martedì 30 dicembre 2008

Indimenticato
















Dacia Maraini
da Dimenticato di dimenticare
Einaudi - 1982
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questo ragazzo
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questo ragazzo veste da vecchio
questo ragazzo gioca al pallone
con brusca leggerezza e tira in porta
questo ragazzo ha la faccia aguzza e infelice
questo ragazzo mangia solo prosciutto e fichi
questo ragazzo ha male al ventre
e vomita nei cinema per disperazione
questo ragazzo paga la cena
con gesti eleganti come un signore
questo ragazzo ha le gambe lunghe
questo ragazzo porta le camicie larghe
questo ragazzo ha la gola bianca e trepida
questo ragazzo ha le mani dure e ossute
questo ragazzo ride silenzioso
per una felicità opaca, piena di paure
questo ragazzo è innamorato cotto di sua madre
ma pure la odia con un puntiglio sfrenato
questo ragazzo ha tre nei su un fianco
questo ragazzo va matto per il rock duro
questo ragazzo tiene le spalle curve
per timidezza e gelosia di sé
questo ragazzo ha il ventre liscio trasparente
questo ragazzo ha i seni biondi e leggeri
questo ragazzo è una ragazza
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lunedì 29 dicembre 2008

The Golden Notebook














Doris Lessing
(1919)
Il taccuino d'oro (1962)
Feltrinelli - 1964
Traduzione di Marialivia Serini


Dal tomo secondo:
"Mi capiterà di prendere in mano un libro e dire: Ah così l'ha già scritto lei? Meglio così. Benissimo, così non dovrò scriverlo io."



Link: Doris Lessing su Feltrinelli


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lunedì 22 dicembre 2008

I draghi calicantanti



















I draghi locopei
(Imparare l'italiano con i giochi di parole)
di Ersilia Zamponi
Presentazione di Umberto Eco
Einaudi - 1986
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L'anagramma di i giochi di parole è I draghi locopei. Ecco spiegato il titolo.
L'autrice, un'insegnante della Scuola Media, ha anche pubblicato "Calicanto- La poesia in gioco", insieme a Roberto Piumini.
I due libri suggeriscono numerosi modi di rendere l'apprendimento una fonte di ispirazione, un divertimento intelligente, modi che Ersilia Zamponi ha trovato e condiviso con i suoi alunni.
(Cos'è un anagramma? È la trasposizione delle lettere di una parola in modo da formarne un'altra).
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Divertitevi anche voi:
Nel nome e cognome sono "nascoste" sicuramente tante parole che potrebbero anche fare una frase compiuta. "Se ti chiami Paolo Ripamonti, la frase potrebbe essere: Parla, topino mio!
Se ti chiami Monica Belleri: Il bel cane morí.
Se ti chiami Samanta Colella: Salta con la mela."
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Aggiungo un esempio personale:
Se ti chiami Angela Siciliano: Lascia inni o gela!
Invece tu, come ti chiami e quale frase nascondi?
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Scegli un falso nome, uno pseudonimo che sia l'anagramma del tuo vero nome:
"Se ti chiami Fabio Filippone lo pseudonimo potrebbe essere Filippo Finabeo.
Se ti chiami Ersilia Zamponi, potrebbe essere Zelia Marispino.
Se ti chiami Claudio Pisu, potrebbe essere Pico Sudilau."
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Aggiungo due esempi personali: Se ti chiami, di cognome, Crayencour...
allora lo psudonimo diventa senza dubbio Yourcenar!
(In questo caso avanza una C ma lo pseudonimo ha funzionato divinamente)
Se ti chiami Angela Siciliano, invece, lo pseudonimo potrebbe essere Licia Sannaliego.
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E l'anagramma dei proverbi? Qualche esempio:
"OGNI SIMILE AMA IL SUO SIMILE diventa: A ogni missile i suoi mille ma.
OGNI PROMESSA È UN DEBITO diventa: Erba di spento egoismo.
CHI TACE ACCONSENTE diventa: Chi c'è accanto sente."
Eccetera. Divertitevi!
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I draghi locopei e Calicanto su Einaudi
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sabato 20 dicembre 2008

Sciarriandosi

Da Absolute Poetry Festival
di Monfalcone (3/7 giugno 2008):
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Jolanda Insana è, nelle parole del suo primo grande estimatore, il compianto Giovanni Raboni, “uno dei più vividi talenti espressivi suscitati negli ultimi decenni dalla riluttanza a morire della nostra povera, martoriata, meravigliosa lingua italiana”. La sua è una scrittura impavida e provocatoria, fatta di versi roventi in cui la solennità del vaticinio si mescola alla causticità dell’invettiva. Costruita all’interno di una potente griglia formale e caratterizzata da frequenti ibridazioni linguistiche, la poesia di Insana apre squarci realistico-visionari sulla contemporaneità, senza consegnare al lettore facili soluzioni di appagamento.
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Jolanda Insana nata a Messina nel 1937, vive a Roma dal 1968. Ha pubblicato diversi libri di poesia: Sciarra amara (1977), Fendenti fonici (1982), Il collettame (1985), La clausura (1987), Medicina carnale (1994), L’occhio dormiente (1997), La stortura (2002), La tagliola del disamore (2005) e Tutte le poesie 1977-2006 (2007). Il siciliano insapora spesso i suoi versi. Entrare nella sua poesia è come entrare in un giardino sempre e comunque esotico, in cui certi fiori e certi frutti (a volte velenosi a volte indescrivibilmente deliziosi) sono unici, inesistenti altrove; le sue parole sono invettive, sferzate, fendenti, come da un cavaliere medievale pazzo, furioso, forse anche ubriaco eppure abile, sapiente, preciso e persino tenero. Non a caso il primo volume pubblicato si intitola Sciarra amara (sciarra ovvero lite, alterco rumoroso): tutta la poesia della Insana è una "sciarriàta", come si dice in siciliano, con la vita, senza perdere una battuta, senza cadere di tono, dosorientando anche il più colto interlocutore... quanto basta per infilzarlo! E nonostante l'apparente crudeltà quello che resta è la gioia, turbolenta, di vivere.
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Qua e là, tra i suoi versi:
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Da Il collettame (Societá di poesia, 1984), che
inizia con "una dedica": mi hai scelto e il marchio è una condanna
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...non sta scritto da nessuna parte che basta un'occhiata
e si può andare per regioni e province di realtà
dove sentire o non sentire è questione di gusto
a me importa la pelle e la loquela e
la squadratura della spalla per sapere
chi entra in scena e che mosse prepara...
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...è aperto il conflitto tra me che muto e te che non muti
e ti accerchio e inseguo il punto di più dolce resistenza
dove la parola si sfarina sulla lingua e azzanno
e ti faccio in quattro
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...non seguo il discorso del non-errore
e poi come fidarmi se dici di non sbagliare
e invece sbagli tono sbagli porta
mi sconfondi con la guardia giurata di turno
non ti seguo
sono io che erro sapendo di errare per luoghi recitati
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...la moneta che mi rendi è fuoricorso
e non mi compro nulla
sono troppo fuoricampo per forzare le orecchie
del presente e cancellare la parte di spettanza
del giorno avanti giorno
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mi spoglio del mantello del momento
e metto in tavola il sette d'oro
ma la risposta tarda a venire
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sta a un tiro di schioppo il cuore
dietro barricate di bardigli
e se centro lo scoppolo e spappolo
e non avete niente nessuno
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venditori di fumo e trafficanti di finzioni
siamo noi gli esecutori della prima colazione
con spreco di scontro e sprezzo d'incontro
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e non mi sfugge quello che faccio in sogno
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ecc...
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Da La clausura (Crocetti editore - 1987) .
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INFNÍ INFNÀ DELL'EPIFANIA
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...m' intrucido e ti spicchio amante cavernosa del buio
intervallato per raccontare storie d'imbottigliamenti
e tra una sorsata e l'altra è lí che tocco il punto molle
dove si sgraffia l'anima e la pelle
e avvoltoi volteggiano sulla route per Tafraút
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LA PARABOLA DEL CUORE
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...si prega di non abbandonare rifiuti
si legge sul sentiero che dalla spiaggia porta alla tua
quarta casa
covo di cazzame e straglio
bastardo e randa
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l'empito per entrambi è rimesso in discussione
e la prima volta è sempre l'ultima
ma se esce pari vinco
e se esce dispari perdi
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ecc...
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mercoledì 17 dicembre 2008

Nightwood






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Djuna Barnes
(1892 - 1982)
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Bosco di notte (1936)
Bompiani -1979
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Con una introduzione di T.S.Eliot
Traduzione di Filippo Donini
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.Foto: Berenice Abbott
(Djuna Barnes nel 1926)
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CAP.4 - L'INTRUSA :
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"Jenny Petherbridge era una vedova di mezza età che si era sposata quattro volte e aveva visto uno dopo l'altro quattro mariti ammalarsi e morire.
...Jenny aveva un naso aquilino e un corpo piccolo, esile e feroce, che faceva pensare alla moglie di Pulcinella: naso e corpo non andavano d'accordo.
...Sembrava vecchia ma le si poteva predire lunga vita.
...Un'aurea di morte sembrava che l'avvolgesse, ma era la morte di qualche altra persona.
...Ci sono degli odori assolutamente mentali, senza fondamento di realtà, e in questo senso il suo odore sembrava quello di una donna che sta per partorire.
...Le pareti delle sue stanze, gli armadi, i cassettoni, erano pieni e strapieni di ricordi del passato, ma ricordi di seconda mano. Per mettere insieme un bottino di prima mano, ci vuole un ladrone autentico. Al dito portava l'anello di matrimonio di un'altra, sul tavolo c'era una fotografia di Robin fatta per Nora. I libri della biblioteca non li aveva scelti lei.
...Le parole che le uscivano dalla bocca sembravano tutte prese in prestito: se avesse dovuto inventare un vocabolario da sola, sarebbe stato un vocabolario di due parole: "ah", e "oh".
...Voleva essere la ragione di tutto, e così non era la causa di nulla.
...Che quando faceva l'amore emettesse colorite esclamazioni nello stile della commedia dell'arte, era inevitabile pensarlo, benché il pensiero che facesse l'amore non sarebbe dovuto venire a nessuno. Quanto a lei, non pensava quasi ad altro, e lo faceva continuamente, ma desiderava l'amore spirituale e ne parlava sempre, senza riuscire a raggiungerlo. Nessuno poteva penetrare nella sua intimità, perché non c'era un'intimità in cui penetrare, e questa impossibilità la faceva ribelle: non poteva partecipare a un grande amore, poteva solo raccontarlo.
...Come dai solidi archivi dell'uso comune aveva rubato la dignità del linguaggio e se n'era appropriata, così s'impossessò dell'amore più appassionato di cui avesse conoscenza, quello di Nora per Robin. Era una "intrusa" per istinto.
Jenny seppe di Nora immediatamente: non si poteva stare dieci minuti con Robin senza saper tutto di Nora.
...Agli appuntamenti che seguirono, Jenny era sempre in anticipo, e Robin in ritardo.
...A tavola Jenny si sporgeva tutta in avanti, Robin si tirava indietro...Cosí esse formavano le due metà di un motivo che aveva, come in una scultura, la bellezza e l'assurdità di un desiderio in pieno rigoglio ma che non può dar frutti, incapace di adempiere il suo destino...erano come atleti greci pronti alla corsa, col piede alzato ma senza il sollievo del comando finale che avrebbe fatto scattare il piede in giù; erano eternamente in collera, eternamente separate...
Non passò molto tempo, e Nora e Robin si separarono. Poco dopo Jenny e Robin partirono per l'America."

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Sul mercato italiano Bosco di notte e La foresta nella notte sono lo stesso libro. 


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domenica 7 dicembre 2008

Angst

Fotografo: Kåre Viemose






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.Angsten i kunsten
.(L'angoscia nell'arte)
Psykiatrifondens Forlag - 2008
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Dieci artisti danesi, cinque donne e cinque uomini, vengono intervistati dal dott. Rasmus Nejst Jensen. Si parla di "angst": angoscia, paura, ansia. Che ruolo ha, quanta importanza ha l'angoscia nella produzione di un artista?
Il libro è presentato oggi da Jeppe Bangsgaard, nell'inserto Magasin Søndag del quotidiano Berlingske Tidende.
Tra i dieci intervistati ce ne sono due conosciuti dal pubblico italiano: Nordbrandt e Høeg.
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Sinteticamente:
Henrik Nordbrandt racconta che a 16 anni fu ricoverato in un reparto psichiatrico, era alto 1,90 e pesava 39 chili, soffriva di anoressia.
Il ricoverò gli fu molto utile per cambiare decisamente direzione, grazie anche alle conversazioni con uno psichiatra che lo trattò da persona e da adulto facendogli capire che in quel modo si stava uccidendo. Doveva scegliere: vivere o morire. E lui scelse la vita. Nordbrandt ritiene di non usare l'arte per analizzare se stesso, anzi cerca di tenere l'angoscia e la sofferenza psichica lontane dai suoi testi, ma ammette che una certa atmosfera nel suo lavoro viene dalla profondità della depressione e dal disagio dell'angoscia.
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Peter Høeg è cosciente del fatto che ci sono due forze che lo spingono a scrivere, una è appunto l'angoscia, la paura per l'insensatezza delle cose, paura della morte, paura che tutto finisca; l'altra è una forza positiva che gli viene per esempio da una momentanea sensazione di profondo amore, che dà senso alle cose. Tale angoscia esistenziale si rispecchia nei suoi libri, senza dubbio. Lo angoscia anche la cosapevolezza di raggiungere tante persone con i suoi romanzi. Ad ogni nuovo libro gli sembra di entrare in una scena dove, minimo, un milione di persone lo sta giudicando. Un'enorme energia collettiva che lo preoccupa e lo spaventa. Pubblicare non è soltanto divertente, nel successo c'è una certa crudezza (in Danimarca, specifica lui, ma probabilmente ovunque, immagino io) che lo fa stare così male da perdere la voglia di scrivere. Ma fino ad ora, alla fine, la forza creativa ha sempre avuto il sopravvento sull'angoscia, ha sempre avuto maggior peso rispetto ai costi personali relativi ad ogni nuova pubblicazione.

 

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mercoledì 3 dicembre 2008

Il fruscio dell'irruzione


Boris Leonidovich Pasternak
(1890-1960)























E a proposito di traduzioni, e di luccichii, di note e sfumature aggiunte (o tolte), mi è sempre piaciuto confrontare le traduzioni.
A coloro che hanno, come me, il gusto per le variazioni, non dispiacerà leggere queste due versioni di alcuni versi di una poesia di Pasternak: Nessuno sarà in casa datata 1931.
La prima è di Evelina Pascucci (Pasternak-Poesie d'amore - Newton -1988), la seconda è di Bruno Carnevali (Pasternak-Poesie-Newton -1978).
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1a -
Nessuno sarà in casa
salvo il crepuscolo. Il solo
giorno invernale nel vano trasparente
di tendine scostate.

1b -
Non ci sarà nessuno in casa,
tranne il crepuscolo. Solo
il giorno invernale nel trasparente spiraglio
di cortine dischiuse.

[...]
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5a -
Ma per la tenda d'un tratto
scorrerà d'un irruzione il brivido.
Il silenzio coi passi misurando
tu entrerai, come avvenire.

5b -
Ma d'improvviso per la tenda
passerà il tremito di un'irruzione.
Misurando coi passi il silenzio
entrerai tu come il futuro.

6a -
Apparirai presso la porta,
senza orpelli vestita, di qualcosa di bianco,
di qualcosa proprio di quei tessuti
di cui cuciono i fiocchi.

6b -
Apparirai sulla soglia indossando
qualcosa di bianco, di semplice,
proprio qualcosa di quelle stoffe,
di cui fanno i fiocchi di neve.





Vedi anche il post del 19 luglio 08: versi avversi
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