venerdì 31 luglio 2009

Mediterraneo




Da Radiche.eu


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mercoledì 29 luglio 2009

La tredicesima casa




Anaïs Nin
(1903-1977)
 
La casa dell'incesto
(1958)
 
Guanda - 1979
A cura di Carlo Alberto Corsi
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"Il disco era graffiato, la nenia interrotta. I pezzi ci tagliarono i piedi. Era l'alba e lei era perduta. Rimisi le case sulla strada, allineai i pali del telegrafo lungo il fiume e i gatti randagi ripresero a saltare da un lato all'altro della strada. Rimisi a posto i colli. La strada uscì dalla mia bocca come un nastro di velluto - era stesa lì, serpeggiante. Le case aprirono gli occhi. Il buco della serratura faceva una curva ironica, come un punto interrogativo. La bocca della donna".
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. "Io trasportavo i feticci di lei, le sue marionette, le sue carte da cartomante consumate agli angoli come la cresta di un'onda. Le finestre della cittá erano chiazzate e scheggiate di luce di pioggia e del sangue che attingeva da me con ogni bugia, ogni inganno. Sotto la pelle delle sue guance vedevo ceneri: sarebbe morta prima che ci fossimo unite in perfido connubio? Gli occhi, le mani, i sensi che solo le donne posseggono".
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"Non ci si dileggia tra donne. Stiamo distese pacificamente come se riposassimo sul nostro stesso seno"..
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"Il mondo è troppo piccolo. Mi stanco a suonare la chitarra, a sferruzzare, a passeggiare e a generare figli. Gli uomini sono piccoli e le passioni durano poco...mi fa infuriare la vita d'ogni giorno che interferisce con la continuità dell'estasi".
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"Ma esiste un martirio da tensione, da febbre, da vivere continuamente come il firmamento, in totale movimento e in totale splendore".
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"Fu lei a condurmi nella casa dell'incesto. Era l'unica casa che non fosse compresa nelle dodici case dello zodiaco. Non la si poteva raggiungere seguendo il cammino che conduce alla via lattea, né viaggiando sulla nave di vetro che col suo fondo trasparente lascia seguire i contorni dei continenti perduti, né seguendo la freccia che indica la direzione del vento, né seguendo la voce degli echi della montagna".


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La Nin su Wikipedia.it

Il libro è attualmente pubblicato dalla Feltrinelli



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sabato 25 luglio 2009

Anche all'ombra ci si abbronza




















Marieluise Fleisser
(1901-1974)
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AVANGUARDIA
La Tartaruga -1982
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Traduzione e note
di Laura Fontana e Umberto Gandini
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Sulla quarta di copertina la Fleisser viene definita "segnata dall'ombra di Brecht". "Una fama tardiva la raggiungerà, le sue opere complete verranno pubblicate in Germania nel 1972 e una generazione di scrittori e cineasti come Fassbinder, Sperr, Kroetz, la rivendica come precursore".
Il volume contiene (conteneva) anche un saggio di Gisela von Wysocki "La magia della metropoli".
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Come andò fra lei e Brecht?...Probabilmente lo si può dedurre dal racconto che dà il titolo al volume. In ogni caso, del rapporto tra un/una qualunque provinciale e un/una qualunque genio, la Fleisser conosceva bene i risvolti:
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Non era chiaro se fosse una collaboratrice, amica, amante o futura moglie. "Questa sarà mia moglie", aveva detto all'inizio il discusso poeta. Ma che significato potevano avere quelle parole, dette da lui, e che valore, dato il suo ritmo di consumo di esseri umani? Si prendeva le libertà di un genio, ed era la genialità ciò che irrimediabilmente la legava a lui, una fiammata. Cilly Ostermeier avrebbe dato tutto, non era previdente.
Anche lei voleva scrivere. Era giovanissima, una piccola studentessa inconsapevole, la testa tutta ingarbugliata di progetti che per il momento erano soltanto presunzione. Con questi progetti capitò da lui e ne fu di colpo spezzata. Quell'uomo era una forza, la spezzo immediatamente. Restava da vedere se sarebbe riuscita a cavarsela. Se no, non ne era all'altezza.
Anche il suo ritmo di vita fu sconvolto. Marinava le lezioni all'università e i seminari, per essere a portata di mano quando il poeta aveva bisogno di lei. Lo sollevava dalle seccature quotidiane. Il tempo di lui valeva di più, neanche il caso di discuterne.
La Ostermeier si sentiva rimordere la coscienza, quando pensava alla gente di casa sua. La sua gente pagava. Anche a lei sarebbe piaciuto prendere una laurea. "Che te ne fai d'una laurea?", la convinse lui, "sai scrivere anche così. Non c'è laurea che tenga, devi vivere soprattutto. Resta con me, e troverai così la tua strada. Bisogna saper mettere a frutto il caso".
Quell'uomo era già qualcuno. Lei sentiva profondamente quanto fosse superiore, e quando era con lui, riusciva ad afferrare un lembo di quella intensa, rovente esistenza. Fece i primi passi. Imparò a scrivere nel modo in cui scriveva lui. Era pericoloso, naturalmente, quell'uomo la assorbiva. Avrebbe dovuto resistere, ma era troppo giovane. Non aveva il senso dei propri confini. Aveva la capacità di intuire più che capire, un occhio interiore.
...Per un paio d'anni fece la fame cosí come solo un giovane sa fare la fame, che prende il cuore e da fuori non si vede...Nei ritagli di tempo lavorava per altri, per poter lavorare gratis per lui.
...Le teneva le redine strette, s'era ormai abituato, ma non legalizzò un bel niente. Un po' per volta lei se ne rese conto...S'era premunita troppo poco, si era illusa. Bisogna farsi valere subito, fin dall'inizio, come chi sa stare al mondo.
...Talvolta il discorso cadeva sulle percentuali che avrebbe avuto, non appena lui avesse passato il peggio. Quella promessa fluttuava fra di loro, lei si illudeva. Quell'uomo non aveva mai soldi. Un paio di teatri lo rappresentavano, qui e là, sempre sporadicamente e , come sosteneva lui, in modo sbagliato. S'impuntava e i suoi drammi erano tolti di scena. Non era ancora riuscito a sfondare. Non riusciva mai a uscire dai debiti. Se le dava qualcosa, erano due marchi per il cibo, un gesto simbolico.
...Dai suoi di casa, per esempio, arrivavano lettere, lettere che l'ammonivano, lettere che la scongiuravano mosse da comprensibile paura, lettere di rottura se lei non cedeva...Inoltre nessuno voleva piú pagare, ecco, facesse pure i suoi bei salti mortali.
La colpa era sua, era lei che l'aveva voluto, non era certo una borghese qualsiasi. Era duro, però, non essere una borghese. Col tempo divenne addirittura disumano. Una volta fatta la scelta, non si poteva tornare indietro...Significava giocarsi tutto.
...La città di per sé toglieva già il respiro, il filo a piombo dell'equilibrio interiore. La città era gigantesca, le case troppo scostanti cosí a ridosso l'una dell'altra, le porte troppo ostili, le strade troppo lunghe, le piazze troppo vaste, c'era da affogare in tutti quegli spazi...Era una metropoli, un abisso accanto all'altro.
...Alla fine anche il nome di lei fu citato, non fu più anonima...Il poeta mise generosamente in evidenza il suo lavoro, richiamò l'interesse delle persone giuste, si cominciò a sapere qualcosa anche di lei. Le procurò un contratto presso una grande casa editrice...
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Eccetera.
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Cercate il libro tra l'usato, o nelle librerie che salvano il non venduto, come per esempio Libraccio

 
Marieluise Fleisser su fembio.org

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lunedì 20 luglio 2009

Linguaggio notturno




Anna Kavan
(1901-1968)
.Foto:Walker Evans
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IMPRESSIONI DI FOLLIA
(1940)
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La Tartaruga -1978
Traduzione di Marisa Caramella
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"I miei pensieri sono diventati fasci di alghe, senza nessun colore particolare, che dondolano lentamente in un'acqua altrettanto priva di colore. [...] è il cervello stesso che duole.
Improvvisamente mi sento disperata, oltraggiata. Perché io sola sono condannata a passare notti tormentose, con un carceriere invisibile, mentre il resto del mondo dorme tranquillo? Secondo quali leggi sono stata processata e condannata, a mia insaputa, e a una pena così grave, per di più, senza sapere nemmeno di cosa o da chi sono accusata? La voglia selvaggia di mettermi a protestare, di chiedere un'udienza, di rifiutare di sottomettermi oltre a una tale ingiustizia, mi afferra.
Ma a chi ci si può appellare quando non si sa nemmeno dove sia il giudice? Come si può sperare di provare la propria innocenza quando non si ha modo di sapere di che cosa si è accusati?
No, non c'è giustizia per gente come noi al mondo: tutto quello che possiamo fare è soffrire il più coraggiosamente possibile e costringere i nostri oppressori a vergognarsi.
[...] Ogni tanto, da quando è cominciato il processo, ricevo uno di questi documenti azzurrini, come se cadessero dal cielo: a volte contengono un modulo da compilare, altre volte una comunicazione ambigua o un estratto di qualche incomprensibile rapporto burocratico e così, senza sospettare niente, presi anche quella per una comunicazione dello stesso genere. Anche quando ebbi aperto la lettera e letto il messaggio che conteneva, non riuscii ad afferrare immediatamente il significato delle parole...poi una strana vibrazione, come di acqua che corresse, cominciò a fluire dalle pareti, le vidi piegarsi su di me, come per osservarmi, e seppi che la lettera non era uno scherzo [...].
 

 
Anna Kavan (Helen Woods), scrittrice dal "linguaggio notturno" come la definì Anaïs Nin. Un mondo di sogni e allucinazioni, tra la brutalità della vita e l'ambiguità dell'eroina in wikipedia.fr
 

 
 
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giovedì 16 luglio 2009

Of Woman Born

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Nato di donna
di
Adrienne Rich
Garzanti - 1977
Traduzione di Maria Teresa Marenco
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"Durante la gravidanza e l'allattamento viene raccomandato alle donne di rilassarsi, di mimare la serenità di una madonna. Nessuno fa mai parola della crisi psichica della prima gravidanza, del riemergere dei sentimenti da tempo sepolti verso la propria madre, di quel senso confuso di potere e di impotenza,...di un acuirsi della sensibilità che può essere esaltante, sconcertante e sfibrante. Nessuno fa parola della stranezza dell'attrazione - talvolta esclusiva e travolgente come quella delle prime fasi di un rapporto amoroso - verso un essere così piccolo, così dipendente, così chiuso in se stesso, che è, e al tempo stesso non è, parte di noi.
Sin dall'inizio la madre che si occupa del figlio conduce un dialogo in continuo mutamento, che si cristallizza in momenti emblematici, come quando, al pianto del bambino, la madre sente il latte affluire al seno; come quando, alle prime poppate, l'utero comincia a contrarsi tornando alle dimensioni normali; e come quando, in seguito, la bocca del bambino contro il capezzolo crea ondate di sensualità nel grembo da cui egli proviene; o come quando, avvertendo la presenza del seno anche nel sonno, il bambino cerca il capezzolo.
...è legata a questo altro essere da vincoli estremamente concreti ed estremamente impalpabili, così come non è mai stata legata a nessun altro se non con sua madre nel lontano passato.
...L'allattamento, come un atto sessuale, può essere intenso, fisicamente doloroso, oppresso da sensi di inadeguatezza e di colpa culturalmente indotti; o, come un atto sessuale, può essere un'esperienza fisicamente deliziosa, placatrice, carica di tenera sensualità. Ma così come gli amanti devono staccarsi dopo l'atto sessuale per ridiventare individui separati, così la madre deve svezzarsi dal bambino, e il bambino da lei. Nei manuali sull'allevamento del bambino si sottolinea il fatto di dover 'lasciare che il bambino si stacchi' per il bene del bambino. Ma nello stesso modo, e forse più, la madre ha bisogno di staccarsene per il proprio bene.
La maternità, nel senso di un rapporto reciproco con uno o più bambini, è una parte della vita femminile, non è un'identità permanente.
...Ma non è sufficiente staccarsi dai figli; dobbiamo avere un nostro io a cui tornare".

 
(Riferendosi alle vicende del romanzo di Radclyffe Hall: Il pozzo della solitudine):

"Una donna che avverte un baratro incolmabile tra sua madre e sé può essere spinta a ritenere che sua madre - come quella di Stephen - non potrà mai accettare la sua sessualità. Ma nonostante la realtà della diffusa ignoranza e intolleranza verso il lesbismo, e il timore di avere in qualche modo 'rovinato' la figlia agli occhi della società, la madre può a qualche livello - muto, oscuro, indiretto - voler approvare l'amore di sua figlia per le donne. Madri che hanno condotto vite del tutto tradizionali, eterosessuali, hanno accettato di buon grado le amanti delle figlie e difeso la loro condizione, pur negando spesso con gli altri la natura del rapporto. Una donna che accetta pienamente e gioiosamente il suo amore per un'altra donna può riuscire a creare un clima in cui la madre non la respingerà. Ma questo è un fatto che dobbiamo accettare prima di tutto in noi stesse, e non basta un atto di volontà.
Per quelle di noi che hanno figli, e solo in un secondo tempo hanno riconosciuta e accettata l'attrazione per altre donne, è possibile stabilire un nuovo complesso legame con le madri..."
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mercoledì 15 luglio 2009

Gatta ci cova?





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martedì 14 luglio 2009

Antipoeta

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Antipoesie
di
Nicanor Parra
Einaudi - 1974
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A cura di Hugo García Robles
e Umberto Bonetti
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Da La camicia di forza:
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Padre nostro
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Padre nostro che sei nei cieli
Pieno di ogni tipo di problemi
Con la fronte aggrottata
Come se fossi un qualunque uomo della strada
Smetti di pensare a noi.
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Comprendiamo che soffri
Perché non puoi aggiustare le cose.
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Sappiamo che il Demonio non ti lascia in pace
Distruggendo quanto tu costruisci.
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Lui se la ride di te
Ma noi con te piangiamo:
Non preoccuparti del suo riso diabolico.

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Padre nostro che sei dove sei
Circondato da angeli sleali
Sinceramente: non soffrire piú per noi
Devi renderti conto
Che non sono infallibili gli dei
E che noialtri perdoniamo tutto.
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Dalla prefazione dei curatori: "La pubblicazione di Poemas y antipoemas scatenò nel 1954 una furiosa polemica nell'ambiente letterario latinoamericano.
In particolare in Cile, dominava, dall'altezza del suo prestigio, Neruda...
Pochi anni dopo (1962), la pubblicazione di Versos de salón riaccendeva lo scandalo... il rifiuto del libro assunse spesso toni moralizzanti... Neruda fu tra coloro che osarono difendere il nuovo poeta...
Nel 1968 Parra vinse il "Premio Nacional de Literatura", il massimo riconoscimento cileno. Si erano ormai spenti gli echi di quelle polemiche e le "scandalose" antipoesie avevano percorso il mondo, tradotte in francese, inglese, russo e finlandese... "


Leggi di Parra su Wikipedia /e nicanorparra.uchile.cl



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martedì 7 luglio 2009

I poteri della mente



Isabel Allende
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Paula
Feltrinelli - 1994
Traduzione di Gianni Guadalupe
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Fondamentalmente un'autobiografia. Ma è un romanzo ibrido in cui la formazione di scrittrice (la coscienza di esserlo arrivandoci col tempo, dopo anni di scrittura e tre pubblicazioni) e lo sviluppo quasi spontaneo delle capacità medianiche (un po' perché ereditate da una percentuale di sangue indio e da una nonna veggente, un po' perché i dolori affinano la sensibilità e i sensi), sono amalgamati alla storia del coma della figlia, Paula.
E' un calderone in ebollizione, voglio dire che continua a bollire mentre lo si legge, e contiene tra le altre cose un femminismo che include tutta la gamma dei miti e dei valori femminili (dalla Dea Madre alla quale rivolgersi che è poi anche la Madre Terra, al ruolo di accompagnatrice nei momenti cruciali degli esseri umani); l'amore patriottico per il proprio Paese che si pensa democratico e lo si scopre invece animalescamente assassino; l'appartenenza ad una classe privilegiata in un continente classista e l'incontro con il razzismo in un altro continente; un cognome che impone delle responsabilità, che è vestito di un alone di fama, profumato di socialismo e intristito dal tradimento politico subito, un cognome che apre con facilità alcune porte (dove non le chiude); l'audacia di raccontarsi con pochi pudori, con sincerità, vicinissima al lettore.
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Il romanzo è del 1994, ma io ci sono arrivata ora. A parte la sfortunata storia di Paula e le riflessioni inevitabili sull'accanimento terapeutico, sulla crudeltà per un genitore di essere testimone della morte di un figlio; a parte il piacere di conoscere il percorso di Isabel Allende e il piacere di leggere la sua prosa appassionata, esuberante, incandescente, tumultuosa e infine anche riposante, a me "Paula" fa pensare ad alcune letture fatte nel passato, per esempio "Il corpo lesbico" (1973) di Monique Wittig, (il mondo atavico delle donne, sepolto nell'inconscio, rivissuto oniricamente), e ai vari romanzi, relazioni di esperienze magico-esoteriche, del peruviano Carlos Castaneda, ai suoi "A scuola dallo stregone" (1968), "Una realtà separata"(1971), "Il dono dell'aquila"(1983) ecc.

Raccontando di una sua esperienza di studio in Europa, in Belgio, insieme a suo marito:
"...La mia borsa di studio faceva parte di un programma a favore del congolesi, con i quali il Belgio era in debito per i molti anni di brutale colonialismo. Io costituivo l'unica eccezione, una donna di pelle chiara fra trenta maschi neri. Dopo una settimana di umiliazioni capii che non ero preparata per una simile prova e rinunciai, anche se senza quel denaro ci saremmo trovati in difficoltà. Il direttore mi chiese di spiegare alla classe le ragioni della mia brusca partenza, e non ebbi altro rimedio che affrontare quel gruppo compatto di studenti e dire nel mio deplorevole francese che nel mio paese gli uomini non entrano nel bagno delle signore sbottonandosi la patta, non spingono via le donne per passare per primi dalle porte, non le calpestano per sedersi al tavolo o salire sull'autobus, che mi sentivo maltrattata e mi ritiravo perché non ero abituata a quelle maniere. Un silenzio glaciale accolse la mia tiritera. Dopo una lunga pausa uno di loro prese la parola per dire che al suo paese nessuna donna per bene manifesta il bisogno di andare in bagno in pubblico, né tentava di passare dalle porte prima degli uomini ma camminava diversi passi più indietro, e che sua madre e le sue sorelle non si sedevano a tavola con lui, mangiavano più tardi gli avanzi della cena. Aggiunse che se sentivano permanentemente offesi da me, non avevano mai visto una persona così maleducata, e poiché io costituivo una minoranza nel gruppo dovevo sopportare come meglio potevo.

E' vero che io sono una minoranza in questo corso, ma voi lo siete in questo paese, replicai, sono pronta ad adattarmi, ma dovete adattarvi anche voi se volete evitare problemi in Europa. Era una soluzione salomonica, ci accordammo su alcune norme basilari di convivenza e rimasi. Non vollero mai sedersi con me a tavola o in autobus, ma smisero di invadere il bagno e di scostarmi a spintoni.
Durante quell'anno il mio femminismo scese ai minimi termini: camminavo modestamente due metri dietro i miei compagni, non alzavo gli occhi né la voce e passavo per ultima dalle porte. una volta due di loro si presentarono nel nostro appartamento in cerca degli appunti di una lezione, e quella sera stessa venne l'amministratrice del condominio a dirci che la 'gente di colore' non era benvenuta e che avevano fatto un'eccezione per noi, perché nonostante fossimo sudamericani non eravamo completamente scuri di pelle."

E avanti, parlando della sua futura nuora (che proveniva da una cultura di estrema destra e cattolica fino al cilicio):
"Il razzismo le passò in una settimana quando si accorse che negli Stati Uniti noi non siamo bianchi bensì ispanici e occupiamo il gradino più basso della scala sociale."




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venerdì 3 luglio 2009

Petits crimes conjugaux

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Piccoli crimini coniugali
di
Eric-Emmanuel Schmitt

Edizioni e/o
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca


Una coppia entra in scena (un uomo e una donna, ma - con poche modifiche sui dialoghi - potrebbero essere, i due individui, anche dello stesso sesso). Lui ha perso la memoria dopo "un incidente" in casa, è stato dimesso dall'ospedale, e ora lei cerca di aiutarlo a ritrovarsi, presentandogli il loro appartamento, la loro vita insieme e gli oggetti.

In un gioco di mezze bugie e mezze verità si scopre che la memoria di lui è relativamente sparita, che la sera in cui lui l'ha persa c'è stato il tentativo di lei di ucciderlo, che lei si dedica all'alcol da qualche tempo, che il loro rapporto è logoro. Lui scrive gialli (il suo miglior libro, pur senza successo, è intitolato Piccoli crimini coniugali e contiene un'analisi spietata del rapporto di coppia), lei dipinge (ha arredato l'appartamento con i propri quadri, ma in un primo momento della scena fa credere al marito che siano di lui).

A turno escono "per sempre" dalla scena, incapaci di accettare la realtà, per poi rientrare perdonandosi i rispettivi tentativi di omicidio, quelli fisici e quelli spirituali.
Decidono infine di ricominciare la loro relazione, ripartendo e ripetendo il dialogo del loro primo incontro, quindici anni prima, scambiandosi le parti:


Lei si mette davanti a lui e lo guarda.

LISA: Che tipo è lei?
GILLES: Il suo tipo?
LISA: Decisamente si. Ogni frase mi provoca un brivido lungo la schiena, mi sento il cervello intorpidito, ho tutti i sintomi di un malessere che si chiama attrazione irresistibile.
GILLES: Mi dispiace, non ho rimedi.
LISA: Ma lei è il rimedio.

 

Nella quarta di copertina troviamo questa frase dell'autore: A vent'anni si vorrebbe che l'amore fosse semplice. A quaranta si scopre che è complicato. A sessanta sappiamo che è bello proprio perché è complicato.

Eric-Emmanuel Schmitt (1960)


Link: Piccoli crimini coniugali su lanotadeltraduttore



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mercoledì 1 luglio 2009

La nuvola sulle onde








"La vita, insomma, è molto solida o molto instabile? Sono ossessionata da questa contraddizione. Dura da sempre, durerà sempre, affonda giù fino alle radici del mondo, quest'attimo in cui vivo. Ed è anche transitorio, fuggevole, diafano. Passerò come una nuvola sulle onde. Forse, può essere che pur cambiando, pur fuggendo uno dietro l'altro così rapidi, così rapidi, abbiamo - noi esseri umani - una qualche successione e continuità, e la luce ci attraversi. Ma cos'è la luce? Sono così turbata dal carattere transitorio della vita umana che spesso mi accorgo di dare un addio, dopo aver cenato con Roger, ad esempio; o di calcolare quante volte vedrò ancora Nessa."
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Venerdì, 4 gennaio 1929
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Virginia Woolf
Diario di una scrittriceOscar Saggi Mondadori - 1981
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Prefazione di Leonard Woolf
Traduzione di Giuliana De Carlo


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