venerdì 31 dicembre 2010

Parabola laica








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George Orwell
(Eric Arthur Blair /1903-1950)
La fattoria degli animali (1945)
(La biblioteca di Repubblica - Traduzione di Bruno Tasso)
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Storia di una piccola rivoluzione, nata come una liberazione e trasformata in dittatura. Quante dittature e sistemi politici di vario tipo potrebbero rinonoscersi in questo racconto? Tante. Di certo assomigliava molto alle ultime vicende dell'Unione Sovietica quando l'autore cercò di pubblicarlo e non gli fu facile trovare un editore che volesse rischiare gli eventuali attacchi della sinistra o la suscettibilità di determinate nazioni. A tale proposito è molto interessante leggere le pagine che affiancano il racconto, intitolate "La libertà di stampa" (tradotte da Elena Albertini), dello stesso Orwell. Tanto il racconto quanto le riflessioni sulla stampa mi sembrano attualissimi (e i motivi sono così tanti che ognuno potrebbe fare riferimento ad esempi diversi e quasi contrari).

"La fattoria degli animali" è un'eccellente favola, una parabola laica come scrivono in copertina. Come non riconoscervi i sintomi di ogni ingordigia di potere, di ogni manipolazione culturale, di ogni sfruttamento della buona fede di chi non ha gli strumenti per poter contraddire, e di ogni indottrinamento a scapito della felicità durante le brevi vite degli esseri viventi.
Che delizia quei comandamenti scritti sul muro della fattoria, al momento del fervore della giusta rivolta all'uomo padrone, crudele, sfruttatore, ma poi modificati con l'aggiunta di un paio di parole asserendo che quelle due parole ci son sempre state, tanto i più non sanno leggere oltre le prime lettere dell'alfabeto.
Un esempio: "Nessun animale può uccidere un altro animale" al momento opportuno verrà allungata con "senza motivo" per giustificare certe esecuzioni. E che delizia le pecore che belano per anni, per centinaia di adunate e riunioni, a proposito e a sproposito lo slogan "Quattro gambe, buono; due gambe, cattivo" (a ricordare che gli Uomini sono sempre malvagi e gli animali sempre potenziali vittime dell'Uomo), nel momento in cui il gruppo dei maiali (che si è sempre trattato meglio degli altri animali con la scusa di dirigere, pensare, pianificare a vantaggio di tutti), imparerà a camminare, cioè a stare in posizione eretta, indossando i pantaloni del vecchio padrone, abbinandoli ad un frustino, ecco che loro, le pecore, con la stessa foga di sempre urleranno lo slogan leggermente modificato: "Quattro gambe, buono; due gambe, meglio".

A quel punto la maggioranza degli animali nella fattoria è stata acquistata, pochi ricordano il perchè e il come del sistema vigente, pochissimi ricordano come era la vita con il signor Jones e sua moglie, quasi nessuno ricorda gli eroi iniziali della rivolta. Napoleon (il maiale a capo di tutto) è ormai un incubo come lo era il signor Jones.
Geniale, tenerissima e scandalosa, crudele e autentica storia, sempre possibile:
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Benjamin sentì un naso strofinarsi contro la sua spalla. Guardò. Era Berta. I suoi vecchi occhi erano più appannati che mai. Senza dir nulla, lo tirò gentilmente per la criniera e lo portò nel grande granaio ove erano scritti i Sette Comandamenti. Per qualche istante ristette fissando la parete scura e le lettere bianche.
"La mia vista si indebolisce" disse infine. "Anche quando ero giovane non riuscivo a leggere ciò che era scritto qui. Ma mi pare che la parete abbia un altro aspetto. I Sette Comandamenti sono gli stessi di prima Benjamin?"
Per una volta Benjamin consentì a rompere la sua regola e lesse ciò che era scritto sul muro. Non vi era scritto più nulla, fuorché un unico comandamento. Diceva:
...............TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI
MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' EGUALI DEGLI ALTRI

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giovedì 23 dicembre 2010

La misura




Copenaghen (1998)
di Michael Frayn
Traduzione di Maria Teresa Petruzzi e Filippo Ottoni
Sironi - 2009
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Tre personaggi: Niels Bohr, sua moglie Margrethe e Werner Heisenberg.
Sono tutti morti, ma dal mondo dopo la vita ripetono più volte un incontro veramente avvenuto a Copenaghen nel 1941 quando Heisenberg visita privatamente i signori Bohr. Per amicizia? Per cercare conferme? Per cercare comprensione? Per prendere informazioni, per darle? Di certo sono spiati, ogni parola va misurata. La Danimarca è occupata dai nazisti e Heisenberg, tedesco, lavora per loro.
I due fisici, insieme ad altri fisici di varie nazioni anche nemiche, hanno dato un notevole contributo, in tempi e modi diversi, all'invenzione di ciò che verrà poi conosciuta come "bomba atomica".
Heisenberg era stato per molti anni allievo di Bohr a Copenaghen, i due avevano avuto un rapporto molto forte in cui il danese aveva quasi un ruolo paterno. Ma ora che la politica è cambiata, ora che le circostanze li dividono e rendono ambigui tutti, ora che ogni azione ha un peso e una conseguenza, che senso ha la visita di Heisenberg a casa Bohr?
Margrethe, il terzo personaggio, non è una fisica ma sa di cosa parlano gli altri due.
I dialoghi non sono mai avvenuti, ma sono molto probabili.
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BOHR ...Noi abbiamo rimesso l'uomo al centro dell'universo. Nel corso della storia ci siamo sempre trovati fuori posto. Non facciamo che relegarci alla periferia delle cose. Prima ci trasformiamo in un semplice strumento degli inconoscibili disegni di Dio, esili figure prostrate nella grande cattedrale della creazione. E appena abbiamo ritrovato noi stessi nel Rinascimento, appena l'uomo è diventato, come lo definiva Protagora, la misura di tutte le cose, siamo stati di nuovo messi da parte dai prodotti della nostra stessa ragione! Siamo nuovamente schiacciati mentre i fisici costruiscono le nuove grandi cattedrali che guardiamo con meraviglia: le leggi della meccanica classica che ci precedono fin dall'inizio dell'eternità, e che ci sopravviveranno fino alla fine dell'eternità; che esistono, che noi esistiamo o no. Finché arriviamo all'inizio del XX secolo, e siamo improvvisamente costretti a risollevarci in piedi.
HEISENBERG Tutto ha inizio con Einstein.
BOHR Inizia con Eistein. Lui dimostra che la misura - la misura, dalla quale dipende l'intera possibilità della scienza - la misura non è un evento impersonale che si manifesta con imparziale universalità. E' un atto umano, compiuto da uno specifico punto di vista nel tempo e nello spazio, dall'unico particolare punto di vista di un possibile osservatore. Poi, qui a Copenaghen, in quei tre anni durante gli anni Venti, scopriamo che non esiste un universo oggettivo precisamente determinabile. Che l'universo esiste solo come serie di approssimazioni. Soltanto nei limiti stabiliti dal rapporto che abbiamo con esso. Soltanto grazie alla comprensione insita nella mente umana.
MARGRETHE Allora, quest'uomo che hai posto al centro dell'universo: sei tu o è Heisenberg?
BOHR Oh, lascia stare, tesoro.
MARGRETHE Sì, ma c'è una differenza.
BOHR O l'uno o l'altro. Entrambi. Tu. Tutti.
MARGRETHE Se è Heisenberg quello al centro dell'universo, allora quel pezzetto di universo che lui non riesce a vedere è Heisenberg.
HEISENBERG E quindi...
MARGRETHE E quindi è inutile chiedergli perché è venuto a Copenaghen nel 1941. Non lo sa!
HEISENBERG Per un attimo, allora, avevo creduto di intravvedere il tutto.
MARGRETHE Poi ti sei voltato a guardare.
HEISENBERG E non c'era più.
MARGRETHE Di nuovo la complementarietà. Giusto?
BOHR Sì, sì.
MARGRETHE L'ho battuta a macchina troppo spesso. Se fai una cosa sulla quale sei costretto a concentrarti, non puoi anche pensare che la stai facendo, e se stai pensando che la stai facendo, allora non puoi contemporaneamente farla. Giusto?


Link: Copenaghen presso Sironi Editore
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sabato 11 dicembre 2010

Incantami, o dea!


























"Giuni Russo da un'estate al mare al carmelo"
di Bianca Pitzorno
Bompiani - 2009
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La donna è mobile
(G.Russo-A.Sisini-D.Tortorella?)
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E' più femminino il tatuaggio o l'orecchino?
Luna in cielo, dai, dimmelo tu.
Ed è più maschile la borsetta od il fucile?
Vaga stella, aiutami tu.
Incantami, cantami, o dea!
Sei tanto artefatta che ormai sei perfetta.
La donna è mobile, sì, ma l'uomo è labile.
Sei tanto vanitosa che dormendo resti in posa.
La donna è mobile, sì, ma l'uomo è debole, sì.
Bello prendere un uomo dal suo lato femminile
E trovare in una donna la sua curva più virile
E più neutrale chi ti sfugge o chi ti assale?
Infinito, dai, dimmelo tu.
E' più femminino il tatuaggio o l'orecchino?
Psicanalisi, aiutami tu.
Incantami, cantami, o dea.
Sei tanto artefatta che ormai sei perfetta.
La donna è mobile, sì, ma non è labile.
Sei tanto costruita che ti brilla il girovita
E fai l'aerobica con musica araba. Sì.
 
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martedì 30 novembre 2010

Tentazioni

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Grazia Deledda - Premio Nobel 1926
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Elias Portolu (1900)
di Grazia Deledda (1871-1936)
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Forse è questo il libro di più alta e insieme di più solida moralità che sia stato scritto in Italia dopo I promessi sposi (Attilio Momigliano).
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"...A chi dare ascolto?
- Ma è la sposa di mio fratello, zio Martinu!
- Ma se è la sposa di tuo fratello? Lo ama forse? No. Dunque non è sua e non sarà mai sua secondo le leggi del Signore. Il matrimonio d'amore è il matrimonio di Dio, quello di convenienza è il matrimonio del diavolo. Salvati, Elias Portolu..."
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domenica 21 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Una goccia di profumo





Da Interrogativi di viaggio
in Miracolo a colazione
di Elisabeth Bishop
Traduzione di Damiano Abeni, Riccardo Duranti e Ottavio Fatica
Adelphi - 2006


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"...Continente, città, nazione, società:
la scelta non è ampia e non è libera. E qui o là...
No. Meglio allora per noi restare a casa,
ovunque sia o sarà?".
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("... Continent, city, country, society:
the choice is never wide and never free.
And here, or there... No. Should we have stayed at home,
wherever that may be?)

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Bishop in Wikipedia
e in Nazione Indiana  di Nadia Augustoni (https://www.nazioneindiana.com/2008/04/08/il-mondo-di-elizabeth-bishop/)


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mercoledì 10 novembre 2010

Argento


"Pigen i koekkenet" (La ragazza in cucina), 1883-86
Anna Ancher (1859-1935)
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Argento. Lama. Tempo raccolto in una clessidra. Cielo gonfio di giorni nuovi. Pioggia sui vetri. Il concetto di stabilità visibile nella cucina silenziosa. Astrattezza e concretezza raccolte in un bicchiere andato in frantumi, traslocando.
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giovedì 28 ottobre 2010

Rose da amare


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Da Versi sciolti
Traduzione di Pietro Civitareale
in Pessoa 44 Poesie -Mondadori
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Segui la tua sorte,
annaffia le tue piante,
ama le tue rose.
Il resto è l'ombra
d'alberi stranieri.
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La realtà
è sempre di più o di meno
di quello che vogliamo.
Solo noi siamo sempre
uguali a noi stessi.
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Dolce è vivere solo.
Grande e nobile è sempre
vivere con semplicità.
Lascia il dolore sulle are
come offerta agli dèi.
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Guarda la vita da lontano,
e non interrogarla mai.
Nulla essa può
dirti. La risposta
è al di là degli dèi.
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Ma serenamente
imita l'Olimpo
nel segreto del tuo cuore.
Gli dèi sono dèi
perché non si pensano.
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martedì 26 ottobre 2010

Periferie in disuso


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Patrizia Cavalli
da "Pigre divinità e pigra sorte" -2006
Einaudi

 
Cuore alzato, scoperto, evaporato
o forse trasferito in zone lasche,
periferie in disuso, forse diffuso
troppo nel nord troppo nel sud, scoppiato,
parti che volano e altre che precipitano,
come bambino piccolo che aspetta,
cuore che sale svelto alla pedana
che si raccoglie in alto per il tuffo,
chiara felicità davvero umana.
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giovedì 21 ottobre 2010

Stop all the clocks


Wystan Hugh Auden
La verità, vi prego, sull'amore
Adelphi - 1994
Traduzione di Gilberto Forti



Blues in memoria
(Funeral Blues)

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti, e tra un rullio
..............................................smorzato
portate fuori il feretro, si accostino
..............................................i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui E'
..................................................Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco
..........................................dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est
...........................................ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo
........................................la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia
.............................lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: e avevo
...................................................torto

Non servon più le stelle: spegnetele anche
....................................................tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.




Auden (1907 - 1973) tra le varie cose scrisse opere teatrali in collaborazione con Christopher Isherwood (l'autore di "A single man").


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martedì 12 ottobre 2010

Accorata letizia

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Salvatore Quasimodo
da Tutte le poesie
Mondadori -1960
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A me discesa
per nuova innocenza

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Era beata stanotte la tua voce
a me discesa per nuova innocenza
nel tempo che patisco un nascimento
d'accorate letizie.
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Tremavi bianca
le braccia sollevate;
e io giacevo in te
con la mia vita
in poco sangue raccolta,
dimentico del canto
che già m'ha fatto estrema,
con la donna che mi tolse in disparte,
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la mia tristezza
d'albero malnato.
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giovedì 30 settembre 2010

Efficienti per essere efficaci

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Aspettando l'ora di un appuntamento mi sono intrattenuta in una bettola, sfogliando Il Piccolo, e ho trovato a pag. 27, "La Psicologa", Maddalena Berlino, che mi ha confermato cose che già mi erano chiare e in più mi ha suggerito una lettura che farò volentieri (esiste anche la versione cinematografica, mi dicono). Questa faccenda del tempo sembra una banalità ma purtroppo non lo è. Soprattutto quando di tempo ne è già passato parecchio e il probabile futuro, tecnicamente, si accorcia.
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IL TEMPO E' UNO STRUMENTO DA GESTIRE, NON DA TEMERE
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Il tempo è una risorsa preziosa che scandisce la nostra vita. Tutti sperimentiamo che "il tempo vola", cioè lo percepiamo rapido, a volte "non finisce mai", cioè scorre lentamente.
"Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più" diceva Sant'Agostino nelle Confessioni. "Il tempo è tiranno" è un altro modo di dire quando ci sentiamo costretti a fare i conti con la sua insufficienza...
Abbiamo spesso poco tempo o piuttosto ce lo facciamo sfuggire?
In questa civiltà sempre più frenetica, saper gestire il nostro tempo risulta difficile ma indispensabile per poter fare tutto ciò che desideriamo; è necessario imparare a impiegarlo nel migliore dei modi attribuendogli il giusto valore. Non solo, gestire meglio il tempo significa anche dare più valore alla nostra vita: quante volte infatti per "mancanza di tempo" penalizziamo i contatti umani e gli hobby, rinunciando a vivere alcuni aspetti importanti dell'esistenza? Una bellissima espressione del tempo ce la fornisce Lauren (personaggio in "Se solo fosse vero" di Marc Levy) rivolgendosi al suo innamorato:
"Se vuoi capire che cosa è un anno di vita, chiedilo a uno studente che è appena stato bocciato all'esame di fine anno. Un mese di vita: parlane con una madre che ha partorito un bimbo prematuro e aspetta che esca dall'incubatrice per stringerlo tra le braccia, sano e salvo. Una settimana: chiedilo ad un uomo che lavora in fabbrica o in miniera per nutrire la sua famiglia. Un giorno: domandalo a due innamorati persi che aspettano di vedersi. Un'ora: chiedilo a una persona che soffre di claustrofobia, bloccata in un ascensore. Un secondo: osserva l'espressione di un uomo che è appena scampato a un incidente d'auto. Un millesimo di secondo: chiedilo all'atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento e non quella d'oro per la quale si era allenato tutta la vita. La vita è magica, Arthur, lo dico con cognizione di causa, perché dal giorno dell'incidente mi gusto il valore di ogni istante. Perciò, ti prego, approfittiamo di ogni secondo che ci resta".
Diventa utile trovare strategie per non farci dominare dal tempo e amministrare al meglio questa preziosa risorsa. Alcuni semplici accorgimenti possono rappresentare una guida. Definire le priorità: "quali sono le tre cose più importanti da fare adesso?". Abbandonare gli alibi: "non ho tempo", se una cosa è importante lo si trova. Gestire il tempo e non essere gestiti dal tempo: pianifichiamo gli impegni fissando date precise.
Questo ci aiuta a fissare gli obiettivi e non rimandare. Essere efficienti per essere più efficaci: cerchiamo di affrontare le nostre attività nel migliore dei modi anche per ridurre il rischio di doverle rifare. Gestire bene le informazioni, senza accumularle in maniera disordinata. Usare gli strumenti per le loro caratteristiche e finalità: per esempio usare nel modo più appropriato i mezzi di comunicazione (telefono, e-mail, sms,...); le attività che richiedono molto tempo svolgiamole nel totale "isolamento", quando la nostra concentrazione può essere massima, resistendo ad ogni distrazione.
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Il Piccolo 29.9.2010
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mercoledì 22 settembre 2010

Un sorso d'acqua

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Haiku apocrifi
Apocryphal haiku
di Toni Piccini
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Traduzione italiano-inglese
di Denise Deeney
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Prefazioni di Fernanda Pivano e Ban'ya Natsuishi
Albalibri Editore - 2007

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..........Una matita
da nomade stanziale -
.......sillabe scalze

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The pencil
of a stationary nomad -
barefoot syllables
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.......In una lite
stanno urlando tutti

....senza parole
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During a quarrel
everyone shouts
without words
.
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....Pochi secondi
la contemporaneità -

...un sorso d'acqua
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Few seconds
the contemporaneity -
a sip of water
.
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...Senza spezzarsi
l'onda urta la roccia.
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.Vento di Trieste
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Without breaking
the wawe knocks against the rock.
Wind of Trieste
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Tu, io, sciocchezze
..a tenerci lontano
....dal temuto noi
.
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You, me, stupid things
keep us far
from the feared "us"
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.....Il tuo respiro
libera la mia stanza
.da ogni suo vuoto

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Your breath
frees my rooms
from it emptiness
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...Tutta immersa
in attento piacere.
..Gli occhi chiusi

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Totally captured
by careful pleasure.
Closed eyes
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......Invisibili
fili verso il cielo.
.Sale il ragnetto

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Invisible yarns
towards the sky.
A litthe spider goes up
.
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....Ciabatte nuove
rovesciate distratte -
.......aria di casa

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New slippers
careless overturned -
home
.
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....Dentro gli occhi
la linea per l'orizzonte
.......in un silenzio
.
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In the eyes
the horizon
in silence
..
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domenica 19 settembre 2010

Se piace

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Dal Canzoniere
di Umberto Saba (1900-1954)
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TRIESTE
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Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salito un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
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Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
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La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
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Da"Trieste e una donna" (1910-1912)

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venerdì 10 settembre 2010

Dopo molte epoche

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Da Stanze di alabastro
di Emily Dickinson
Traduzione di Nadia Campana
SE - 2003

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n. 66.
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Sbagliando conservavo
conchiglie di costa -
accadde dopo molto epoche
di trattenere una perla -
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- perché così tardi? - mormorai -
- ho bisogno di te.
E per questo il mio periodo -
rispose la perla -
comincia ora
.

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*

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Shells from the Coast mistaking -
I cherished them for All -
Happening in After Ages
To entertain a Pearl -
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Wherefore so late - I murmured -
My need of Thee - be done -
Therefore - the Pearl responded -
My Period begin



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giovedì 26 agosto 2010

Fuori portata

.La stazione
di Wislawa Szymborska
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(da Uno spasso - Libri Scheiwiller - 2003,
a cura di Pietro Marchesani.
Collana diretta da Giovanni Raboni)
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Il mio non arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.
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Sei stato avvertito
con una lettera non spedita.
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Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.
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Il treno è arrivato al terzo binario.
E' scesa molta gente.
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L'assenza della mia persona
si è avviata verso l'uscita tra la folla.
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Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.
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A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.
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Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.
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La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.
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L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.
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E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
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Fuori dalla portata
della nostra presenza.
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Nel paradiso perduto
della probabilità.
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Altrove.
Altrove.
Che sonorità questa parolina.
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sabato 31 luglio 2010

La soudure fraternelle

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Mi allontano un attimo dal "programma" estivo di lettura lasciandomi affascinare da:
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L'amicizia
di
Tahar Ben Jelloun
(Traduzione di Egi Volterrani - Einaudi - 1995)
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"L'amico discontinuo: è l'intermittente. Quello che appare e scompare, e sul quale non si può fare sempre conto. L'intuizione raccomanda con lui la prudenza, ciò che non esclude né il calore, né il piacere...
L'amico di passaggio: con lui si simpatizza per il tempo di un incontro - un congresso, per esempio - o per il tempo di un viaggio. Si sa che ci sono poche probabilità di rivedersi, ma si fa in modo che il tempo della scoperta sia utilizzato bene...
L'amico del dispiacere: quello che si evoca collegandolo a un avvenimento doloroso. Qualche volta si condivide lo stesso cordoglio...
L'amico scomparso: ...scompare per sei mesi, un anno o addirittura due, poi, un giorno, ricompare, magari telefonando, oppure scrivendo, sempre con la stessa foga. In principio uno rimane un po' sbalestrato. Non so mai bene che atteggiamento assumere nei suoi confronti. Una volta sparito non risponde più ai richiami. Allora bisogna lasciargli attraversare il suo deserto; si sa che un giorno lo si ritroverà, sempre uguale, dinamico e fraterno...
L'amico ritrovato: il destino più forte della memoria. E' lui a ricondurci verso il passato per fare luce su un momento oscuro del presente. Il destino è quello che capita nel momento in cui uno non se lo aspetta. Si parla di destino perché non si sa che nome dare a ciò che può colpirci brutalmente nell'animo e nel cuore...
Curiosamente, è dedicando un libro all'amicizia che sto rischiando di farmi dei nemici...
E' bello pensare all'amico ancora sconosciuto. Quando per la prima volta arrivo in un paese straniero, penso a colui o colei che durante il mio soggiorno si comporterà come un amico...
...l'amicizia non si mendica. O viene o non viene..."
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sabato 17 luglio 2010

Estate 2010

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Programma di letture di fine luglio - inizio agosto 2010. All'ombra di un albero in un giardino pubblico o nelle correnti d'aria tra la mia stanza e la cucina, tra un pensiero esaltato e una delusione non prevista, tra un incontro fortunato e uno spritz-aperol solitario, tra una "figuraccia" e "una bella figura" (concetti assolutamente italiani):

Il quinto figlio di Doris Lessing
Il sosia di Dostoevskij
La campagna elettorale di Enzo Bettiza
L'arcobaleno di D.H. Lawrence
La volpe e le camelie di Ignazio Silone
Amare ancora di Doris Lessing

Riletture: La governante di Vitaliano Brancati
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E tu/voi, invece?
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martedì 6 luglio 2010

Zanzara e afa

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ZZZZZZZZ (io che dormo?)
ZzzzZZZzzzz (la zanzara che non dorme?)
ZZZZZZZZZ. ZZzzzZZZzz.
Malinconici avverbi, retorici aggettivi, inutili rimpianti, impossibili ripensamenti (un sogno influenzato dalla cena pesante? O dalla compagnia dell'ultima cena?...Non "quella" ultima cena!).
Afa, il letto stretto, ubriachi in strada, sudore, il camion della Nettezza Urbana, e il cerotto alla citronella e pomodoro selvatico, che dovrebbe tenere lontane le zanzare (ma riempie il mio naso e la mia testa di essenze ingannatrici: mi sembra di dormire in un orto), invece questa (o queste?) se ne infischia dell'essenza repellente, e usa il mio cuscino per atterrare e volare a motori accesissimi intorno alla mia testa e ai miei sogni. Dovrei decidermi ad alzarmi e darle la caccia per poi rimettermi finalmente a dormire. Oppure alzarmi e cominciare già una nuova giornata leggendo i capitoli finali dell'ultimo tomo di Stieg Larsson (la Salander ce la farà a mandare all'inferno giudici e spie, una volta per tutte?).
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giovedì 1 luglio 2010

Autarchia empirica

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Roland Barthes
Dove lei non è
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A cura di Nathalie Léger
Traduzione di Valerio Magrelli
Einaudi (2009)
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Barthes, alla morte della madre (1977), prende nota dei pensieri e delle emozioni che lo abitano mentre cerca di abituarsi a questa perdita. Lui morirà un paio di anni dopo.

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27 ottobre
- Lei non ha conosciuto il corpo della Donna!
- Ho conosciuto il corpo di mia madre malata, poi morente.
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4 novembre
"Verso le 18: l'appartamento è caldo, dolce, illuminato, pulito. Lo rendo tale con energia, dedizione (ne godo con amarezza): ormai e per sempre io stesso sono la mia propria madre."
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18 agosto 1978 "Condividere i valori della silenziosa esistenza quotidiana (amministrare la cucina, la pulizia, gli abiti, l'estetica e il passato degli oggetti), era la mia maniera (silenziosa) di conversare con lei. - Ed è così che io, dal momento che lei non c'è più, posso ancora farlo."

Qualche nota su mam.:
"Forma di discrezione:
fare le cose da sè, non farle fare dagli altri
autarchia empirica
legame affettivo"

"presenza totale
.....................assoluta
peso nullo
la densità, non il peso"



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martedì 22 giugno 2010

Il palazzo è vuoto

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Jeanette Winterson
Powerbook (2000)
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Traduzione di Chiara Spallino Rocca
Mondadori (2002)
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"Mi resi subito conto che ciascuno di noi seguiva un suo metodo di ricerca, in cui si alternavano momenti per mangiare e momenti per riposare secondo un copione sempre diverso. Ciascuno di noi, nella sua solitudine assorta, aveva fatto del palazzo un labirinto tutto suo. Lo conoscevamo meglio del corpo di un amante, meglio di noi stessi: era parte di noi. Il palazzo custodiva per ognuno di noi un significato segreto ignoto a tutti gli altri.
Ora vi dirò una cosa strana: quando uno di noi, ormai esausto e disperato, si voltava, deciso ad andarsene - le porte erano sempre aperte e nessuno lì era prigioniero - proprio in quel momento aveva una rapida visione di ciò che stava cercando: la sua donna, il suo falcone, il suo cavallo, la banda di briganti che gli aveva bruciato la casa. E sentiva una voce che lo pregava, lo implorava, lo rampognava e così, nel proprio labirinto, si rimetteva, convinto ed eccitato, a rovistare nelle vasche dei pesci, nella loggia, nel retrocucina, nel ripostiglio, nel...
Questo voglio dire: il palazzo era vuoto. Sì, era vuoto di tutto ciò che vi si cercava e pieno soltanto di gente in cerca di qualcosa."
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sabato 19 giugno 2010

Giornata no

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Questa è una di quelle giornate in cui tutto va esattamente come non vorrei. A cominciare dalla pioggia delle prime ore del mattino che ha bagnato, a lungo, la mia biancheria stesa in cortile, e proseguendo con appuntamenti annullati e chissà che altro accadrà oggi, anzi, non accadrà.
Per questo ho bisogno di ridere o almeno di sorridere. Così mi dedico alla lettura di un libricino di
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Fulvio Sferza
TRIESTE BESTIALE
Modi de dir triestini
Edizioni Luglio -2005
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Vi lascio pochi esempi che spero faranno sorridere anche voi, anche perchè le frasi più che tradotte sono commentate con ironia:
1 - "Muro vecio fa panza" (con l'età si tende ad appesantirsi)
2 - "No 'l se ricorda dal naso alla boca" (non ha più memoria)
3 - "El ultimo bicèr xe quel che imbriaga" (l'ultimo bicchiere è quello che ubriaca...)
4 - "Ale che 'l sol magna le ore" (svelto che il tempo passa velocemente)
5 - "Voia de lavorar saltime 'dosso" (abituale stato mentale dei triestini)
6 - "Cossa, a casa te ga speci de legno?" (non riesci a vederti bene come sei realmente?)
7 - "El ga el muso de: - dameli , se no te li ciogo -" (ha la faccia di: - dammi i soldi, altrimenti me li prendo -)
8 - "No sta cagar fora del bucal" (non fare il gradasso)
9 - "Scrivi sul iazo e po metilo sul sol!" (non ti pagherò mai!)
Ecc.
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mercoledì 16 giugno 2010

Incompiuto e liberatorio

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Ernesto
di Umberto Saba
Einaudi 1975
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La mia prima lettura di "Ernesto" risale al 1986. E lo avevo dimenticato, ricordandone cioè e solo a grandi linee il senso. Ma quale migliore lettura di un testo i cui dialoghi sono in triestino, quando si ritorna a Trieste?
Nella prima lettura avvenuta quando non avevo mai messo piede a Trieste, ricordo di aver trovato alcune conferme, per esempio che molti passano attraverso "certi rapporti", alcuni dimenticandosene subito dopo, altri restandoci, altri ancora conservandoli nella memoria come preziosi), in questa seconda lettura (oltre due decenni dopo di esperienza), vi trovo invece soprattutto la dolcezza dell'adolescenza, l'innocenza dei primi amori, una prosa sincera e un'immagine veloce di una Trieste che adesso conosco un pochino ma che in realtà non esiste più, pur restando ancora visibile ovunque nella città: la Trieste di fine Ottocento.

Ernesto è un ragazzo di sedici anni, vissuto a Trieste nel 1898, è come un angelo tenero ma è anche crudele e spietato come tutti gli adolescenti, egoista, egocentrico e bugiardo.
Il romanzo (che avrebbe potuto intitolarsi "Intimità" oppure "Un mese" o "Un anno" e questo lo sappiamo dalla corrispondenza dell'autore che arricchisce il volume) resterà incompleto perchè Saba, malato e vecchio, non avrà l'opportunità di finirlo, ma anche così (interrotto, promettente cose che mai potrà mantenere, allusivo a cose che mai sapremo) è prezioso, unico.

Nel 1961, la rivista "Nuovi argomenti" pubblica una nota di Elsa Morante a proposito del romanzo/racconto di Saba (all'interno di un'inchiesta sull'erotismo). Saba le aveva letto, ad alta voce, qualche anno prima, il manoscritto che si andava sviluppando (sempre convinto l'autore, di avere poco tempo a disposizione e temendo i tanti impedimenti quotidiani). Morante rilesse poi il manoscritto grazie alla figlia di Umberto Saba:
"Ho letto, di recente, un romanzo incompiuto, inedito, e ancora (ma per poco, io spero) sconosciuto a tutti. Nella nostra perpetua immaturità, che cerca a tentoni i suoi passaggi verso la chiarezza, certe letture equivalgono, per noi, a esperienze reali e provvidenziali: sgombrando d'intorno a noi, col loro intervento illuminante, i mostri infantili della superstizione comune. In questa funzione liberatoria consiste, io credo, la massima ragione dell'arte.
[...] Vi si narrano le prime esperienze erotiche (amorose) di un ragazzo: le quali s'iniziano, per avventura, con una di quelle relazioni che - sebbene reali, e umane, e comunque di natura - la superstizione considera nella loro specie, tabù. Il ragazzo di Saba, per sua grazia, è immune da certi tabù, responsabili di trasformare le realtà naturali in mostri assurdi e delittuosi.
[...] Portato dalla sua innocente sensualità, e dalla sua spontanea curiosità della vita, questo ragazzo ideale, come è passato attraverso la sua prima, occasionale esperienza, così poi naturalmente conoscerà l'amore delle donne [...] il caro e felice Saba [...] nella sua narrazione, non tralascia nessun particolare, per quanto difficile e segreto, purché gli sembri necessario; non castiga nessuna parola. Però, le stesse cose che altri, nel dirle, potrebbero rendere oscene, o ridicole, o sordide, si rivelano invece, dette da lui nella loro chiarezza reale, naturali e senza offesa. Lasciando limpida, alla fine della lettura, l'emozione degli affetti, restituita alla purezza consapevole della coscienza matura. [...]."

Del romanzo scelgo un brano in cui di tutta la vicenda si descrive il "dopo molti anni", quando tutto "è passato":
"L'uomo - che aveva, e per sue buone ragioni, più paura di Ernesto che Ernesto di lui - non solo non si confidò mai a nessuno (verso un ragazzo da cui aveva cavato il suo piacere, e non gli si era dato per denaro, il suo comportamento era piuttosto - se così può dirsi - cavalleresco); ma quelle poche volte che lo incontrò per strada finse di non vederlo. La prima fu mentre accompagnava a casa Cesco, così ubriaco che non si poteva reggere sulle gambe; le altre parecchi anni dopo, a intervalli sempre più lunghi. Ernesto, anche lui molto cambiato, lo riconobbe appena: non era nemmeno sicuro se fosse lui o un altro. Lo rivide curvo, con le mani incrociate dietro il dorso: un vecchio gli pareva, un vecchio cadente e, per di più (sebbene non lo fosse), un mendicante. Tutte le volte i loro occhi s'incontrarono, per allontanarsi; e mai ci fu tra loro uno scambio di saluti. Tutto era finito, e finito veramente."

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Leggi anche il post "Canarina azzurra".
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venerdì 11 giugno 2010

Il gabbiano

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Ed eccomi nel Tempio del rumore. Rumore quasi a tutte le ore e quasi ovunque. I timpani fanno male e non si riesce neanche a sentire se stessi! Mi chiedo retoricamente: Perchè non si rendono - immediatamente - tutti questi motori (apparentemente così necessari), più attutiti e ovattati? Anzi, perché non smettiamo tutti di rumoreggiare?
Avrò l'onore di vivere una rivoluzione del genere? Non credo!
Io vorrei sentire gli uccellini cantare! E le foglie frusciare! Esistono altri/e con la stessa esigenza? Non sarò certamente l'unica ad avere questi bisogni lussuosi, vero?!
E questa città non sarà l'unica con questa "malattia"?
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Bisogna andarseli a cercare in certi angoli della città, i suoni morbidi della natura e del quieto vivere, anzi del vivere quietamente. Angoli che per fortuna ci sono ancora, anche se - spesso - con il rombo del traffico in lontananza.
Le vie centrali di questa città - che mi piace - soffrono di altissimo inquinamento acustico, 22 ore su 24.
Soltanto nelle prime ore dell'alba il traffico si ferma... E allora, mi sveglio puntualmente ( ... e già, il silenzio mi sveglia) e sento un gabbiano che urla il suo verso. Noto, per la prima volta, che il verso di un gabbiano sembra un "No, noo, nooo!". Ci avete mai fatto caso?
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lunedì 7 giugno 2010

Madri vissute

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La cripta dei cappuccini
di Joseph Roth
Adelphi
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Un Sig. Trotta di Slovenia vive la fine dell'Impero Asburgico, insieme alla sua generazione morta o sopravvissuta alla prima guerra mondiale.
Quella guerra definita mondiale "...non già perché l'ha fatta tutto il mondo, ma perché noi tutti, in seguito ad essa, abbiamo perduto un mondo, il nostro mondo...".
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Scritto come un ricamo, un fine lavoro di sartoria, la frase-bottone della fine del capitolo precedente entra nella frase-asola del capitolo seguente, per esempio.
Il romanzo è, nonostante tutto, anche ironico e molto sincero.
Riporto una parte di una pagina divertente, una conversazione con la vecchia madre, a proposito della moglie ritrovata, al rientro dalla guerra, molto legata ad una insolita donna, una professoressa:
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"...E chi sarebbe questa professoressa Jolanth Keczkemet?"
"Szatmary, mamma!" corressi.
"Sarà Szekely" consentì mia madre. "Allora, chi è?"
"Ha i capelli corti, mamma, e io non la posso soffrire".
"E Elisabeth è sua amica?".
"Un'ottima amica!".
"Ottima, dici?"
"Sì, mamma!".
"Ah!" disse. "Allora lascia perdere, ragazzo. Conosco amicizie del genere per sentito dire. Mi basta. Ho letto molto, ragazzo! Tu non immagini quante cose so io; un amico sarebbe stato meglio. Dalle donne è quasi impossibile liberarsi. E da quando è che esistono donne che sono professori? E di che cosa è professore questa Keczkemet?".
"Szatmary, mamma!" corressi.
"Sarà Lakatos" disse mia madre dopo aver riflettuto un pò. "Allora, cosa speri di fare contro un professore donna, ragazzo? Un pugilatore, o un attore magari, sarebbe un altro discorso!".
Quanto poco conoscevo mia madre! Questa vecchia signora che solo una volta alla settimana andava ai giardini pubblici per un paio di ore a prendere 'una boccata d'aria', e che solo una volta al mese, allo stesso scopo, era solita andare in fiaccheria fino al Praterspitz, era al corrente perfino delle cosidette perversioni.
..."Questa professoressa Szatmary" dissi "non può niente contro di me. Elisabeth mi ama, ne sono sicuro. Ieri per esempio...".
Mia madre non mi lasciò finire il discorso: "E oggi?" mi interruppe. "Oggi è daccapo dalla professoressa Halaszy!"
"Szatmary, mamma!"
"Non faccio caso a nomi simili, ragazzo, lo sai, non mi correggere continuamente!"


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giovedì 27 maggio 2010

Casa (home & house)

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La casa si edifica con la pazienza,
e si rende stabile con la prudenza;
mediante la scienza, se ne riempiono le stanze
d'ogni specie di beni preziosi e gradevoli.
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...............................................Proverbi 24, 3-4








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lunedì 17 maggio 2010

Trasversalmente

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Oggi, per caso, ho aperto Il Messaggero di ieri, lasciato su un tavolo di un Bar, e per caso noto un commento di Francesco Spano, a pag. 17:
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LE UNIONI GAY E LA RISPOSTA DELLE CHIESE
Qualche giorno fa, a Verona, si è concluso il Sinodo della Chiesa luterana italiana, confermando al proprio vertice il Decano Milkau...Tra le tante affermazioni degne di nota, l'istituzione di una commissione di studio sulla possibilità di benedizione delle unioni di vita, anche omosessuali, è quella che merita particolare attenzione.
...La questione, per così dire, della rilevanza di unioni affettive, diverse dal matrimonio tradizionale, attraversa trasversalmente la società e continua a porsi come un banco di prova difficile per ogni istituzione che ambisca ad accompagnare gli uomini e le donne del nostro tempo; religiosa o secolare che sia.
...Sbaglierebbe, dunque, chi credesse di poter sbrigativamente ricalcare la linea di separazione tra cattolici e ortodossi da una parte ed evangelici dall'altra. Sbaglierebbe per il semplice fatto che qui non si tratta di dividerci tra conservatori e progressisti, ma di provare a navigare tra i marosi di comunità complesse, vivificate da opinioni, convincimenti e prese di posizione talvolta anche distanti...Non sarà così raro, dunque, trovare gruppi di riflessione e sacerdoti cattolici che svolgono attività di accompagnamento pastorale per persone omosessuali, come pure comunità riformate, poste su posizioni assai rigide di fronte alla questione dell'omosessualità.
La delicatezza del tema (che ha a che fare con la vita intima e con la fede delle persone) e la giusta prudenza con cui, da parte di tutti, vi ci si accosta, traspare bene dall'equilibrio espresso nel documento votato al Sinodo luterano.
"...Se il matrimonio, con il suo valore peculiare nella tradizione cristiana, non è equiparabile ad altre forme di convivenza - ha detto Milkau - la Chiesa Luterana ritiene legittimo che persone che vivono un sentimento d'amore desiderino valorizzarlo con la benedizione di Dio, che non sarebbe comunque un'affermazione etica bensì pastorale-religiosa".
Se la teologia, allora, può prendersi trasversalmente il lusso di indugiare, altrettanto traversalmente urge dare risposte. Risposte di accoglienza e consolazione.
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martedì 11 maggio 2010

A disposizione

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Difficile trovare il mio "Quando l'amore non basta" in libreria, bisogna quasi sempre farlo ordinare, oppure ordinarlo direttamente all'editore.
Ma da oggi...nel Piceno, lo si può prendere in prestito alla Biblioteca Comunale di Grottammare (e di conseguenza in tutte quelle del sistema interprovinciale Piceno: www.blibliosip.it).



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domenica 9 maggio 2010

Bla-bla-bla


Sentire "le sirene cantare"...e accorgersi dopo qualche minuto che invece si tratta di ragli o di rumore di ferraglia!
E i "palloni gonfiati" si sgonfiano, non appena li osservi un pò più accuratamente, con il suono tipico che ricorda...(uhm, non è neanche necessario scriverlo: si sa).
.Dunque un gran bla-bla-bla che fa tanto chic, a primo ascolto.
Ma può causare uno shock se lo si è già sentito "in un'altra vita"! (Nel senso di venti, trenta anni fa).



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venerdì 7 maggio 2010

Risposte


Da Il segreto della domanda
di Umberto Galimberti
Apogeo - Pratiche filosofiche - 2008

Sessanta lettere inviate a "D la repubblica delle Donne" contenenti una domanda alla quale Galimberti, che è docente di Filosofia e Psicologia e autore di numerosi saggi, cerca di rispondere, definendo le risposte "commenti che non conoscono neanche le parole del conforto o della consolazione", e a proposito riporto le frasi finali della sua introduzione: ...la filosofia non è un "sapere", ma un "atteggiamento". L'atteggiamento di chi non smette di fare domande e di mettere in crisi tutte le risposte che sembrano definitive. Per questo l'atteggiamento filosofico è la macchina capace di inventare un mondo possibile al di là del mondo reale.

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A proposito di:
Fedeltà e tradimento

...In ogni virtù non ho mai visto nulla di nobile, ma sempre e solo il soddisfacimento mascherato di un bisogno. Se il bisogno di rassicurare la propria intrinseca insicurezza genera la fedeltà, il bisogno di non annullarsi nell'altro genera il tradimento. Di qui quell'esserci e non-esserci, quel rincorrersi e tradire, che fa parte della relazione amorosa, perché l'amore è una "relazione", non una "fusione".
...l'amore non è possesso, perché il possesso non tende al bene dell'altro, né alla lealtà verso l'altro ma solo al mantenimento della relazione, che, lungi dal garantire la felicità, che è sempre nella ricerca e nella conoscenza di sé, la sacrifica in cambio di sicurezza.
...Quel che si imputa al traditore è di essere diventato diverso e di muoversi non più in sintonia, ma da solo. Soltanto se si accetta il cambiamento dell'altro e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la relazione, il tradimento non è più percepito come tradimento. Ma ridefinirsi è difficile così come accettare il cambiamento. Per questo le vie più battute sono quelle della fedeltà o in alternativa quelle del risentimento e della vendetta.
...I tradimenti non si perdonano, si constatano. E a partire da questa constatazione si decide se è più vantaggioso per noi continuare a convivere o è meglio dirsi addio. Alla nostra debolezza, che non ci fa sopportare il tradimento, non aggiungiamo quella seconda debolezza impropriamente rivestita di forza, che si chiama "perdono". Nessuno può amare davvero chi lo obbliga alla negazione di sé. A meno che nella sua anima non si sia già fatta una bella confusione tra sentimento e mascherato risentimento.
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giovedì 6 maggio 2010

Di passaggio


Ed eccomi di nuovo nel tempio dell'approssimazione. Una donna con l'accento straniero urla per strada, al cellulare: "Va bene! Domani! Ma a che ora e dove!?"
Ecco, mi dico, il dove e quando, e ovviamente anche il quanto, da queste parti sono spesso concetti approssimativi, nascondono dinieghi, riserve e a volte persino entusiasmi.
E' un'incapacità di organizzare le idee e la propria giornata? E' un sistematico rifiuto di imbrigliare il tempo e se stessi? E' cecità? O lungimiranza?




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lunedì 5 aprile 2010

A qualcuno piace libro




































Il 19 aprile 2010 alle ore 18, Quando l'amore non basta (Gingko -2008)
sarà ospite della Rassegna A QUALCUNO PIACE LIBRO presso
La Feltrinelli di Piazza CLN, n. 251 di Torino.  
Gli incontri con gli scrittori sono
abbinati alle proiezioni del 25° GLBT FILM Festival di Torino.





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sabato 27 marzo 2010

Vento e colza


Colza e vento. Foto in: www.cityel-aalborg.dk
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Per iniziare una pausa di silenzio più o meno lunga
ho scelto una foto che contiene due simboli danesi: un campo di colza (rapsmark) e un mulino a vento moderno. Due fonti di energia alternativa. L'olio di colza è idoneo anche per cucinare e per condire.
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Mi assento dal blog ma leggerò periodicamente la posta e pubblicherò eventuali commenti.
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247 post da leggere o rileggere, "etichette" da approfondire, archivio da spulciare, molti link da visitare. Un'immobilità relativa!
A presto.
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lunedì 22 marzo 2010

Esserci


Ho due libri ancora da leggere prima della partenza, se ci riesco, se no li porto con me.
Sono due riletture:
La ragazza di nome Giulio di Milena Milani
e Ernesto di Umberto Saba
La prima lettura del primo romanzo risale al 1974. Il libro, perduto, dimenticato o buttato o regalato.
Poi l'ho riacquistato nel 1994, perché volevo rinfrescare la memoria, ma è rimasto lì, ad aspettarmi 16 anni ancora.
Come è relativo il tempo! Relativo e allo stesso tempo così concreto.
L'altro romanzo invece l'ho letto, la prima volta, nel 1986.
Questa faccenda del tempo che si accumula e passa letteralmente sul corpo, o sotto un ponte come un fiume, è una consolazione e una condanna contemporaneamente.
"Il tempo come un alleato con cui collaborare e non come un nemico contro cui combattere" dicono I Ching.
Il tempo come mistero, aggiungo io.
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Questa è la fine di un viaggio, un lungo viaggio non geografico. Da questo momento la linea si curva delicatamente, e dolcemente si rivolge verso il punto dell'altro inizio, cercando già di modellare il cerchio. Non ci sono continenti nuovi da esplorare, non ci sono mondi nuovi da conquistare. Tutto è già, tutto è al proprio posto, già dentro quell'accenno di cerchio.
(C'è ancora spazio e tempo per inserire, lasciar fluire in ambedue le direzioni, e in profondità e sicuramente anche verso l'alto. Ma ora bisogna semplicemente essere. Stare. Restare. Che non vuol dire immobilità).
Quali parole a questo punto? Nessuna. Il silenzio è il miglior modo per esserci.
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(Sono l'unica che sta apprezzando le riletture? Voi cosa state ri-leggendo o avete in programma di rileggere?)
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domenica 21 marzo 2010

Fior di serra


Brent Lynch: Evening Lounge
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Da Le voglie
di Anna Cascella
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Tu vedi in me l'eguale
e io il diverso:
per favore,
potremmo amarci adesso?
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Ora non amo
la vita domestica
né le cucine
ripetute nei giorni.
Se anche le spezie
ti addolciscono i seni
e sei tenera
dentro la cintura
spesso poi
mi conduci in acri
regolate decisioni
e chiudi il mondo
in nette occassioni.
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Che voglia di fare
di fare all'amore
di scopare
come tu dici
generazione alla mia
posteriore
che scivoli via
nei buchi d'umore
t'impiastricci di succo
di more
ti pulisci il culo
con carta di giornale
per quel che vale
perchè lo vuoi
vuoi
vuoi
lo star bene
e lo star male
.
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vieni
la tua morte mi affanna
rosicchiamo quello che resta
con costanza
di biada invernale
chiusi i nidi in attesa
staremo al tepore del buio
nelle calde coperte
vieni
raccogliamo i vestiti
alle tombe di marzo
cresceranno viole
.
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Cosa fai con quella faccia d'angelo
seduto a un bar marino
di provincia,
gli stivaletti
nel caldo d'agosto
ti consumano i piedi
delicati,
sembri cercare
a chi cavare il cuore
con la punta di dita
generose,
hai la camicia aperta
fin sul petto,
e questo
è quanto basta ad un mio amore
.
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Sei chiusa.
Dentro per sempre
nella casa del padre.
Ti prestano stanze
orlate di rosso
e letti
di pino odoroso
alle tue membra assolate.
Mio fiore di serra
mia
Biancaneve increspata
ti preparano stanze
di vetro e tu
congiuri con loro
alla tua morte
apparente

 
 

Ho trovato fotocopiati questi e altri versi, rassettando tra le mie cose prima della sempre più vicina partenza... Mi erano piaciuti, a giudicare dalle sottolineature... ma poi li ho dimenticati e di Cascella non ho letto altro (Nuovi poeti italiani 1- Einaudi...a 5000 Lire! Di che anno? Non lo so.)
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sabato 20 marzo 2010

In ritardo di un attimo


Jean Dieuzaide: Mareon, Provence, 1968
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Wislawa Szymborska
In "Poesia" n.119 -1998
Traduzione dall'inglese di Nicola Gardini
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Sulla morte, senza esagerare
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Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cotture di dolci.
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Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

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Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
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Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se ognuno di noi stesse imparando.
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Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
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A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d'un bruco
la batte in velocità.
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Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
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La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.
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I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.
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Chi ne afferma la potenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
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Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
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La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
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Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.
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venerdì 19 marzo 2010

Come la si desidera


Foto di Ansel Adams, Taos Pueblo, New mexico - 1942
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Poesia di Constantinos Kavafis
(55 poesie - Einaudi / Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)
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Alla voluttà
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Mirra e delizia della vita m'è il ricordo delle ore
in cui trovai la voluttà come la desideravo
e la trattenni forte. Mirra e delizia della vita
a me che disdegnavo ogni piacere dei consueti amori.
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giovedì 18 marzo 2010

A proposito di...


Lalla Romano (1906-2001)

L'eterno presente
Conversazione con Antonio Ria
Einaudi - 1998
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Sull'indifferenza: ...è uno dei peggiori mali del nostro tempo. Anzi direi forse l'unico veramente grande. Però la parola indifferenza ha anche un valore positivo. Indifferenza all'opinione della gente, indifferenza alle lodi, indifferenza al potere. Può anche essere una virtù.

Sulla tolleranza: ...Tolleranza puo' essere anche deprezzamento. Si è tolleranti perché non si dà un valore assoluto alle credenze nostre e altrui...L'artista deve essere intollerante. Non deve dare il minimo peso al giudizio degli sciocchi, che sono la maggior parte. E tanto meno al potere. Tolleranza significa rispetto del pensiero altrui: che sia un pensiero, però. Se si tratta di una superstizione o di un'ignoranza colpevole, allora non si deve infierire, ma si deve mettere sull'avviso, se possibile. Si tratta di un inganno.

Sulla tenerezza: Soltanto le persone che sono capaci di durezza, sono capaci di tenerezza. Gli altri sono molli. Perciò non è tenerezza, è mollezza.

Sulla bellezza:...Le donne in genere hanno sempre cercato di approfittare della loro bellezza per trarne vantaggi. Questa non era la mia idea. Certo, non avrei voluto essere brutta, ma non volevo essere considerata persona da corteggiare. Le mie amicizie non dovevano nascere da questo, anche se, naturalmente, nascevano anche da questo...Piace la gente bella, ma la bellezza non consiste nella regolarità delle forme. Consiste nell'espressione. E poi delle persone apparentemente brutte, per l'arte possono essere bellissime...La bellezza, nel significato del piacevole, è un'armonia; nel significato dell'arte, è una potenza dell'espressione che può nascere, appunto, da un corpo brutto o deforme.

Sulla femminilità: ...La femminilità nelle donne è il minimo che possano avere. Ma se è messa in risalto è ridicola. In un uomo una certa femminilità è un pregio.


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mercoledì 17 marzo 2010

Ne arriva sempre un altro?


Fabrizio De Andrè
(1940-1999)
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Amore che vieni - amore che vai

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai.
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E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai.
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Venuto dal sole o da spiagge gelate
perduto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai.
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