giovedì 27 dicembre 2012

Si fa per ridere



SI FA...
PER RIDERE
LO HUMOUR GAY
IN
101
BARZELLETTE
di
Angelo Pezzana
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A 1 euro.
Stampa Alternativa/
Nuovi Equilibri - 2011
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Premesso che chi vuole ridere degli altri deve prima saper ridere di se stesso/a, premesso che l'autoironia è, secondo me, l'unica vera ironia, è un piccolo regalino natalizio a me stessa questo libricino di barzellette sui, dei e con i froci raccolte da Angelo Pezzana:
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La mamma voleva un maschietto, papà una femminuccia. Li ho accontentati tutti e due.
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Un travestito cammina tranquillamente per la strada, quando passa davanti a un cantiere pieno di muratori che gli urlano:"Frocio!". Al che lui, senza aspettare un secondo di più: "Muratori!".
Uno però lo guarda e gli dice: "Buongiorno, signora!". E lui: "Buongiorno, architetto!".
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Un signore entra in un bar. Appena dentro si rende conto che c'è qualcosa di insolito. Gli bastano pochi istanti per rendersi conto che è capitato in un bar per gay. Non ci sono quasi donne e in compenso è pieno di giovanotti. Pensa di uscire, ma poi, riflettendo sui tempi che sono cambiati, che occorre liberarsi dai pregiudizi, decide di far finta di niente e di rimanere. Si avvicina al banco, e con l'aria più  disinvolta possibile ordina un vermuth.
"Chinato?" gli chiede il barista.
"No!" risponde lui terrorizzato. "In piedi e contro il muro!".
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Una coppia etero litiga in un bar.
Entrano due gay che commentano: "Ecco come finiscono le coppie miste!".
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Giochi di società. Intorno al tavolo, un gruppo di amici.
Uno dice: "A questo tavolo c'è un gay!".
Un altro, incuriosito, chiede: "Chi è?".
Il primo risponde:"Se mi dai un bacio te lo dico!".
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E anche la classica che va bene per tante altre categorie fornite di autoironia:
Quanti gay ci vogliono per avvitare una lampadina?
Undici!
Uno avvita la lampadina e gli altri dieci gli gridano bravo!
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lunedì 24 dicembre 2012

La seconda vita

Pablo Picasso (1881-1973): Horta de Ebro - 1909


























Le letture durante un viaggio a volte ti lasciano delle riflessioni da "masticare" anche dopo l'arrivo.
La Repubblica e il suo fascicolo dedicato alle Donne mi hanno fatto compagnia il 22.12.2012, e vi ho trovato due cosine carine e deliziosamente leggere (tra le oscenità politiche di questa Italia sull'orlo del baratro sociale oltre che economico e le terribili stupidità pseudo-spirituali di chi dovrebbe tacere):
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JEANETTE WINTERSON: Com'è che ci si innamora?:
"In inglese diciamo 'to fall in love', cadere nell'amore, ma nell'amore non si cade come si cadrebbe in un buco. Si cade come si cadrebbe nello spazio. E' come spiccare un balzo dal proprio pianeta personale per andare a visitare il pianeta di qualcun altro. E una volta che lo si raggiunge, tutto sembra diverso: i fiori, gli animali, i colori di cui si vestono le persone.
Innamorarsi è fonte di grandi sorprese, perché prima si pensava che sul proprio pianeta tutto fosse in ordine e sotto controllo, ed era vero, in un certo senso, ma poi qualcuno ci ha lanciato un segnale dall'altro capo dello spazio, e l'unico modo per andare a trovare quella persona è stato facendo un grande salto. Ed ecco che andiamo, cadiamo nell'orbita di qualcun altro, e dopo un pò magari decidiamo di avvicinare i due pianeti e farne la nostra casa. E di portarci anche il cane. O il gatto, il pesce rosso, il criceto, la collezione di sassi, tutti i nostri calzini strani (quelli che abbiamo perduto, compresi quelli bucati, saranno sul nuovo pianeta che abbiamo scoperto). E possiamo anche portarci in visita gli amici. E leggerci a vicenda le nostre storie preferite. E la caduta di cui sopra è in realtà stata il gran salto che abbiamo dovuto compiere per stare con qualcuno senza il quale non vogliamo più stare. Semplicemente. PS: Ci vuole coraggio."
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GIAN LUCA FAVETTO: La seconda occasione è quella più vera ma bisogna essere pronti
(suggerendo tre letture sul passaggio che chiude la cosiddetta prima volta e l'avvio alla seconda opportunità: Trentesimo anno di Ingeborg Bachmann, La linea d'ombra di Joseph Conrad e Sportwriter di Richard Ford):
"Tutti a pensare alla prima volta. Quasi tutti a coccolarla e ripassarla. Il primo innamoramento. Il primo bacio. Anche il primo giorno di scuola. La prima notte fuori casa. La prima vacanza con gli amici. La prima bicicletta o moto o auto. Il primo voto dato. Il primo dolore ricevuto. Il primo treno che passa... Tutti o quasi tutti a ricordare e raccontare, a ri-raccontarsi, le prime volte. Anche se vanno male o risultano pessime, rimangono pur sempre prime.[...]. Poi succede che la seconda volta arriva. Arriva sempre anche se non lo vuoi, anche se non lo speri. Perché se non arriva vuol dire che sei morto. E se non sei morto, devi essere pronto. E devi saperla sfruttare, la seconda volta, la seconda occasione.
Di solito, la prima volta appartiene alla giovinezza, la seconda volta è quella vera. In genere, la prima volta accade, la seconda volta si vive con maggiore consapevolezza. La prima volta è fuori di te; la seconda volta sei tu, più cosciente, che l'affronti. La seconda volta può essere persino una seconda vita. Capita. E, normalmente, è una fortuna. [...]. Poi ci possono essere le terze volte. E le quarte."
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sabato 22 dicembre 2012

Arci-campagna sugli autobus


Prosegue la campagna sugli autobus della città e della provincia di Trieste
per superare l’omofobia e la transfobia.

Link: La pagina web del Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste

Ecco le sei (6) foto "appese" all'interno dei veicoli:
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sabato 15 dicembre 2012

Si va diritti all'amore

Il poster versione francese
del film Fermata d'autobus, 1956
 
 

 
 
 




 
 








si va DIRITTI all’amore
going RIGHT to love
v PRAVI smeri do ljubezni
 
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Lunedì 17 dicembre 2012 alle ore 11
presso il Caffè Teatro Verdi, in piazza Verdi n° 1/B a Trieste,
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si terrà la conferenza stampa per il lancio della campagna
“si va DIRITTI all’amore”,
promossa dal Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste
sugli autobus della città e della provincia per superare l’omofobia e la transfobia.
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La campagna, che ha ricevuto il patrocinio del Comune e della Provincia di Trieste, è stata realizzata con le facce, consumate e stanche, delle volontarie e dei volontari del Circolo Arcobaleno, di Antonio Parisi detto Antony, direttore artistico di Jotassassina, e con lo scatto fotografico e la pazienza di due studenti del Corso di laurea in Scienze della comunicazione dell’Università di Trieste, Giulia Raineri e Roberto Lillo.
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Link:
1 - Caffè Teatro Verdi di Trieste
2 - Più notizie sulla campagna: Circolo Arcobaleno di Trieste
3 - Fotografie di  http://www.dudy.altervista.org/
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La campagna durerà un paio di settimane.


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giovedì 13 dicembre 2012

Umizza























LA FOIBA GRANDE (1992)
di Carlo Sgorlon (Friuli, 1930-2009)
Mondadori


Dopo la  Materada di Fulvio Tomizza ecco l'Umizza di Sgorlon. In questo caso è un paese inventato ma dalle parti del fiordo di Leme (Limski kanal). Un luogo possibile, raccontato dai tempi della peste nel 1600 ai tempi dell'esodo dei cosiddetti filo-italiani durante i primi tempi del potere comunista di Tito.
Qui rispetto al romanzo di Tomizza le vicende includono ancora più famiglie, più personaggi, più periodi storici e persino più continenti. Il romanzo è come diviso in due, la prima parte in cui i nomi dei luoghi sono in italiano e la seconda parte in cui sono in slavo per sottolineare la spaccatura, il confine, il muro che si alza giorno dopo giorno tra il sentirsi nella propria terra e il sentirsi spinto a lasciare tutto per non morire anche fisicamente (sparendo di notte e senza spiegazioni, lasciando dubbi e dicerie).
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Ma è diviso in due anche nel senso che ci sono i fatti e le parole della superficie e le paure e gli abbissi degli incubi, delle fantasie, delle foibe; e ancora c'è l'amore per una patria spirituale (che non può finire mai) e l'amore per una patria di terreni, alberi, pietre e segrete grotte e fiumi sotterranei (che periodicamente cambia padrone).
L'abitante di Umizza non si sente nè italiano nè veneziano nè sloveno nè croato nè austriaco, gli abitanti di Umizza sono istriani e si sentono tali a prescindere dai poteri che si impossessano della penisola. Nonostante ciò i personaggi sopravvissuti alla guerra, agli omicidi notturni, alle provocazioni di chi rappresenta il regime, lasceranno infine il paese e la penisola e tutti gli scomparsi in fondo alle foibe.
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I personaggi femminili sono molto interessanti, il capitolo dedicato alla peste l'ho trovato delizioso. Nonostanti i temi il tono del racconto non è mai ideologico ma sempre ragionevole e pacato come Benedetto, il personaggio pricipale. In certi passaggi oltre che Materada di Tomizza mi ha ricordato anche Furore di John Steinbeck. Confesso che Sgorlon è un autore che ho sempre "evitato", chissà perché. Una lettura quindi che mi ha sorpresa. Per fortuna ha pubblicato parecchi romanzi e ne approfitterò, recuperando il tempo perduto!
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"Quanti erano gli infoibati? Dodicimila circa, dicevano i pochi che s'occupavano di tenere il conto, e questo fu il numero fornito dal Comitato di Liberazione Nazionale alla Conferenza di Parigi. Ma nessuno aveva totali certezze, e nessuno poteva discendere nelle fosse a contare il numero dei morti."
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lunedì 10 dicembre 2012

Sulla costa del silenzio

Morten Nielsen (1922-1944).
Cenni biografici in dr.dk


























Impegnato nella resistenza danese contro i tedeschi, durante la seconda guerra mondiale. Liquidato o forse suicida durante l'attività partigiana. 


Da SAMLEDE DIGTE
(Poesie raccolte)
di Morten Nielsen



Metamorfosi di una notte estiva
Traduzione di Angela Siciliano

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I tuoi fianchi sono fuoco.
La tua bocca è una stella bruciante
Io sono una sottile striscia di nebbia in lontananza.
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Io stesso sono una tempesta,
una muta e scura tempesta sulla costa del buio e del silenzio.
Eterea brace che brucia verso il tuo petto.
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...... Non parlare, non ti muovere -
sei la chiara notte e il vino selvaggio,
lo spazio titubante e la leggera tenda della finestra,
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un fondo chiaro di sabbia
sotto l'acqua color verde scintillante, come il giorno che sta sorgendo..
Una mano abbandonata sulla mia - e un respiro.


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*
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Forvandling en  Sommernat
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Dine Laender er Ild.
Din Mund er en braendende Stjerne.
Jeg selv er en smal Stribe Taage et Sted i det fjerne.
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jeg selv er en Storm,
en stum, mørk Storm over Mørket og Tavshedens Kyst.
Ulegemlig Glød der forbraender imod dit Bryst.
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...... Stille, helt stille -
og du er den Lyse Nat og den vilde Vin,
det tøvende Rum og Vinduets lette Gardin,
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en lys Bund af Sand
under Vand der er skinnende grønt som den stigende Dag.
En haand lagt løst over min - og et Aandegrag.
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Passiamo ai fatti!

Viola Smith e le Coquettes, 1939
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DF4_jiKhuuU
La Smith in wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Viola_Smith

Alzate il volume! 


























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domenica 9 dicembre 2012

Le rose

Le rose di Tina Modotti, Messico 1925.
Da stile.it.
http://www.comitatotinamodotti.it/






























Una poesia di Emily Dickinson
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Traduzione di Margherita Guidacci
(La grande poesia - Corriere della sera, 2004)
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Non accostarti troppo alla dimora di una rosa
se una brezza le preda
o rugiada le inonda
cadono con timore le sue mura.
E non voler legare la farfalla
o scalare le sbarre dell'estasi:
garanzia della gioia
è il suo rischio perenne.

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*

Go not too near a House of Rose -
The depredation of a Breeze
Or inundation of a Dew
Alarm its walls away -
Nor try to tie the Butterfly
Nor climb the Bars of Ecstasy,
In insecurity to lie,
Is Joy's insuring quality.
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(c. 1878)
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sabato 8 dicembre 2012

Le mogli dei Nazzareni piceni

Foto: Beatrice Piacentini-Rinaldi
(1856-1942)
dal sito comunesbt.it






















Da SONETTI MARCHIGIANI
di Bice Piacentini
Dialetti italici - Roma -1926
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(Con personale e sicuramente manchevole
tentativo di traduzione, sfruttando le note del libro stesso
e i miei anni trascorsi a San Benedetto del Tronto.)
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Lu vi bbune
('N cantine)
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- Marìteme sta jècche? - Scì, Mariè.
- Avè se sta 'mbriache, 'llu zezzò!
... Jè nnòtte, su, rejème, Nazzarè!
Te puzza sprefennà, ttè 'ssu 'mbriacò!
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'Stu scellerate! 'N ze te ritte, avè!
Avè 'nta va facènn'j sburdijò!
Su, fa lu bbune, su, vinne 'nche mmè.
Che sci 'mpise! Cammine, sci u no?
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Abbije preste a ffamme trebbelà;
scème spesate 'n jè manche trè ddì!...
Ppù, le fantelle se vo' maretà!
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Avè s'jè bbille 'stu sacche de vi'!
'N fa' la cummèdie, a mmè nen me teccà!
'Stu zizze, 'stu schiefuse, passa vi!
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Il vino buono (in osteria)
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- E' qui mio marito? - Sì, Marietta.
- Guarda come è ubriaco, lo sporcaccione!
... Forza! andiamo a casa Nazzareno, che è notte!
Che tu possa sprofondare, ubriacone!
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Scellerato, guarda non si regge in piedi!
Guarda come va barcollando!
Su fai il bravo, vieni con me.
Accidenti quanto pesi. Vuoi camminare sì o no?
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Comincia già a farmi soffrire,
siamo sposati da appena tre giorni!
E poi le ragazze vogliono sposarsi!
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Ma guarda che bel sacco di vino!
Non fare la commedia, non toccarmi!
Sporcaccione, schifoso, levati!
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venerdì 7 dicembre 2012

La lingua di tutto il mondo

























Edna St. Vincent Millay
da L’amore non è cieco


Traduzione di Silvio Raffo
Crocetti Editore 1991, 2001


Nel dorato bacile d’un gran canto
versiamo tutta la nostra passione;
si giacciano abbracciati gli altri amanti
nel riposo d’amore – noi parliamo
con la lingua di tutto il mondo: il sangue
che s’agita, la lunga inerzia, i fremiti,
le calde palme supplici all’ospite che fugge,
ed un’anima sola, indifesa, ma forte.
Il desiderio solo canta al liuto;
nell’aperto sospiro, fra le ortiche
s’acquieti il menestrello, ozioso e muto
anche lui – sia l’amore alto e lontano:
tradisce il ramo piú alto quel frutto
che ogni passante può trovare a terra.

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*
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Into the golden vessel of great song
Let us pour all our passion; breast to breast
Let other lovers lie, in love en rest;
Not we, - articulate, so, but with the tongue
Of all the world: the churning blood, the long
Shuddering quiet, the desperate hot palms pressed
Sharply together upon the escaping guest,
The common soul, unguarded, and grown strong.
Longing alone is singer to the lute;
Let still on nettles in the open sigh
The minstrel, that in slumber is as mute
As any man, and love be far and high,
That else forsakes the topmost branch, a fruit
Found on the ground by every passer-by.
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mercoledì 5 dicembre 2012

Gli specchi nel fondo dei bicchieri

Giacomo Sandron, vincitore della 7th Trieste International Poetry Slam
durante  il XV Festival Internazionale della Poesia (26 novembre - 1 dicembre 2012). 
I suoi libri - deliziose edizioni personalizzate -
 si possono acquistare (a Trieste)  presso LIBERARTI  in piazza Barbacan.
Foto  ©  Andrea Montesel.























Dalla raccolta
COSSA VUSTU CHE TE DIGA
(Cosa vuoi che ti dica)
di Giacomo Sandron
Edizioni Culturaglobale.it - 2010
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Co' torno casa in tren
ghe passo sempre da drio casa mia
prima de rivar in stassion
e buto l'ocio par veder se xe qualcun fora
in giardin ch'el fa qualcossa:
me pare che taja l'erba
me mare che la sgaruma in orto
me fradel che se fuma 'na paja
o che altro ch'el lese,
ma tuto quel che rivo veder
- el tren ga pena tacà a ralentar ,
el va ancora un fià massa veoce -

xe la macia bianca del sareser
cò buta fora i fiori
che sbrissia sul vero del finestrin
e xe 'na voce che me dise
movite dai, che semo drio spetarte.
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(Quando torno a casa in treno
ci passo sempre dietro casa mia
prima di arrivare in stazione
e sbircio per vedere se c'è qualcuno fuori
che fa qualcosa in giardino:
mio padre che taglia l'erba
mia madre che lavora l'orto
mio fratello che fuma
o quell'altro che legge,
ma tutto quello che riesco a vedere
- il treno ha appena cominciato a rallentare,
va ancora un pò troppo veloce -
è la macchia bianca del ciliegio,
quando è in fiore,
che scivola lungo il finestrino
e c'è una voce che mi dice
muoviti dai, che ti stiamo aspettando.)
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Chi sa s'el servirà mai a qualcossa
tuto sto vin
che vemo bivù fin desso,
se i ne darà mai un toco de carta
ch'el ne diga che semo stai bravi
che vemo fato benon
a tirarse su ste cioche
a sdrondenarse 'l sarvel
a ingomearse 'l stomego
a insiminirse i oci
su tuti sti speci
che i vien fora tai biceri
co' che te ne lassi un goto
sul fondo,
a vardarghe drento fisso
sintirse manco rudinasso.
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(Chi lo sa se a qualcosa servirà
tutto questo vino
bevuto fino ad ora,
se ce lo daranno mai un attestato
che ci dica che siamo stati bravi
che abbiamo fatto bene
a prenderci queste sbronze
a frastornarci il cervello
a ingarbugliarci lo stomaco
ad incrociarci gli occhi
su tutti gli specchi che vengono fuori
sul fondo dei bicchieri
quando ne lasci un goccio,
e a guardarci dentro fisso
sentirsi un pò meno rottame.)
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lunedì 3 dicembre 2012

Verdi anni

Un uomo - 2003, di Raphael Perez
gaypaintings.com






















Da VERDI ANNI
di Sandro Pecchiari
Samule Editore - 2012
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Gatti
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confuse dai fari nella guida
le ombre sono gatti,
gatti i sacchetti in preda al vento
se soffia annoiato tra le strade
se rotola nel bianco sfrigolante,
gatti le onde dopo il gioco
d'uno scirocco stanco,
gatti i tuoi occhi, se guardavi,
pigri e all'erta...
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e la tua ombra rimane un gatto,
furtivo, nel mio cuore
.
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Rinascita del sole
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mi sorprendi al voltare delle scale
alto e vasto tra le volte e i faretti
che snudano il corpo tuo potente e nudo
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mi soffermo nell'ombra tua decisa
che scorro con le mani, castamente,
per le telecamere a circuito chiuso
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attimi in cui percorro
il metallo caldo della schiena,
l'addome baldanzoso, il nido vuoto delle ascelle,
il tuo mantello lasco da slacciare.
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tu ritorci lo sguardo nell'oblio
che avvolge veloce nel baratro le cose
ma sembri ricordare e confidarlo
allungando il tuo braccio verso il mio
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in questo abbraccio disteso sui millenni
ti suggerisco un'anima qualsiasi
quella che non potevi né dovevi allora scegliere,
per farti rimanere ancora un poco
e immaginare o poter sentire
il corpo tuo maestoso, i tuoi odori.
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Sandro Pecchiari presenta la sua raccolta Verdi anni alla libreria In Der Tat di Trieste  al n. 22 di via Armando Diaz, il 15 dicembre prossimo alle ore 18 (insieme a Andrea Roselletti che presenterà la raccolta A Lonely Pop Heart)
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domenica 2 dicembre 2012

Cinque di Frabotta

Biancamaria Frabotta.
Foto da poesiablog.rainews24.it


























DA MANI MORTALI
di Biancamaria Frabotta
Mondadori - 2012
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Manca un fiore
alla tua tomba recente.
Non avertene a male
se lo rubo a un vicino.
Nutrita è la sua scorta
e perdonerà il furto.
E' la prima estate
che t'ho voltato le spalle.
Come quando il mare è solo, la sera
e si smette di guardarlo.
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Con le spalle allo sciabordìo
della cucina, ascolto dalla banchina
il richiamo delle chete stoviglie.
Ti sei alzato prima di me
esploratore predestinato
alla luce e una volta
fuori, non so se torni
a vegliare il mio buio.
Ma io non sospiro da sola
nella cunetta del lenzuolo
dove, come di un visitatore
occasionale, accanto
per un poco di te
resta il caldo, il mormorìo
delle vaghe chiacchiere
l'imbarazzante aroma
della vita consenziente.
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Sorgeva da un angolo lontano del campo
ma era come se sorgesse da ogni angolo
su quei due che la vedono senza voltarsi.
Bianca e nera, quanto la sua lontananza.
E splendenti, nella sventura dei crateri
miliardi di occhi catturati a spiarla.
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Scuotiti malumore congenito
ai fervori del giorno dicembrino
lesto corre il sole d'inverno
grato alle nostre ossa usurate
verso un nuovo compimento.
All'inizio tutto era presente e informe
ma oggi si battezza un'opera desiderata
vai scheggia di azzurro fra
le grate della segreta, vola
semplice come un saluto
a chi ne ha fatto richiesta.
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Nell'estate del duemila e tre
tutto si prosciugò silenziosamente.
Un meraviglioso azzurro puntato
su di noi come un'arma radiosa
premeva i piedi sul suolo, spruzzava
di calce le pareti, entrava, senza
nemmeno una goccia di pioggia
anche di notte
dentro i nostri occhi spalancati.
Dal tronco del melo colava pece nera
e a febbraio bisognò abbatterlo intero.
Il fico si salvò scrollandosi di dosso
la veste lieve delle foglie assetate
e a luglio cogliemmo fichi secchi
da terra, come fosse Natale.
La siccità portò via anche due peschi
che si erano avviticchiati l'uno all'altro
all'insaputa di tutti, in un solo albero da fuoco.
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sabato 1 dicembre 2012

Tra le dita - 2012






















TRA LE DITA
di Angela Siciliano
 
«Angela si ricollega idealmente, e non solo, alla grande Saffo, innamorata delle donne con una tale intensità che ancora adesso palpita e ci commuove. Sia il sentimento come la sessualità e l’amore per la natura – unico cerchio sensuale e affettuoso che avvolge la poesia della Siciliano – appaiono qui di un “opaco candore” come lei stessa li definisce.»
Lucetta Frisa
 
«Che belle le poesie che parlano d’amore, d’intesa, di un rapporto che inizia e ci entusiasma o che è finito lasciandoci ricordi, e lo fanno con schiettezza e allegria, senza inutili circonlocuzioni ampollose ma con la forza dei sensi che domina l’eros!»
Corrado Premuda
 
«Con immagini originali e nitidissime dipinge davanti ai nostri occhi le donne amate e disamate […] La sua è una poesia ingannevolmente semplice, della semplicità di chi non si nasconde dietro lirismi oscuri per incidere nel cuore della vita […] L’erotismo che la pervade è concreto e visivo, denso, di efficacia sicura e senza compiacimenti né languori. Una poesia che unendo sapientemente forza e ritegno ci lascia più sereni, perché ci ha regalato bellezza.»
Consolata Lanza



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venerdì 30 novembre 2012

Al Tommaseo

Caffè Tommaseo 
Riva Tre Novembre, 5
Trieste
www.caffetommaseo.com






















Prosegue il XV Festival Internazionale della Poesia di Trieste con l'incontro con l'autore Gerard Kanduth (presidente dell'Associazione Scrittori Carinziani) e con la consegna dei Premi del Festival:
14° Premio Internazionale Trieste Poesia a Wole Soyinka (Nigeria), Premio Nobel 1986.
9° Premio Gerald Parks alla traduzione a Pietro Dini e Albert Làzaro-Tinaut (per la traduzione dall'estone dell'antologia poetica Primavera e polvere di Jüri Talvet, Edizioni Joker).
9° Premio Anthares "Un poesta per la pace" che va a Gianmario Lucini.
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Tra gli ospiti: Rei Berroa, Ion Deaconescu, Lisa Deiuri, Barbara Crubissa, Jan Jilek, Erik Lindner, Giuseppe Nava, Marìamatilde Rodrìguez, Erika Vida e Angela Siciliano.
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Il caffè Tommaseo: Caffè storico dalla data d'origine indefinita, di sicuro nel 1830 fu riaperto dopo anni di ristrutturazione dal padovano Tomaso Marcato, che gli diede il proprio nome, Caffè Tomaso.
Una curiosità emersa dagli archivi del locale è che pare nello stesso anno ne fosse entrata in possesso la contessa Lipomana, nome sotto il quale si nascondeva Carolina Bonaparte vedova di Gioacchino Murat. Fra i vari proprietari nel tempo ricordiamo la signora Nerina Madonna Punzo che mantenne intatto l'aspetto originario del locale e pubblicò un periodico Lettere da un antico caffè dai contenuti letterari ed artistici. Tra gli avventori più famosi, nel passato e nel presente: Italo Svevo, James Joyce, Stendhal che fu console per la Francia a Trieste dal 1830 al 1831, Umberto Saba, Franz Kafka, Fulvio Tomizza, Claudio Magris.
Il locale fu legato anche a vicende e protagonisti del Risorgimento, il suo nome stesso ne è la prova.
E' uno dei 35 locali che fecero l'Italia (da una pagina su Il Piccolo).
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Il programma del Festival prosegue e si conclude domani, sabato 1 dicembre, al Caffè San Marco (altro locale storico): Ultima giornata del Festival.
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Ancora un link: Gerald Parks in una pagina del sito www.shelton1963.com
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mercoledì 28 novembre 2012

Lo spreco

"Endnu en af mine hatte med en kvinde under"
(Ancora uno dei miei cappelli con sotto una donna)
di FINN BIRKELUND
finnbirkelund.dk



























Ultima modifica al post 1.12.2013

La mia raccolta TRA LE DITA comprende 32 poesie. Nata in versione cartacea da pochissimi giorni, è stata presentata ieri alla Libreria Minerva di Trieste. Otto (8) delle poesie inserite nella raccolta erano già in questo blog, basta quindi seguire l'etichetta Angela Siciliano- Poesia o cliccare sui link che attiverò a fine post, per poterle leggere e capire il tono della raccolta. La si può acquistare sicuramente alla Minerva e anche in diverse librerie centrali della città, diversamente la si può ordinare attraverso l'eshop della Puzzo.com
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Oggi aggiungo un'altra poesia della raccolta (l'ultima!), che è stata tra l'altro letta benissimo ieri sera da Giulia Toniutti, e prima di tornare alle mie "letture e riletture" voglio ringraziare tutti coloro che sono venuti/e ieri sera alla presentazione: per me è stata una bella esperienza anche grazie al calore del pubblico e al suo senso dell'umorismo.
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Corrado Premuda che ha presentato il libro con molto garbo e tanta simpatia mettendo tutti a nostro agio merita un grazie anche ufficialmente. E infine un grazie anche ai Puzzo che hanno reso possibile il tutto!
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LO SPRECO
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Non puoi sedurmi - lo sai -
con quei seni arroganti
i fianchi nudi ed eleganti
il corpo tornito
il volto scolpito
contro l'azzurro del cielo.
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Non ci riesci - lo vedi -
con lo sguardo acceso
il sorriso accattivante
i gesti ben scelti
le parole squisite,
a sciogliere il gelo in cui vivo.
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Certo: incontrarci tra le lenzuola
e insieme rimanere senza respiro.
Ma invece: dimmi come stai
dietro gli occhiali scuri
che riflettono la mia faccia scortese
tumefatta di sonno perduto,
(e di notti letali, cucite a giorni lenti e brutali).
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Generosa perdonerai - lo spero -
l'incomprensibile diniego e l'enorme spreco,
del paradiso che inutilmente mi offri.
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Link relativi alle poesie che ora sono raccolte in TRA LE DITA e che sono sparse nei vari post di questo blog (i titoli sotto elencati sono in alcuni casi soltanto i titoli dei post e non delle poesie):
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1- Dannate d'annata (2 poesie)
2 - Ti scrivo
3 - Note sommesse
4 - Tra una città e l'altra
5 - Distrazione
6 - La cuoca ginevrina
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lunedì 26 novembre 2012

Tra le dita - copertina



27 novembre 2012, ore 18, TRA LE DITA
presso la Libreria Minerva di
Via S. Nicolò, 20
 34121 Trieste
ISBN 978-88-88475-43-1, euro 10.
Franco Puzzo Editore
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




 
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sabato 24 novembre 2012

La coppia danzante

"Donna distesa che disegna".
Fotografa: Thérèse Bonney (1897-1978)
Museiverket, Helsinki
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



 
LA COPPIA DANZANTE
di Angela Siciliano
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Testo scritto e letto (registrato) per la Mostra Sonora VIVAVOCE (dal 12 al 19 ottobre 2012) al Metrokubo di Trieste, in via dei Capitelli 6563b) a chiusura del primo corso di scrittura organizzato dall'Associazione DDProject di Trieste, intitolato IL TEMPERAMATITE, con Corrado Premuda come insegnante (pazientissimo, ispiratore e validissimo sostegno nei momenti di sconforto creativo!), dove ho avuto il piacere di conoscere altra gente fantasiosa e appassionata.
Nei brani scritti e registrati per la mostra finale, ognuno di noi ha immaginato di essere la matita di qualcuno e ha provato a descrivere sentimenti e pensieri relativi alla propria condizione. Io ho immaginato di essere la matita di una disegnatrice, un'artista quasi povera e povera quasi per scelta:

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Non mi piacciono le sue dita sporche di nicotina!
Ma cerco di non pensarci quando incomincia a tracciare i segni sui fogli che poi espone e vende ai turisti. Non vende molto in realtà: la gente guarda i suoi fogli, li ammira con gli occhi luccicanti di piacere ma poi dice che costano troppo e rinuncia all’acquisto.
Secondo me i prezzi dei suoi lavori sono volutamente eccessivi perché lei non vuole separarsene e non vuole neanche fare una vita diversa da quella che fa.
Ad ogni modo io riesco a non farmi condizionare dalle nuvolette di fumo che circondano il suo corpo e mi lascio andare al flusso delle sue ispirazioni.
La trovo così travolgente!
Si immerge nel foglio bianco e vuoto e lo riempie di linee e di punti, di curve e di picchi, di significati e di ombre. Quando ritiene di aver finito, le ombre risaltano come fossero luce.
Ed è così testarda!
Prova e riprova, traccia e ritraccia ogni percorso fino a quando non ottiene l’immagine che vuole. La invidio per questa sua capacità di non arrendersi, di trasformare ciò che vede in un mondo, un mondo a sé stante e parallelo: un mondo in bianco e nero.
Lei infatti non ama i colori e neanche i volti. A lei piacciono le arcate, i muri medievali, le finestre, i balconi, le torri, i tetti, e le colline arate, gli alberi, certi viottoli confusi tra le erbacce. E li abbellisce quasi, li migliora con il suo tratto deciso, a volte anche spogliandoli di certi dettagli. Sottrae eppure aggiunge!
Io mi perdo in quello che fa mentre lo fa.
Con piacere l’accompagno più che posso verso l’idea finale. Non sempre però riesco ad assecondarla e mi dispiaccio di questa mia inadeguatezza, ma quando mi accade di intuire e penetrare ciò che sta pensando mi emoziono e inorgoglisco. Sono momenti di grazia in cui sembriamo una coppia affiatata che danza in un’immensa sala deserta, con un’orchestra che suona dal vivo adeguandosi ai nostri passi.
Danziamo leggere, riempendo la sala con le nostre giravolte.
Insieme siamo libere! Libere e felici come chi sta dentro il proprio destino e lo sa, e non vorrebbe né potrebbe stare in nessun altro luogo e con nessun altro.
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venerdì 23 novembre 2012

Tra il mare e il cielo

Book, Santorini, di William Abranowicz, 1990.
                 (phographersgallery.com)






























1- IN FONDO ALLE COSE
di Karin Boye
(traduzione di Maria Giacobbe, in Europa in versi, Il ventaglio - 1989)
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Ho letto nel giornale che una persona è morta,
una persona il cui nome mi era noto.
Visse come me, scrisse come me dei libri, invecchiò
e ora è morta.
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Pensa, essere morti e lasciarsi tutto alle spalle,
angoscia, paura e solitudine e l'implacabile rimorso.
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Ma una grande giustizia si cela in fondo alle cose.
Per tutti c'è in serbo una grazia - un dono che nessuno ci ruba.
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2- da PADRE PADRONE PADRETERNO
di Joyce Lussu
Gabriele Mazzotta editore - 1976
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Le poche conquiste fatte dalle donne nella Resistenza, sia nei confronti della famiglia che della società, furono conquiste autonome, frutto di condizioni e di esperienze concrete; e arricchirono il movimento popolare di caratteri e valori umani e morali, come l'assoluto disinteresse, l'assenza di calcoli di potere per il dopo, la semplicità antiretorica del senso di giustizia, la generosità dei sentimenti, la modestia che fece sembrare naturale non chiedere riconoscimenti, né cariche, nè lodi, rientrando nella vita quotidiana come se anche il tremendo sforzo della guerra fosse stato un aspetto dei quotidiani doveri.
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3 - da L'UOMO CHE VOLEVA NASCERE DONNA
di Joyce Lussu
Gabriele Mazzotta editore - 1978
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La permissività inarticolata ha gli stessi effetti dell'autoritarismo ottuso: genera un senso di abbandono e fa dei figli degli orfani. Così il movimento del '68 divenne un immenso orfanotrofio, ghettizzato e criminalizzato sotto un fuoco concentrico.
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4 - da LE STAGIONI DELLA VITA
di Hermann Hesse
(Traduzione di Volker Michels,  Mondadori - 1988)
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Non lasciare mai cadere oziosamente le mani,
non restare mai fermo a mezza via.
Se vuoi bere a mezzogiorno il vino,
vai per tempo in cantina.
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5 - da L'ARTE D'AMARE
di Erich Fromm
(Traduzione di Marilena Damiani, Il saggiatore - 1963)
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L'uomo moderno crede di perdere qualcosa - il tempo - quando non fa le cose in fretta; eppure non sa cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo.
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6 - da LA PELLE
di Curzio Malaparte
Mondadori - 1978
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Anche le bandiere italiane sono gloriose. Se fossero senza gloria, che gusto avremmo trovato a buttarle nel fango? Non v'è popolo al mondo che non si sia, almeno una volta, preso il gusto di buttare le proprie bandiere ai piedi dei vincitori. Anche alle più gloriose bandiere avviene d'esser buttate nel fango. La gloria, quel che gli uomini chiamano gloria, è spesso lorda di fango.


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mercoledì 21 novembre 2012

Mio enorme foglio bianco

Foto di Rolfe Horn, da photographynow.net


























Roberta Dapunt
da
La terra più del para­diso
Einaudi 2008.
in Rablè.it
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Le intime riflessioni
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II
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Tu mia stanza,
paziente angolo di que­sta casa.
Mia cat­tiva abi­tu­dine, mio vizio capitale.
Tu mia tri­ste pas­sione, mia poesia.
Tu mio orto misericordioso,
mio ter­reno fer­tile, mia arsura.
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Tu grande orec­chio che ascolti
il mio eco mille volte uguale.
Tu mio con­fes­sio­nale, mia direzione.
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Tu mio tabernacolo,
custode della mia anima.
Tu mia cap­pella, che in te conservo
le imma­gini dei santi e dei miseri dannati.
Tu mio venerdì santo, mia Pasqua.
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Tu mio rifu­gio, mia arca,
quando tra le mani dilu­viano gli inchiostri.
Tu mia stanza, mio spa­zio fisso,
mio enorme foglio bianco.
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Tu mia cer­tezza, mio feretro,
mio fune­rale.
In te rien­tra in silenzio
il mio rito quotidiano,
la mia tem­pe­sta, il mio silenzio.
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martedì 20 novembre 2012

Il soffio intatto

Jeff Zaruba: San Francisco, Six Windows.



























Lisa Deiuri
da Il secondo millennio
Campanotto Editore 1995
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Il sentiero stregato
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...Credi a quel soffio
di strana cosa
....che ti butta a terra
solo per risollevarti
e penetrarti nelle ossa
finché non cedi...........come ad un orgasmo
La notte trema
....di questo pensiero che si ammanetta
capisci allora che dio sei:
................hai creato
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In memoria
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Una corsa veloce, violenta
.....poi: il salto
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L'aria ti saetta sul volto e tra i capelli
....e non sai più cosa sei
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Si è compiuta la metamorfosi?
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Forse la dea ti ha trasformato in gazza...
No. Sempre lo stesso essere fatto di foglie e di terra
e puoi volare solo coi piedi piantati al suolo
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Ogni bella favola deve finire
porsi al suo posto coma la tessera di un mosaico
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Eppure il ricordo conserva
ancora intatto il suo soffio
e per un attimo sai che il tempo può essere vinto
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Stelevisioni
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Non parlerò dallo schermo
fuori dagli occhi di
un cantante cieco
con le zanne incravattate
ossigenate da soubrette
Minigonne e tacchi a spillo
passeggiano al guinzaglio
- sensuali microfoni infilati in un condom -
$oldi $oldi $oldi - spedisci la cartolina
"apri le gambe che ti scatto una foto"
La Dama del Cervello
ci ha comprato retine e genitali
e tutte le antenne sui soliti tetti
- e tutti gli occhi sulle solite tette -
Per far carriera
bisogna sapersi gestire
la carne & i suoni
non troppo intelligenti però
- (per un paio d'ore) -
tanto poi cambiano canale
e domani c'è la 2000esima puntata.
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lunedì 19 novembre 2012

Tra le dita alla Libreria Minerva

Le sommeil di Gustave Courbet, 1866



















Sta per uscire TRA LE DITA
di Angela Siciliano
(Franco Puzzo Editore)
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Prefazione di Corrado Premuda, postfazioni di Lucetta Frisa e Consolata Lanza.
La raccolta verrà presentata martedì 27 alle ore 18 presso la libreria Minerva di Trieste, in via San Nicolò, 20. La presentazione è collocata all'interno del XV Festival Internazionale della Poesia, (Trieste, 26 novembre - 1 dicembre 2012).
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Dalla prefazione di Corrado Premuda:
La forza maggiore Angela Siciliano la trova nelle poesie in cui il destinatario è tu: tu, una donna affrontata con la disinvoltura dell'ardore, immortalata attraverso il vocabolario dello struggimento e del desiderio, squadernata nelle innumerevoli possibilità erotiche delle parole.
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Dalla postfazione di Lucetta Frisa:
Gli incontri diversi con Laura, Bruna, Amanda, Patrizia, Lidia ecc. si illuminano di una luce antica - ferma e non sentimentale - e vengono riportati sulla pagina nella loro incantata, anche se ironica
e a volte malinconica, riflessiva freschezza.
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Dalla Postfazione di Consolata Lanza:
Con immagini originali e nitidissime dipinge davanti ai nostri occhi le donne amate e disamate, con ironia scardina e distrugge sicurezze proprie a altrui, con parole veloci ricrea situazioni amorose che tutti conosciamo...
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Link:
 1 - corradopremuda.com  2 - consolatalanza  3- lucettafrisa
4- Il programma del festival    5 - Tra le dita - il segnalibro
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venerdì 16 novembre 2012

A caso

Foto di Ferdinando Scianna: Sant'Elia, 1980.
In aristocratic.com


























Giriamo intorno allo stesso perno. Legati con una corda all'anello piantato sul terreno
tiriamo, strattoniamo. Animali di un padrone. Il nodo è dentro noi stessi, la corda è consunta quanto noi stessi.
La mano del padrone che ci lega è la nostra!
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Con questi pensieri questa mattina uscendo dal bagno ho preso un libro di poesie al volo e a caso dalla libreria: Pavese! Cesare!
Trovo sempre molto carino, molto efficace per certi aspetti e balsamico l'aprire un libro di poesie e sentire la voce del/della poeta che risponde ai miei pensieri! Il caso, l'attrazione dei pensieri, quello che è.
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Le due poesie di Pavese:
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La prima:
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...Sono uscito al mattino al freddo e al sole
come a un'impresa eroica.
...Ho fatto nulla tutta la giornata
finché stremato della gran fatica
son ritornato a stento, moribondo.
...Così ogni giorno ripasso la vita
che mi è venuta in sorte a questo mondo.
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(6 aprile 1929)
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La seconda:
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Ogni giorno che passa è un riandare
tutta la storia grigia della vita.
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........Una donna che appena mi ha parlato
........mi ha messo in cuore come un gran germoglio
........gonfio di gioia.
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E' una gioia vedere tanti rami
verdissimi nel vento e tanti fiori
prepotenti, sboccianti, è una gran gioia
perché nel sangue pure è primavera.
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(17 aprile 1929)
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Buon proseguimento di giornata! Intanto che ..."lacrimogeni lanciati dal ministero di giustizia... nuovo raid a gaza... studenti in piazza, scontri con la polizia... picchetti anti omofobia direi genetica... l'inghilterra torna alla terza classe sui treni... arresti per razzismo e antisemitismo in tutta l'italia, quella con la g prima della elle... qualcuno purtroppo si candida anche alle prossime elezioni ma qualcuno per fortuna no... il maltempo si sposta verso il sud..."
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