martedì 24 febbraio 2009

Quel maggio

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Vendetta
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"Guardate vostro padre,
ragazzi, guardate

che vita fa.
Casa e ufficio,
ufficio e casa,
da vent'anni.
Non ha conosciuto giovinezza
né viaggi né feste,
non ha mai preso un'ora
per se stesso, né un'ora
né un soldo:
s'è ammazzato, per la famiglia.
E voi adesso,
vorreste..."
...................."Appunto,
noi vogliamo ammazzare
la famiglia, per vendicarlo."
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Vengeance
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" Regardez votre père,
mes enfants,
regardez la vie qu'il mène:
de la maison au bureau,
du bureau à la maison,
depuis vingt ans.
Il n'a pas joui de sa jeunesse,
ni des belles saisons,
il n'a jamais pris une heure
pour lui-même, ni une heure
ni un franc:
il s'est tué pour sa famille.
Et vous, à presént,
vous voulez..."
---------------" Justement,
nous voulons tuer la famille,
pour le venger."
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da Le ragazze di maggio
di Alba de Cespedes
(1970 - Mondadori)

Scritto in francese: Chansons des filles de mai, fu tradotto in italiano dall'autrice stessa.
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Leggi anche il post: La bambolona
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E anche: intervista di Massimo Nava a Caroline de Bendern, una famosa "ragazza di maggio" (Corriere della sera, 25 gen.2008).



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domenica 15 febbraio 2009

Riprendendoci le notti


Marlen Haushofer
(1920 -1970)
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LA PARETE
Traduzione di Ingrid Harbeck
Edizioni E/O -1992
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Al mio 35esimo compleanno la mia compagna di allora mi regalò un libro che in un certo senso le somigliava molto: La Parete dell'austriaca Haushofer. Iniziai a leggerlo un mese dopo (noi stesse tra le montagne, in una vita alquanto primitiva e rude) e l'ho riletto adesso, molto volentieri, a distanza di 16 anni, lontanissima dalla durezza della vita che, per scelta, facevo allora. È un romanzo che ad alcuni può sembrare improbabile ad altri assolutamente possibile; i primi perchè non hanno l'esperienza necessaria per riconoscere i valori del libro, gli altri perchè temono il sempre più probabile peggio, in certi casi proprio perchè vengono da un tipo di vita simile a quello descritto nel romanzo (il mondo infatti non è fatto - neanche in Occidente - solo di città verticali e orizzontali, di "bande larghe" e "profili", di parcheggi, di metropolitane e negozi sotterranei). Ad ogni modo il romanzo pubblicato nel 1963, diventerà un libro-culto negli anni ottanta, soprattutto tra gli ambientalisti e le femministe.
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La protagonista che è vedova e ha due figlie adulte, si reca in montagna invitata da due parenti, a trascorrere qualche giorno con loro. Da un inizio così promettente passerà, in meno di 24 ore, a dover affrontare l'inimmaginabile: una parete trasparente, improvvisamente, separa quel pezzo di terra, dove per caso si trova, dal resto del mondo. Il libro comincia con la protagonista che decide di raccontare minuziosamente come sono accaduti i fatti, già appartenenti al passato; lo fa sul retro di un calendario e su della vecchia carta intestata e ingiallita trovata per caso, con una penna che si sta svuotando dell'inchiostro; e li vuole raccontare perchè lei stessa si sta perdendo, vuole ricordare prima che diventi troppo tardi; scrive con l'inespressa e sempre più inutile speranza che qualcuno leggerà prima o poi. Lei chiama l'inspiegabile avvenimento "la sciagura" o "la catastrofe". L'unico vero problema in ultima analisi è sopravvivere anche se non sa fino a quando e neanche perchè. Ad un certo punto smetterà di aspettare i soccorsi. Un cane, una mucca, un gatto sono il suo branco di cui si sente il capo, con i vantaggi e i doveri relativi. La casa è piena di scorte alimentari che comunque finiranno, il proprietario li aveva accumulati e tenuti maniacalmente in ordine perchè riteneva probabile una catastrofe nucleare o qualcosa di simile. Sarà la sua fortuna. Lo chalet è fornito anche di tanti attrezzi, di un fucile, e lei comincerà da quei pochi oggetti che prima o poi si logoreranno, ma intanto l'aiuteranno a creare nuovo sostegno.
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All'ultimo istante arriva il colpo di scena, che inizialmente fa pensare ad una benedizione (finalmente compare un altro essere umano, un uomo nelle stesse condizioni della protagonista) ma che dopo poche frasi si trasforma in una maledizione, una tragedia (inspiegabilmente, forse per colpa di un equivoco, per paura, per follia, chissà? l'uomo uccide il torello e il cane della protagonista e lei uccide l'uomo con lo stesso automatismo con il quale è successo tutto il resto della scena). E poche pagine dopo il lettore viene abbandonato, perchè la storia finisce per mancanza di carta.
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Il romanzo viene paragonato al Robinson Crusoe di Daniel Defoe, a La peste di Albert Camus e a Il risveglio della terra di Knut Hamsun, ma allo stesso tempo è unico, proprio perchè il protagonista (oltre che l'autore di una storia simile) è una donna. Da tenere presente che viene scritto e pubblicato negli anni delle "superpotenze", della "guerra fredda", con la relativa paura collettiva dei reciproci attacchi nucleari. Ma a prescindere da ciò La parete è una metafora che allude alla solitudine, alle malefatte del genere umano, alla necessità di aderire all'equilibrio ecologico del pianeta; alla possibilità di salvarci, praticamente e spiritualmente, partendo dalle piccole cose, dal nostro istinto, dal nostro sapere genetico, dalle cose semplici e faticose. Tutto il libro è solitudine e fatica. Un libro realistico, senza fantascienza nonostante la parete trasparente. Un romanzo lucido, per certi aspetti duro nei contenuti, ma è anche poetico e persino spiritoso.
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Marlen Haushofer ha preferito vivere ai margini dell'ambiente letterario ma in realtà ha ricevuto riconoscimenti prestigiosi. Per questo romanzo riceverà il Premio Arthur Schnitzler, e commenterà: "Adesso a casa mi lasceranno un po' più di pace per lavorare". Per anni infatti diede la precedenza ai figli e al marito, all'ambulatorio da dentista che il marito gestiva e nel quale lei faceva da assistente, scrivendo soltanto nelle prima ore del mattino "sul tavolo della cucina". La casa editrice E/O ha pubblicato nel tempo anche altri suoi romanzi che troverete in questa pagina. Ma attualmente sembra che solo La parete sia disponibile.
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"Le mani, sempre ricoperte di piaghe e di callosità, erano diventate i miei principali arnesi. Da tempo mi ero tolta gli anelli. Chi mai adornerebbe i propri arnesi con anelli d'oro? Averlo fatto in passato, mi parve assurdo e ridicolo. Stranamente sembravo più giovane allora di quanto non apparissi quando conducevo ancora una vita comoda. La matura femminilità della quarantenne mi era caduta di dosso insieme ai riccioli, all'incipiente doppio mento e ai fianchi tondeggianti. Al contempo persi la consapevolezza d'essere una donna. Il mio corpo, più intelligente di me, si era adattato, riducendo al minimo indispensabile gli inconvenienti della femminilità. Potevo tranquillamente scordarmi d'essere una donna. A volte ero una bambina alla ricerca di fragole, poi di nuovo un giovane uomo che segava la legna, oppure, quando sedevo sulla panca a contemplare il tramonto con Perla (n.d.r. un gatto) sulle ginocchia ossute, una creatura decrepita priva di sesso. Oggi quel fascino singolare che allora emanavo mi ha completamente abbandonata. Sono sempre magra, ma muscolosa, e la mia faccia s'è coperta d'una fitta rete di minuscole rughe. Non sono né brutta né attraente, più simile a un albero che a un essere umano, un piccolo tronco bruno e coriaceo, a cui occorre tutta la sua forza per sopravvivere."
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Della sua gatta (la prima, la più anziana):
"Vedo la mia faccia, piccola e deformata, nello specchio dei suoi grandi occhi. Ha preso l'abitudine di rispondermi, quando le parlo. Non te ne andare questa notte, le dico, nel bosco ci sono il gufo e la volpe, con me stai al caldo e al sicuro. Brrr, brrr, miao, risponde, e forse vuol dire: si vedrà, femmina umana, io non vorrei impegnarmi."
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E del cane (ormai morto):"Ogni tanto, quando mi trovo a camminare sola nel bosco invernale, parlo con Lince come prima. Non me ne rendo conto, fin quanto qualcosa non mi fa sussultare dallo spavento, e allora ammutolisco. Volto la testa, e colgo al volo il riflesso d'un manto rosso bruno. Ma il sentiero è deserto, arbusti spogli e pietre umide. Non mi stupisco di continuare a sentire alle mie spalle il crepitare dei rami secchi sotto il passo leggero delle sue zampe. Dove altro potrebbe aggirarsi il fantasma della sua piccola anima di cane, se non sulle mie tracce? È uno spettro amico e non mi fa paura. Lince, cane mio, cane bravo e bello, probabilmente è solo la mia povera testa a creare il suono dei tuoi passi, il riflesso del tuo pelo."
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"Se socchiudevo gli occhi, vedevo gli abissi sconfinati spalancarsi tra un ammasso stellare e l'altro. Gigantesche voragini nere, dietro gli addensamenti di nebulose luminescenti. Talvolta usavo il cannocchiale, ma preferivo osservare il cielo a occhio nudo. Potevo così abbracciare il tutto, guardare attraverso le lenti mi disorientava. La notte che avevo sempre temuto e che spesso avevo esorcizzato con una luminaria da festa, sull'alpe perse il suo aspetto terrificante. In realtà non l'avevo mai conosciuta prima, rinchiusa in case di pietra, dietro a tendaggi e persiane avvolgibili. La notte non era affatto tenebrosa. Era bella e io cominciai ad amarla."
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Link: sull'autrice in Wikipedia in tedesco e in francese,
e ancora: Rablè
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martedì 3 febbraio 2009

Itinerario

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La postfazione di QUANDO L'AMORE NON BASTA
(10 giugno 2008 - Copenaghen):
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I primi appunti relativi a Quando l'amore non basta sono datati luglio 2000. Gli appunti sono diventati col tempo dei capitoli e negli anni successivi un breve romanzo. Una lenta trasformazione durante la quale i fatti che l'avevano ispirato hanno perso la nota autobiografica per diventare sempre di più il simbolo di qualcosa che ho incontrato anche altrove, in altre circostanze, qualcosa che tutti possiamo trovare sulla nostra strada: il pregiudizio. No, decisamente questo libro non è autobiografico, nel senso classico del termine, e non è stato scritto per mettere alla berlina determinate persone, decisamente no! Nel libro, infatti, racconto di due donne innamorate e degli ostacoli che hanno alla fine impedito il loro amore lesbico, ma avrei potuto creare la stessa tensione, descrivere le stesse ferite e proporre quasi le stesse soluzioni raccontando tutt'altra storia, per esempio di una donna di razza bianca e di un uomo di razza nera, oppure di due individui appartenenti a due religioni diverse e rivali sullo stesso territorio, oppure di una coppia costituita da una lei di 60 anni e un lui di 40, o ancora di una coppia in cui uno dei due ha un handicap molto visibile e debilitante, o anche di una coppia in cui uno dei due è nato/a con un sesso diverso da quello attuale e così via. Cioé di una qualunque differenza che può in un contesto sociale specifico creare il problema. E il vero problema è che in questi casi non si vedono più le persone nella loro originalità, unicità ed essenza, ma di loro si sottolinea soltanto l'anomalia rispetto all'ambiente. Etichette, classificazioni che esagerando a volte vengono chiamati valori e sani principi, invece sono pregiudizi i quali non sono mai sani e non sono mai un valore ma soltanto una difesa; pregiudizi che impediscono la crescita naturale dell'individuo, il corso spontaneo di un sentimento, di un talento o di una visione politica. (Un pregiudizio naturalmente può anche essere positivo e quindi non così virulento come quello negativo ma anche in questo caso è un bagaglio sbagliato nel viaggio di ognuno, perché si idealizza invece che ascoltare e guardare veramente; infiliamo la realtà che guardiamo senza vedere dentro lo schema che abbiamo già pronto e perdiamo così la possibilità di conoscere sul serio qualcuno o qualcosa. Prima o poi, ovviamente, ne restiamo delusi, e non ci accorgiamo neanche che la realtà era sempre stata lì davanti ai nostri occhi ma non l'avevamo vista, perché eravamo ciechi di pre-giudizi che neanche riconoscevamo come tali, anzi credevamo fossero entusiasmo, passione, privilegio, fortuna!). Il pregiudizio, dunque, dicevo, non è solo negli altri ma spesso anche in noi. Ci muoviamo tutti seguendo a priori i nostri sì e i nostri no alle persone e alle cose che incontriamo sul lavoro, nella vita privata, nei sogni. Viviamo praticamente tra due correnti vitali e contrarie: paura e pregiudizio da una parte, coraggio e accettazione dall'altra. Ma tornando al libro: se i primi appunti del libro risalgono al 2000, le vicende che lo hanno ispirato sono datate 1983, a prescindere da eventuali date nominate nel romanzo. A quel punto io avevo già letto Amore tra donne della dott.ssa Charlotte Wolff; Sesso e temperamento, oltre che Maschio e femmina di Margaret Mead e Il secondo sesso di Simone de Beauvoir; e Colette, Violette Leduc, Anaïs Nin, Gertrude Stein, Djuna Barnes; e anche Lettere a Marina di Dacia Maraini, e... tante altre donne, scrittrici o ricercatrici, antropologhe, scienziate, giornaliste, persone qualunque che in qualche modo hanno sfiorato o approfondito il lesbismo studiandolo, spiegandolo, qualcuno vivendolo e raccontandolo, supportando con le loro parole quella parte di me così importante ma allora sconosciuta e scomoda, invece che disprezzarla e distruggerla. Insomma, in quei primi anni Ottanta il femminismo (e certa sinistra) aveva già depurato il lesbismo (e l'omosessualità in genere) di tutto il peccaminoso e il patologico di cui era stato rivestito, e lo avevano persino promosso a momento autentico e profondo di sorellanza. Passato il femminismo militante, mi sembrò che di vere lesbiche, cioè di lesbiche ad oltranza, ne restassero pochissime sulla scena. O, meglio, cambiarono i toni perché probabilmente erano cambiati i bisogni. Inoltre, i percorsi intellettuali non vanno alla stessa velocità per tutti e neanche vanno verso la stessa meta, pur incontrandosi comunque, gli individui, su un tratto di strada in comune. La questione omosessualità è universale e credo che non si risolva né con la provocazione né con una legge. Una legge, infatti, aiuta ad avere le stesse opportunità ma non toglie l'eventuale pregiudizio dal cuore né inculca il coraggio se esso non esiste di già. Per togliere il pregiudizio e la paura dai cuori ci vogliono piuttosto decenni, e secoli di frequentazioni reciproche. Omosessuali, bisessuali, eterosessuali e persino asessuali, maschi e femmine, transessuali e qualunque altra sfumatura di genere e condizione psicologica e fisiologica che non implichi l'abuso dei minori o di chi è più debole economicamente, fisicamente e psicologicamente. Frequentazione dunque nel privato e sul lavoro. Non il separatismo che tra parentesi è utilissimo in alcune fasi del proprio percorso, utile ma non definitivo. Ci vuole pazienza politica e privata, ci vuole la lucidità di uscire a gran velocità dal ruolo di vittima, ci vuole la coscienza della propria dignità e soprattutto la volontà di capire le resistenze altrui. Capirle non nel senso di subirle e neanche per condannarle e deriderle, ma per aiutare ad eliminarle. Questa inoltre non è una faccenda di sinistra o di destra. È una faccenda che riguarda tutta la società e va elaborata uscendo dagli schemi che si usano di solito. Ma a che punto siamo? Tra l'Italia e la Danimarca, quando la conversazione si concentra sull'argomento omosessualità sento frasi che vanno da «Ma ormai non è più un problema! » a «Sarà purtroppo sempre un problema!», a seconda dell'ottimismo o del pessimismo dell'interlocutore. E io non posso che dare ragione ad ambedue le conclusioni e anche a tutte le altre posizione di mezzo, dato che in realtà dipende molto dall'ambiente, l'età, il livello culturale, la tradizione, la religione e l'approccio personale. In ogni caso la dignità e il diritto di esistere così come siamo non ce li devono concedere gli altri, ce li abbiamo già con noi fin dalla nascita. Ed è chiaro che dicendo questo non mi riferisco solo all'omosessualità.
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Angela Siciliano
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domenica 1 febbraio 2009

Ora tocca a lei



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è Primo Ministro dell'Islanda, da oggi.
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Leggi anche il post La signora Jóhanna
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Note sommesse


Georgia O'Keefe: Calle 1923
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In mezzo alla stanza
sulla poltrona sdrucita

tra le gambe ti adagio
e ti suono - mia arpa -
per un sommesso
concerto pomeridiano.

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Un fascio di luce solare
illumina polveroso
i nostri piedi nudi.

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© Angela Siciliano
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La poesia firmata con lo pseudonimo Patrizia Lancioisi
ha vinto il Secondo Premio all'edizione 1998 di "Donne, eros...e altre donne" indetto dall'associazione Green Tomatoes di Torino.
E' nella raccolta Tra le dita (Franco Puzzo Editore, 2012).

 
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