e ti chiamassi al modo dei bambini:
“Guarda che cos’ho qui! – Tutto per te

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giovedì 13 settembre 2012

Futuro, Silenzio, Niente

     William Abranowicz, Stairs, Sifnos, 1990,
                in photographersgallery.com























Le tre parole più strane
di Wiawa Szymborska
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Quando pronuncio la parola Futuro,
la prima sillaba già va nel passato.
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Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
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Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.
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Traduzione di Pietro Marchesani
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lunedì 10 settembre 2012

Concisa biografia

                  William Abranowicz, Chair, Santorini, 1989.
                              In photographersgallery.com

























Da Il nostro amore è come Bisanzio
di Henrik Nordbrandt
Donzelli - 2000
A cura di Bruno Berni
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Mille strade
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Hai gettato un'ombra bella e dura
sui miei giorni inquieti. Intorno a essa
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la luce si è fatta incredibilmente forte.
Mille strade d'un tratto sono andate verso il mare.
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Tusind veje
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Du kastede en smuk og haard skygge
hen over mine rastloese dage. Rundt
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om den blev lyset utroligt staerkt.
Tusind veje gik i èt nu mod havet.
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Concisa biografia
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Per organizzare la mia vita
ho innanzitutto
usato tutti questi anni.
Ora sono solo, senza figli e ingrigito
e non possiedo nemmeno
una casa in questo povero quartiere
il cui unico vantaggio
è la luce del sole, che la sera cade
sui vetri che non si sono rotti
- così bello da osservare
stando dall'altra parte del fiume
dove si può anche sentire la musica gracchiante
delle radio a transistor da pochi soldi.
Accanto a me, sulla riva del fiume
è seduta una vecchia megera
che ha tutti i suoi averi in una carrozzina
e con la quale di tanto in tanto
divido una bottiglia di gin.
Per completezza devo aggiungere
che non avrei usato l'espressione "vecchia megera"
se lei non mi avesse chiamato "vecchio barbone".
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-
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Kortfattet biografi
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Paa at planlaegge mit liv
har jeg foerst og fremmest
brugt alle disse aar.
Nu er jeg ensom, barnloes og graahaaret
og ejer ikke saa meget
som et hus i dette fattigkvarter
hvis eneste fordel
er sollyset, der om aftenen falder
i de ruder, der ikke er blevet knust
- saa smukt at betragte
fra den anden side af floden
hvor man ogsaa kan hoere den skrattende musik
fra de billige transistorradioer.
Ved siden af mig, paa flodbredden
sidder der en gammel kaelling
som har alle sine ejendele i en barnevogn
og med hvem jeg undertiden
deler en flaske gin.
For fuldstaendighedens skyld boer jeg tilfoeje
at jeg ikke ville have brugt udtrykket "gammel kaelling"
om hun ikke havde sagt "gamle stodder" til mig.
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*
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Anche se
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Anche se potessi rivivere la mia vita
gli stessi crocevia sicuramente
mi condurrebbero agli stessi crocevia
e il disegno non cambierebbe tanto
da rendere una sola delle mie rughe
diversa da quelle che ho oggi.
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L'eterna fatica che fa il mio corpo
nel sostenere la mia testa
sarebbe la stessa.
Come oggi percepirei
l'avere due orecchie come qualcosa di innaturale
e sarei assillato dalla mia conoscenza
della forma e consistenza del mio cervello.
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Come oggi trascinerei i miei piedi
pesantemente come nel terriccio argilloso
anche avanzando su un pavimento di marmo.
Le stesse donne mi lascerebbero
per gli stessi motivi
e come oggi riuscirei a capirle.
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E come se fosse oggi
riuscirei a ricordare il boia
quando si è tolto il cappuccio
e mi ha strizzato impercettibilmente l'occhio
come si saluta un vecchio cliente.
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Selv om
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Selv om jeg kunne leve mit liv om
ville de samme korsveje
sikkert lede mig til de samme korsveje
og moensteret ikke engang aendre sig saa meget
at en eneste af mine rynker
ville vaere anderledes end dem, jeg har i dag.
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Det evindelige besvaer, min krop har
med at baere paa mit hoved
ville vaere det samme.
Som i dag ville jeg foele
det at have to oerer som noget unaturligt
og plages af min viden
om min hjernes form og konsistens.
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Jeg ville som i dag slaebe mine foedder
tungt som i klaeg muldjord
selv naar jeg gik paa et marmorgulv.
De samme kvinder ville forlade mig
af de samme grunde
og som i dag, ville jeg kunne forstaa dem.
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Og saa tydeligt som i dag
ville jeg kunne huske boeddelen
naar han tog haetten af
og blinkede umaerkeligt til mig
saadan som man hilser paa en gammel kunde.
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Guaito per un'amica
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Se fossi un cane guairei sulla tua tomba
e andrei errando di porta in porta
in cerca del tuo odore.
Ma sono un uomo e so che sei morta
dietro ogni singola porta del mondo
e nella tua tomba non sei, come non sei
in queste righe in cui converto il mio guaito
mentre il cane che è in me continua a errare.
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Hyl over en veninde
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Hvis jeg var en hund, ville jeg hyle paa din grav
og strejfe om fra doer til doer
i soegen efter faerten af dig.
Men jeg er et menneske og ved, du er doed
bag hver eneste doer i verden
og findes lige saa lidt i din grav
som i disse linjer, jeg omsaetter min hylen til
mens hunden i mig bliver ved med at strejfe.
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domenica 9 settembre 2012

Dentro uno spartito di allodole

Inside looking out di Susan Burnstine
in photographersgallery.com


























Oggi prendo ispirazione dal post della rivista
 Viadellebelledonne.wordpress.com
dedicato a due poesie di
Anna Maria Farabbi
per ripescare dal mio "archivio privato" un libricino datato 1994 intitolato

DEDICHE

che era/è quanto resta di un Primo - e unico? - Premio/Concorso indetto dalla Associazione Gaspara Stampa, senza vincitrice ma con 11 "migliori" e dal quale scelgo della Farabbi:
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Intanto sfrego l'unghia del mio pennino
contro il foglio
per torcere le gocce dense d'inchiostro
e farle cose
dure
sterminate ed emigranti
Intanto muoiono altri poeti
con la stessa faccia zitta di altri operai
con la stessa schiena stracarica e zitta
di muli franati a picco dai sentieri stretti
della montagna
Intanto con dita rampicanti io sono e io scrivo
che la scrittura non salva non basta
questo passionario paesaggio di minime lettere
dentro cui coagulo
così simile ad un lunghissimo fronte
di fame di guerra di drammatiche baracche
provvisorie
come del resto tutto e noi in tutte le parole
Non serve non parla lo scrittore tremendo che si
miete
le sue orecchie infinite per imbuiarsi dentro
.......................................la buca del suo cuore
mentre fuori si sfasciano in volo gas nervini bocche
di bambini spalancati e assassinati bocche
di terra di bestie di gente di gente di gente
Allora meglio imparare la vita vivendo
leggendo la scorza calligrafica degli alberi
dritti
o quella di una mano rapinata
e meglio prolungarsi dentro uno spartito di allodole
che frecci
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martedì 4 settembre 2012

La voce ammutolita

Susan Burnstine: Crossing The Bridge
In photographersgallery.com























"S'accorgeva soltanto che quella voce limpida e sicura dell'animo suo, che un tempo era desta in lui e nei suoi tempi d'oro l'aveva sempre guidato, era ammutolita.
Il mondo l'aveva assorbito, il piacere, l'avidità, la pigrizia, e infine anche quel peccato ch'egli aveva sempre disprezzato e deriso come il più stolto di tutti: l'avarizia. Anche la proprietà, il possesso e la ricchezza s'erano infine impossessati di lui, non erano più per lui inezia e gioco, ma erano diventati peso e catena."

Brano trovato a caso aprendo il SIDDHARTA di Hermann Hesse che mi porto dietro da decenni, che ho letto e riletto più volte e che ho riaperto con affetto dopo aver saputo che sta compiendo i novant'anni e domani esce un'edizione nuova con fotografie e scritti iniediti dell'autore, sempre per l'Adelphi e sempre tradotto da Massimo Mila. (La Repubblica, 2.9.2012, articolo di Antonio Gnoli)
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