domenica 22 aprile 2012

Traslocando

Foto di Marco Covi: Casa d'abitazione, angolo via della
Galleria-via F.Testi, dell'architetto Umberto Fonda, 1912,
nel volume "Trieste liberty",Comune di Trieste, 2011.
www.marcocovi.it




























PERCHE' ESSERE FELICI QUANDO PUOI ESSERE NORMALE?
di Jeannette Winterson
Traduzione di Chiara Spallino Rocca
Mondadori - 2012
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"Quando traslochiamo, portiamo con noi l'idea della casa, un'idea invisibile ma di grande forza. Per salvaguardare la nostra sanità mentale e la continuità delle nostre emozioni non dobbiamo necessariamente rimanere nella stessa casa o nello stesso luogo, ma abbiamo bisogno di una solida struttura interiore, e questa struttura è costituita anche da ciò che avviene fuori di noi. Il dentro e il fuori delle nostre vite sono i gusci dove impariamo a vivere."
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"I libri per me sono una casa. I libri non fanno una casa, sono una casa, nel senso che, così come apri una porta, apri un libro e ci entri. Dentro trovi un'altra dimensione temporale e un'altra dimensione spaziale."
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"Quando me ne sono andata di casa, a sedici anni, ho comprato un piccolo tappeto. Era il mio mondo arrotolato. Lo srotolavo in qualunque stanza, in qualunque alloggio provvisorio dove mi sia capitato di abitare. Era la mappa di me stessa. Invisibili agli occhi degli altri, ma racchiuse nel tappeto, erano tutte le stanze in cui avevo vissuto, per qualche settimana, per qualche mese."
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mercoledì 18 aprile 2012

Sul fiume Gambia

Gambia. Banjul, essicazione del pesce sulla spiaggia.
foto da: viaggi.virgilio.it

















Da un articolo di Christopher Wakling (in The Indipendent, GB) su
INTERNAZIONALE, il settimanale
che traduce in Italiano alcuni articoli interessanti della stampa estera:
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"...non molto tempo fa il principale quotidiano del paese ha pubblicato in prima pagina la notizia di un furto. Era stato rubato un telo da spiaggia. Il ministro degli esteri mette le mani avanti: le ultime indicazioni avvertono i viaggiatori che "le aggressioni ai turisti sono in aumento". ma rispetto ad altri paesi lungo la costa, come per esempio la Liberia e la Sierra  Leone, il Gambia è molto più sicuro. Durante la mia visita ho elaborato quattro teorie a riguardo. Innanzi tutto, l'eredità coloniale, anche se l'argomento suscita l'ilarità generale. Secondo, l'innata indole pacifica degli abitanti. Terzo, la stabilità di governo. Una stabilità eccessiva, secondo qualcuno: l'attuale presidente, Yahya Jammeh, è al potere dal 1994. Quarta teoria, la più convincente, l'assenza di risorse naturali per le quali litigare. Non avendo diamanti, oro e petrolio, il Gambia vive soprattutto di turismo. Quindi fa notizia anche il furto di un telo da spiaggia."
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mercoledì 11 aprile 2012

La roba

Fulvio Tomizza
foto da sbt.ti.ch (Biblioteca di Lugano)
















MATERADA (1960)
di Fulvio Tomizza
Rizzoli -1983
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In Istria, due fratelli lavorano e vivono insieme nella vecchia casa di famiglia, con le mogli, i figli e lo zio, vecchio e avaro, imbroglione, arrogante e ufficialmente padrone, che li interpella come comproprietari quando ci sono spese o guai da superare ma li tratta come coloni quando c'è da incassare. L'ultimo inganno lo scoprono durante la malattia del vecchio con la quale si apre il romanzo, quando per caso trovano il suo testamento in cui è scritto che lascia tutto al proprio figlio, che non lavora la terra ma vive a Trieste.
Il livore, i sospetti, gli inganni, la rabbia trattenuta e i tentativi di trovare delle soluzioni pacifiche ma definitive sono la cornice di un quadro altrettanto incerto ma dai colori forti: il nuovo sistema politico "invita" la gente a "prendersi" la terra che lavora da decenni, da generazioni, e contemporaneamente giudica criminali i possidenti; le rivendicazioni etniche (confuse anch'esse nel mescolamento di vario tipo all'interno delle stesse famiglie), forme nuove di organizzare il lavoro, confini e anmministrazioni politiche ribaltate rendono difficili le scelte da fare che però sono necessarie e incalzanti.
Alla fine l'io narrante decide per sé stesso e tutto il gruppo familiare (con quella saggezza tutta contadina e dai modi innocuamente patriarcali), di lasciare l'Istria e raggiungere Trieste, lasciando il vecchio zio a finire i suoi giorni da solo con la sua terra, che probabilmente non riuscirà a lavorare e che dovrà lasciare al nuovo sistema politico.
Sono tante le pagine interessanti e gradevoli di questo primo romanzo di Tomizza. Materada è il nome di un paese in Istria e l'autore era nato in un villaggio vicino a Materada (nel comune di Umago). Il romanzo racconta degli anni in cui l'Istria viene assegnata alla Jugoslavia (Memorandum di Londra, 1954), senza mai precisare o nominare gli avvenimenti storici.
Nessuna ideologia da difendere, in queste pagine, niente vittimismo, ma pochi fatti che raccontano l'attaccamento del personaggio alla terra che ha lavorato generosamente e le vicende di una comunità in cui i linguaggi, le etnie e le passioni si mescolano attraversando eventi e politiche.
Piccola curiosità: le eredi dello scrittore hanno donato alla Biblioteca cantonale di Lugano l'archivio di Fulvio Tomizza composto di manoscritti, saggi, fotografie e altro materiale, nel 2004.
Molto interessante anche l'italiano dell'autore.

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"Allora mia moglie prese in braccio la creatura che piangeva. Venne tra noi e disse, rivolta a noi uomini e a tutti gli uomini della terra che vogliono liti e sempre liti: 'Vi prego, finitela una buona volta. Mettete a posto questo imbroglio, altrimenti non so cosa succede qui un giorno o l'altro fra di loro. Noi non possiamo più vivere così. Qui non ci sono che liti e paure per quella maledetta terra, e i bambini snetono tutto e imparano il male e...'. E si lasciò cadere sulla panca mettendosi a piangere di un pianto quieto e disteso come una rugiada. Allora capii quanto poco riguardo avevamo avuto fino a quel giorno per le donne e i figli. E guardai intorno per la cucina, vidi il nostro vecchio focolare, le panche, i rami che luccicavano nella rastrelliera, e mi chiesi che cosa facevano quelle persone estranee a casa nostra. E capii quanto poco interessava a loro di noi, del nostro destino e della nostra terra, e come volevano soltanto saldare un vecchio conto con lo zio, che prima non avevano potuto pagare perché lui si dichiarava croato e urgeva piuttosto mettere i conti in chiaro con altri, e adesso era venuta la buona occasione - gliela avevo offerta io stesso - e volevano, prima che la gente partisse per sempre per l'Italia, alzare la cresta un'ultima volta. Tutto serviva per i loro piani. Li accompagnai alla porta e dissi: 'Grazie di quanto avete voluto fare per noi, compagni'.
E lì, davanti la porta aperta su tutta la campagna sottostante, sotto il rovere che rendeva ancora più scuro il cielo e più nera la notte, stando lì da solo, maledissi quella terra per sempre."
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domenica 8 aprile 2012

Tre di Vivian Lamarque

Franco Fontana: Landscape, Italy, 1978.
Da nationalgeographic.it
(Fotografo presente in
Il fuoco della natura.retecivica.trieste)





























Vivian Lamarque
Poesie 1972-2002
Mondadori
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Da Poeti
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LETTERA DAL BALCONE
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Ti scrivo dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangiarmi pane e olio e foglie di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole
e carezzarti e baciarti un po' di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone
guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste
e due o tre sereni.
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POSSO?
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Posso saltarti al collo?
fare un sogno di te?
guardarti e toccarti?
assaggiarti un pezzetto?
farmi i codini e fischiare?
giocare al lupo avere paura?
mangiarmi tutta con la tua bocca?
sì?
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PREVISIONI DEL TEMPO
(non è la Musa della Poesia è il tuo bel Muso di Poeta che mi ispira)
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Su tutte le regioni d'Italia prevedo
cielo coperto o molto nuvoloso
con possibilità di schiarite a San Siro
e locali rovesci verso Viale Argonne quando
tu uscirai a prendere il tram.
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Poi prevedo che per una settimana pioverà la pioggia
e se la grata è piena di foglie
entrerà acqua nello scantinato
e si bagneranno i giornali.
Nei fiumi i pesci saranno contenti tu
correrai a ripararti sotto il cappello
per evitare che ti piova sugli occhiali.
Sulle Alpi invece precipitazioni nevose
e nevicherà la neve anche sul Monte Stella a Milano
dove i bambini slittano sui sacchi vuoti dei rifiuti
forse non li hai mai visti.
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Poi urlerà il vento e fischierà la bufera
noi due staremo al calduccio sotto le coperte
a sentirei lupi che grattano l'uscio
staremo vicini vicini
(ai rispettivi coniugi).
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E chicchi di grandine grossi come uova
picchieranno sui tetti delle 127
e sulle povere vigne.
Come bestemmieresti se tu fossi contadino.
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Nei mari molto mossi o localmente agitati
i pesci balleranno
sotto i piedi salati e stanchi
dei poveri pescatori
sorpresi al largo da venti
provenienti come te da nord-est.
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Ma poi lo so già tornerà a splendere il sole
sui petti rossi dei pettirossi
sulle lenti degli occhiali miei e tuoi
sui parabrezza delle automobili
e in curva abbasseremo tutti insieme i parasole
con una mano.
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Banchi locali di nebbia in Val Padana
e in Via Gaetano Moretti 21
dove la facciata della mia casa
che la padrona da vent'anni non vuole rifare
resterà nel vago e ci guadagnerà.
Se mi verrai a trovare ti perderai
farò annusare un tuo verso al mio cane
e partiremo a cercarti.
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Ancora una settimana di piogge
che dalle parti di Viale Argonne
assumeranno carattere temporalesco
e tu per i tuoni
ti tapperai le orecchie.
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Ma verso sera rosso di sera bel tempo si spera
e io uscirò come una gallina
a guardare l'arcobaleno
(sopra il tetto della casa).
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E infatti domani lo so tornerà a splendere il sole
e tu andrai a spasso a nord-est di Milano
con la tua famiglia
e io a nord-ovest
con mia figlia.



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martedì 3 aprile 2012

La sindrome di Facciamolafinita


Geena Davis in Cutthroat Island (Corsari) 1995


























Partita dalla Sindrome di Tietze, passando per la Sindrome di Morton, sono in procinto di collegare ufficialmente molti sintomi strani e antipatici alla Sindrome di Sjögren...(sto parlando soltanto degli ultimi anni!).
Venuta dai cicli di massaggi presso il Grande Victor (dopo la chiroterapia presso il piccolo Dottor Distrussen), e dai cicli di bombette al cortisone del gentile Dottor Azzeccasen (morto però poco dopo, purtroppo), soffermandomi per qualche mese su questa e quella terapia, inclusa la terapia di non sottopormi a nessun trattamento, sembrerebbe adesso che, forse, molto probabilmente, se il vento cambia davvero e se gli Dei dei Mari me l'accordano e l'equipaggio non riufiuta di obbedirmi, può darsi che... ritornerò sana, forte e addirittura giovane (...!!! ...La Dott.ssa  Gentilissima - che mi ha mandata dalla specialista  Lasolungastiatranquilla che mi ha mandata dalla specialista Finalmentetaggiustoio -  che mi sta seguendo, dice che no, questa ultima cosa non può prometterla nessuno!).
Comunque, come la corsara interpretata da Geena Davis: io non mi arrendo!
Io, la rotta verso l'isola felice ce l'ho, ben nascosta ovviamente, e, anche se non sembra, la seguo!
Facciamola finita e rimettiamoci in contatto con la vita. Va bene? Capito? E' un ordine!
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