mercoledì 22 giugno 2011

Riso scotto

Natalia Ginzburg (Palermo 1916 - Roma 1991)
in una foto del 1965.

























TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA
di Natalia Ginzburg
Einaudi -1966
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La mia prima lettura risale a quando avevo 16 anni circa, mi sembrò quella volta che non parlasse di molto, leggero, veloce, appunto di un'allegria che non capivo. A rileggerlo adesso mi accorgo che parla di parecchio, altro che di niente! Leggero certo, di una leggerezza elegantissima, allegro anche, di un'allegria seria fatta di gioia di vivere. E il personaggio femminile, Giuliana, è  insolito, soprattutto per quegli anni! Una randagia, una donna diversa, fuori dagli schemi, confusa per certi aspetti, testarda e forte per altri, intelligente certamente e senza un soldo. Diverso anche lui, Pietro, che decide di sposarla poco dopo averla incontrata, lui che randagio non è ed è avvocato e di famiglia per bene e benestante. Altri personaggi interessanti si affacciano sulla scena a volte solo attraverso i dialoghi.
Scrittura dai piccoli movimenti incalzanti, a volte ripetitivi, come il ritmo di un jazz.

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Atto terzo
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PIETRO   E' successo un piccolo inconveniente. La nostra donna di servizio Vittoria, ieri è andata dal parrucchiere, e non è più ritornata.
GIULIANA (entrando)   E' quasi pronto. Il riso è quasi cotto.
MADRE DI PIETRO   Buongiorno.
GINESTRA   Buongiorno.
GIULIANA   Buongiorno.
GINESTRA   Stavamo ammirando la vostra bella casa!
MADRE DI PIETRO   Io devo averla già vista, signorina, da qualche parte. Dove l'ho vista?
GIULIANA   Mi ha vista in fotografia.
MADRE DI PIETRO   No. Quella fotografia non le rassomigliava. Lei, del resto, non deve essere fotogenica. No, ho visto in qualche parte, la sua faccia. Io sono molto fisionomista. Non dimentico mai le fisionomie. Dove l'ho incontrata?
GIULIANA   Posso chiederle di non chiamarmi signorina, dato che ho sposato suo figlio, una settimana fa?
MADRE DI PIETRO   Come vi siete sposati? Dal sindaco?
GIULIANA   Sì
MADRE DI PIETRO   Io sono cattolica osservante. Per me ha valore solo il matrimonio in chiesa. Il matrimonio civile non ha valore, per me. Ad ogni modo, la chiamerò signora, se vuole.
PIETRO  Non vorresti chiamarla per nome, mamma?
MADRE DI PIETRO   Il suo nome è Giuliana?
PIETRO   Giuliana.
MADRE DI PIETRO   Un nome pretenzioso. Sarebbe stato molto meglio, semplicemente, Giulia. Come mai le hanno dato un nome così pretenzioso?
GIULIANA   E sua figlia si chiama Ginestra? Ginestra non è un nome pretenzioso?
MADRE DI PIETRO   No. Ginestra non è un nome pretenzioso. Mio marito amava molto Leopardi. L'abbiamo chiamata Ginestra per via di Leopardi. E poi anche perché io, quando l'aspettavo, mi trovavo in un posto, dove c'era una fioritura di ginestre, bellissima. A Rossignano. Eravamo, quell'anno, in villeggiatura a Rossignano. Di dove è, lei?
GIULIANA   Io sono di Pieve di Montesecco.
MADRE DI PIETRO   E dov'è questo Pieve di Montesecco?
GIULIANA   In Romagna
MADRE DI PIETRO   Ah in Romagna? Anche Rossignano è in Romagna. Conosce Rossignano?
GIULIANA   No.
MADRE DI PIETRO   Non conosce Rossignano? E' strano. Non la portavano in villeggiatura a Rossignano, da bambina? Dove la portavano?
GIULIANA   Non mi portavano in villeggiatura.
MADRE DI PIETRO   Ah non la portavano?
GIULIANA   No. Mia madre aveva altro per la testa.
MADRE DI PIETRO  Cosa aveva per la testa, sua madre?
GIULIANA   Aveva che non aveva denari. Lei e mio padre sono separati. Mio padre, quando io ero piccola, è andato via di casa.
MADRE DI PIETRO   Sì. Mio figlio m'ha accennato qualcosa. E' stata duramente provata dalla vita, sua madre?
GIULIANA   Sì.
MADRE DI PIETRO   Anch'io sono stata duramente provata dalla vita. I miei figli non mi hanno dato consolazioni. Ho perduto mio marito. Mia sorella Filippa è inchiodata su una sedia a rotelle. E ora mio figlio ha voluto darmi ancora questo grande dolore. Ha fatto un matrimonio che io disapprovo. Io non ho niente contro di lei, signorina, o signora, o Giuliana, come vuole. Ma non credo che lei sia adatta a mio figlio, né che mio figlio sia adatto a lei. Sa perché mio figlio l'ha voluto? Sa perchè ha voluto unirsi a lei?
GIULIANA   No?
MADRE DI PIETRO   Per darmi un dolore.
PIETRO   Il riso a quest'ora sarà stracotto. Andiamo a tavola!

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venerdì 17 giugno 2011

Amori di...versi. Trieste


Post del Circolo Arcobaleno di TRIESTE

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di Garcia Lorca
(1898 - 1936)
Traduzione di Claudio Rendina
Tascabili Economici Newton - 1988


SONETTO DEL DOLCE LAMENTO

Temo di perdere la meraviglia
dei tuoi occhi di statua e la cadenza
che di notte mi posa sulla guancia
la rosa solitaria del respiro.

Temo di essere lungo questa riva
un tronco spoglio, e quel che m'accora
è non avere fiore, polpa, argilla
per il verme di questa sofferenza.

Se sei tu il mio tesoro seppellito,
la mia croce e il mio fradicio dolore,
se io sono il cane e tu il padrone mio

non farmi perdere ciò che ho raggiunto
e guarnisci le acque del tuo fiume
con foglie dell'Autunno mio impazzito.

*
Soneto de la dulce queja

Tengo miedo a perder la maravilla
de tus ojos de estatua y el acento
que me ponede noche en la mejilla
la solitaria rosa de tu aliento.

Tengo pena de ser en esta orilla
tronco sin ramas, y lo que màs siento
es no tener la flor, pulpa o arcilla,
para el gusano de mi sufrimiento.

Si tù eres el tesor oculto mìo,
si eres mi cruz y mi dolor mojado,
si soy el perro de tu senorìo,

no me dejes perder lo que he ganado
y decora las aguas de tu rìo
con hojas de mi Otono enajenado.


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giovedì 16 giugno 2011

Dannate d'annata

Il faro della vittoria di Trieste emerge dalla nebbia.
Da Luci sull'Adriatico - Fari tra le due sponde
di Enrica Simonetti.
Foto di...?
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In un letto cigolante e clandestino
ti prendo
travestendo la tenerezza che non vuoi
con carezze forti
di un desiderio crudo e terreno:
come con la terra
- zolla dopo zolla -
volto e rivolto
le voglie oscure
che abitano il tuo corpo.


Pubblicata su Ti bacio in bocca (LietoColle - 2005)
 


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Tra le labbra – leggera –
una maledizione che ti raggiunga
per quanto tu fugga tra le regioni estive
che ti insegua lungo i mesi autunnali:

che nessuna carezza ti sia di refrigerio
che nessun bacio ti disseti né ti accenda
che il tuo corpo taccia tra le braccia di altri.
Maledico la tua giovinezza immodesta
la volgare paura che ti allontana
le fregole che ti distraggono.
(...Ma l’aspra dolcezza del tuo amore rozzo...)


© Angela Siciliano



Aggiornamento 11.3.2013: entrambe sono nella raccolta Tra le dita (Franco Puzzo Editore, 2012)
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martedì 14 giugno 2011

Quotidiana divisa

Muzi Epifani
(Bengasi 1935 - Roma 1984)























RISVEGLIO


Non accendere la radio, guardiamo
il cielo strano di nuvole orlato-lucenti
alti scanni di dei assenti.
Rimane un sentiero azzurro profumato
floreale, terso, oltre il mare.

Astronave la Terra,
il letto capsula spaziale verso sogni
e voli abissali.

Ogni mattino nell'infinito si può lavare
la fronte solcata dall'ultima giornata.

Beviamo insieme al tè lo spazio immenso
di un casuale andare.
Gira, adesso, l'interruttore:
entrano a fiotti futilità e dolore.
Ci attende la quotidiana divisa.
Pertinente la tua, la mia assurda e lisa.

(1983)



Da Europa in versi
La poesia femminile del '900
Il ventaglio-1989


Muzi Epifani su wikipedia.
Vedi anche il post dedicato a Irini Ghini (dalla stessa antolologia a cura di Luce d'Eramo e Gabriella Sobrino)


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lunedì 13 giugno 2011

Siamo figli/e e abbiamo figli/e






di Sciltian Gastaldi
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"I bambini. Tantissimi i bambini. Ecco qual è l’aspetto che più mi ha colpito di questo Europride 2011 da mezzo milione di persone. Il più partecipato Gay Pride della storia d’Italia.
Vado al Gay Pride dal 1994, ossia da quando se ne organizzano in Italia (a parte l’anteprima dell’associazione Fuori negli anni Settanta a Torino), e ho visto crescere e cambiare questa manifestazione di anno in anno. All’inizio eravamo quattro gatti, per lo più terrorizzati dal venire inquadrati dalle telecamere o ripresi dalle macchine fotografiche dei giornalisti presenti alla manifestazione. Eravamo adolescenti, o comunque giovani. Molti di quei quattro gatti della “classe 1994″ non aveva fatto alcun coming out (il dire di sé al mondo) con le proprie famiglie, e farlo sapere alla mamma e al papà tramite il Tg1 non sembrava il modo migliore di mettere in tavola il discorso. Poi, col tempo, quella paura è stata dissolta dai coming out che abbiamo faticosamente costruito. Coming out attraverso lettere, libri, film, canzoni, chiacchierate, telefonate, con l’aiuto di amici, consulenti, fidanzati o parenti in grado di intermediare.

Dal 1994 al 2011 sono passati 17 anni, la manifestazione è diventata quasi maggiorenne. Caspita, se ne sono cambiate di cose! Nel 1994 la Destra di Fini faceva coretti stonati in tv contro “i froci”, nel 2011 ha sfilato con le sue bandiere chiedendo pari diritti per i gay. E’ una vittoria del Gay Pride, ma è anche una vittoria della Destra di Fini, oggi di stampo europeo e occidentale, ed è dunque una vittoria anche dell’Italia come Paese. Così come è una vittoria di tutti vedere sfilare uno dietro l’altro lo stendardo della Chiesa Valdese e poi le bandiere di Democrazia Atea, lo striscione dei Gay Credenti di Nuova Proposta e quello dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti. Tutti insieme in una stessa marcia politica: non si tratta forse di un miracolo laico?

Già da alcuni anni ero rimasto favorevolmente colpito dalla presenza di tanti bambini e tanti under 20 alla marcia che rivendica il concetto più semplice al mondo: “uguali tasse, uguali diritti”. Però rispetto anche alle marce degli anni più recenti, la manifestazione del 2011 si è caratterizzata per la partecipazione di famiglie con due papà o due mamme all’interno del vastissimo corteo e non solo, organizzate nello splendido trenino dell’associazione Famiglie Arcobaleno, che rappresenta appunto lo spicchio più militante e determinato di questa bella realtà italiana.

L’Europride del 2011 è diventato per la prima volta una manifestazione di popolo. Un popolo fatto di famiglie semplici, magari omosessuali oppure eterosessuali, scese coi passeggini a conquistare le strade di Roma dai quattro angoli d’Italia e d’Europa. Genitori in genere sui trentacinque-quarant’anni, che hanno finalmente realizzato il sogno di una vita: mettere su famiglia assieme alla persona che amano, fregandosene di ciò che gli integralisti sostengono. Perché come hanno capito i Parlamenti di quasi tutto l’Occidente tranne quello di Roma, “famiglia” è là dove due persone adulte sono unite da un legame d’amore, da un progetto di vita. “Famiglia” è la coppia etero con o senza figli. “Famiglia” è la coppia di lesbiche con o senza figli. “Famiglia” è la coppia di gay con o senza figli. Figli biologici, figli da inseminazione eterologa, figli da inseminazione omologa, figli adottivi, ma comunque: figli.

La presenza di queste famiglie gay con figli è un’affermazione politica intrinseca: il governo dice che noi non esistiamo, eppure noi esistiamo. E mi domando cosa potranno fare un Giovanardi, un Buttiglione o un Bagnasco davanti a questo tipo di realtà, così diversa e colorata da quella che loro vorrebbero ci fosse. Ma, appunto, una realtà concreta, e sempre più numerosa in Italia come in Europa.

L’altro aspetto che mi ha colpito di questo Europride sono le migliaia di coppie eterosessuali, di tutte le età, solo in piccola parte all’interno dell’applauditissimo spezzone dell’Agedo, l’Associazione genitori di omosessuali o dell’Arcietero, gli “eterogenei in favore dei diritti degli omosessuali”. Queste coppie eterosessuali che marciano al Pride stanno diventando di anno in anno sempre più numerose. Hanno capito che il Gay Pride non è “solo” la marcia per i diritti delle persone Lgbt (lesbiche, bisessuali, gay e trans) per commemorare la rivolta di Stonewall, ma anche una marcia politica che riguarda la loro libertà: la libertà di tutti di amare e di poter essere ciò che si è alla luce del sole, e con tutti i diritti civili del caso. Sì, il Gay Pride è cresciuto in questi 17 anni, ed è cresciuto anche a Roma, sotto al Cupolone del reazionario Ratzinger, che pure proprio negli ultimi giorni – tomo tomo, cacchio cacchio – sta offrendo al mondo un’interpretazione diversa di ciò che la Chiesa cattolica ufficiale intende col concetto di “natura”, e scusate se è poco.

Al termine, si è tenuto l’intervento di Lady Gaga, portata incredibilmente a Roma dal Circolo Mario Mieli e dall’ArciGay, con la complicità dell’Ambasciata Statunitense in Italia e l’aiuto del Dipartimento di Stato americano. Lo ammetto: non conoscevo l’icona pop del XXI secolo. La musica pop e l’industria che le gira intorno non sono il mio campo e tendo a essere molto ignorante sulle sue mode. Però bisogna dire che prima di cantare – benissimo: altro che Madonna! – Lady Gaga ha messo insieme un discorso politico molto più coerente di tanti discorsi sentiti da parte di politicanti di professione. Ha parlato di cose semplici quali l’importanza dell’amore e il concetto di uguaglianza. Cose semplici ma non banali, non almeno nel Parlamento di Roma, che ancora non ha approvato né una legge contro l’omofobia, né una legge sulle unioni civili, né una legge sul matrimonio per tutti, né una legge per estendere l’adozione di figli ai single e alle coppie dello stesso sesso.

Allora, adesso che la marcia è finita, occorre che quello stesso Parlamento di Roma si dia una svegliata, e incominci a fare il suo dovere: legiferare per cambiare le cose, sui diritti civili come in campo socio-economico. Per avere quello che manca al popolo Lgbt, ma anche quello che manca ai milioni di precari, agli inoccupati, ai disoccupati, ai cassaintegrati, alle donne, ai disabili, agli immigrati, ai professori di liceo, agli studenti, ai lavoratori a progetto o a chiamata, a chi è dovuto tornare a emigrare per trovare una strada. Che questo Europride diventi per una volta la marcia per i diritti di tutti: per il diritto ad avere un futuro, a poter progettare, a poter essere felici a prescindere dal proprio orientamento sessuale. L’Unione Europea ha indicato la strada: che la legge sia – veramente – uguale per tutti."


Cosa ne penso io? Dico che siamo alla vigilia dei diritti, definitivi, giusti, maturi, per i cittadini omosessuali omoemozionali, diversi dalla maggioranza ma in pieno diritto di esistere e vivere la propria vita così come sono già in pieno dovere di fronte allo stato e alla società.


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sabato 11 giugno 2011

Resistenza


Ugo Pierri.it












La gabbia del pane
racconto di un fannullone
Edizioni del lastrico
Battello stampatore - 1999

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al parroco di Zindis
che dal limbo della disoccupazione
mi portò nell'inferno della produzione
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qualunque cosa farai,
non combinerai niente di buono
(nonna Maria)
--

mi raccolse un amico
mentre ero malato
cercano un impiegato
disse
il posto è decoroso
si tratta di disegnare
se non badi al guadagno
il vitto è assicurato
a vita
disse
se così si può dire

da allora sono internato
in una ditta
che fabbrica cartine

--

in quell'occasione
il padrone fu cortese
quasi umano
a chi dava fastidio
la mia balbuzie
tenne a precisare
che per disegnare
non serve la lingua
bastano le mani

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nel silenzio computerizzato
chiappe appesantite
aprono e chiudono partite
dare e avere
ostinato fondale
ai boccioli dei platani
sul viale

--

malvisto malgiudicato
tagliato fuori dalla civile convivenza
ingrigito curvo spesso malato
dedito per tendenza innata
all'ironica condiscendenza
sono il capro espiatorio
di questa accolita
di fedeli servitori

--

al cesso
non è permesso
stare più di due minuti
altrimenti
l'organico
già di per sé ipotonico
è preso dal panico
al solo pensiero
di stare
con le mani in mano

bere poco per poco orinare
mangiare riso poco condito
e cioccolata amara

--

è un turbo tumultuoso
il lugubre vibrare
delle macchine poderose
nere

ansioso respiro
di un vorticoso giro d'affari

--

nei capaci capannoni
a temperatura continentale
una lunga distesa
di rotoli giganteschi
attende la nuova destinazione

in silenzio mercantile
senza battere ciglio
i semilavoratori
aspettano un futuro

--

fiore fiorella
rossa tettone bella
ariosa rondinella
ele eleonora
fogliolina nuova
la sua busta paga
divaga in tasche altrui
anna maria
agave muggesana
morde il suo sorriso
le sfolgora negli occhi
una rametta di follia

questa è la flora
della tipografia

--

a questa sgradevole tortura
quotidianamente
si sottopone
la mia natura
di esperto fannullone

--

scale più ripide di queste
non le avevo viste

in cima
dignitose poltrone
ci attendono per parlare
di una grave questione

nell'accentuazione
di un moto di silenzio
prendiamo fiato
ci comunicano
che tutto sommato
non ci saranno aumenti
anzi restrizioni
che i dividendi
servono a malapena
a tappare i buchi
che noi apriamo
quando scioperiamo

--

rifiuti dinieghi e rinvii
pii peti commenti
carota bastone
per tutti i dipendenti
nel settimanale incontro
con la direzione

--

per oggi basta

infilo matite
nei containers di bachelite
allineo le righe gli squadretti
le gomme da cancellare

mancano cinque minuti all'uscita
mi caccio le dita
negli occhi
per non vedere la faccia
di chi pretenderebbe
almeno un'ora di straordinario

--

tenera corda tesa
la freschezza della sera
si scioglie
ai cancelli della fabbrica

contro i muri dei grattaceli
di piazza foraggi
il sole ormai basso
stampa i suoi raggi rosati

usciamo
liberati
nel traffico caotico
della zona industriale
allegra e feriale
la gente scivola via
al venerdì



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giovedì 9 giugno 2011

L'alterità umana

P.Schellenbaum / da legnanonews.com












IL NO IN AMORE
di Peter Schellenbaum
Edizioni Red! - 2001
Traduzione: Livia Rossi


Dal capitolo intitolato:
Fantasie omosessuali negli eterosessuali

"Il motivo della genialità non risiede nell'omosessualità e neppure nell'eterosessualità. Tuttavia, gli omosessuali apportano un contributo specifico alla chiarificazione di ciò che significa essere umani. Non possiamo mettere semplicemente tra parentesi l'omosessualità di un omosessuale. Questo significherebbe occultare un significativo messaggio, come avvenne nella Cappella Sistina dove, alla morte di Michelangelo, i genitali dei personaggi dipinti vennero nascosti sotto veli fluttuanti.
La personalità dell'omosessuale è caratterizzata dall'omosessualità in ogni ambito esistenziale. Escluderla equivarrebbe a fraintendere completamente l'eros specifico di queste persone, cioè fraintendere il loro particolare rapporto con il mondo e con l'anima."

"Superare il sentimento di difesa nei confronti dell'omosessualità significa trovare anche il coraggio di esprimere la propria alterità, il coraggio di essere un individuo, e questo in tutti i contesti, non soltanto in quello sessuale. Ogni persona, non soltanto l'omosessuale, soffre del fatto di essere, in fondo, diversa dalle altre. Negare questa sofferenza attraverso un insipido adattamento alla norma avrebbe come conseguenza la perdita della propria via crucis verso il Sé e della gioia di essere umano."
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Peter Schellenbaum  è il fondatore dell’Istituto di Psicoenergetica a Orselina in Svizzera
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mercoledì 8 giugno 2011

I gatti e le volpi

"Il gatto e la volpe" di Fritz Kredel










Vanno sempre in due e credono che gli altri siano tutti stupidi.
Pericolosissimi!
Possono essere due amici, due parenti (addirittura madre e figlio/a o padre e figlia/o), marito e moglie; a volte sono due sconosciuti che si son guardati, si son capiti e senza parole tra di loro hanno deciso di colpire lì dove ritengono ci sia da "guadagnare" qualcosa.
Viscidini, melliflui, striscianti quasi sempre ma a volte recitano molto bene tutti i ruoli necessari, senza destare sospetti. Non sempre dunque li riconosci subito, anzi spesso possono sembrare affidabili e seri. Credibili. Invece...

Il problema non è tutto lì,  infatti  c'è sempre un Pinocchio dentro di noi pronto a credere a un Gatto e a una Volpe! E allora: se proprio non riusciamo a controllare le varie coppie di furbi che girono per le città e per le campagne, almeno controlliamo il Pinocchio che vive in noi!!

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lunedì 6 giugno 2011

La verità


Azulejos
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Mi pare che il mondo si divida in quelli che amano la verità e quelli che la considerano un dettaglio, quelli che la trovano sempre apprezzabile e quelli che la immaginano sempre pericolosa.
La verità è essenziale per alcuni, per altri è solo un'eventuale scelta.
Alcuni la difendono, la coltivano, altri la omettono alla prima occasione.
Il mondo è diviso in quelli che la ritengono sacra e quelli che la vedono offensiva, quelli che la considerano concretamente inevitabile e quelli che la pensano come un concetto astratto e inutile. Alcuni la considerano salutare, altri virulenta. Per qualcuno è assoluta per altri invece è relativa.

In ogni caso, la verità è il bivio dal quale tutti passano prima o poi, e da lì proseguono dividendosi in cauti o ingenui, ipocriti o sinceri, fasulli o autentici.
La verità la si può anche abbellire o sfoltire, appesantire o ingentilire, ma mai evitare del tutto: prima o poi infatti si ripresenta e in genere, per i ritardi e gli intralci subiti, richiede risarcimenti salati.

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domenica 5 giugno 2011

Potere & Follia


Albert Camus
(Algeria -Mondovi, 1913 - Francia 1960)

CALIGOLA
(1944)
Traduzione di Franco Cuomo
Bompiani - 1983

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ATTO SECONDO
SCENA QUINTA

CALIGOLA (al vecchio senatore). Ciao, bella.
(Agli altri) Signori, un'esecuzione mi attende. Ma ho deciso di fermarmi a mangiare prima qualcosa qui da te, Cherea.
Ho appena ordinato di portarci del cibo.
Fate venire anche le vostre mogli.
(Pausa) Rufo è fortunato che mi sia venuta fame.
(Confidenziale) Rufo è il cavaliere che deve morire.
(Pausa) Non volete sapere perchè deve morire?

Silenzio generale. Intanto degli schiavi hanno apparecchiato la tavola e servito i cibi.

CALIGOLA (di buon umore). Bene, vedo che state diventando intelligenti.
(Morde un'oliva) Avete finalmente capito che non è necessario avere fatto qualcosa per morire.
(Smette di masticare e guarda i commensali con aria canzonatoria) Soldati, sono fiero di voi.

Entrano delle donne, tre o quattro.

CALIGOLA. Bene, divertiamoci. Come viene. Senza formalità. Sono un uomo semplice, io. Dev'essere per questo che sono incompreso.

Si sono seduti tutti.

CALIGOLA (sempre più sgradevole). Però, quel Rufo che fortuna. Sono sicuro che non apprezza questo piccolo rinvio. Eppure qualche ora strappata alla morte ha un valore inestimabile.
(Pausa) E' anche vero che Rufo è sempre stato un cretino.

Mangia. Gli altri fanno lo stesso. Appare subito evidente che Caligola non sa stare a tavola. Getta i noccioli delle olive nel piatto di chi gli sta vicino, sputa avanzi di carne nel piatto di portata, si pulisce i denti con le unghie e si gratta freneticamente la testa. Il tutto con la massima spontaneità. Finché a un tratto interrompe di colpo il pasto per mettersi a fissare con insistenza Lepido, uno dei convitati.

CALIGOLA (brusco). Mi sembri di pessimo umore. Non sarà mica perché ho fatto ammazzare tuo figlio?
LEPIDO (con un nodo alla gola). Ma no, Caligola. Al contrario.
CALIGOLA (rinfrancato). Al contrario? Ah, come mi piace quando l'espressione del viso smentisce le pene del cuore. Il tuo viso è triste. Ma il tuo cuore? Al contrario. Non è così Lepido?
LEPIDO (deciso). Al contrario, Cesare.
CALIGOLA (sempre più divertito.) Ah, Lepido! Nessuno mi è più caro di te. Facciamoci quattro risate. Ti va? Dài, raccontami qualcosa di divertente.
LEPIDO (che ha chiesto troppo alle proprie forze). Caligola!
CALIGOLA. E va bene. Vuol dire che lo farò io. Però tu dovrai ridere. Non è vero Lepido?
(Con sguardo malvagio.) Se non altro per il tuo secondo figlio.
(Di nuovo allegro.) D'altro cando, non sei mica di cattivo umore.
(Beve, poi gli dà la battuta.) Al...al con...Dài, Lepido.
LEPIDO (prostrato). Al contrario, Caligola.
CALIGOLA. Finalmente!
(Beve.) Adesso stammi a sentire.
(Con aria sognante.) C'era una volta un povero imperatore che nessuno amava. E lui che amava Lepido, fece uccidere il suo figlio più giovane per strapparsi questo amore dal cuore.
(Cambiando tono.) Naturalmente non è vero. Buffo, no?
Ma tu non ridi. Nessuno ride? Allora statemi a sentire. ( In un violento scatto d'ira.) Voglio che tutti ridano. Tu, Lepido. E tutti gli altri. Avanti, alzatevi e ridete.
(Batte sulla tavola.) Avete capito? Voglio, ripeto, voglio vedervi ridere.

Si alzano tutti. Qualche risata forzata. Gli attori, ad eccezione di Caligola e Cesonia, potranno recitare questa scena come marionette.

CALIGOLA (rovesciandosi sul letto, scosso da una risata irresistibile). Ma guardali, Cesonia. Guardali davanti alla paura. Niente va più. Onestà, dignità, saggezza - niente vuol dire niente.Tutto sparisce davanti alla porta. La paura questo bel sentimento, Cesonia - senza artifici, un sentimento puro e disinteressato, uno dei pochi che traggono la propria nobiltà dal ventre.
(Si passa una mano sulla fronte e beve. Poi con tono amichevole.) Ma ora parliamo d'altro. Vediamo un po',Cherea, sei molto silenzioso.
CHEREA. Sono pronto a parlare, Caligola. Appena me lo permetterai.
CALIGOLA. Perfetto. Allora zitto. Preferirei sentire il nostro amico Muzio.
MUZIO (controvoglia). Ai tuoi ordini Caligola.
CALIGOLA. Bene, parlaci di tua moglie. E comincia col mandarmela qui alla mia destra.

La moglie di Muzio va accanto a Caligola aggiustandosi i capelli.

CALIGOLA. Allora, Muzio, stiamo aspettando.
MUZIO (vagamente smarrito). Mia moglie, ma io l'amo.

Risata generale

CALIGOLA. Ma certo, amico mio, certo. Però com'è banale.

Ha già la mano sul seno della donna e lecca distrattamente la spalla sinistra.

CALIGOLA (sempre più a suo agio). Dunque, quando sono entrato stavate complottando, no? Stavate preparando la vostra piccola congiura, non è così?
VECCHIO SENATORE. Ma Caligola, come puoi pensare?...
CALIGOLA. Non fa niente, bella mia. Bisogna pur capirla la vecchiaia. Davvero, non fa niente. Siete incapaci di un atto coraggioso. Ma ora devo sistemare qualche affare di stato. Però prima ho una piccola necessità da soddisfare.

Si alza e trascina la moglie di Muzio in una stanza accanto.




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