sabato 27 marzo 2010

Vento e colza


Colza e vento. Foto in: www.cityel-aalborg.dk
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Per iniziare una pausa di silenzio più o meno lunga
ho scelto una foto che contiene due simboli danesi: un campo di colza (rapsmark) e un mulino a vento moderno. Due fonti di energia alternativa. L'olio di colza è idoneo anche per cucinare e per condire.
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Mi assento dal blog ma leggerò periodicamente la posta e pubblicherò eventuali commenti.
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247 post da leggere o rileggere, "etichette" da approfondire, archivio da spulciare, molti link da visitare. Un'immobilità relativa!
A presto.
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lunedì 22 marzo 2010

Esserci


Ho due libri ancora da leggere prima della partenza, se ci riesco, se no li porto con me.
Sono due riletture:
La ragazza di nome Giulio di Milena Milani
e Ernesto di Umberto Saba
La prima lettura del primo romanzo risale al 1974. Il libro, perduto, dimenticato o buttato o regalato.
Poi l'ho riacquistato nel 1994, perché volevo rinfrescare la memoria, ma è rimasto lì, ad aspettarmi 16 anni ancora.
Come è relativo il tempo! Relativo e allo stesso tempo così concreto.
L'altro romanzo invece l'ho letto, la prima volta, nel 1986.
Questa faccenda del tempo che si accumula e passa letteralmente sul corpo, o sotto un ponte come un fiume, è una consolazione e una condanna contemporaneamente.
"Il tempo come un alleato con cui collaborare e non come un nemico contro cui combattere" dicono I Ching.
Il tempo come mistero, aggiungo io.
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Questa è la fine di un viaggio, un lungo viaggio non geografico. Da questo momento la linea si curva delicatamente, e dolcemente si rivolge verso il punto dell'altro inizio, cercando già di modellare il cerchio. Non ci sono continenti nuovi da esplorare, non ci sono mondi nuovi da conquistare. Tutto è già, tutto è al proprio posto, già dentro quell'accenno di cerchio.
(C'è ancora spazio e tempo per inserire, lasciar fluire in ambedue le direzioni, e in profondità e sicuramente anche verso l'alto. Ma ora bisogna semplicemente essere. Stare. Restare. Che non vuol dire immobilità).
Quali parole a questo punto? Nessuna. Il silenzio è il miglior modo per esserci.
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(Sono l'unica che sta apprezzando le riletture? Voi cosa state ri-leggendo o avete in programma di rileggere?)
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domenica 21 marzo 2010

Fior di serra


Brent Lynch: Evening Lounge
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Da Le voglie
di Anna Cascella
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Tu vedi in me l'eguale
e io il diverso:
per favore,
potremmo amarci adesso?
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Ora non amo
la vita domestica
né le cucine
ripetute nei giorni.
Se anche le spezie
ti addolciscono i seni
e sei tenera
dentro la cintura
spesso poi
mi conduci in acri
regolate decisioni
e chiudi il mondo
in nette occassioni.
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Che voglia di fare
di fare all'amore
di scopare
come tu dici
generazione alla mia
posteriore
che scivoli via
nei buchi d'umore
t'impiastricci di succo
di more
ti pulisci il culo
con carta di giornale
per quel che vale
perchè lo vuoi
vuoi
vuoi
lo star bene
e lo star male
.
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vieni
la tua morte mi affanna
rosicchiamo quello che resta
con costanza
di biada invernale
chiusi i nidi in attesa
staremo al tepore del buio
nelle calde coperte
vieni
raccogliamo i vestiti
alle tombe di marzo
cresceranno viole
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Cosa fai con quella faccia d'angelo
seduto a un bar marino
di provincia,
gli stivaletti
nel caldo d'agosto
ti consumano i piedi
delicati,
sembri cercare
a chi cavare il cuore
con la punta di dita
generose,
hai la camicia aperta
fin sul petto,
e questo
è quanto basta ad un mio amore
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Sei chiusa.
Dentro per sempre
nella casa del padre.
Ti prestano stanze
orlate di rosso
e letti
di pino odoroso
alle tue membra assolate.
Mio fiore di serra
mia
Biancaneve increspata
ti preparano stanze
di vetro e tu
congiuri con loro
alla tua morte
apparente

 
 

Ho trovato fotocopiati questi e altri versi, rassettando tra le mie cose prima della sempre più vicina partenza... Mi erano piaciuti, a giudicare dalle sottolineature... ma poi li ho dimenticati e di Cascella non ho letto altro (Nuovi poeti italiani 1- Einaudi...a 5000 Lire! Di che anno? Non lo so.)
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sabato 20 marzo 2010

In ritardo di un attimo


Jean Dieuzaide: Mareon, Provence, 1968
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Wislawa Szymborska
In "Poesia" n.119 -1998
Traduzione dall'inglese di Nicola Gardini
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Sulla morte, senza esagerare
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Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cotture di dolci.
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Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

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Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
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Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se ognuno di noi stesse imparando.
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Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
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A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d'un bruco
la batte in velocità.
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Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
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La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
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I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
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Chi ne afferma la potenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
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Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
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La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
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Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
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venerdì 19 marzo 2010

Come la si desidera


Foto di Ansel Adams, Taos Pueblo, New mexico - 1942
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Poesia di Constantinos Kavafis
(55 poesie - Einaudi / Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)
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Alla voluttà
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Mirra e delizia della vita m'è il ricordo delle ore
in cui trovai la voluttà come la desideravo
e la trattenni forte. Mirra e delizia della vita
a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori.
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giovedì 18 marzo 2010

A proposito di...


Lalla Romano (1906-2001)

L'eterno presente
Conversazione con Antonio Ria
Einaudi - 1998
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Sull'indifferenza: ...è uno dei peggiori mali del nostro tempo. Anzi direi forse l'unico veramente grande. Però la parola indifferenza ha anche un valore positivo. Indifferenza all'opinione della gente, indifferenza alle lodi, indifferenza al potere. Può anche essere una virtù.

Sulla tolleranza: ...Tolleranza puo' essere anche deprezzamento. Si è tolleranti perché non si dà un valore assoluto alle credenze nostre e altrui...L'artista deve essere intollerante. Non deve dare il minimo peso al giudizio degli sciocchi, che sono la maggior parte. E tanto meno al potere. Tolleranza significa rispetto del pensiero altrui: che sia un pensiero, però. Se si tratta di una superstizione o di un'ignoranza colpevole, allora non si deve infierire, ma si deve mettere sull'avviso, se possibile. Si tratta di un inganno.

Sulla tenerezza: Soltanto le persone che sono capaci di durezza, sono capaci di tenerezza. Gli altri sono molli. Perciò non è tenerezza, è mollezza.

Sulla bellezza:...Le donne in genere hanno sempre cercato di approfittare della loro bellezza per trarne vantaggi. Questa non era la mia idea. Certo, non avrei voluto essere brutta, ma non volevo essere considerata persona da corteggiare. Le mie amicizie non dovevano nascere da questo, anche se, naturalmente, nascevano anche da questo...Piace la gente bella, ma la bellezza non consiste nella regolarità delle forme. Consiste nell'espressione. E poi delle persone apparentemente brutte, per l'arte possono essere bellissime...La bellezza, nel significato del piacevole, è un'armonia; nel significato dell'arte, è una potenza dell'espressione che può nascere, appunto, da un corpo brutto o deforme.

Sulla femminilità: ...La femminilità nelle donne è il minimo che possano avere. Ma se è messa in risalto è ridicola. In un uomo una certa femminilità è un pregio.


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mercoledì 17 marzo 2010

Ne arriva sempre un altro?


Fabrizio De Andrè
(1940-1999)
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Amore che vieni - amore che vai

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai.
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E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai.
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Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
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martedì 16 marzo 2010

Quasi passato



Luigi Tenco (1938-1967)
Io sono uno
Baldini&Castoldi - 2002
A cura di Enrico de Angelis

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Un giorno dopo l'altro
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Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va:
le strade sempre uguali
le stesse case.
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Un giorno dopo l'altro
e tutto è come prima;
un passo dopo l'altro
la stessa vita.
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E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato,
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire è ormai quasi passato.
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Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va:
domani sarà un giorno
uguale a ieri.
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La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano;
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
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Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va,
e la speranza, ormai
è un'abitudine.
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sabato 13 marzo 2010

Epoca mia di fede


Lucian Freud: Double Portrait 1985-86
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Da Donna di dolori di Patrizia Valduga
Mondadori - 1991
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Che cimitero è il tuo, vita mia!
Che folla che ho in testa, che galleria
di crepati! Mi sfilano davanti
a passo di lumaca tutti quanti,
tutti pesti, pesanti, da far pena!...
Eccone un altro...Rivedo la scena,
ma non ha molto senso a mio parere.
"Oh Patrizia, gli hai dato un dispiacere:
dimmi perché non gli hai telefonato."
Eccone un altro bell'e liquidato,
per guadagnare del tempo da perdere,
per non avere più tempo, per perdere
tutto il tempo. Signore benedetto,
se almeno ricordassi cosa ho detto,
se solo mi riuscisse di pensare...
Mi sta davanti, non mi fa passare.
Vai, dài! Cristo! non se ne va più via.
Vuol vedere che? Comunque sia,
eccomi qua di nuovo nella merda:
quale altro tempo ora vuoi che straperda?
non vedi cosa spando? annusa, tasta.
Bene, ragazzo mio, per oggi basta.
Torna nella tua notte. Arrivederci.
E buona notte a questi ossi lerci
e a tutti i cani! Ripassa domani.
"Oh Patrizia, te ne lavi le mani!
Non pensi che gli dai un dispiacere?"
Passa la nave mia con vele nere
sull'onda delle mie budelle nere,
non ho mai fatto finta io di godere,
più niente da vedere. Marameo.
Non guarda più. Se ne va via. Il corteo
dei crepati riprende, si procede.
Mia gioventù, epoca mia di fede,
decifrarti torturandomi gli occhi...
oh luce dei miei occhi che trabocchi
tutto d'un colpo di tutto il mio cuore...
Sta' zitto, sta' più calmo, mio dolore,
perché non c'è nessuno che ti ascolta.
"Te lo dico per l'ennesima volta
che c'è qualcosa d'altro oltre a se stessi."
Quindi per quanto schifo mi facessi...
Ah! schifo...cosa c'è ancora? Ooh ooh...
Che sia l'amore? Basta? stanca? No,
no no, ancora, dentro e fuori ancora.
Ancora oscurità ancora ancora,
poro succhia poro...Drìzzati un po'.
Oh prendimi con te, ti servirò
fedelmente, per l'alloggio soltanto
e il nutrimento. Non chiedo poi tanto...
Ah così? Disse: "Prendimi la mano".
Così, prendimi e non dammi, che strano!
Cosa c'è poi di strano?...Io non rispondo.
Nel teatro di questo porco mondo
ognuno recita la propria parte.
Niente di strano...Ecco che riparte...
di nuovo dentro...No! Non ritornare!
Non vedi che ho ripreso a sgocciolare?
Annego in me senza poter gridare.
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venerdì 12 marzo 2010

The rival



Sylvia Plath
La rivale
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Da "Lady Lazarus e altre poesie"
Mondadori - 1976
A cura di Giovanni Giudici
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Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua
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Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
E muori dalla vogiia di dire impertinenze.

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Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.
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Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.
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THE RIVAL
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If the moon smiled, she would resemble you.
You leave the same impression
Of something beautiful, but annihilating.
Both of you are great ligt borrowers.
Her O-mouth grieves at the world; yours is unaffected,
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And your first gift is making stone out of everything.
I wake to a mausoleum; you are here,
Ticking your fingers on the marble table, looking for
........cigarettes,
Spiteful as a woman, but not so nervous,
And dying to say something unanswerable.
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The moon, too, abases her subjects,
But in the daytime she is ridicolous,
Your dissatisfactions, on the other hand,
Arrive through the mailslot with loving regularity,
White and blank, expansive as carbon monoxide.
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No day is safe news of you,
Walking about in Africa maybe, but thinking of me.
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Dall'introduzione di G. Giudici: ...la poesia è spesso finzione scenica dove il tanto parlare di morte può significare in realtà un disperato amore del vivere...il caparbio impegno contro le difficoltà di un'affermazione prima universitaria e poi letteraria, la lucida coscienza di una distorta interpretazione della femminilità nel quadro del costume vigente e le quotidiane frustrazioni della donna che deve conciliare lo scriver versi con le sue incombenze domestiche e di madre...l'impetuosa passionalità su quel piano di forma artistica dove anche il poeta che dice "io" parla in definitiva di un'altra persona, di una fra molte o poche maschere di se stesso... una ferrea disciplina della parola perseguita in anni di severo esercizio...ogni poeta paga la sua poesia...la rima plathiana, come quella di parecchi bravi poeti contemporanei, è insomma una rima ironica e, come tale, si sottrae al suo ruolo istituzionale...Sylvia Plath non è stata per me né una faccia, né una voce, né una figura che cammina; è come un classico remoto, è le pagine dei suoi libri...
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mercoledì 10 marzo 2010

Tra i tasti e la spazzatura


Veduta di Zurigo (fonte: myswitzerland.com)
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Nicole Müller in "Perché questo è il brutto dell'amore":

228. Un furore in me: cancellare, cancellare tutto, eliminare, gettar via, stracciare, gettare nel cestino. Tanto non interessa a nessuno.

365. Scrivere significa picchiare sulle cose finché esse non rivelano la loro interiorità.
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Le vicende del romanzo si svolgono tra Zurigo e Parigi...ecco il perché della veduta di Zurigo.



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martedì 9 marzo 2010

Ma se


Foto: in Fermenti editrice archivio
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Da Donne mie
di Dacia Maraini
Einaudi - 1974
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L'arte d'amare
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Ovidio secoli fa insegnava ai maschi
giovani romani, soldati, servi, padroni,
come conquistare le donne, nei teatri,
ai mercati, sotto i portici, al mare, in città.
Li esortava a essere tenaci, furtivi, avidi,
rapaci di furbizia e di galanteria. [...].

Ora io voglio rovesciare le tue parole,
Ovidio Nasone, poeta gentile e nemico.
La tua voce festosa io la faccio mia e dico:
se tra voi, donne mie giocate, c'è
qualcuna che non conosce l'arte dell'amore
legga questi versi, sciolti nell'acqua dell'orgoglio,
e fatta esperta, imponga il suo furore..[...]

Ma se tu, fin da principio accetti te
come persona intera, senza incrinazioni e ammanchi,
se tu accetti di guardare con occhi franchi
il mondo, le voglie, i raggiri, l'eternità,
vedrai, ti cambierà la vita tra le mani,
e la tua testa camminerà da sola e ti sembrerà
strano e bello e forse pauroso, ma la mortificazione
l'avrai pestata come la serpe di tutte le vergogne
e i dolori ti sembreranno più veri, più radiosi.
Prendi per una volta la faccia del tuo ragazzo
fra le mani, senza tremare per l'ardimento,
piegagli la testa da una parte, con tenerezza e
bacialo tu, mordendogli un poco il labbro superiore.
Sembra una cosa semplice, ma è più facile
che un cammello entri nella cruna di un ago
piuttosto che una donna abbia la forza di
essere se stessa, nella sua carne e nei suoi pensieri.
Digli a fior di labbro: come sei bello!
E prendigli la mano e digli: mi piaci,
ora ti bacio ancora e ancora per gioia e piacere mio.

[...]

Ma se tu, sposa mia, provassi a cambiare
il tuo cuore rovesciandolo sottosopra?
Se tu, anche avendo fatto il grave errore
di conservare il tuo perfido tesoro fra le
gambe innamorate, se tu lo affrontassi cosí:
"marito mio, spogliati che voglio vedere come
sei fatto! bene ora mi spoglio io". E poi
gli dici:"guarda che io sono vergine, ma
è un caso, una cosa che non ti riguarda,
non l'ho fatto né per te né per nessuno,
ma solo perché ho ceduto a un lungo atto d'amore
per me stessa. [...].

Chiedigli che dimostri il suo amore tanto
declamato baciandoti sul sesso addormentato,
con morbidezza. Diffida di chi crede che il coito
sia un atto di brutalità e di prepotenza.
Non è virilità quella ma sadismo e il sadismo
nasconde sempre debolezza e vizio.
La forza rende delicati e dolci, la paura
e la fragilità armano di spade gli infingardi.

[...]

Ma se tu per un momento ti guardi allo specchio
e ti chiedi: c'é qualcosa di vivo in me?
[...]
Ti si dirà che sei noiosa e vecchia e
stupida ed egoista e vanitosa e inumana.
e tu, per gentilezza d'animo e candida bontà,
per un equivoco senso del dovere e per amore,
piegherai la testa e ti acconcerai a rimanere
quella cosa morta, graziosa e tenera che è
una madre serva che gira per la casa come un
fantasma indaffarato, silenzioso e ardente.
[...]
E' cosí bello amare una madre-vittima
una madre-agnello. Al figlio duole il cuore
nel petto vedendola invecchiare precocemente,
sempre pronta a pulire, lavare, stirare e
amorevolmente fare da mangiare ai figli
e ai figli dei suoi figli, senza mai protestare.

[...]

Una donna vecchia che abbia fame di carne
da baciare è considerata un'arpia, una
pervertita che va subito chiusa in manicomio.
La sua esperienza, il suo passato, la sua sapienza
i suoi pensieri contano quanto quelli di un cane.
La si butta in un angolo e buonanotte.
Ma se voi, donne vecchie, madri astute,
se voi baffute, odorose, ingiallite donne mortali,
cominciate a pensare che anche voi avete un sesso,
e una testa che macina pensieri ardenti
e due occhi accesi e due mani capaci e
un cuore affamato, se voi penserete che
siete quello che siete per sopraffazione e
gloria dei peggiori istinti dell'uomo,
forse non avrete vergogna a dichiarare che
un bel ragazzo vi piace e potrete anche
carezzarlo senza sentirvi bruciare la mano
di terrore. Potrete baciarlo chiudendogli
gli occhi con due dita. Poiché l'estrema gioventù
e la vecchiaia sono portate all'amicizia.
E ai ragazzi piace essere amati dalle madri,
di un amore carnale lucidissimo e tenebroso.
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Se penserete che la vecchiaia non è una colpa
di cui vergognarsi, se penserete che quello
che fa viva una donna non è soltanto la freschezza
della pella e un paio di labbra tornite
se penserete questo vi sbarazzerete dei
vostri lugubri vestiti da fantasmi che puzzano
di cipolla e varichina, allungherete le vostre
mani tremanti sui corpi degli adolescenti che hanno
bisogno di essere amati come in un sogno,
di tutto cuore e con terribile indulgenza.
Se saprete questo non sarete più vecchie
e inutili ma forti e utili. Se imparerete
a non confondere la casa con il mondo
a non contaminare del vostro nero di seppia
le cose luminose e dolorose che vi circondano,
se imparerete a pensare con la vostra testa,
a ridere con la vostra gola, a giudicare
con il vostro cuore maturo dal tempo
sarete amate di un amore meno stupido [...].
Donne mie amate e predilette e disgraziate,
donne feroci nell'odio di voi stesse [...].

Non c'è da vergognarsi del fango della storia,
del fango della servitú [...].
Usiamo quel fango per costruire nuove donne
meno belle forse e levigate, ma più salate
del sale dell'orgoglio e dell'amore.



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sabato 6 marzo 2010

Dove non eri, amore?


Foto di Robert Mapplethorpe: Poppy (1988)
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Poesia di Dario Bellezza
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Il tuo fresco possesso era lo spasimo vitale
che sigillava il nostro amore in una gioia senza speranza;
nel letto i corpi adolescenti sapevano i trucchi dell'assenzio
per stordirsi fino all'impassibile grazia;
entravi in me con la foga dei tuoi ingenui anni
di ragazzo ai primi baci; e se sbagliavi la mira
ancora inesperto di inquiete passioni, rimanevi
ai margini, incombevi separato dall'insuccesso,
delizia esile era il tuo appoggiarsi scorato.
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Alla fine, incerto inferno, facevo strada materno,
t'insinuavi inarcato restando immoto allo strazio.
Dove non eri amore in quegli attimi?.
..
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In La vita idiota
LietoColle - 2004
(Tratto da "Nuovi Argomenti" n.12,1968)
Con uno scritto di Enzo Siciliano.
A cura di Fabrizio Cavallaro, Massimo Raffaeli e Francesco Scarabicchi
 
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venerdì 5 marzo 2010

Percorsi spirituali



In Aspirina n.5 -1988

http://www.patcarra.it/

 
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giovedì 4 marzo 2010

Se lo è


Il mare di Trieste durante "La barcolana", regata velica internazionale.
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"Se Trieste è una frontiera, quest'ultima diviene, in alcune opere letterarie, un modo di vivere e di sentire, una struttura psicologica e poetica. La frontiera è una striscia che divide e collega, un taglio aspro come una ferita che stenta a rimarginarsi, una zona di nessuno, un territorio misto, i cui abitanti sentono spesso di non appartenere veramente ad alcuna patria ben definita o almeno di non appartenerle con quella ovvia certezza con la quale ci si identifica, di solito col proprio paese. Il figlio di una terra di confine sente talora incerta la propria nazionalità oppure la vive con una passione che i suoi connazionali stentano a capire, sicché egli, deluso nel suo amore che non gli sembra mai abbastanza corrisposto, finisce per considerarsi il vero e leggittimo rappresentante della sua nazione, più di coloro per i quali essa è un dato pacificamente acquisito."
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Trieste
Un'identità di frontiera
di Angelo Ara e Claudio Magris
Einaudi-1982/87
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mercoledì 3 marzo 2010

Spesso silenzio


Dipinto di Angela Siciliano:
Una ragazza e il suo orto - 1982
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IRINI GHINI
tratto da "Cahiers du Nord" n.6, Charleroi, 1957
da MILLE RAGAZZE FUCILATE
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[...]
 
(Ciao, pallida erba falciata
non sono venuta a passeggiare
ma qui sarò fucilata.
All'ora che si leverà il sole
e mi chiamerà
sarò vestita di spesso silenzio
e avrò, rovesciata sulla nuca,
la tua paglia dorata per cappello
e la rabbia
dei soldati che non hanno il coraggio
di guardarmi).
 
[...]
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Traduzione dal francese di Daniella Ambrosino
In "Europa in versi" (Grecia)
Il ventaglio-1989
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Ultima modifica  il 14.6.2011


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martedì 2 marzo 2010

Che vada perduta


Ingeborg Bachmann
 
in "Europa in Versi" - La poesia femminile del '900
Il ventaglio - 1989
Traduzione di Anita Raja
 
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NIENTE SQUISITEZZE
.
Niente mi piace più.
.
Dovrei
agghindare una metafora
con un fiore di mandorlo?
crocifiggere la sintassi
su un effetto di luce?
Chi si romperà la testa
su cose così superflue -
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Io ho imparato a capire
con le parole
che ci sono
(per la classe bassa)
.
fame
.......vergogna
..............lacrime
e
...........
...................buio.
.
Con i singhiozzi non purgati,
con disperazione
(e io dispero ancora della disperazione)
per la grande miseria,
per il numero degli ammalati, per il costo della vita,
me la caverò.
.
Io non trascuro la scrittura,
ma me stessa.
Gli altri sanno
diosacome
aiutarsi con le parole.
Io non sono il mio assistente.
.
Dovrei
catturare un pensiero,
trascinarlo nella cella illuminata di una frase?
nutrire occhi e orecchie
con bocconcini di parole di prima qualità?
eplorare la libido di una vocale,
rintracciare i valori da amatore delle nostre consonanti?
.
È necessario che io
con la testa devastata dalla grandine,
col crampo da scrittura nella mano,
sotto il peso di trecento notti
laceri la carta
spazzi via le opere ordite in parole,
distruggendo a questo modo: io tu e lui lei sé
.
noi voi?
.
(E sia. Lo facciano gli altri).
.
La mia parte, che vada perduta.
.


 
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