martedì 28 febbraio 2012

Dal mare

Immagine: ugoprattforcortomaltese.it
 

INTRUSIONI
di
Corrado Premuda
Franco Puzzo Editore - 2004
.
.
Da Passaporto
.
.
"E a un tratto i passanti avventori del molo diventeranno ballerini che fluttuano sfiorando il suolo, l'odore di salsedine sarà l'aroma più afrodisiaco mai esistito, il cielo e il mare sposandosi all'orizzonte partoriranno una nave trionfante e imponente. Sarà il contorno per l'idillio che si compirà nel momento in cui il bel marinaio, dalla divisa bianca e dalla pelle dorata dal sole, appena sceso sul molo incontrerà lo sguardo di Brando.
Primo incontro, curiosità, desiderio di contatto: inevitabilmente reciteranno entrambi il ruolo che l'occasione suggerisce e pretende. Il ragazzino che aspetta il suo uomo ideale e il marinaio bramoso di mietere l'ennesima vittima, nel luogo transitorio della gente di mare.
A Brando toccherà il suo turno, assumerà le pose di rito: seduto sulla panchina, assorto nella contemplazione dell'oscurità marina, impaziente e teso. Pronto a un ritorno, a un arrivo, a un appuntamento, a diventare un prototipo.
I suoi lineamenti saranno quelli di chiunque scruti per avvistare la sua speranza che si avvicina veleggiando."
.
.
---------------------------------------------------------------------------------------

sabato 25 febbraio 2012

Imbattersi nel proprio cliché

Dialogue entre toits
di Nathalie Krèe.fr


























Trovo UNA FRASE, che ho scritto e pubblicato qualche anno fa,
in un romanzo uscito dopo il mio e che sta vincendo premi e vendendo
copiosamente, ma... l'avevo trovata anche nel testo di una persona sconosciuta al pubblico (anche in questo caso dopo la pubblicazione del mio libro), e sicuramente io l'avevo sentita dire e/o letta più volte, anche se non ricordo dove e quando, prima di servirmene per esprimere cose che pensavo e sentivo come originali.
INVECE è un cliché.
Evidentemente c'è poco di originale nelle nostre teste e nelle nostre vite:
ripetiamo percorsi e modelli vecchi quanto il mondo rivestendoli di abiti alla moda,
ma basta girare intorno lo sguardo per vedere le COPIE.
Copie di noi che siamo copie di loro.
Siamo insomma BANALI.
.
.
.
.
---------------------------------------------------------------------------------

venerdì 24 febbraio 2012

Tutte le vite in una sola





















FERNANDO PESSOA
due poesie da
L'ULTIMO SORTILEGIO E ALTRE POESIE
traduzione di Paolo Collo
Franco Puzzo Editore - 2009
.
..
..
DIO
.
A volte sono il Dio che porto in me
E allora io sono il Dio, il credente la preghiera
...E l'immagine d'avorio
...In cui quel Dio si dimentica.
.
A volte non sono altro che un ateo
Di quel Dio che io sono quando mi esalto.
...Vedo in me tutto un cielo
...Solo un alto cielo vuoto.
.
.
DEUS
.
Às vezes sou o Deus que trago em min
E antão eu sou o deus , e o crente e a prece
....E a imagem de marfim
....Em que esse deus se esquece.
.
Às vezes não sou mais do que um ateu
D'esse deus meu que eu sou quando me exalto.
....Olho em mim todo um céu
....E é um mero Ôco céu alto.
.
(3.6.1913)

-----
--
.
In questa vita, in cui sono il mio sonno,
Non sono il mio padrone,
Chi sono è chi ignoro e vive
Dentro questa nebbia che sono io
Tutte le vite che un tempo ho avuto,
In una sola.
Sono mare: in basso agitato in alto ruggendo,
Ma il mio colore giunge dall'alto cielo,
E mi incontro solo quando fuggo da me.
.
Chi quand'ero bambino mi guidava
Se non la vera anima che in me stava?
Legata dalle braccia corporee,
Non poteva essere più.
Ma, certo, un gesto, uno sguardo, un oblio
Anche, agli occhi di chi ben vede,
La Presenza Reale sotto la maschera
Della mia anima presente senza intenzione.
.
..
.
Nesta vida, em que sou meu sono,
Não sou meu dono,
Quem sou é quem me ignoro e vive
Através desta névoa que sou eu
Todas as vidas que eu outrora tive,
Numa sÓ vida.
Mar sou; baixo marulho ao alto rujo,
Mas minha cor vem do meu alto céu,
E sÓ me encontro quando de mim fujo.
.
Quem quando eu era infante me guiava
Senão a vera alma que em mim estava?
Atada pelos braços corporais,
Não podia ser mais.
Mas, certo, um gesto, olhar ou esquecimento
Também, aos olhos de quem bem olhou,
A Presença Real sob o disfarce
Da minha alma presente sem intento.
.
.
(11.12.1932)
-------

.
Link: francopuzzoeditore.it  e Festival Internazionale della Poesia a Trieste


------------------------------------------------------------------------

giovedì 23 febbraio 2012

Quattro milioni di tasse

Paola Severino, attuale Ministra della Giustizia

















Si sta parlando dei 7 milioni di euro incassati nel 2010 della Ministra Paola Severino.
Ma per me la notizia non è il suo guadagno che è giustificato dal lavoro e dalle opportunità, la NOTIZIA VERA, sono i 4 milioni che di conseguenza ha pagato in tasse.
Con orgoglio Paola Severino dice ai giornali che con i suoi 4 milioni di tasse ci si può costruire un padiglione di ospedale, una scuola o ampliare un carcere.
No, guadagnare tantissimo non è una vergogna, non pagare le relative tasse, sì. E la signora Paola Severino le paga.

.
--------------------------------------------------------------------------

martedì 21 febbraio 2012

Volenti o nolenti

Luigi Tenco. Foto presa da Fabrianoboutique.com























BALLATA DELLA MODA
(1964-1965)
di Luigi Tenco
in Io sono uno, canzoni e racconti di Luigi Tenco
Baldini e Castoldi
.
Era l'autunno e il camieriere Antonio,
servendo a un tavolo di grandi industriali,
sentì decidere che per l'estate prossima
sarebbe andata di moda l'acqua blu.
.
Loro dicevano che bastava fare
una campagna di pubblicità,
mettere in ogni bar un po' di bottigliette
ed il successo non poteva mancare.
.
Antonio tra sè rideva...
"Ah ah ah... ah ah ah..."
Diceva: "Me ne infischio della moda,
io bevo solo quello che mi va".
.
Venne l'inverno e Antonio vide al cinema
cortometraggi con bottiglie d'acqua blu,
fotografie sui muri e sui giornali
di belle donne che invitavano a provarla.
.
In primavera giò qualcuno la beveva
e pure lui, un giorno a casa di un amico, dovette berla
perché quello, imbarazzato, gli disse:
"Scusa, ma non m'è rimasto altro".
.
Antonio però rideva...
"Ah ah ah... ah ah ah..."
Diceva: "Me ne infischio della moda,
ma in mancanza d'altro bevo quel che c'è".
.
Venne l'estate ed in villeggiatura
Antonio aveva sete e non sapeva cosa bere;
in ogni bar dove chiedeva un dissetante,
manco a farlo apposta, gli servivano acqua blu.
.
Le prime volte lui si era opposto
ma poi pensò "ma chi me lo fa fare?"
e da quel giorno a poco a poco si abituò;
un mese dopo non beveva altro.
.
Antonio però rideva...
"Ah ah ah...ah ah ah ..."
Diceva: Me ne infischio della moda,
ma bevo questa bibita perché mi va".
.
Ora è l'autunno, Antonio è all'ospedale,
intossicato perché beveva troppo,
e per servire a quel tavolo importante
s'è fatto sostituire dall'amico Pasquale.
.
Stan decidendo per la prossima moda
un pantalone a strisce gialle e nere;
basterà fare una gran pubblicità,
farlo indossare a qualche grande attore.
.
Pasquale tra sé sorride...
"Ah ah ah...ah ah ah"
E dice: "Me ne infischio della moda
io porto solo quello che mi va".
.
Ma io vedo già Pasquale...
ah ah ah... ah ah ah...
chissà come starà male
coi pantaloni a strisce gialle e nere.
.
.
-------------------------------------------------------------

lunedì 20 febbraio 2012

In un mondo che sa tutto

Dalidà e Luigi Tenco a Sanremo 1967.
Entrambi (non insieme, come si usava
"gareggiare" a Sanremo in quegli anni)
cantarono Ciao amore, ciao di Tenco.
Ho preso la foto dal sito di FrancoSupino.ch



























CIAO AMORE, CIAO
di
LUIGI TENCO
.
La solita strada,
bianca come il sale,
il grano da crescere,
i campi d'arare;
guardare ogni giorno
se piove o c'è il sole,
per sapere se domani
si vive o si muore,
e un bel giorno dire basta e andare via...
.
Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao
.
Andare via lontano,
cercare un altro mondo,
dire addio al cortile,
andarsene sognando...
E poi mille strade,
grigie come il fumo,
in un mondo di luci,
sentirsi nessuno;
saltare cent'anni
in un giorno solo,
dai carri nei campi
agli aerei sul cielo,
e non capirci niente e aver voglia di tornare da te...
.
Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao
.
Non saper fare niente
in un mondo che sa tutto,
e non aver un soldo
nemmeno per tornare...
.
Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao
Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao
..

.
Varianti: Una delle prime versioni di "Ciao amore ciao", rimasta inedita, è la seguente: "Una lunga strada / bianca come il sale, / la chitarra in spalla / e negli occhi il sole; / tu che salutavi / là, sulla collina, / io che ti vedevo / sempre più vicina, / e piangevo e mi sentivo solo nel mondo... / Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao / Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao / Volevo andar lontano, / tra case e ciminiere, / dare un senso alla vita / e non sentire il cuore. / Ora il mio destino / mi trascina in volo / sempre più lontano / ma sempre più solo; / mi dico 'sei libero / di tornare indietro' / ma ormai la mia vita / è una prigione di vetro / e al di là io vedo che te che aspetti invano... / Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao / Ciao amore, ciao amore, ciao amore, ciao".
Atre varianti rispetto alla versione definitiva sono : "il grano da cogliere" o "lo zolfo alle viti" anziché "il grano da crescere"; "in un giorno cent'anni / saltati di volo" anziché "saltare cent'anni / in un giorno solo"; "e sentirsi solo" prima di "e non capirci niente"; "non sapere fare niente / in tutto quel da fare" anziché "non saper fare niente / in un mondo che sa tutto".
Nel 45 giri edito in Brasile e in Germania Tenco canta "andarsene piangendo" anziché "andarsene sognando".
.
Da Luigi Tenco - Io sono uno - canzoni e racconti
a cura di Enrico de Angelis
Baldini e Castoldi - 2002
.

.
Link: Il sito su Dalidà  / il sito su Tenco.
Tenco, che era nato nel 1938, si uccise il 27 gennaio 1967 a Sanremo, Dalidà, che era nata nel 1933, si tolse la vita il 3 maggio 1987 a Parigi (era il terzo tentativo in venti anni, il primo risaliva a circa un mese dopo il suicidio di Tenco).
.
-

--------------------------------------------------------------------------------

venerdì 17 febbraio 2012

Incanto e grazia

Anita Pittoni (Trieste 1901-1982)
fotografata da Wanda Wulz, anno ?
(Archivio Alinari -Firenze).
In "Anita Pittoni"
Biblioteca Civica di Trieste, 1995





























LE STAGIONI di ANITA PITTONI
Edizioni dello Zibaldone -1950
.
"Ma i più bei momenti sono quelli ch'io trascorro con quest'uomo silenzioso nella perfetta solitudine.
I suoi gesti, egli si muove appena ed è un movimento anche il suo stare fermo, acquistano un grande valore e per me sono pieni di significati, significati ch'io comprendo solo quando sono vicino a lui e che perciò ora non posso spiegare. Ora posso sentire per quessti suoi gesti solo una grande profonda tenerezza che sentiamo per gli esseri. Dico questa parola in un tentativo di spiegarmi lui, di afferrarlo, ora che sono lontana. Vicino a lui questi problemi non esistono in me, tanto tutto è chiaro. Eppoi voglio ricordare questi suoi gesti fin nei minimi particolari per provarmi che egli è, e mi attacco ai gesti più semplici, più comuni, il suo modo di spiegare il giornale, di prendere dalla tasca il fazzoletto, di bere l'acqua da questo gran bicchiere. Un giorno ha persino mangiato un bel pezzo di pane fresco.
Eppoi i miei capelli ricordano la sua carezza.
Egli cammina lieve per la casa, scende e sale le scale e nessuno s'accorge di lui. Ma io lo sento venire da lontano, sento che si avvicina quando si muove verso di me dal punto più lontano e basta questo suo movimento perché sia presa nella sua influenza e la strada che lo porta a me potrebbe essere molto lunga e il cammino durare anche degli anni."
.
.
------------------------------------------------------------------

domenica 12 febbraio 2012

domenica 5 febbraio 2012

Afferra l'oggi, sii nel presente

Foto dal sito: suedtiroler-weinstrasse.it















ORAZIO
Carpe diem
Traduzione di Luca Canali
I miti - Mondadori
.
Dalle  ODI
.
[ IV,11 ]
.
Ho un orcio pieno di vino
albano di più di nove anni;
ho nell'orto, Fillide, apio
da intracciarne corone, ho abbastanza
....
di edera di cui annodati i capelli tu
splenda: la casa sorride d'argento;
l'ara avvinta di caste verbene brama
sangue asperso da immolato agnello;
.....
tutta la schiera è affaccendata, qua
e là ancelle miste a valletti corrono;
le fiamme vorticanti esalano dal loro
lingueggiare opaco fumo.
.....
Perché tu apprenda a quali gioie vieni,
sappi che celebrare dovremo le Idi,
giorno che taglia a metà Aprile, il mese
di Venere marina,
...
a buon diritto a me solenne e più sacro
quasi del mio giorno natale, poiché
da esso il mio Mecenate enumera
i suoi anni che scorrono.
...
Telefo che tu ami, non adatto
alla tua condizione, è un giovane già
preda d'una fanciulla ricca e lasciva
che in grati lacci a sé lo tiene avvinto.
...
L'arso Fetonte distoglie dalle avide
speranze, e Pegaso alato
che sprofondò il mortale
Bellerofonte t'offre un grave esempio,
....
perché ti attenga sempre a ciò che ti si addice,
ed empi stimando i desideri fuor di misura,
eviti un compagno diseguale. Vieni, ultimo
dei miei amori
....
- ché poi non arderò per altra donna - ,
e apprendi i ritmi che con voce
amabile poi ridarai;
il canto allieverà gli oscuri affanni.
........
........
.
--------------------------------------------------------------------

giovedì 2 febbraio 2012

Il fuggitivo

Olav Hergel. Foto: Jacob Ehrbahn

IL FUGGITIVO
(Flytningen - 2006)
di Olav Hergel
Iperborea - 2010
Traduzione di Eva Kampmann



Ecco ancora un personaggio femminile forte come soltanto gli scandinavi ci stanno dando, probabilmente per la ragione che di donne così forti ce ne sono davvero parecchie al Nord (penso a Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgrens, penso  a Bibi della danese Karin Michaëlis, e per gli adulti a Lisbeth Salander di Larsson, personaggi che ispirano i modelli ma sono suggeriti dalla realtà).
.
L’eroina di Olav Hergel si chiama Rikke Lyngdal ed è una giornalista che da decenni sta scrivendo dei profughi e delle loro tristi storie, delle loro interminabili e inutili attese presso i Centri di accoglienza danesi. Gente che resta parcheggiata per lustri, che impara benissimo la lingua di chi li accoglie, che tenta il suicidio pur di non tornare indietro ma che viene spedita ugualmente al proprio passato.
.
Rikke è una donna oltre i quaranta che non ha marito né figli e vive da sola in un bilocale in un buon quartiere di Copenaghen; scrive bene e da anni si è occupata egregiamente dei suddetti argomenti. Ma i tempi sono cambiati, i lettori stanno cambiando, la politica è cambiata, e di conseguenza anche il giornalismo. Il direttore e il pubblico del suo giornale non vogliono più sentir parlare delle solite denunce di ingiustizie a immigrati e profughi, anzi, al contrario ora vogliono sentir parlare delle loro furbizie, del loro sfruttare un sistema generoso, liberale e ingenuo, ora vogliono leggere di quanti soldi costano allo Stato e del loro delinquere. Oppure di arredamento, di successo, di favolosi acquisti, di viaggi. E Rikke viene mandata al Camp Danmark in Iraq, dove i danesi collaborano con la coalizione internazionale dopo la caduta del dittatore, a ripristinare non si sa bene cosa (questo è il mio personale parere), per scrivere di come i soldati trascorrono le giornate, di cosa pensano e cose del genere. Ma Rikke non si smentisce e spedisce al suo giornale, prima di rientrare in Danimarca, un articolo sui dubbi dei soldati sull’utilità della missione, sui pericoli che corrono, sulle vittime interne e esterne della loro missione.
.
E proprio in questi ultimi momenti viene rapita da un gruppo di cosiddetti terroristi. Le imporranno di leggere un comunicato in cui i terroristi, che si ritengono in realtà combattenti della resistenza, vogliono che in cambio della vita della donna i soldati danesi debbano lasciare il paese. Per essere convincenti, in un secondo comunicato, le taglieranno anche una falange di un dito, in diretta.
.
Lei riuscirà a scappare proprio prima di essere uccisa (dato che il governo danese non accetta il ricatto), e sarà l’eroina nazionale e internazionale per alcune settimane, e per il suo giornale contrariamente alle aspettative dello scettico direttore le vendite si alzeranno meravigliosamente. Tutto sembra dunque tornare alla normalità ma… Arne Hansen, un collega invidioso e livoroso, uno che non ha mai avuto il successo di Rikke, nè sul lavoro nè nel privato, che considera Rikke una viziata e privilegiata, uno che è stato sempre trattato da incapace, dalle  idee ritenute sbagliate e volgari ma che ha sempre avuto il fiuto di un segugio e non ha mai mollato una preda chiunque essa fosse, scopre e riuscirà a dimostrare che la Lyngdal ha mentito a tutto il mondo.
.
La Lyngdal sarà costretta ad ammetterlo. Ha mentito perché fin dal primo istante ha instaurato un particolare rapporto con uno dei sequestratori, un rapporto da madre e figlio, e per lui - che ha rischiato la vita per liberarla - lei rischierà la vita per non farlo marcire nelle galere e nei labirinti delle leggi internazionali antiterroristiche. L’autore mette in evidenza la serenità sia di Nazir, il fuggitivo del titolo, il ragazzo iracheno, che di Rikke nel prendere le loro decisioni che vanno in senso contrario a quello degli altri e della legge. Seguono la loro coscienza. Non potrebbero vivere senza ascoltarla.
.
Olav Hergel è anche lui un giornalista danese famoso nel suo paese per essersi occupato di vari casi di profughi. Ha lavorato per anni presso il Berlingske Tidende e poi è passato al Politiken, due grandi giornali a tiratura nazionale, e ha vinto il premio Cavling nel 2006 insieme alla fotografa Miriam Dalsgaard per una serie di articoli sui profughi e i loro bambini ospitati nei Centri danesi di accoglienza.
.
In una nota l'autore ci informa:
"Questo romanzo è frutto dell’immaginazione. Tutti i personaggi sono inventati e il Morgenavisen Danmark non esiste. Qualsiasi somiglianza con persone, istituzioni e media esistenti, per dirla con lo scrittore tedesco Heinrich Böll, non è né intenzionale né casuale, ma inevitabile. Tuttavia, alcune dichiarazioni di principio sulla politica, sui media e sull’immigrazione attribuite a personaggi del romanzo, sono state rese pubblicamente in Danimarca da persone reali, così come alcune affermazioni sono apparse in altri contesti su media danesi e internazionali".
.
Infatti se è vero che il quotidiano Morgenavisen non esiste, esistono però tutti gli altri giornali e le altre isituzioni che lui nomima. Questo stile tutto scandinavo in cui si mescolano fatti immaginari dentro una struttura reale, a volte rasentando o entrando dentro il romanzo giallo (krimi-genren) ma anche dentro il romanzo di denuncia, ha secondo me la sua più interessante esponente, in Danimarca, in Hanne-Vibeke Holst, specialmente con i due romanzi Kronprinsessen e Kongemordet  che non credo siano stati tradotti in Italia ma che spero vengano tradotti prima o poi.
 
"A differenza di tutte le Rikke Lyngdal del mondo. Che erano superficiali. Che non volevano smascherare niente. Volevano soltanto sbandierare la loro bontà sulle colonne dei giornali per essere invitati alle serate giuste, e avevano sempre pagine intere senza pubblicità solo perché scrivevano bene, mentre lui doveva dividere la pagina tredici di un tabloid con una pubblicità di elettrodomestici.
    Ma smuovevano qualcosa? Rikke Lyngdal aveva mai dato una vera notizia? Aveva mai fatto un turno di notte? Aveva mai scritto un trafiletto, letto approfonditamente un bilancio trovando il dettaglio che denunciava il vero delinquente? Aveva mai dovuto lottare per qualcosa? Dotata, bella, liberale, affascinante, e tutto questo innato. Adesso sarebbe anche finita nel Who’s who e sicuramente avrebbe ricevuto il premio Cavling. Per cosa? Per essersi trovata nel posto giusto al momento giusto ed esserne uscita sana e salva. Non è una fortuna sfacciata?
Ma era una menzogna, e lui l’avrebbe smascherata.
Perché Rikke Lyngdal aveva commesso un errore fatale. L’aveva sottovalutato. E prima di lei lo avevano fatto in tanti. Era una vita che lo sottovalutavano. Ma lui conosceva le proprie carenze. Quello che gli mancava nella scrittura lo compensava ampiamente con lo zelo investigativo, e adesso avrebbe fatto vedere a lei, a loro, a tutta quell’ipocrita Danimarca di che stoffa era fatto Arne Hansen"
.


----------------------------------------