venerdì 31 agosto 2012

Dorata dolcezza

Bodil Bech
(1889-1942)
Foto in
Gravsted.dk













Da POESIA MODERNA DANESE
Edizioni di Comunità - 1971
Traduzione di Maria Giacobbe
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In tram
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Perché mai sono così stranamente felice?
E' come se due uccelli dimorino
dietro i miei seni tesi -
dorata dolcezza sale e scende
quando respiro -
quasi penoso questo tenero palpito -
i miei piedi vorrebbero lasciare la terra
e le mie braccia remare per i cieli.
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Così io non sono
una qualunque signora -
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O forse sono
estremamente qualunque -
forse che non son qui
seduta nel tram
e pago il mio biglietto
volgendo un calmo profilo
alla finestra?
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Forse son molte le donne
che pure volgono un calmo profilo
alla finestra
e son come me profondamente felici?
Sediamo tutte
con uccelli dietro i seni
e con un grembo che palpita
come una rosa di fuoco?
.
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.
I Sporvognen
.
Hvorfor er jeg mon saa saert lykkelig?
Det er, som boede der to Fugle
bag mine spaendte Bryster -
gylden Soedme stiger og falder,
naar jeg traekker Vejret -
naesten pinefuld er denne oemme Baeven -
mine Foedder har Lyst at slippe Jorden,
og mine Arme at ro op i Himlene.
.
Jeg er saaledes
ingen almindelig Dame -
.
Eller maaske er jeg
yderst almindelig -
for sidder jeg ikke her
i Sporvognen
og betaler Konduktoeren
og vender en rolig Profil
mod vinduet?
.
Maaske er der mangen en Kvinde,
der ogsaa vender en rolig Profil
mod Vinduet
og er ligessa dybt lykkelig som jeg.
Sidder vi alle
med Fugle bag Brysterne
og med et Skoed, der baever
som Ildrose?
.
*
.
Dio
.
La voce di Dio è come quella  delle acque,
grandiloquente e immensa,
la voce di Dio è come quella dei venti,
unificante l'universo,
miriadi di stelle
vegliano al suo capezzale
e ammiccano
quando la divinità dorme.
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La sua cintura è adorna
di saette e granate,
il suo sguardo è fisso
all'interno della terra,
le sue mani son suolo
per zampettanti colombe.
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Nelle sue viscere,
infuria la bontà
per il brulicame umano,
coloro che tentano
di spegnere il sole,
di frustarsi l'un l'altro
con saette,
di giocare a palla
con le stelle.
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Dio è paziente -
il suo fiato si muove
come vento pesante,
i suoi occhi cercano selvaggi
in lontananza -
nel demoniaco sogno
del nulla.
.
---
.
Gud
.
Guds Roest er som Vandenes,
stort talende og vaeldig,
Guds Roest er som Vindenes,
Alverden forenende,
Myriader af Stjerner
staar Vagt om hans Leje
og plirer med Øjnene,
naar Guddommen sover.
.
Hans Baelte er prydet
med Lyn og Granater,
hans Blik er rettet
mod Jordens Indre,
hans Haender er Gulve
for trippende Duer.
.
I hans Involde
raser Godheden
for Menneskekrybet,
de, der forsoeger
at slukke Solen,
at piske hinanden
med Lynene,
at kaste Bold
med Stjernerne.
.
Gud er taalmodig -
hans Aande bevaeger sig
som tungt Vejr,
hans Øjne soeger vildt
mod det fjerne -
mod Intethedens
demoniske Droem.
.
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mercoledì 29 agosto 2012

Breve e innocua comparazione

Miela Reina: Antivaiolo.
In arcadja.com




















Isaia
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3
Anarchia in Gerusalemme
4-5
.
Io metterò come loro capi ragazzi,
monelli li domineranno.
Il popolo userà violenza: l'uno contro l'altro,
individuo contro individuo;
il giovane tratterà con arroganza
l'anziano,
lo spregevole, il nobile.
.
("La sacra Bibbia, versione ufficiale", Conferenza Episcopale Italiana, 1994, Chiesa cattolica)

*
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3
Giudizio contro gli abitanti di Gerusalemme
4-5
.
Io darò loro dei ragazzini come prìncipi, e
dei bambini domineranno su di essi.
Il popolo sarà oppresso, uomo da uomo,
ciascuno dal suo prossimo; il giovane sarà
arrogante con il vecchio, l'infame contro
colui che è onorato.
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("La Bibbia, una traduzione accurata e moderna", Società biblica di Ginevra, 2006, Chiesa luterana)
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venerdì 24 agosto 2012

Per le strade di Montreal

Mavis Gallant nel 1959 a Parigi,
fotografia di Alfredo Di Molli.



























VARIETA' DI ESILIO di Mavis Gallant
Bur Rizzoli - 2007
Traduzione di Giovanna Scocchera
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Canadese del Quebec (nata nel 1922), dal 1950 vive a Parigi, scrive in inglese. Varietà d'esilo comprende 4 racconti ambientati nella Montreal degli anni Quaranta e Cinquanta. I personaggi, come l'autrice stessa fa notare nella prefazione, sembrano riproporre il tipico abitante di Montreal di quegli anni, una Montreal che non esiste più se non nella memoria e nelle fotografie.
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Se dovessi scegliere un aggettivo per definire questi racconti direi senza dubbio e nella connotazione più profonda: eleganti.
Con quell'aria di continente nuovo dalle abitudini europee, con la melodia francese dei nomi propri, delle strade, dei quartieri, dei valori, dei sogni, con la lingua e la cultura inglese che fa capolino, prende spazio, si ritrae e recupera, con la guerra dietro gli angoli, in un altrove assolutamente vicino.
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Il primo racconto dà il titolo alla raccolta, Varietà d'esilio descrive l'incontro tra l'io narrante, una giovane donna, e un uomo inglese, spedito dalla famiglia in Canada, come tanti altri inglesi, probabilmente per ragioni d'onore o per convenienze economiche. Il secondo racconto si intitola Meglio lasciar correre e descrive l'incontro di un uomo di mezza età con la figlia adolescente della sua ex moglie. Il terzo, intitolato Il marito prescelto, racconta del tentativo di una famiglia di far diventare un uomo semplice e banale il marito ideale per una delle figlie. L'ultimo racconto Il bambino dei Fenton e la storia dell'adozione di un neonato non desiderato, probabilmente conseguenza di uno stupro.
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Sulla quarta di copertina Gallant ci suggerisce: "I racconti non sono capitoli di un romanzo. Non vanno letti uno dopo l'altro. Leggetene uno. Chiudete il libro. Leggete qualcos'altro. Riprendete il libro dopo un po' di tempo. I racconti sanno aspettare."
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Da Varietà di esilio:
Qualunque cosa avessero fatto questi figli, la loro punizione era di certo crudele e singolare, ideata per bambini disobbedienti da un preside cosmico che faceva le veci dell'Onnipotente: erano costretti a rivivere fino alla morte la prima separazione da casa, e l'innegabile trauma del rifiuto. Sì, erano come bambini, diretti in eterno a una scuola severissima; avevano otto anni e venivano spediti "a casa" dall'India per andare incontro a un'infanzia di segreta sofferenza tra estranei. E questa ferita, questa amputazione, l'avrebbero poi spietatamente inflitta a tempo debito anche ai propri figli - sempre ai maschi, talvolta alle femmine - convinti che quel precoce dolore fosse giusto perché di origine britannica, ostacolati solo dal limite finanziario previsto per l'esilio: sbarazzarsi di un figlio costa denaro.
E quando ammiravano i loro padri, quei poveri figli!
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mercoledì 22 agosto 2012

Orgogli

Elio Di Rupo (Morlanwelz 1951), Primo Ministro belga
dal 6 dicembre 2011.

























Quando qualche anno fa Antonia Edvige Albina Maino, detta Sonia, vedova Gandhi venne eletta Primo Ministro in India (lei rinunciò all'incarico poco dopo per evitare disordini e minacce), io mi sono sentita molto orgogliosa delle mie e delle sue origini italiane.
Quando qualche anno fa Johanna Sigurdardottir è stata eletta Primo Ministro in Islanda, io mi sono sentita orgogliosa di lei perché tra le altre cose è anche una lesbica dichiarata
e questo particolare i suoi elettori e i suoi concittadini non lo hanno considerato un difetto.
In Belgio, il 6 dicembre 2011 il signor Elio Di Rupo, già Presidente del Partito Socialista belga, è stato nominato anche Primo Ministro. (Il 6 dicembre del 2011!! Sono in ritardissimo con i festeggiamenti!).
Inutile dire che sono orgogliosa di lui, e questa volta lo sono perché lui è figlio come me di emigrati italiani (nel suo caso abbruzzesi) nella stessa nazione in cui sono nata io; e perché è un politico omosessuale dichiarato (ma la sua nomina è particolare anche perché è il primo francofono a ricoprire la carica dopo alcuni decenni in un paese comunemente definito bilingue ma in realtà trilingue).
Questo in un paese cattolico, e immagino lui stesso di origine cattolica.
Ma sbaglio o questa cosa è passata un po' in sordina nei media italiani?
O sono soltanto io la distratta... e ho dovuto aspettare una serata casuale con la presenza di due simpatici belgi per venirne a conoscenza (ma dove vivo?! ... Nel mio mondo evidentemente!). Sapevo di lui ma non della sua nomina (beh, non ho mai preteso di cavalcare l'onda dell'attualità). Comunque lui è anche un esempio dell'integrazione italiana in Belgio, di una integrazione in generale, riuscita e fruttuosa.
Recupero il tempo perduto visitando e proponendo vari siti e link:
il sito ufficiale del Primo Ministro belga premier.be
il sito ufficiale di Di Rupo
l'intervista in cui ha parlato della sua omosessualità la prima volta: lalibre.be
un articolo interessante del 1997 su Lesoir.be
Di Rupo su Wikipedia, e Sole24ore
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Due post che ripropongo :
1 - Il patto del carbone
2 - La catastrophe
Altre due letture relative alla emigrazione italiane (relativa al patto del carbone) in Belgio: Rue des italiens di Girolamo Santocono
e Schiena di vetro di Raul Rossetti
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venerdì 17 agosto 2012

Vivere da sani

In theredlist.fr





















Ieri un amico ottantenne, inconsolabilmente vedovo e allettato si lamentava del fatto che ormai sono anni che non va fuori in pizzeria, perché non ama sedersi da solo ai tavoli dei ristoranti, e quando gli ho ricordato che in fondo lui la pizza non deve mangiarla perché gli fa sicuramente male, mi ha detto che piuttosto che vivere da malato per morire sano preferisce vivere da sano e morire malato!
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martedì 14 agosto 2012

Né fuori né dentro

Michela Murgia
ciao!magazin.wordpress.com






















Da L'INCONTRO di Michela Murgia
Einaudi - 2012
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Quando calava il sole i vecchi uscivano dalle loro case come lumache dopo la pioggia, trascinando con sé delle piccole sedie basse con la seduta di paglia. Quel popolo della sera sembrava seguire scie invisibili agli occhi dei bambini della via. "Andiamo a prendere il fresco", dicevano quasi fosse un pesce da afferrare con le mani lungo il fiume sterrato della strada.
Anche i nonni di Maurizio dopo cena obbedivano a quel richiamo silenzioso, strusciando le sedie all'esterno come tutti gli altri. Misteriosi accordi presi durante il giorno disegnavano la mappatura di crocicchi solo apparentemente spontanei; ciascun adulto portava la propria sedia davanti a una casa concordata, assestandola sul marciapiede e talvolta anche sul ciglio della strada fino a formare una precisa platea. Le sedie basse, arredo nato per il focolare, facevano di quei consessi serali una sorta di prolungamento delle abitazioni, espressione di quelle urbanistiche di fatto che sono possibili solo nei luoghi in cui la casa e la strada non sono ancora realtà diverse e contrapposte, ma sfumature verbali dello stesso significato.
Insieme ai vecchi la sera uscivano di casa anche i bambini. Tra loro c'erano soprattutto i figli della gente del posto, ragazzini ossuti e bruni con qualcosa di rapace negli occhi. Spesso scalzi, sembravano sapere da sempre come usare per sé i ritagli di autonomia che sfuggivano al controllo degli adulti. C'erano anche, e ogni anno diventavano sempre più numerose, le creature infantili portate lì dai turisti in vacanza: certi bambini esotici con l'accento buffo e l'apparecchio per i denti, o ragazzine aliene dai capelli color gramigna e la pelle sempre arrossata - a volte belle e a volte solo strane - con la loro marginalità già scritta in faccia.
Infine c'erano gli altri, i ragazzi come Maurizio, che non erano di fuori ma nemmeno di dentro. Apparivano diversi e in qualche modo contusi, scarti di squilibri familiari o di tabelle di marcia troppo rapide per le loro gambe.
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sabato 11 agosto 2012

Azzardo

Gianrico Carofiglio.
Foto dal sito: Ravennauta.com

















Gianrico Carofiglio
IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA
BUR Rizzoli - 2004
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"Molti anni dopo avrei letto che il gioco d'azzardo patologico è un tentativo di controllare l'incontrollabile, e dà ai giocatori l'illusione di essere padroni del proprio destino. E mi tornò in mente - chiarissima - l'intuizione di quella mattina. Francesco era così pieno di risentimento parlando dell'avvocato Gino perché quel disgraziato era il suo doppio. Era il suo specchio. Era insopportabile guardare quello specchio e allora lui lo distruggeva, pensando di distruggere la sua paura.
Avevano tutti e due la stessa febbre dell'anima. Anche Francesco, manipolando le carte - e le persone - , rincorreva l'illusione di dominare il destino.
Tutti e due, in modo diverso, camminavano sull'orlo dello stesso precipizio.
Io li seguivo. Molto da vicino."
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venerdì 10 agosto 2012

Stagione insolita

Anne Holt in Salomonssonagency.se





















Anne Holt
LA DEA CIECA
(1993)
Traduzione di Giorgio Puleo
Einaudi - 2010
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"Fu meravigliosamente intimo, l'amore di due vecchi amici con tanti anni di storia comune alle spalle che però non si erano mai sfiorati, non in quel modo. Era come avventurarsi in un paesaggio caro e conosciuto, ma in una stagione insolita. Noto eppure ignoto, dove tutto era immutato ma illuminato da una luce diversa, un paesaggio inesplorato e nuovo.
Si scambiarono parole dolci e confidenze, con la sensazione di essere lontanissimi dalla realtà. Un tram passò sferragliando in lontananza. Il suono penetrò nella calda intimità del soggiorno, raccolse l'alba e scomparve, come un buon amico che avesse voluto far loro gli auguri. Rimasero nuovamente soli; Karen confusa, esausta e felice; Håkon felice, felice e basta."
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mercoledì 1 agosto 2012

Tre in uno

Agota Kristof in
 Einaudi Editore.it


AGOTA KRISTOF
(1935-2011)
La trilogia della città di K.
(Traduzioni: Il grande quaderno, 1986, di Armando Marchi,
La prova, 1988, di Virginia Ripa di Meana;
La terza menzogna di Giovanni Bogliolo)
Einaudi - 1998
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Le vicende di due fratelli gemelli si sviluppano nel corso di tre romanzi confermando, contraddicendo, annullando, ampliando quanto è già stato scritto nelle pagine.
Claus e Lucas o Klaus e Lukas sono l'uno o l'altro, stanno insieme veramente o si mancano a vicenda, si aiutano e si separano, si cercano e si negano a seconda del decennio. Tutto  sembra essere il contrario di quanto appena creduto, ma determinati fatti si ripetono come per insinuare una certa autenticità nascosta e lontana, si ripetono diversamente nelle varie impostazioni creative, come una specie di eco: il tuono di una mina che fa saltare il corpo di chi è davanti salvando quello di chi segue, il calore di un affetto incestuoso a cui dover rinunciare pur nel restante vuoto affettivo, partenze e arrivi nella stessa città che cresce e cambia, un manoscritto che viene offerto in lettura come testimonianza.
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Però i due gemelli, quando si arriva al secondo romanzo forse neanche esistono come tali, forse l'uno è la fantasia dell'altro, creata per sopravvivere alla solitudine. Bambini e adulti abbandonati alla miseria, a sè stessi, oppure raccolti e forzati  dal sistema formale (e da quello informale) in una direzione piuttosto che in quella dove vorrebbero andare.
Tanta cruda realtà, una grande quantità di delusioni e rifiuti e abbandoni e circostanze ossessive sono il tessuto della trilogia. Ma in esso c'è anche un filo forte di avvenimenti positivi che ogni volta prendono il personaggio sull'orlo del peggio e lo rimettono in una strada verso qualcosa di meglio: piccoli avvenimenti, in fondo dettagli, o grandi avvenimenti inaspettati e decisivi come la guerra o la fine della guerra.  Dal dolore causato da meschinità ed egoismi quotidiani alla forza creata da doni e fortune da prendere al volo. La fortuna non dura ma neanche le disgrazie restano tali per sempre.
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Le ultime parole dell'ultimo libro non sembrano contenere alcuna speranza,  ma ... qualcosa può sempre accadere ai vivi e far loro cambiare idea o atteggiamento, lo si spera quasi anche se la coppia di gemelli è ormai separata per sempre (uno dei due si è suicidato dopo il tentativo fallito di essere riconosciuto e accolto dall'altro).
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L'autrice di origine ungherese e naturalizzata svizzera, scriveva in francese. Un francese che secondo le informazioni su wikipedia non padroneggiò mai totalmente, ma forse proprio a causa di questa condizione il tono e il ritmo della sua scrittura sono affascinanti.
Scelgo di dare a questa lettura anche l'etichetta "Gialli-noir e simili"... collocandola in quel "simile". Sbaglio?
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Da Il grande quaderno:
Esercizio di accattonaggio
Indossiamo abiti sporchi e laceri, ci togliamo le scarpe, ci sporchiamo la faccia e le mani. Andiamo in strada. Ci fermiamo, aspettiamo.
Quando un ufficiale straniero passa davanti a noi, alziamo il braccio destro per salutare e tendiamo la mano sinistra. Nella maggior parte dei casi l'ufficiale passa senza fermarsi, senza vederci, senza guardarci.
Finalmente un ufficiale si ferma. Dice qualcosa in una lingua che non capiamo. Ci fa delle domande. Non rispondiamo; restiamo immobili, un braccio alzato, l'altro teso in avanti. Allora fruga nelle tasche, posa una moneta e un pezzetto di cioccolato sul nostro palmo lercio e se ne va scuotendo la testa.
Continuiamo ad aspettare.
Una donna passa. Tendiamo la mano. Lei dice:
- Poveri bambini. Non ho niente da darvi.
Ci accarezza i capelli.
Diciamo:
- Grazie.
Un'altra donna ci dà due mele, un'altra dei biscotti.
Una donna passa. Tendiamo la mano, lei si ferma e dice:
- Non vi vergognate a chiedere l'elemosina? Venite da me, ci sono dei lavoretti facili per voi.Tagliare la legna, per esempio, o lucidare la terrazza. Siete abbastanza grandi e forti. Dopo, se lavorate bene, vi darò la minestra e del pane.
Rispondiamo:
- Non abbiamo voglia di lavorare per lei, signora. Non abbiamo voglia di mangiare la sua minestra né il suo pane. Non abbiamo fame.
Lei domanda:
- E allora perché chiedete l'elemosina?
- Per sapere che effetto fa e per osservare la reazione della gente.
Andandosene grida:
- Piccole sporche canaglie! Screanzati, fare queste cose!
Rientrando, gettiamo nell'erba alta che costeggia la strada le mele, i biscotti, il cioccolato e anche le monete.
La carezza sui capelli e impossibile gettarla.
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Da La prova:
3.
[...]
Lucas chiede:
- Perché porta le scarpe basse, e questo vestito senza colore? Perché si comporta come una vecchia?
Lei dice:
- Ho trentacinque anni.
- Mia madre ne aveva altrettanti in questa foto. Potrebbe almeno farsi tingere i capelli.
- I miei capelli sono diventati bianchi nello spazio di una sola notte. Quella durante la quale "loro" hanno impiccato mio marito per alto tradimento. Tre anni fa.
[...]
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Da La terza menzogna:
Parte seconda
[...]
Lucas verrà domani. Come fare perché Mamma non lo scopra? Perché non si svegli durante la visita di Lucas? Portarla altrove? Fuggire? Dove? Come? Come spiegarlo a Mamma? Non ci siamo mai mossi di qui. Di qui Mamma non se ne vuole andare. Pensa che sia l'unico posto in cui Lucas ci possa ritrovare quando tornerà.
Infatti è proprio qui che ci ha trovati.
Se è davvero lui.
E' davvero lui.
Non ho bisogno di prove per saperlo. Lo so. Lo sapevo, l'ho sempre saputo che non era morto, che sarebbe tornato.
Ma perché adesso? Perché così tardi? Perché dopo cinquant'anni di assenza?
Mi devo difendere. Devo difendere Mamma. Non voglio che Lucas distrugga la nostra tranquillità, le nostre abitudini, la nostra felicità. Non voglio sconvolgimenti nella nostra vita. Né io né Mamma sopporteremmo che Lucas ricominci a frugare nel passato, a smuovere dei ricordi, a fare delle domande a Mamma.
Devo ad ogni costo allontanare Lucas, impedirgli di riaprire la tremenda ferita.
[...]
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