sabato 30 luglio 2011

Murke il redattore

Heinrich Boell  (1917 - 1985)
















La raccolta di silenzi del dottor Murke
(1981)
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"C'è però una difficoltà," disse Murke, "nella parola Dio, a prescindere dal genitivo, non è chiaro il rapporto dei casi, per lo meno nella sua conferenza; invece nel caso di 'a quell'essere superiore che veneriamo' il caso deve risultare evidente. Abbiamo bisogno in tutto," sorrise amabilmente verso Bur-Malottke, "di dieci nominativi e cinque accusativi, quindi quindici volte: 'quell'essere superiore che veneriamo', poi sette genitivi, cioè: 'di quell'essere superiore che veneriamo', cinque dativi, 'a quell'essere superiore che veneriamo'. Resta ancora un vocativo, al punto in cui Lei dice - o Dio -: mi permetto di proporle di lasciare il vocativo e di pronunciare: 'O tu essere superiore che veneriamo.'" Bur-Malottke non aveva evidentemente pensato a queste complicazioni; cominciò a sudare, lo preoccupava lo spostamento dei casi. Murke continuò: "In tutto" disse amabile e gentile, "per le ventisette frasi pronunciate di nuovo avremo bisogno di un minuto e venti secondi di trasmissione, mentre invece ripetere ventisette volte 'Dio' richiedeva soltanto venti secondi. Siamo costretti a tagliare da ogni ocnferenza mezzo minuto, in favore delle modificazioni."
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Traduzione di Lea Ritter Santini
(I racconti di Repubblica)
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martedì 26 luglio 2011

The Thanksgiving Visitor


Truman Capote (1924 - 1984)



















Da Il giorno del Ringraziamento
(1968)
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Ci vorrebbe una pagina intera, scritta in caratteri piccolissimi, per elencare le fantasiose punizioni che Odd mi inflisse; ma quello che più mi scuoteva e mi faceva soffrire era la sensazione di cupa e apprensiva attesa che egli suscitava in me. Una volta che mi aveva inchiodato con le spalle al muro gli domandai chiaro e tondo che cosa gli avevo fatto per essergli tanto antipatico; tutto d'un colpo lui si calmò, lasciò la prese e disse: "Tu sei una femminuccia. Non faccio altro che darti una raddrizzata". Aveva ragione, in un certo senso ero una femminuccia, e appena lo disse mi resi conto che non sarei riuscito a fargli cambiare opinione se non intestandomi ad accettare e a difendere quello che ero.

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Traduzione di Mariapaola Dettore
(I racconti di Repubblica)
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domenica 24 luglio 2011

Odor di cannella

Ingeborg Bachmann















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da POESIE
(Liriche sparse)
a cura di Maria Teresa Mandalari
Guanda - 1987


CORRENTE
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Già così innanzi nella vita e prossima
alla morte, da non poterne disputare con nessuno,
strappo alla terra la mia parte:
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trafiggo dritto al cuore il tacito oceano
col verde cuneo, e tutta mi inondo.
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Si levano uccelli di stagno e odor di cannella!
Col mio assassino, il Tempo, io sono sola.
Ebbrezza e azzurro ci imbozzolano insieme.
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Stroemung
( e mi scuso per la tastiera inadeguata...)

So weit im Leben und so nah am Tod
dass ich mit niemand darum rechten kann,
reiss ich mir von der Erde meinen Teil;
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dem stillen Ozean stoss ich den grunen Keil
mitten ins Herz und schwemm mich selber an.
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Zinnvogel steigen auf und Zimtgerucht!
Mit meinem Moerder Zeit bin ich allein.
In Rausch und Blaue puppen wir uns ein.
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giovedì 21 luglio 2011

Rendre à César
























Marguerite Yourcenar
(Marguerite Cleenewerck de Crayencour,
Bruxelles 1903 - Mount Desert 1987)
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DARE A CESARE
(1961)
Traduzione di Luca Coppola e Giancarlo Prati
da Tutto il teatro di M.Y.
Bompiani -1999
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La Yourcenar rielabora in forma teatrale un suo romanzo del 1934 (versione definitiva nel 1959), «Moneta di sogno».
Siamo in Italia, l'Italia fascista del 1933.
Roma è quella dell'anno XI dell'era fascista e contemporaneamente la Città Eterna.
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Da Storia ed esame di una commedia:
"I miei pochi soggiorni in Italia, tra il 1922, quando assistetti, all'età di diciannove anni, alla Marcia su Roma, e il 1933, a pochi mesi dalla prima visita di Hitler a Mussolini e dallo scoppio del conflitto etiopico, avevano avuto i loro effetti anche su uno spirito poco incline alla politica. Avevo intuito l'atmosfera di viltà, di compromessi o di prudenti silenzi da una parte e, dall'altra, di grossolano abuso di forza, di diffuso arrivismo, di banalità demagogiche fornite alle realtà del dispotismo che è, o finisce con l'essere, l'aria irrespirabile di tutte le dittature, e in più con quel tanfo di conformismo benpensante e benestante maggiormente avvertibile in ogni avventura di destra."  M.Y.  Dicembre 1970
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ATTO SECONDO
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ALESSANDRO   (dolcemente ironico). Ancora un omaggio. Sono poche le mogli leggittime che ci si affretta a presentare a un'amante.
MARCELLA   (con infinita tristezza). Ti supplico, Alessandro...Evitiamo entrambi di parlare di quei miserabili pasticci d'alcova... La politica ci ha separati, ecco tutto. Prima, ho creduto di amarti.
ALESSANDRO  No. La politica tra un uomo e una donna è solo e sempre un cattivo pretesto... E poi del resto tu mi conoscevi. Non ero tanto pazzo da non iscrivermi al Partito. Senza contare che, bando a ogni ipocrisia, io lo ammiro, questo ex muratore che cerca di costruire un popolo. Mi accusi di adulare il successo; d'altra parte dici che i Suoi successi sono solo passeggeri. E sia. Mi limito quindi ad anticipare il momento in cui questo uomo figurerà nella Storia come un grande vinto, come tutti i vincitori. Nell'attesa, non rifiuto ai risultati pratici una certa stima vitalizia... Ma non ti dice niente quest'uomo CHE E' ARRIVATO?
MARCELLA   Tu dimentichi che io l'ho visto arrivare. Mio padre correggeva i suoi articoli in gloria del socialismo.
ALESSANDRO   Credimi, Marcella: ce ne sono di dottrine che si tradiscono come donne che si abbandonano: hanno sempre torto. Dovevo forse compromettere una posizione faticosamente conquistata per correre in aiuto di un fanatico come tuo padre o di un sognatore come Carlo Stevo? Uno degli insegnamenti dell'esperienza è che chi perde merita la sconfitta. Ma non ci si può certamente aspettare una giusta visione delle necessità politiche dall'amante di un martire.
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lunedì 18 luglio 2011

Un equivoco

Immagine: Edward Hopper: Chop Suey 1929




















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Sul numero datato agosto 2011, già in edicola, di Le donne raccontano, è stato pubblicato un mio racconto intitolato Un equivoco.
E' la storia di un incontro, spiritoso ed eccitante (tra due donne ma anche tra due cani!), in una città che non viene nominata ma che si deduce dalla descrizione (Trieste).
Il racconto è stato illustrato con tre dipinti di Edward Hopper.

Lo trovate a pag 48.

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"Una settimana dopo l'altra ci eravamo abituate, io e Tita, ad incontrarli di mattina, frettolosa e indifferente la signora, con lo sguardo curioso ma rassegnato il cane; e puntualmente io solidarizzavo con Tita che ogni giorno rinnovava la sua delusione."


Attenzione: Nel testo pubblicato nella rivista, a pag.50 le protagoniste si infilano in "un lettone dalle lenzuola di seta nera" ma nella versione originale le protagoniste entrano in un lettone "dalle lenzuola bianche e evidentemente pulite"!

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giovedì 14 luglio 2011

Tre di tante





Sandro Penna 
Poesie
Garzanti -1989
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Da Altre
(1936 - 1957)
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Andassi anch'io per stracci. Avessi
anch'io vent'anni. Fossi
carino come te...
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Moralisti
Il mondo che vi pare di catene
tutto è tessuto d'armonie profonde.
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E poi come una mosca
impigliata nel miele...


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domenica 10 luglio 2011

L'ora blu

Foto di Cettina Calabrò
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TI SCRIVO SU NOVEMBRE
di Cettina Calabrò
(Vedi il post: "Ti scrivo")
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Non ti ho mai scritto sul retro di un calendario dello
scorso anno, come adesso, sul mese di novembre. E avrei
potuto telefonarti o semplicemente venirti a trovare, come
ho fatto tante volte. Ma sapevo che non sarebbe stata una
chiacchierata amichevole, così ho preferito parlarti da un
foglio bianco. Quasi bianco.
Te lo dovevo da troppo tempo, e il momento giusto è adesso,
non ce ne sarà mai più uno così perfetto.
Quindi adesso per favore prendi una birra e le sigarette,
acciambellati sul divano e ascoltami, se ti riuscisse
sarebbe anche meglio che tu spegnessi il telefono, non so
se te l’ho mai detto chiaramente ma m’incazzo da morire
quando le tue telefonate interrompono i nostri discorsi. E
dopo tutto il silenzio che ci ha divise, per una volta
vorrei la tua attenzione tutta intera e non a puntate. Lo
so, sto cominciando a recriminare, come diresti tu. Ma
vedi, amore mio, una volta, ogni tanto, i conti vanno
fatti, e la partita doppia degli affetti non si compone di
solo avere. Ti immagino con addosso solo la maglietta
lunga, le gambe appena un po’ abbronzate, i piedi nudi e i
capelli tirati su alla meno peggio, i rumori soliti di quel
quartiere periferico, gli odori e le voci che salendo dalla
strada si intrufolano attraverso la finestra aperta e
aleggiano intorno a te che mi ascolti. Così la mia voce
dovrà farsi strada tra i ragazzi al bar e il brusio di una
centrifuga.
Sì, va bene, lo so, hai ragione, la sto tirando lunga,
eppure mi sembrava così chiaro quello che avevo da dirti
che mi ero illusa di cavarmela in quattro righe, un
abbraccio caloroso e due baci senza impegno sulle guance.
In realtà non la sto tirando lunga perché tentenno, mi sto
solo gustando questo rarissimo momento in cui non puoi
contestare tutto quel che dico, senza capire che mentre lo
fai è come se contestassi me e tutto quel che sono. Allora
smetto di girarci attorno e te lo dico chiaramente, ti dico
quello che vuoi sentirti dire proprio perché lo sai già, o
nonostante questo, ti dico mi dispiace, mi dispiace di
non averti saputa amare come avrei voluto e come avremmo
meritato. Ti dico che mi dispiace e chiedo le attenuanti
generiche, perché davvero non mi hai reso la vita facile, e
anche barricata nel tuo silenzio granitico, tu questo lo
sai. Lo sai che ho fatto il possibile, anche se sembrava
non essere mai abbastanza. Come una madre irrisolta mi hai
inoculato la paura, e con la paura l'immobilismo, sono
diventata come quegli animali che appena accendi la luce si
bloccano trattenendo il respiro, sicuri di poter essere
invisibili, mentre fissano il nulla con gli occhi sbarrati.
E io che volevo volare sono rimasta lì inchiodata alla
terra, con lo sguardo e i desideri persi tra le nuvole. Hai
solo saputo farmi sentire in colpa per questo, anche di
questo. Di non essere l'amica che volevi, di non essere la
donna che sognavi.
In altri tempi ti avrei urlato addosso che sono troppo
vecchia per il banco degli imputati e troppo giovane per
tenere il cuore chiuso in un cassetto. Adesso invece la
voce mi serve per cantare e di urlare sono stanca, ho
scoperto che stacchi l'audio quando il mio tono sale, e
allora te lo dico piano, piano ma decisa. In questo che è
il momento giusto, il momento di spezzare unilateralmente
questo silenzio che puzza di pesche andate a male, il
momento di dirti quanto ti ho amata, anche quando non l'hai
capito, e di quanto mi hai fatto male, proprio quando non
l'hai capito. Adesso che in cielo c'è l'ora blu e le mie
mani hanno smesso di tremare, adesso posso lasciarti un
bacio al limone e non girerai più la testa altrove per
scansarlo. Adesso è il momento di lasciarti lì da sola,
perché è finito novembre e sta finendo anche ottobre e non
voglio trovarmi alla fine del foglio senza averti salutata,
perché, sai, da settembre avrò bisogno di questa carta
quasi bianca per altro amore, e altra vita, e altre
emozioni che strizzano il cuore. Ho ancora nove mesi, per
mettermi al mondo, un foglio dopo l'altro, e quando
finiranno sarà il tempo di un altro anno da scrivere e di
carezze nuove. Ti bacio, al limone, e ... sì, lo so, è
aspro, ma il tempo della cioccolata è finito. Credevo te ne
fossi accorta.
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venerdì 8 luglio 2011

Tre veloci riflessioni

Edward Hopper: Una donna al sole - 1961


















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Riflessioni pomeridiane, al sapore di un limoncello fatto in casa, illuminate da un sole "che spacca le pietre":

1  - Dare spazio alle minoranze non deve significare escludere la o le maggioranze.
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2  - Il coraggio e il dolore di vivere hanno lo stesso peso
del coraggio-dolore di uccidersi.
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3  - La solitudine è fatta di mattoni che noi stessi cementiamo uno sull'altro fino a chiudere ogni apertura: a quel punto non vediamo più il cielo, non circola più aria e siamo già sepolti.

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martedì 5 luglio 2011

Tra amiche











Cristina Comencini
DUE PARTITE
Feltrinelli - 2006
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Due gruppi di amiche con le carte in mano, a distanza di anni. Due generazioni di donne, le madri e le figlie, il mondo che cambia, il sangue che scorre nelle vene a velocità diverse ma con caratteristiche simili. Durante la prima partita le figlie giocano in un'altra stanza, durante la seconda partita le madri riempiono le conversazioni delle giocatrici. Gli uomini, amati e desiderati, protetti o protettivi, osservati, sono sullo sfondo, in fondo anche diversi.
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Nota dell'autrice:
"Iniziando a scrivere Due partite, ho chiesto aiuto al mio nume tutelare, Natalia Ginzburg, che mi aiutò molti anni fa a pubblicare il mio romanzo d'esordio: ho preso la sua prima, perfetta commedia - Ti ho sposato per allegria - e l'ho messa accanto ai fogli bianchi, sperando che lo spirito anticonformista e ribelle che la animava potesse abitare anche la mia."
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ATTO SECONDO:
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CECILIA   Ora che non lavoro, vado più spesso da mia madre. Ma lei non ha mai tempo, sta tutto il giorno a chattare sul computer. Dovete vedere com'è veloce, ha un sacco di amici, s'inventa una vita diversa con ognuno. Racconta un sacco di balle: che ha vent'anni, lavora in banca, dà consigli sugli investimenti; a un altro ha detto che il suo amore vero è un piccolo caimano che alleva nella vasca da bagno.
ROSSANA   Ma è sempre stata così pazza?
CECILIA   Ma che! Una donna normalissima, una madre, (sospirando) beata lei...Dice che finalmente può vivere tutte le vite che vuole. Papà pensa che un giorno darà un appuntamento a qualcuno e la troviamo morta per strada.
SARA   I miei sono andati a vivere fuori. Mio padre qualche volta suona ancora, mia madre si occupa di lui. Le ho chiesto se dopo tutta la vita passata a litigare e rappacificarsi, avevano trovato infine la pace. Mi ha risposto: "La pace è la morte, e noi per fortuna siamo ancora vivi".

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