giovedì 27 ottobre 2011

Wenn du nicht da bist




























Le costellazioni dell'io
di Friederike MAYRÖCKER (1924)
(in "Poesia" - Crocetti Editore
Luglio/Agosto 1992)
Traduzione di Luigi Reitani
.
.
Come ti chiamo
quando non ci sei
e ti penso:
mia fragola-di-bosco
mia lucertola-di-zucchero
mio cartoccio-di-consolazioni
mio filator-di-seta
mio scacciapaure
mia Aurelia
mio fior-di-ghiaia
mio bambin-che-dorme
mia mano-del-mattino
mio dimentichi-molto
mio telaio-finestra
mio nascondi-luna
mia bacchetta-d'argento
mio raggio-di-sera
mio refe-di-sole
mia lepre-con-proboscide
mia testa-di-cervo
mia zampa-di-lepre
mio ranocchio-sulle-scale
mia corona-di-luci
mio rubaprimavera
mio ronzin-che-trema
mia lumaca-d'argento
mio calamaio
mia volpe-scopa
mio tagliaboschi
mio fuggitempeste
mio guardian-d'orsi
mio mostra-i-denti
mio orecchio-di-cavallo
mio albero-del-Prater
mio corno-ad-anelli
mia borsa-di scimmia
mia virata-d'inverno
mio carciofo
mia mezzanotte
mio conto-alla-rovescia
(da capo!)
.
---
.
Wie ich dich nenne
wenn ich an dich denke
und du nicht da bist:
meine Walderdbeere
meine Zucherechse
meine Trosttute
meine Seidenspinner
mein Sorgenschreck
meine Aurelia
meine Schotterblume
mein Schlummerkind
meine Morgenhand
mein Vielvergesser
mein Fensterkreuz
mein Mondverstecker
mein Silberstab
mein Abendschein
mein Sonnenfaden
mein Russelhase
mein Hirschenkopf
meine Hasenpfote
mein Treppenfrosch
mein Lichterkranz
mein Fruhlingsdieb
mein Zittergaul
meine Silberschnecke
mein Tintenfasz
mein Besenfuchs
mein Baumefaller
mein Sturmausreiszer
mein Barenheger
mein Zahnezeiger
mein Pferdeohr
mein Praterbaum
mein Ringelhorn
meine Affentasche
meine Winterwende
meine Artischocke
meine Mitternacht
mein Ruckwartszahler
(da capo!)
.
.
.
-----------------------------------------------------------------

venerdì 21 ottobre 2011

Avere una direzione


Mafalda di Quino







Avaaaaantiiii!!
Verso una nuova sconfitta!
(...ci sono giorni in cui mi sento così).












--------------------------------------------------------------------------------

mercoledì 19 ottobre 2011

Una pagina di Cassola


Carlo Cassola  (1917 - 1987)











Una pagina di Carlo Cassola da L'UOMO E IL CANE, Rizzoli, 1977.
Premio Bagutta 1978
.
.
Tommaso (tale era il nome del gatto quando aveva un padrone o per dir meglio una padrona) si trovava nelle stesse condizioni di Jack: era stato privato della casa da pochi giorni solamente. In quei giorni di vagabondaggio gli era toccato soffrire la fame.
Che differenza dal tempo in cui lasciava la roba nella ciotola, a tal punto era sazio! Da quando, satollo, passava la giornata sonnecchiando! Adesso era sempre in giro alla ricerca del cibo, magro,stralunato; si contentava del pane solo, pur di riempirsi la pancia.
Contrariamente all'ingenuo Jack, che non aveva mai capito che era stato il suo padrone a chiuderlo in un sacco e a portarlo lontano, Tommaso aveva capito benissimo com'erano andate le cose. L'uomo che lo aveva chiuso nel sacco era un tizio mai visto prima: ma l'ordine poteva averglielo dato solo la padrona. Non che Tommaso avesse commesso qualche malestro: ma la sua presenza in casa era diventata superflua, anzi, pericolosa, dal momento che la signorina aveva deciso di diventare signora. Il futuro sposo avrebbe portato con sé la gabbia del canarino: il gatto, quindi, doveva sloggiare.
Tommaso aveva capito anche che la ragione della sua disgrazia era quel bellimbusto. Non lo aveva mai potuto soffrire: lo aveva graffiato ogni volta che s'era chinato ad accarezzarlo. Aveva fiutato subito in lui un nemico. Avrebbe voluto mettere in guardia la padroncina: "Cosa ti fidi di quel morto di fame. Non lo capisci che ti prende per i soldi?".
Non diciamo che nella mente di Tommaso fossero passati proprio quei pensieri: egli non poteva saper nulla di soldi, né di titoli al portatore, né di beni immobili. Ignorava che la sua padrona fosse proprietaria dell'appartamento, che questo fosse situato in un quartiere residenziale e avesse quindi maggior valore. Certo si è che dopo ogni visita di quel tale, si sentiva inquieto. Girava per la casa come un'anima in pena, quasi presagisse di doverla lasciare.
Abituato in città, s'era ritrovato in campagna.
Non aveva cercato di ritrovare la via di casa: capiva che l'avrebbero scacciato una seconda volta.
A questo punto non possiamo trattenerci dal fare una considerazione generale: il pensiero e il sentimento non sono in armonia, né negli uomini, né negli animali. Chi vive un'intensa vita sentimentale è portato a pensare poco. I gatti sono egoisti, certo: è il loro modo di preservare la freddezza del giudizio. Razionalista inveterato, il gatto bada sempre e soltanto al proprio vantaggio. Un cane, che si abbandona tutto al sentimento, non è mai in condizioni di fare bene i suoi conti.
Jack e Tommaso dunque si incontrarono; si avvicinarono fiduciosi l'uno all'altro; si fiutarono vicendevolmente, come avrebbero fatto due cani; si sarebebro parlati volentieri, se avessero saputo parlare.
S'erano piaciuti fin dal primo momento in cui si erano visti. Cosa trovasse di speciale Tommaso in Jack, non sappiamo dirlo: abbiamo già accennato che era un cane pezzato, mezzo bianco e mezzo nero (quel bianco era piuttosto un giallognolo). Anche Tommaso era mezzo bianco e mezzo nero. Aveva bianche le zampe e la gola. Era un bel gatto, insomma (la padrona lo rimpiangeva mentre avrebbe fatto presto a stancarsi del marito).
Psicologicamente erano agli opposti. I gatti sono troppo più intelligenti dei cani. Quello che un cane può dare a un gatto è l'amore: una volta che manchi l'uomo per indirizzarvi la piena dei sentimenti, bisogna bene che questa si diriga verso un altro oggetto. Jack amò subito, svisceratamente, Tommaso. Il gatto ne fu commosso e ricambiò con altrattanta prontezza il suo amore.
Anche prima abbiamo visto tuttavia Jack fraternizzare con un altro cane, e subito dopo indirizzarsi in due direzioni opposte. Rassicuratevi: Tommaso e Jack restarono insieme due giorni. In quei due giorni non si lasciarono nemmeno per mezzo minuto (salvo una volta che il gatto fu costretto ad andare in cerca di un buon boccone per il suo amico ammalato): insieme cercarono cibo, se lo spartirono da buoni amici, dormirono accanto satolli, vicinissimi, abbracciati, diremmo, se la parola si addicesse agli animali. Quando si potevano concedere un pò d'ozio, si toccavano con i musi, si strofinavano coi fianchi, si davano piccoli colpi affettuosi con le code. Si volevano bene, insomma; e furono felici insieme.
.
.
------------------------------------------------------------

lunedì 10 ottobre 2011

La voce dei proverbi

Lotte Laserstein
1898 -1993
Due donne - 1928
http://bjws.blogspot.com/















Ci sono dei proverbi che ho ascoltato fin dall'infanzia e che senza rendermene conto ho conservato nel mio bagaglio culturale, con ironia e con un pò di scetticismo, ma mi tornano in  mente nel momento opportuno.
A volte dopo un proverbio ne viene subito in mente un altro che lo contraddice, come per esempio "chi non risica non rosica", però "chi si accontenta gode". Non tutti i proverbi vanno bene a tutti, alcuni di essi infatti non mi hanno mai sedotto e anzi mi sembrano pazzoidi come per esempio "meglio un uovo oggi che una gallina domani" oppure "chi dorme non piglia pesce"!
.
Comunque, anche se sono frasi fatte e qualche volta si contraddicono, è evidente che contengono una saggezza terrena e millenaria di cui tener conto, da cui poter trarre un aiuto psicologico, una conferma incoraggiante!
.
Alcuni esempi:
il silenzio è d'oro,
il tempo è gentiluomo,
chi di speranza vive disperato muore,
la speranza è l'ultima a morire,
dimmi con chi vai e ti dirò chi sei,
mogli e buoi dei paesi tuoi,
acqua passata non macina mulino,
l'erba del vicino è sempre la più verde,
impara l'arte e mettila da parte,
occhio non vede cuore non duole.
.


8.6.2015
Aggiornamento: http://letture-e-riletture.blogspot.it/2015/06/una-verita
Vedi anche i commenti.


----------------------------------------------------------------------

domenica 9 ottobre 2011

Affilata ironia


























Oscar Wilde
AFORISMI

Introduzione di Riccardo Reim
Traduzione di Biagio Chiaria
Economici Newton - 1997
..

.
. Le domande non sono mai indiscrete: a volte lo sono le risposte.
. Tutti sono buoni a compatire le sofferenze di un amico, ma ci vuole un'anima veramente bella per godere dei successi di un amico.
. In questo mondo ci sono soltanto due tragedie. Una è il non avere ciò che uno desidera, e l'altra è ottenerlo. Quest'ultima è la peggiore, quest'ultima è la vera tragedia.
. E' sempre sciocco dar consigli: ma dare buoni consigli è fatale.
. Il fatto che un uomo si immola per un'idea, non prova punto che essa sia vera.
. Esperienza è il nome che tutti danno ai propri errori.
. La vita è terribile. Essa ci domina; non siamo noi a dominarla.
. Soltanto il moderno può diventare fuori moda.
. La vita non è altro che un brutto quarto d'ora composto di momenti squisiti.
. In questa nostra epoca non vi è altro di necessario che il superfluo.
. Quando l'uomo ha raggiunto l'età di fare il male, dovrebbe anche aver raggiunto l'età di fare il bene.
. Il delitto è sempre volgare; la volgarità è sempre delitto.
. Siamo tutti nel rigagnolo; ma alcuni di noi fissano le stelle.
. Il mondo è stato fatto dai pazzi perché i saggi vi possano vivere.
. Quelli che cercano di guidare il popolo possono farlo soltanto seguendo la plebe.
. Che cos'è un cinico? Un uomo che sa il prezzo di tutte le cose e il valore di nessuna.
. Quale differenza passa fra il giornalismo e la letteratura? Il giornalismo è illegibile, la letteratura non è letta.
. La tragedia della vecchiaia consiste non nel fatto di essere vecchi, ma nel fatto di sentirsi ancora giovani.
. Non vi è altra medicina per l'anima che i sensi; non vi è altra medicina per i sensi che l'anima.
. Il valore di un'idea non ha assolutamente nulla da vedere con la sincerità di colui che la professa.
. La virtù è simile a una città collocata sopra una montagna: non può restar nascosta. Noi possiamo celare - se vogliamo - per un pò di tempo i nostri vizi, ma la virtù si manifesta sempre.
.



.

----------------------------------------------------------------------------------------

sabato 1 ottobre 2011

Lunga vita a tutti

Nazim Hikmet e Joyce Lussu, Stoccolma, 1958
(foto dal sito rosettamartellini.it)



























NAZIM HIKMET
(1902 Salonicco - 1963 Mosca)
POESIE D'AMORE
Traduzione di Joyce Lussu
Mondadori 1991


.
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
.
.
(1942)

---------
.
Lettera dal carcere
.
Mia sola al mondo
mi dici nell'ultima lettera:
"La testa mi scoppia, il mio cuore si ferma,
se t'impiccano
.....se ti perdo
..........morirò."
.
Vivrai, moglie mia,
il mio ricordo come un fumo nero
si disperderà nel vento.
Vivrai, sorella dai rossi capelli del mio cuore,
i morti non occupano più di un anno
la gente del ventesimo secolo.
.
La morte
un morto che dondola appeso a una corda,
è a quella morte
....che il mio cuore non può rassegnarsi.
.
Ma
rassicurati, amore mio,
se la mano nera e pelosa di un povero zingaro*
finirà col mettermi la corda attorno al collo
guarderanno invano
...negli occhi azzurri di Nazim
.......per scorgervi la paura.
.
Nel crepuscolo del mio ultimo mattino
vedrò i miei amici e te
e porterò sottoterra soltanto
il rammarico di un canto interrotto.
.
Donna mia
ape mia dal cuore d'oro
ape mia dagli occhi più dolci del miele
perchè mai t'ho scritto della mia condanna a morte.
.
C'è un altro processo
non si strappa così la testa di un uomo
come se fosse un ravanello.
Su, non te la prendere,
sono possibilità remote.
Se hai del denaro
comprami delle mutande di lana
ho ancora la sciatica alla gamba.
E la moglie di un prigioniero, ricordati,
non deve avere in testa immagini nere.
.
.
(1938)
.
(* In Turchia, non c'era il boia di professione. Per le impiccagioni, veniva assoldato di volta in volta qualche vagabondo, generalmente zingaro)

------
.
Angina Pectoris
.
Se qui c'è la metà del mio cuore, dottore,
l'altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all'alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
...dall'infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
va in una vecchia casa di legno, a Instabul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
...una mela rossa, il mio cuore.
.
E' per tutto questo, dottore,
e non per l'arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest'angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
....che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.
.
.
(1948)

-------
.
Il mio funerale
.
Il mio funerale partirà dal nostro cortile?
Come mi farete scendere giù dal terzo piano?
La bara nell'ascensore non c'entra
e la scala è tanto stretta.
.
Il cortile sarà, forse, pieno di sole, di piccioni
forse nevicherà, i bambini giocheranno strillando
forse sull'asfalto bagnato cadrà la pioggia
e al solito ci saranno i bidoni per l'immondizia.
.
Se mi tiran su nel furgone col viso scoperto, come usa qui,
forse mi cadrà in fronte qualcosa di un piccione, porta fortuna,
che ci sia o no la fanfara, i bambini accorreranno
i bambini sono sempre curiosi dei morti.
.
La finestra della nostra cucina mi seguirà con lo sguardo
il nostro balcone mi accompagnerà con il bucato steso.
Sono stato felice in questo cortile, pienamente felice.
Vicini miei del cortile, vi auguro lunga vita, a tutti.
.
.
(Maggio 1963)
-


..
-------------------------------------------------------------------------------