venerdì 29 giugno 2012

Per caso e per destino

in RepubblicaArte.it


















DACIA MARAINI
Una famiglia normale
Atto unico - 1966
.
da Fare teatro 1966-2000
(anni sessanta)
Rizzoli - 2000
.
.
.
Un padre paralizzato sulla sedia a rotelle, ossessivo e rancoroso; una madre morta, ancora presente nell'appartamento come fantasma interiore del marito che la rimpiange e contemporaneamente la disprezza per la sua disinvoltura sessuale; un figlio sedicente scrittore e disoccupato, altezzoso e ingenuo allo stesso tempo; e una figlia che lavora e mantiene entrambi, rinfacciando il suo sostegno.
.

ANNA: C'è una sola verità, ed è che siamo una famiglia cretina.
PADRE: Una famiglia anormale.
ANNA: Cosa vuol dire anormale? Non esiste, come non esiste il normale.
PADRE: Esiste, sì. Tutto quello che non siamo noi, è normale. Tutto ciò che è naturale, tutto ciò che è nel mondo, senza preoccupazioni, senza sofferenze, senza pentimenti, è normale. Noi non siamo normali.
ANNA: Ma cosa vuol dire normale? cosa vuol dire?
MILLO: A me non importa un fico di essere normale. Io voglio denunciare, io voglio dire, io voglio gridare, io voglio cambiare le cose, perché tutto il mondo mi fa schifo, tutto mi fa schifo.
PADRE: Anch'io vorrei cambiare le cose. Il mondo è guasto, siamo d'accordo. Solo che tu vorresti cambiarlo con la confusione, con la violenza, io invece penso che si possa cambiare soltanto tornando alla normalità. Bisogna trovare un equilibrio, bisogna essere normali.
ANNA: Ma cosa vuol dire normale, papà, cosa vuol dire?
PADRE: Vuol dire non desiderare di essere diversi da quello che si è. Vuol dire essere in pace con sè e con il posto che ti ha dato la società. Vuol dire recitare la propria parte con naturalezza, senza chiedersi se sia giusto o meno. Vuol dire essere nella vita, senza problemi né inquietitudini, dove ti ha messo il destino e rimanerci. Vuol dire essere felici.
ANNA: E chi è felice, secondo te?
PADRE: Non tutti, lo so, non tutti. Ma questo è colpa della società. La società è anormale. La società fa schifo. Bisogna tornare alla normalità. Bisogna fare una società normale, in cui gli uomini siano normali e le famiglie normali. Ma ormai è finito. Non ce la faremo più. La bomba atomica ci ha corrotto il cervello. Non sappiamo stare seduti tranquilli per due minuti senza sentirci bruciare il sedere. Lo so io che sono costretto...
MILLO: La tua normalità mi fa vomitare, te lo dico subito. Tu vorresti un mondo fatto di cretini e di babbei; della gente che si mette in fila, che fa quello che gli dicono di fare, che si adatta, si accontenta, si lascia condurre, si lascia guidare, manipolare...
PADRE: Non ho detto questo. Io penso alla normalità. Quella normale e serena. Quando la gente è quello che è perché non vuole essere altro. Quando ogni cosa è al suo posto e non c'è disordine né stupide velleità. Noi, invece, lo sai perché siamo anormali? Perché non sappiamo accontentarci. Vogliamo essere diversi, a tutti i costi, vogliamo distinguerci, esibirci. Ed eccoci qui, ecco il risultato. Cominciando da tua madre, la vacca, che voleva essere una gran signora ed era una pezzente, voleva essere una donna fatale ed era soltanto disponibile, voleva essere indipendente ed era più che mai schiava, degli altri, del caso, del bisogno, della stupidità...

.
.
---------------------------------------------------------------------

mercoledì 27 giugno 2012

Per decidere, infine

Foto di Dora Maar,
Senza titolo, 1934,
(in pro.ba/utopia/)






















Mary Barbara Tolusso
da Il freddo e il crudele
Stampa - 2012
.


Di nulla possiamo lamentarci
Ci siamo fatti largo nell’angusto
passaggio verso la feritoia
per decidere, infine, un attivo
controllo della respirazione.
È una quiete distesa dove
ognuno conduce, senza volerlo,
questo leggero movimento del corpo
con silenziosa, commossa
partecipazione dal terzo pianeta del sole.

.
.

-----------------------------------------------------------------------------------

venerdì 22 giugno 2012

Camillo il gentile

Foto di Guidu Antonietti di Cinarca:  Sans dessus dessous - 2005
in flickr.com



















Da FUOCHI FATUI
di Camillo Sbarbaro
All'insegna del Pesce d'Oro - 1958
.
.
"Scrittore, lavorai sempre a intermittenza; senza provare nelle lunghe pause velleità o rimpianti di sorta. Di non avvertire alcuna sollecitazione a scrivere, accettavo con la stessa passività con cui, avvertendola, vi avevo ubbidito. Non mi misi mai di proposito davanti a un foglio bianco; per aver pubblicato, non sentii mai d'aver contratto impegni, neppure con me stesso. Lavorai, non è quindi la parola giusta; se la frase non si prestasse a interpretazioni metafisiche, direi che scrissi sempre sotto dettatura."
.
"Per dire fare all'amore, i greci dicevano essere giovani insieme. Che aria di salute e di innocenza spira la parola! un modo di sentire l'amore, solare."
.
"Bolle di sapone, Sottovoce, Trucioli, Rimanenze, Fuochi fatui ... E se seguitassi: Scampoli, Briciole ... Mi denigro o più umile è l'atteggiamneto, maggiore la superbia?"
.
"La rima: un ostacolo che è un avvio quando non è uno scivolo."
.
"Non è il dolore (come vogliono), è la gioia che fa buoni; anche un'ombra di gioia. Non punge più quando è in fiore l'ortica."
.
.
.
----------------------------------------------------------------------------

mercoledì 20 giugno 2012

Non disabitata trasparenza

Alfred Eisenstaedt: Teenage boy and girl prepare to throw
Javelin - 1931 (in photographersgallery.com).




















MARIO LUZI
(1914 - 2005)
"Mondo in ansia di nascere"
Corriere della sera - 2012


Dalla raccolta Per il battesimo dei nostri frammenti
.
.
Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi - sogno che la cosa esclami
nel buio della mente -
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza ...
.
La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?
.
.
.


--------------------------------------------------------

martedì 19 giugno 2012

L'altro siamo noi


Foto di Alfred Eisenstaedt (1898 - 1995):
Due prostitute scendono le scale
dopo il tramonto a Montmartre. Presa da allposters.it.






























Camillo Sbarbaro
(1888 - 1967)
da POESIE
"Edizione definitiva"
.
All'insegna del Pesce d'Oro - 1971
A cura di Vanni Scheiwiller
(Duemila copie numerate: copia n. 1807)
.
.

Donna ferma sul canto della via,
che dagli occhi non mostri di vedere,
non importuni con la voce, stai
nella strada dorata come pietra
sorda;
.
fossi la marionetta che s'affloscia
al muro, l'occhio vacuo, le braccia
penzoloni!
.................e se viva
sei, t'impuntassi innanzi a ognuno, muta
che indica col dito nero il buco
della bocca ...
.
Senza paura non ti guardo, tanto
mi rassomigli; non viva, non morta;
donna ferma sul canto della via.
.
1922 (da Rimanenze)
.
.

Link: Altre foto di Eisenstaedt in Photographersgallery.com 
e Camillo Sbarbaro in letteratura.it

-------------------------------------------------------------------------

sabato 16 giugno 2012

Zois


Il Bloomsday - il 16 giugno -  è il giorno in cui Leopold Bloom
(e Molly, la consorte) agiscono, pensano e si muovono
nel romanzo ULYSSES di James Joyce.
A Trieste dove Joyce (detto in triestino Zois) ha vissuto a lungo
si celebra il Bloomsday con vari eventi:
Associazione Daydreaming Project.


































SONDAGGIO: Hai letto l'Ulisse di Joyce?
Rispondi con un sì o un no
postando un commento,
anche anonimo.
Aggiungendo, se ti fa piacere, il tuo parere sulla lettura.
Grazie!
.
.
Lá Bhloom: Il Bloomsday in Irlanda e nel mondo (Wikipedia)
.
.
--------------------------------------------------------------------------------------

giovedì 14 giugno 2012

Vorace economia

Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 - Roma 1975). Foto in repubblica.it






















PASOLINI - 20 POESIE
Mondadori - 1993
.
.
Richiesta di lavoro
(da Transumanar e organizzar)
.
Poesia su ordinazione è ordigno.
Il costruttore di ordigni può produrne molti
(nient'altro procurandosi che stanchezza per il lavoro manuale).
L'oggetto può essere, talvolta, ironico:
l'ordigno lo è sempre.
Sono passati i tempi in cui, vorace economizzatore,
spendevo tutto, investendo i miei soldi (molti,
perché erano il mio seme: e io ero sempre in erezione)
nell'acquisto di aree di bassissimo valore
che sarebbero state valorizzate da lì a due tre secoli.
Ero tolemaico (essendo un ragazzo)
e contavo l'eternità per l'appunto, in secoli.
Consideravo la terra il centro del mondo;
la poesia il centro della terra.
Tutto ciò era bello e logico.
Del resto, che ragioni avevo di non credere
che tutti gli uomini non fossero come me?
Poi, invece, si sono rivelati tutti di me molto migliori;
e io son risultato essere, piuttosto, uomo di razza inferiore.
Ricambiai l'apprezzamento
e capii ch enon volevo più scrivere poesie. Ora, però,
ora che la vocazione è vacante
- ma non la vita, non la vita -
ora che l'ispirazione, se viene, versi non ne produce -
vi prego, sappiate che son qui pronto
a fornire poesie su ordinazione: ordigni.
.
.
.
----------------------------------------------------------------------

sabato 9 giugno 2012

Divinamente buffone

Dario Fo a Copenaghen nel novembre 2009.
Foto di John R. Johnsen
infomation.dk




























Non tutti i ladri vengono per nuocere
Pochade a chiave raddoppiata
(1958?)
di Dario Fo
(in Le commedie di Dario Fo)
Einaudi - 1984
.
[...]
ANNA (entrando)   La sua cara mogliettina, signor Tornati...la sta aspettando...ho portato anche il pigiama per lei perché se aspettavo che mio marito... (Si arresta stupita nel vedere la nuova ospite che il marito e il Ladro cercano di nascondere alla sua vista)... Ho... ma scusa, caro... chi è la signora?
UOMO (fingendo di cadere dalle nuvole)   Chi?
MOGLIE DEL LADRO    Sono una moglie... Permette? Maria Tornati...
ANNA   Ma come un'altra moglie?
UOMO (intervenendo rapidissimo per salvare il salvabile)    Sì, cara, volevo appunto spiegarti prima... la signora... sarebbe...
MOGLIE DEL LADRO   Che sarebbe... sono la moglie!
UOMO   Appunto, sono la moglie... è la moglie del signore... (Guardandola con cattiveria, quasi volesse ipnotizzarla) La prima moglie del mio amico Tornato...
LADRO (correggendo)   ... ti.
UOMO (incerto)    ... to-ti.
LADRO    ... ti-ti-ti. Tornati.
UOMO   La prima moglie dalla quale Tornati ha divorziati...
LADRO    ... to.
UOMO    ... to.
.
La Moglie del ladro vorrebbe interrompere, ma il marito le dà di gomito.
.
ANNA   Siete stranieri?
LADRO   Eh?... no, non siamo...
ANNA   Allora come avete potuto divorziare?
LADRO   (chiedendo aiuto al padrone di casa)   Eh? potuto?
UOMO   (chiede aiuto alla Moglie del ladro)   Potuto?
ANNA   Ah!... ho capito... il tuo amico lavora nel cinema!
UOMO   Sì, sì, sì, lavora nel cinema... è un produttore cinematografico.
ANNA   Produttore?... E che genere di film fa? (Accorgendosi del sacco che tiene in mano)  Scusi, che cos'è quello? (Apre il sacco) Ma è la mia argenteria! Cosa stavate  facendo?
LADRO   Rubavamo...
UOMO   Noo! Mi stava raccontando il soggetto di un suo nuovo film... dove c'era la scena di un furto... e mi faceva vedere...
ANNA   Oh, che interessante! Allora lei è specializzato.
LADRO   Sì, di padre in figlio ormai...
ANNA   E sua moglie?
MOGLIE DEL LADRO    No... io no, mio marito non vuole, mi lascia sempre a casa...
ANNA   No, dicevo... com'è questa storia del divorzio... se sono divorziati come mai sua moglie è ancora sua moglie? ... anzi, e adesso ne ha due!
UOMO   Appunto... si è divorziato... si è risposato... ma poi lo Stato, impugnando il diritto canonico, non ha ritenuto valido il divorzio pur avendo in un primo tempo, impugnando il diritto civile, ritenuto valido il secondo matrimonio... così... così che il poverino si trova ad essere nello stesso tempo bigamo, concubino, pubblico peccatore e cattolico osservante...
MOGLIE DEL LADRO   Ma come? (Al marito) E tu non mi dicevi niente?
LADRO   Ma io non lo sapevo... (Rivolto al padrone di casa) Com'è che sono bigamo osservante?!
[...]
.
.
------------------------------------------------------------------------------


venerdì 1 giugno 2012

La legge del verbo essere

"Le cose a posto"  (tempera, 1965) di Miela Reina (Trieste 1935 - 1972).



















Da I Capolavori di Eduardo
Teatro di Eduardo De Filippo
(Napoli 1900 - Roma 1984)
Einaudi- 1971
.
Sabato, Domenica e Lunedì
(1959)
.
ATTO PRIMO

[...]
PEPPINO   Io sono mezzo analfabeta?
ZIA MEME'   Peppì, tu scrivi "intelligente" con due gi e "cuore" col cu.
PEPPINO   Io scrivo cuore col "cu"?
ZIA MEME'   In una lettera che mi mandasti da Milano.
PEPPINO   Alle volte sotto la penna sfugge.
ZIA MEME'   Ma che staie dicendo... quelli sono errori che non si fanno nemmeno in terza elementare.
PEPPINO   Ma perché, per vendere camicie, magliette e cravatte ci vuole la laurea in lettere e filosofia?
ZIA MEME'   E allora tieniti la posta e lascia parlare a chi sa mettere insieme quattro parole.
PEPPINO   Perché tu saresti la scienziata?
ZIA MEME'   Un libro me lo leggo, mi coltivo. Pago una sciocchezza al mese e l'editore mi tiene aggiornata con le pubblicazioni. Così non faccio la "mazza" quando devo conversare con delle persone civili. In questa casa invece i giornali si comprano a peso, alla fine di aprile, per conservare gli abiti d'inverno. Giulianella si vuole creare un avvenire indipendente, e ha ragione. E voi (a Federico) dovreste essere contento di questa sua ispirazione.
FEDERICO   Ma scusate, all'avvenire della famiglia ci devo pensare io.
ZIA MEME' (di rimando)   Ecco: "Ci devo pensare io". Allora vi dovete sposare una donna che non pensa o che finge di non pensare, per poter dire dopo il matrimonio: "Finalmente un fesso di marito che mi mantiene l'ho trovato". Il cellofan non è stato inventato per avvolgere le mogli e metterle sedute sui divani e sulle poltrone. Per fortuna o per disgrazia l'epoca delle sovrastrutture convenzionali è finita. Volete coniugare il verbo essere a vostro uso e consumo. Io sono, tu sarai se lo voglio io, egli sarà... se mi farà comodo? Ci dobbiamo mettere bene in testa tutti quanti che il verbo essere ha una legge precisa e che si può coniugare in una sola maniera: io sono, tu sei, egli è! (Prende l'occorrente per l'iniezione e si avvia svelta affermando)  Compratevi "Il gattopardo". (Ed esce).
PEPPINO   Non ti fa parlare. E' una donna tremenda. Noi siamo una massa d'ignoranti e lei è un'arca di scienza.
ROSA   Ci dobbiamo comprare il Gattopardo...
PEPPINO   Dobbiamo mettere il giardino zoologico.
FEDERICO   Quello che ha detto zia Memé è un conto, e quello che volevo dire io è un altro. Giulianella, tu non mi hai dato il tempo di parlare. Non appena ho detto che mi dispiaceva di vederti fare l'annunciatrice alla televisione, mi hai lasciato in tronco in mezzo alla strada e te ne sei andata. Pure tuo fratello è rimasto dispiaciuto di come ti sei regolata nei miei confronti. Qua ci stanno i tuoi genitori e possono darmi torto se sbaglio. Giuliane', tu tieni un brutto carattere. Io non dico che dopo il matrimonio la mia volontà debba nettamente prevalere sulla tua, ma un giudizio su quello che vuoi fare o non vuoi fare devo avere il diritto di esprimerlo. Con il ragionamento cercheremo il punto di contatto; ma il contraddittorio me lo devi concedere, se no la dittatrice della situazione diventi tu. (Agli altri) Dico bene? Quando mi hai lasciato bruscamente per la strada, non mi hai dato il tempo di dirti che il fatto della televisione è superato. Io tengo un amico là sopra; mi sono andato ad informare da lui per sapere il risultato del tuo provino. Eccolo qua. (Mostra a Giulianella un foglietto dattiloscritto) Il provino non è riuscito. (Legge) "Video poco fotogenico. Pronuncia decisamente dialettale". Leggi tu stessa.
GIULIANELLA  (accusa il colpo ma si domina. Dopo una breve pausa comincia a parlare con apparente freddezza)  E' stato un tentativo. Non riuscito, salute a noi. Tutte le cose si sottopongono ad una prova per avere una certa sicurezza della buona riuscita. Al cuoco si ordina un buon pranzo per vedere se è il caso di tenerlo in pianta stabile. Al sarto si ordina un solo vestito per decidere se ti devi servire di lui per un corredo. I saggi perché si danno? Due persone che si vogliono sposare, perché si fidanzano? Per fare il "provino". Mi dispiace di dirti che il nostro non è riuscito, e che mi considero libera da ogni impegno preso con te.
FEDERICO  (profondamente colpito)   Dici sul serio?
GIULIANELLA   Continua a considerarmi un essere che quando parla lo ha fatto tanto per aprire bocca. (Per troncare la discussione cambia argomento) Mammà, scendo da Mariolina per provare i colori.
ROSA   E non ci puoi andare più tardi?
GIULIANELLA   Me ne vado pure perché ci sta un puzzo di cipolle che mi ha fatto venire mal di testa. Buonasera. (Prende il pacchetto di colori e si avvia per uscire).
FEDERICO   E te ne vai senza nemmeno rivolgermi uno sguardo? Giuliane', io tengo le lacrime agli occhi.
GIULIANELLA   Vai dal tuo amico che sta alla televisione e fatti prestare un fazzoletto da lui. (Esce).
[...]
.
.
.
Nota: Fare la mazza: Fare scena muta.
.
-------------------------------------------------------------------------------