lunedì 30 novembre 2009

Poco è tanto

La parola giusta (da un lontano relativo)
al momento giusto (l'istinto vi si è rivolto)
ha salvato il mio piccolo universo dalla rovina.
Grazie.

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sabato 28 novembre 2009

La rilettura






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Un buon libro lo leggi a 16, 17, 18, 20 anni e ti racconta il mondo e la vita,
a te che ancora di esperienza ne hai poca. Ti fa vedere come attarverso una fessura
cosa accade, cosa può accadere, cosa è accaduto, cosa conta, quanto conta nella vita.
Poi lo rileggi a 40, 45, 50 anni e ti conferma la vita, quella che ormai hai vissuto anche tu.
Capisci cosí che quel libro e quell'autore sono autentici. E che quella lettura è stata, per te, un dono.
 
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giovedì 26 novembre 2009

Il viaggio


Itaca nelle isole Ionie
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Itaca
di Constantinos Kavafis
Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi
 
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Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
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Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente, e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta, piú profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
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Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
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E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
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mercoledì 25 novembre 2009

33cl di eroismo



Da Sempre aperto teatro
di Patrizia Cavalli

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Ah, ubriachezza eroica e modesta,
dove si può ogni cosa, ma non vera,
necessità inutile che appresta
la frase bella disperata e altera.
Andrò, farò, dichiarerò rovine,
e mi sprofondo a cuccia tra le rime.

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domenica 22 novembre 2009

Guerriera, strega e santa



Il processo di Giovanna d'Arco
Rouen 1431
Guanda - 1977
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A cura di Teresa Cremisi

 
Dalla introduzione di Cremisi: ...La lettura dei documenti dovrebbe convincere che Giovanna d'Arco non è una povera pastorella, non è un'ostinata virago, non è la docile mascotte di un esercito in rotta, non è una pazza visionaria, non è un'eroina popolare, non è una santa in balia di giudici perversi, non è insomma quasi nulla di quello che, di volta in volta, nel corso di più di cinque secoli, ammiratori e detrattori hanno voluto credere.
...L'unico bagaglio propriamente culturale di Giovanna era costituito dalle preghiere più comuni; è quasi sicuro infatti che non sapesse né leggere né scrivere. Molti hanno dato importanza a questo fatto che, in realtà, significa poco. Giovanna non era né più né meno ignorante del resto dell'umanità del suo tempo, eccezione fatta per gli uomini di legge e per gli uomini di Chiesa. Per scrivere lettere o leggerle c'erano gli scrivani e Giovanna non sembra aver avuto nessun complesso a sevirsene per inviare missive a re, principi e altri personaggi.
...Una cosa non ha nemmeno sfiorato la mente dei contemporanei di Giovanna, anche quando erano suoi ferventi sostenitori: che potesse essere una santa. Era una buona cattolica, traeva dalla pratica della religione delle gioie semplici e profonde, era d'animo compassionevole e tenero, ma sapere che in seguito, molto molto più tardi, la Chiesa l'avrebbe proclamata santa, avrebbe fatto ammutolire per lo stupore tutti i francesi di allora e, naturalmente, la stessa interessata.
...Se Giovanna non è una santa, i suoi giudici non sono dei mostri assetati di sangue innocente...A nessuno, né ai giudici né a Giovanna stessa, sfugge che questo processo "in materia di fede" è esclusivamente un processo politico, che si basa su un'equazione elementare: affinché Enrico VI di Lancaster, ancora un bambino, diventi legittimamente e saldamente erede della corona di Francia oltre che di quella inglese, bisogna distruggere quello che Giovanna ha fatto, e in particolare, la consacrazione di Carlo VII a Reims.
...Il processo di condanna, viziato alla base dai suoi falsi scopi, è condotto in maniera relativamente regolare.
L'errore più grave i giudici lo commettono la mattina dell'esecuzione permettendo a Giovanna di confessarsi e di comunicarsi. Si tratta di una gravissima imprudenza perché o Giovanna si è piegata all'autorità della Chiesa e allora un tribunale ecclesiastico è costretto ad assolverla, o è ancora convinta delle sue opinioni e in questo caso non si capisce come degli uomini di Chiesa le abbiano permesso di accostarsi ai sacramenti.
Su questa terribile contraddizione, venticinque anni dopo, si fonderà principalmente il processo di riabilitazione. Esso avrà come unico scopo quello di ribaltare il primo processo nelle sue implicazioni politiche...Nel 1920 , in un clima per la Francia di esaltazione nazionalistica, verrà emessa una terza sentenza...anch'essa palesemente politica: quella di santificazione.
Di questi tre processi in cui la figura di Giovanna viene ogni volta piegata e distorta per adattarla a scopi precisi, sembra che, paradossalmente, quello più rispettoso della sua persona, quello che non camuffa le sue idee, quello che non cela la sua posizione nei confronti del potere, sia il primo, quello che l'ha condannata a morte.
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GIOVANNA
Non ho bestemmiato né Dio né i santi!
GIUDICE
Eppure nei sacri canoni e nelle sacre scritture è detto che Dio ripudia le donne che vestono da uomo e gli uomini che vestono da donna...hai indossato questi abiti per volere di Dio?
GIOVANNA
L'ho già detto e ridetto. Se volete che io vi dica di più, accordatemi un po' di tempo e vi risponderó.
GIUDICE
Non vuoi vestirti da donna per poterti comunicare e adempiere al precetto pasquale?
GIOVANNA
Non lasceró il mio abito per nessuna ragione. Né per comunicarmi, né per altro. Per ricevere il Signore che differenza fa che io sia vestita da donna o da uomo? Voi non dovete impedirmelo per via del mio abito.



 
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mercoledì 18 novembre 2009

Il latte della strega


John Fante (1909-1983)
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La confraternita dell'uva
(1982)

Traduzione di Francesco Durante
Prefazione di Vinicio Caposella
Einaudi - 2004
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Il romanzo racconta della fine di un padre (il suo?), immigrato italiano di prima generazione, e dei suoi compaesani. Tutti amanti del chianti.
Una fine nel vino e nel diabete assassino.
Fante stesso soffriva di diabete a causa del quale divenne cieco. Aveva anche il vizio del gioco e la fortuna di aver sposato Joyce Smart.
Di lui ho letto, in danese "Aspetta primavera, Bandini", e in italiano oltre a "La confraternita dell'uva", alcune Lettere (1932-1981, volume pubblicato dall'editore Fazi), per me particolarmente interessanti per via del suo sguardo italo-americano su un'Italia che non aveva mai visto prima e su Copenaghen.
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Il brano:
."La cucina (in italiano nel testo): il vero regno di mia madre, l'antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d'erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti: l'altare erano i fornelli, il cerchio magico una tovaglia a quadretti dove i figli si nutrivano, quei vecchi bambini richiamati ai propri inizi, col sapore del latte di mamma che ancora ne pervadeva i ricordi, e il suo profumo nelle narici, gli occhi luccicanti, e il mondo cattivo che si perdeva in lontananza mentre la vecchia madre-strega proteggeva la sua covata dailupi di fuori.
Goloso e vorace, Virgil si riempí le ganasce di gnocchi melanzane scaloppine, irrorandosi la gola col nettare favoloso di Joe Musso; incantato, ormai avvinto, si sdilinguiva per la sua grande madre, mandandola in estasi con occhiate amorevoli, interrompendo perfino di tanto in tanto la propria crapula per prenderle una mano e baciargliela con gratitudine. Lei rideva vedendo in che modo perfetto aveva tessuto il proprio incantesimo, e mentre essi si guardavano perdutamente innamorati, io scivolai in salotto e telefonai ad Harriet a Redondo Beach.
- Tutto a posto lassù? - domandò.
- Sí, sí. Non c'è problema.
- E il divorzio?
- Se lo sono scordato.
- Sei andato da mia madre?
- No.
- Ci vai?
- Forse domani.
- Promesso?
- No.
Avvertii il respiro caldo di mia madre sul collo e mi voltai a guardarla mentre origliava. Cosí, senza infingimenti, sfacciatamente.
-Fammi parlare, - disse, togliendomi la cornetta di mano. E poi: - Prontooo, Harrietta. Songo io a telefono, 'a suocera tua. Comme stai, Harrietta? Buono? Io? Stongo buono, si.
Eccola di nuovo, con quel suo modo ipocrita di lusingare Harriet, quell'inchinarsi come una serva al cospetto di una baronessa, una forma di autodegradazione tale che anche la sua facoltà di parola ne risentiva. Nata a Chicago, e a conoscenza della sola lingua inglese, mia madre ciononostante parlava come un'emigrata napoletana fresca di sbarco ogni volta che le capitava di sentire Harriet.
Ascoltai, esasperato, tirandomi i capelli. - Harrietta, ti debbo cercare una cortesia, va buono? Ti dispiace che tuo marito rimmane due o tre giorni, una settimana? Papà suo tiene bisogno di aiuto, quel povero vecchiarello che tiene pure i reumatismi. Sí, una settimana, oppure dieci giorni; può darsi che so' due settimane o tre, poi la giobba è fernuta. Okay, Miss Harrietta? Grazie assai. Dio ti benedice...
Le strappai la cornetta. - Saró a casa domani,Harriet. Lascia perdere tutte queste scemenze!
Mamma ficcó la bocca nell'apparecchio.
- Pe' piacere, Harrietta, spero che non faccio guai in casa tua, va buono? Voglio solamente aiutare a papà che tiene la schiena offesa.
- Vengo domani! - strillai, buttando giù il ricevitore."
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Link: John-fante.com
e il post Sfogliando



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lunedì 16 novembre 2009

Concessioni

Brassaï: L'Obélisque de la place de la Concorde, 1933.
In  www.monsieurphoto.free.fr
































Aspettando l'arrivo di un grande assente: un nuovo romanzo di Nicole Müller, stamattina leggo, facendo colazione, un paio di paragrafi del vecchio
"Perché questo è il brutto dell'amore":
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439. La mia ex fidanzata, cui ho telefonato in preda alla disperazione-da-abbandono per chiederle come avesse superato il MIO distacco, mi ha consolato. Alla fine, tuttavia, ha detto una frase che mi ha mandato su tutte le furie: "Una cosa è certa: non concederó mai più a nessuno l'intimità che ho concesso a te".
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440. La frase era doppiamente significativa. Da un lato perché coincideva con le mie intenzioni. Dall'altro perché mi ha rivelato di colpo l'idiozia di un simile proposito.
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441. A questo punto lo giuro: amerò fino alla fine.
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Leggi anche il post: Paragrafi d'amore e di rabbia
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domenica 15 novembre 2009

Notturno


Ada Negri (1870-1945)
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Post aggiornato il 10.12.'14
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Notturno Nuziale
di Ada Negri

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Quando tu venisti, una notte, verso il suo letto, al buio,
e le dicesti, piano, già sopra di lei: "Non ti vedo, ti sento".
E la ghermisti con artiglio d'aquila, e tutta la costringesti nella 
    tua forza,
riplasmandola in te con tal furore ch'ella perdette il senso di 
    esistere.
E uno solo in due bocche fu il rantolo e misto fu il sangue e fu 
    il ritmo perfetto,
e dal balcone aperto la notte guardava con l'occhio d'una sola 
   stella rossastra,
e il sonno che seguì parve la morte, e immoti come cadaveri la 
tristezza dell'ombra vi veglió fino all'alba.


Post aggiorna

Da - Ada Negri, Poesie - a cura di Silvio Raffo, Mondadori - 2002

Ada Negri su wikipedia


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sabato 14 novembre 2009

Sobria noia


Patrizia Savarese: Ponti di Roma - 2002
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Patrizia Cavalli
da Sempre aperto teatro
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Molte città in una mi tormentano,
non so dove risiedere
che cosa visitare, troppo libera
senza un governo certo
che mi domina, non ebbra
ma sempre in sobria noia
non so cosa inventare;
mi dedico alla prosa mattutina,
la memoria ricorda vaga e frigida.


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venerdì 13 novembre 2009

Anima gemella


Affinity - edizione giapponese
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Affinità (1999)
di Sarah Waters
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Traduzione di Fabrizio Ascari
Editrice: Ponte alle grazie (2004)
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Chi non crederebbe di aver trovato l'anima gemella di fronte ad una creatura che sembra conoscere ogni tuo pensiero e ogni tuo sogno?
Selina Dawes è una medium, finita in carcere "per frode e aggressione" in seguito ad una seduta spiritica in cui una donna è morta... e ci è finita con una signorilità e una fragilità che affascina e convince. Il carcere in cui langue è situato in una Londra del 1874. La signorina Prior, ricca e colta, dopo aver tentato il suicidio in seguito alla morte del padre, decide - per distrarsi - di occuparsi un poco delle prigioniere del carcere Millbank, vi incontra Seline e ne resta affascinata.
La vita delle prigioniere è indubbiamente un inferno. Pietà e attrazione. La loro amicizia cresce fino a diventare un possibile amore. La signorina Prior che già ha subito una delusione d'amore (cioè Helen di cui è stata innamorata relativamente ricambiata, e che alla fine ha preferito suo fratello a lei, sposandoselo) non resta insensibile alle parole di Selina, ai suoi pallori, i suoi tremiti, le sue visioni, i suoi evidenti poteri.
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Decidono finalmente di preparare una fuga, una fuga dal carcere attraverso i poteri dello spirito.
Selina scomparirà dalla sua cella senza lasciare tracce. E insieme a lei anche i vestiti e i soldi e i passaporti che la signorina Prior aveva preparato per entrambe e teneva pronti in casa: il progetto era fuggire e partire per l'Italia insieme, fingendosi "una signora" con la propria dama di compagnia. Una coppia di donne con tanto denaro e tanta libertà, al sole e tra le bellezze artistiche della penisola.
E in Italia Selina ci andrà, ma con Vigers, la cameriera della signorina Prior che per mesi aveva riferito a Selina il contenuto del diario della signorina e per mesi era stata la mano della medium incarcerata.
Tradimendo, truffa.
Fino alla fine il lettore è convinto che i poteri di Selina siano sorprendentemente reali, eccezionali, lampanti, sente quasi un brivido quando la sera si chiude in camera propria a leggere il romanzo! E alla fine scopre, il povero lettore, che è tutto un imbroglio... Delusione o sollievo?
Anche di questo romanzo della Waters si è fatto un film.
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Il brano:
...Ha risposto che pensava ciò che ogni uomo razionale dovrebbe pensare, data l'evidenza: che la maggior parte dei medium erano indubbiamente dei semplici prestigiatori; che alcuni forse erano vittime di una malattia o di una mania e che Dawes poteva benissimo rientrare in quella categoria, e in tal caso doveva essere compatita piuttosto che schernita; ma che gli altri...
"Be', la nostra epoca è meravigliosa. Posso andare in un ufficio del telegrafo e comunicare con un uomo che si trova in un ufficio simile dall'altra parte dell'Atlantico. Come si fa? Non lo so. Cinquant'anni fa una cosa simile sarebbe stata giudicata assolutamente impossibile, in contraddizione con tutte le leggi della natura. Ma quando l'uomo mi invia il suo messaggio non ritengo, per questo, di essere stato imbrogliato, di ricevere il segnale trasmesso da un tizio nascosto nella stanza attigua. E non ritengo neppure, come fanno alcuni pastori a proposito dello spiritismo, che il signore che mi invia un messaggio sia in reltà il demonio mascherato".
"Ma le macchine del telegrafo" gli ho detto "sono collegate da un filo". E lui mi ha spiegato che ci sono già degli ingegneri convinti che si possono sviluppare macchine analoghe che funzionano senza filo. "Forse in natura ci sono dei fili...dei piccoli filamenti..." ha agitato le dita, "così sottili e strani che la scienza non sa come definirli, così fini che la scienza non riesce ancora nemmeno a vederli. Forse sono soltanto le ragazze sensibili, come la tua amica Dawes, a essere in grado di percepire questi fili e di udire i messaggi che li percorrono".
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Link: i libri della Waters in Italia presso Ponte alle grazie


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martedì 10 novembre 2009

Contro leggi divine


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Daniela Danna

Amiche, compagne, amanti
Storia dell'amore tra donne
(1994)

"...Nel 1728 a Copenaghen si svolse l'unico processo danese per sodomia e travestimento contro una donna, Sidsel Andersdatter. A trentadue anni Sidsel (nata nel 1680) inizió a lavorare presso un droghiere, e là conobbe Bodil Maria Christensdatter. Bodil era nubile e aspettava un figlio, e Sidsel la aiutò facendosi scrivere da uno studente una falsa lettera di fidanzamento che permise a Bodil di battezzare il figlio come legittimo. Dopo un anno e mezzo andarono a vivere insieme: fu allora che Sidsel decise di passare per un uomo. Prese il nome di Andres Simonsen Aischenberg e trovó lavoro come cuoco di bordo sulle navi durante la grande guerra nordica. Le due donne si sposarono nel 1715, ma il matrimonio non andó bene: Bodil aveva contratto debiti, e Sidsel la lasciò andando a vivere a Jægerspris. Bodil ottennne il divorzio per poi risposarsi con un uomo. L'arresto di Sidsel, dopo tredici anni passati come Andres Simonsen, avvenne in circostanze poco chiare (proprio in quel punto l'inchiostro degli atti processuali è quasi scomparso). Probabilmente ritornò da Bodil per riavere le sue cose, o del denaro, e il nuovo marito la denunció, forse non pensando che il processo avrebbe coinvolto anche Bodil. I giudici infatti, avendo trovato addosso a Sidsel un corno attraverso il quale orinava, un elemento essenziale del suo travestimento a bordo della nave, accusarono le due donne di sodomia. Benché non potessero portare alcuna prova concreta, Sidsel fu condannata alla prigione a vita, in primo luogo per aver indossato abiti da uomo, 'cosa che va contro la legge divina', poi per il sospetto che avesse usato il corno in qualche inpudicizia, e infine per essersi presa gioco dei sacramenti, sposando un'altra donna e poi separandosene."

"...Florence Nightingale (1820-1910) aveva rifiutato di sposarsi perché ciò avrebbe significato sacrificare la propria vita e annichilirsi nell'ombra del marito, e in verità nessun uomo le aveva ispirato sentimenti tali da farle pensare che avrebbe potuto accettarlo. Era invece attratta da altre ragazze, ed ebbe numerose 'cotte', la più seria delle quali fu per la cugina Marianne Nicholson: 'Non ho mai amato con passione nella mia vita se non una persona, e questa era lei' scrisse nel 1846. Marianne era bella: 'Quella faccia intelligente è quasi come il volto di un angelo'. Ma era anche imprevedibile, l'angelo si alternava al diavolo, era crudele o gentile senza ragione, generosa o malvagia, sincera o bugiarda. L'amicizia, iniziata nel 1839, finí sei anni più tardi e per Florence fu una catastrofe, di cui si diede la colpa ritenendosi un'amica indegna di Marianne...Fu proprio in quell'anno che scoprí la vocazione al soccorso dei feriti, un'occupazione che era allora considerata assai poco femminile. Florence venne osteggiata in tutti i modi e lottò a denti stretti contro la disapprovazione sociale, ricompensata dal grande seguito femminile, che aderiva entusiasta al suo progetto di volontariato e la faceva oggetto della propria ammirazione."



"Amiche, compagne, amanti - Storia dell'amore tra donne" è uscito per la Mondadori nel 1994 ma dal 2003 è pubblicato in edizione integrale e aggiornata da Uni Service.


Florance Nightingale su Wikipedia



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venerdì 6 novembre 2009

Viellir



Jacques Brel (1929-1978)
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INVECCHIARE


Morire arrossendo
secondo la guerra che c'è
per via dei Tedeschi
a causa degli Inglesi
.
Morire da onesto chiavatore
tra i seni di una grassa
contro le ossa di una magra
in un segreto cunicolo

Morire rabbrividendo
morire dissolvendosi
accartocciandosi
morire scucendosi

O terminare la corsa
la notte dei cent'anni
gran vecchio tonante
risollevato da qualche donna
inchiodato all'Orsa Maggiore
sputare l'ultimo dente
cantando "Amsterdam"

Morire, questo è niente
morire, che bell'affare
ma invecchiare… oh, invecchiare!

Morire, morire dal ridere
possibile che sia vero
d'altronde la prova è
che non osano più ridere troppo

Morire dal fare il buffone
per divertire il deserto
morire di fronte al cancro
per decisione dell'Arbitro

Morire sotto il cappotto
talmente anonimo
talmente in incognito
che muore un sinonimo

O terminare la corsa
la notte dei cent'anni
gran vecchio tonante
risollevato da qualche donna
inchiodato all'Orsa Maggiore
sputare l'ultimo dente
cantando "Amsterdam"

Morire, questo è niente
morire, che bell'affare
ma invecchiare… oh, invecchiare!

Morire coperto di onori
e grondante di soldi
asfissiato dai fiori
morire in monumento

Morire con la sigaretta in bocca
là dove non succede nulla
dove il tempo ci passa sopra
dove il letto cade nella tomba

Morire insignificante
al fondo di una tisana
tra una medicina e
un frutto che avvizzisce

O terminare la corsa
la notte dei mille anni
gran vecchio tonante
risollevato da qualche donna
inchiodato all'Orsa Maggiore
sputare l'ultimo dente
cantando "Amsterdam"

Morire, questo è niente
morire, che bell'affare
ma invecchiare… oh, invecchiare!
.
.

Traduzione di Angela Bruno che ha curato "Jacques Brel. E' il vento del Nord
che mi farà capitano", edito da Stampa Alternativa.
.
 
*

Viellir
.
Mourir en rougissant
suivant la guerre qu'il fait
du fait des Allemands
à cause des Anglais

Mourir baiseur intègre
entre les seins d'une grosse
contre les os d'une maigre
dans un cul de basse-fosse

Mourir de frissonner
mourir de dissoudre
de se racrapoter
mourir de se découdre

Ou terminer sa course
la nuit de ses cent ans
vieillard tonitruant
soulevé par quelques femmes
cloué à la Grande Ourse
cracher sa dernière dent
en chantant "Amsterdam"

Mourir cela n'est rien
mourir la belle affaire
mais vieillir... ô vieillir

Mourir mourir de vivre
c'est possible vrai
d'ailleurs la preuve en est
qu'ils n'osent plus trop rire

Mourir de faire le pitre
pour dérider le désert
mourir face au cancer
par arrêt de l'arbitre

Mourir sous le manteau
tellement anonyme
tellement incognito
que meurt un synonyme

Ou terminer sa course
la nuit de ses cent ans
vieillard tonitruant
soulevé par quelques femmes
cloué à la Grande Ourse
cracher sa dernière dent
en chantant "Amsterdam"

Mourir cela n'est rien
mourir la belle affaire
mais vieillir... ô vieillir

Mourir couvert d'honneur
et ruisselant d'argent
asphyxié sous les fleurs
mourir en monument

Mourir au bout d'une blonde
là où rien ne se passe
où le temps nous dépasse
où le lit tombe en tombe

Mourir insignifiant
au fond d'une tisane
entre un médicamentet
un fruit qui se fane

Ou terminer sa course
la nuit de ses mille ans
vieillard tonitruant
soulevé par quelques femme
scloué à la Grande Ourse
cracher sa dernière dent
en chantant "Amsterdam"

la belle affaire
mais vieillir... ô vieillir.
.
 

 
Questa è una delle sue ultime canzoni quando il cancro lo stava uccidendo (a 49 anni). E' nell'album Les marquises del 1977.
Amsterdam (1964) citata nel testo è uno dei suoi primi successi internazionali. Brel era un belga fiammingo. Scelse di cantare in francese (si trasferí presto a Parigi). È sepolto nelle Isole Marchesi, dove trascorse gli ultimi periodi.

Sulla sua vita e la sua carriera: Wikipedia


 
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giovedì 5 novembre 2009

Like a rolling stone



Blues, ballate e canzoni di Bob Dylan
Prefazione di Fernanda Pivano
Traduzione di Stefano Rizzo
Newton Compton Italiana - 1972?
(Lire milleduecento!)
.

STRADA STATALE 61 DI NUOVO
come una pietra che rotola
.
un tempo vestivi cosí bene
gettavi una moneta ai pezzenti nella tua primavera
non è vero?
la gente ti gridava attenta ragazza
finirai col cadere
ma tu pensavi che
ti prendevano in giro
ridevi ti divertiva
la gente che cercava di stare a galla
ora non parli più cosí forte
ora non sembri più cosí fiera
ora che devi racimolare
il tuo prossimo pranzo
.
come ci si sente
come ci si sente
a essere senza casa
una completa sconosciuta
come una pietra che rotola
.
sei stata nelle migliori scuole
d'accordo miss solitaria
ma sai che ti piaceva
ti ubriacavi soltanto
nessuno ti ha mai insegnato
a vivere per la strada
e ora ti ci dovrai
abituare
dicevi che non avresti mai trattato
con il vagabondo misterioso
ma ora ti rendi conto
che lui non vende alibi
e tu guardi nel vuoto dei suoi occhi
e chiedi vuoi che
ci mettiamo assieme
.
come ci si sente
come ci si sente
a essere per conto proprio
senza sapere dove andare
una completa sconosciuta
come una pietra che rotola
.
non ti sei mai voltata a vedere la fronte aggrottata
dei giocolieri e dei pagliacci
quando tutti facevano trucchi per te
non hai mai capito che non è bello
che non dovresti lasciare che gli altri
ti divertano
andavi a spasso sul cavallo cromato
con il tuo diplomatico
che portava sulla spalla un gatto siamese
non è duro adesso scoprire
che non era come lui ti diceva
adesso che ti ha portato via ogni cosa
che poteva rubare
.
come ci si sente
come ci si sente
a essere per conto proprio
senza sapere dove andare
una completa sconosciuta
come una pietra che rotola
.
la principessa sulla guglia
e tutta la gente graziosa
bevono e pensano
che ce l'hanno fatta
si scambiano doni preziosi
ma tu faresti meglio
a prendere il tuo diamante
faresti meglio a impegnarlo
ti divertiva tanto
napoleone in stracci
e il linguaggio che usava
va da lui adesso ti chiama
non puoi rifiutarti
quando non hai più niente da perdere
sei invisibile adesso
non hai segreti da nascondere
.
come ci si sente
come ci si sente
a essere per conto proprio
senza sapere dove andare
una completa sconosciuta
come una pietra che rotola
.
1965



Nota: Robert Zimmerman nato nel 1941 prende il nome di Bob Dylan nel 1962 in onore del poeta Dylan Thomas.

Nota del 12 ottobre 2016: Premio Nobel per la Letteratura!

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mercoledì 4 novembre 2009

Desire


Fotografia di Patrizia Savarese : "Novembre" - Piazza di Spagna, Roma.
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Mi accorgo della prima neve esattamente alle ore 14.45, mentre sto cercando la foto giusta per "festeggiare" questo mese inevitabile, ostico e lento (: festeggiarlo invece che maledirlo, accettarlo invece che fargli inutile e distruttiva resistenza!).
Riempio il mio pomeriggio libero dal lavoro con un intero album di Bob Dylan: Desire: mi è venuto in mente mentre dal lavoro tornavo a casa in autobus: non potevo che accoglierlo!
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Novembre. Novembre. Novembre: il mese più lungo, più triste, più pesante, più difficile, più assurdo a Copenaghen.
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Link: Il sito di Patrizia Savarese e novembre 2008
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