domenica 30 novembre 2008

Sii nuda anima mia


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Henrik Nordbrandt
(1945)
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Penso a lui perché novembre se ne va finalmente e lui ha scritto una poesia che dice: Året har 16 måneder: November /december, januar, februar, marts, april /maj, juni, juli, august, september /oktober, november, november, november, november.” Cioè: L'anno é di 16 mesi...e il resto non è necessario tradurlo.
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Nordbrandt è danese ma ha vissuto a lungo in diversi paesi mediterranei, soprattutto in Turchia.Voglio chiudere il mese di novembre del 2008 in bellezza, con un sua poesia di tanti anni fa, tradotta da Maria Giacobbe per Einaudi in "Giovani poeti danesi"- 1979.
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Sii nuda anima mia, e calma,
questo è l'amante che con tanta impazienza
attendemmo, tu e io
l'amante che ci strapperà l'uno all'altro
e ci ricondurrá in patria a noi stessi.

I miei nervi cantano le sue armi
e le sue divelte membra d'acciaio.
E ogni mia vena selvaggiamente anela
a sciogliere le ossa mie
dal suo sguardo che beffardo le lega.

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Vær nøgen min sjæl, og rolig
dette er den elsker vi har ventet
så utålmodigt på, du og jeg
den elsker som skal rive os bort fra hinanden
og føre os hjem til os selv.

Mine nerver besynger hans våben
og hans forrevne stållemmer.
Og hvert blodkar i mig længes vildt
efter at befri mine knogler
fra dit blik, sjæl, som spottende fastholder dem.

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Sul mercato italiano di Nordbrandt esiste attualmente una raccolta presso Donzelli Editore
dal titolo "Il nostro amore è come Bisanzio", a cura di Bruno Berni. Così viene presentato il suo lavoro dalla Donzelli:
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"Per la prima volta viene proposta in Italia un'antologia delle liriche di uno dei maggiori poeti danesi contemporanei, Henrik Nordbrandt. Nato a Copenaghen nel 1945, Nordbrandt ha scelto di trascorrere gran parte della sua vita lontano dalla propria terra, sotto i cieli meridionali della Spagna, della Grecia e della Turchia, soggiornando spesso anche in Italia. Il suo interesse per i paesi mediterranei non è quello di un turista, ciò che lo ha spinto nel meridione d'Europa non è il tradizionale viaggio dell'uomo del Nord alla ricerca di mondi esotici e idealizzati, ma un sentimento di estraneità e di irrequietezza. La sua opera è costantemente attraversata dalla diffusa sensazione di trovarsi sempre nel luogo e nel momento sbagliato. In una tale condizione di spaesamento il poeta è solo: solo di fronte al mondo che osserva e descrive nelle sue metafore, solo di fronte all'amore, che della sua poesia è uno dei temi ricorrenti, solo nell'inquieto passaggio dall'uno all'altro degli innumerevoli luoghi che popolano i suoi scritti. L'autoironia, il graffiante sarcasmo, l'elementare sensualità della sua lingua impediscono tuttavia alla poesia di Nordbrandt di rinchiudersi nella commiserazione di sé e del mondo, ma la aprono, piuttosto, a un dialogo positivo con la realtà, che rende la voce di Nordbrandt atipica nel panorama della lirica danese di questi anni. Negli ultimi tempi, del resto, al confronto con l'alterità del mondo mediterraneo si è affiancata una riscoperta del paesaggio danese, dell'intimità del rapporto con i luoghi d'origine, radicata però in una prospettiva più ampia. Dal suo debutto nel 1966, con il volume Digte (Poesie), all'ultima raccolta, Drømmebroer (Ponti di sogno), del 1998, Nordbrandt ha tracciato una delle parabole più significative della Danimarca contemporanea, ricevendo numerosi riconoscimenti. 'Il nostro amore è come Bisanzio' comprende una scelta dalle oltre venti raccolte pubblicate da Henrik Nordbrandt nell'arco degli ultimi trent'anni con l'obiettivo di rappresentare questo percorso.

Nato in Danimarca nel 1945, HenrikNordbrandt ha esordito nel 1966 pubblicando finora più di venti volumi di poesia. Fin dai primi anni settanta vive lontano dal suo paese d'origine, con lunghi soggiorni in Turchia, in Grecia e in Spagna. Lodato dalla critica e adorato dal pubblico, che accoglie con particolare favore ogni sua nuova opera, ha appena ricevuto il prestigioso "Premio per la letteratura" assegnato dal Consiglio Nordico. A parte un esiguo numero di testi tradotti in antologie, la presente raccolta rappresenta la prima ampia scelta della sua opera pubblicata in volume in Italia".
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(Era il 2000).
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Aggiungo che la rivista Poesia ha pubblicato spesso sue poesie.
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Con Bruno Berni in La nota del traduttore
Di Maria Giacobbe presso la casa editrice Il maestrale
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giovedì 27 novembre 2008

Un terzetto

La foto:
Gertrude Stein (1874-1946)
& Alice Toklas (1877-1967)
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Il libro:
Gertrude Stein
Come volevasi dimostrare (1903)
e Fernhurst (1904-1905)
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Einaudi - 1975
Traduzione di Floriana Bossi
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Da Fernhurst - La storia di Philip Redfern, uno studioso della natura femminile:
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C'è una tale solennità in un primo incontro con coloro che hanno una profonda importanza nella nostra vita che dà un carattere sacro alla frase più banale.
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Capita spesso nel ventinovesimo anno di una vita che tutte le forze impiegate negli anni dell'infanzia, dell'adolescenza e della giovinezza in un combattimento confuso e feroce si dispongono in schiere ordinate - si è incerti dei propri scopi, significati e capacità durante quegli anni di tumultuosa crescita quando le aspirazioni non hanno alcun rapporto con la realizzazione e ci si tuffa qua e là con energia e sbagliando direzione nelle tempeste e nel travaglio della costruzione di una personalità finché alla fine raggiungiamo nel ventinovesimo anno il dritto e stretto passaggio della maturità e la vita che era tutta tumulto e confusione si limita e si restringe nella forma e negli scopi e noi barattiamo una grande oscura possibilità per una piccola dura realtà.

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Da Come volevasi dimostrare
(Rapporti sentimentali tra tre "universitarie americane della classe più abbiente", Adele, Mabel Neathe e Helen):
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...cioè non abbiamo mai avuto un rapporto d'importanza vitale ma abbiamo bevuto molto tè insieme e ci abbiamo fatto del sentimentalismo sopra in modo più o meno interessante.
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È una delle peculiarità della femminilità americana che il corpo di una civetta spesso racchiuda l'anima di una puritana e che le forme angolose di una zitella siano possedute da una natura tropicale.
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Ho cercato di adeguarmi ai tuoi esperimenti - disse alla fine - ma tu non hai avuto pietà. Non sei stata contenta finché non hai dissezionato ogni nervo del mio corpo e non l'hai lasciato completamente scoperto ed è stato troppo, troppo. Dovresti lasciare ogni tanto un po' di respiro alle tue cavie anche nell'ardore della ricerca.
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L'ospite medio esprimeva il suo apprezzamento dichiarando semplicemente che era una perfetta padrona di casa, ma gli osservatori più sensibili notavano che, piuttosto che i modi di una perfetta padrona di casa , lei aveva i modi più discreti del perfetto gentiluomo.
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- Non hai il diritto di usare sempre la tua sofferenza come un'arma! - gridò Adele andando in collera. - Che cosa vuoi dire? - domandò Helen. - Voglio dire che tu mi fai violenza col tuo dolore e poi mi ritieni responsabile di tutta la faccenda. Io sono disposta a sopportare i miei guai ma non ho intenzione di prendermi tutta la responsabilità dei tuoi.
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Oh sí lo so che sei abbastanza generosa quando sei tornata a casa e hai avuto il tempo di pensarci sopra, ma è la generosità delle azioni istintive che conta e quanto a questo non credo che possano esserci molti dubbi su chi sia più generosa di noi due.
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- Non ha molta importanza - disse Helen la sera della partenza, - in che stato d'animo ci lasciamo perché prima o poi so che torneremo a sentirci unite. - Penso di si, - rispose Adele senza alcuna gioia.
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martedì 25 novembre 2008

A come adulterio


La lettera scarlatta (1850)
di Nathaniel Hawthorne (1804-1864)
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a cura di Tommaso Pisanti
Tascabili Economici Newton -1993
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A prescindere dall'adulterio e le sue conseguenze descritti nel romanzo (che trovo forte, direi, come un Nebbiolo d'Alba), e del quale non voglio raccontare ma che vi consiglio di leggere, se già non lo avete fatto, mi colpisce questa riflessione che sembra sempre attuale e valida in ogni continente:
"S'è parlato a lungo della vita degli impiegati; ma non s'è detto, - e non se ne può prescindere, - quel che accade quando un partito politico avverso va al potere. La vita allora diventa impossibile, e nulla di più doloroso per l'impiegato che vedere il suo destino nelle mani di persone le quali non lo apprezzano o, s'egli si era tenuto sempre in disparte nella politica, sapersi ugualmente designato come vittima per quella sete di sangue che sempre divampa nell'ora del trionfo. Ecco infatti una caratteristica della maggior parte degli uomini: di diventar feroci soltanto perché è in loro potestà fare del male."
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Link: sherlockmagazine
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domenica 23 novembre 2008

Un angelo da biblioteca





Marianne Moore(1887 - 1972)
*Unicorni di mare e di terra
(Poesie 1935 - 1951)
.Rizzoli - 1981
Traduzione di Giovanni Galteri
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...ecc.
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LA POESIA

Non piace neanche a me: ci sono cose
assai più importanti di simili inezie.
Comunque, leggendola con assoluto disprezzo,
alla fine vi si scopre
uno spazio per il genuino.
Mani capaci di afferrare,
occhi capaci di dilatarsi,
capelli all'occorrenza capaci di rizzarsi,
sono cose importanti non in virtù delle interpretazioni pompose
che possono suggerirvi, ma perchè sono utili.
Quando tanto si allontanano dal genuino da non essere più intelligibili,
di noi tutti si può dire la stessa cosa: non possiamo ammirare
ciò che non riusciamo a capire: il pipistrello
appeso a testa in giù o in cerca di qualcosa
da mangiare, elefanti che spingono, un cavallo selvaggio
che si rotola, un lupo
sotto un albero, instancabile, il critico ottuso
cui si contrae di scatto la pelle
come a un cavallo infastidito da una pulce,
il tifoso di base-ball, l'esperto di statistica -
e non ha senso neppure
svalutare "documenti commerciali e libri scolastici".
Sono importanti anche questi. Però occorre distinguere:
se vengono ostentati
da poeti di secon'ordine, il risultato
non sarà mai poesia. Né vi sarà poesia
finché i poeti non sapranno essere
i "veristi dell'immaginazione"
sdegnando banalitá e insolenza,
e non sottoporranno al vostro esame "giardini immaginari
con dentro rospi veri".
Se, comunque, pretendete da un lato
il materiale greggio della poesia allo stato greggio
e dall'altro richiedete ciò che è genuino,
allora vuol dire che la poesia v'interessa.

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Nell'edizione definitiva del 1935, "The Complete Poems of Marianne Moore", la poesia fu ridotta a tre versi:
Non piace neanche a me./ Leggendola però con assoluto disprezzo, alla fine vi si scopre/uno spazio per il genuino.
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Miss Moore su Terres de femmes
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venerdì 21 novembre 2008

Tra le sacre righe





















Elisabeth Green
Dal silenzio alla parola.
Claudiana - 1992
 
Elisabeth Green è pastora della chiesa evangelica battista di Grosseto, attualmente, ma nell'edizione del 1992, che è poi quella che possiedo e dalla quale traggo la postfazione, è scritto che è/era pastora di Gravina di Puglia. Inglese di origine, ha studiato alla Facoltà battista di Rüschlikon, in Svizzera e alla Pontificia Università di Salamanca, in Spagna, dove ha conseguito il dottorato in teologia (con una tesi in teologia femminista).
 
Dalla postfazione: "Il punto di partenza di queste meditazioni è costituito da un fatto tanto ovvio quanto di solito ignorato: siamo tutti esseri umani sessuati al femminile o al maschile. Questa constatazione è stata spesso ignorata o resa invisibile, nascosta dal presupposto della neutralitá maschile. Nel nostro stesso codice linguistico, infatti, la parola "uomo" è un termine generico che vorrebbe includere anche le donne..."
 
"Le stesse scienze esegetiche sono confortate dall'obbiettività e pretesa neutralità maschili, per cui rare volte è stata sentita una lettura scritturistica che parta da una diversa esperienza umana: quella femminile..."
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"Le donne, coscienti della propria differenza sessuale, si avvicinano al testo biblico consapevoli che la Bibbia è stata usata contro di loro. Siamo reduci (citando i casi più ovvi) dal silenzio impostoci dall'apostolo Paolo, dalla sottomissione richiestaci da chi scrive in suo nome..."
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"Nello stesso modo in cui le chiese hanno rafforzato il razzismo, lo schiavismo e l'antisemitismo, ci rendiamo conto che hanno mantenuto subalterne e discriminate anche le donne."
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"...le donne che si propongono di rileggere la loro tradizione religiosa a partire dalla differenza sessuale devono affrontare testi androcentrici, formatisi in strutture patriarcali e interpretati da uomini e istituzioni che hanno prestato la loro autoritá alla negazione pluriforme della differenza sessuale."
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"...l'uso che faccio della teoria femminista è piuttosto ecclettico, convinta che elementi di correnti di pensiero diversi possono aiutarci a capire di tutto."
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"Non soltanto cerco di restaurare alla memoria femminile le sue figure ispiratrici e quindi qualcosa della nostra genealogia, ma vorrei anche restaurare pienezza al testo ( le donne c'erano, non le ho inventate), pienezza che il corso del tempo ha fatto svanire, lasciandoci tutti impoveriti e forse impotenti."
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"La mia lettura non ha nessuna pretesa di definitività o tantomeno di "scientificità", o meglio, ha le stessissime pretese di tutte le altre letture offerteci lungo i secoli: si inserisce in un contesto che riconosce la leggittimitá di una pluralitá di letture. Invece di istruire o insegnare, queste meditazioni, queste storie di donne vogliono piuttosto suggerire e ispirare. Vogliono evocare il nostro consenso risuonando con l'esperienza delle donne oggi...".

 

Acquistabile presso le librerie Claudiana
Elisabeth Green su: Il paese delle donne


 
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mercoledì 19 novembre 2008

Tra una città e l'altra

Il cimelio!






















Tra una città e l'altra
divisa tra i due letti
resterò fuori da ambedue i corpi
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tra i due confini e le due lingue
nella terra franca
mi sarà possibile intrecciare
i filamenti
delle figlie nate
dalle impudiche voglie

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risolvendo i dubbi
su chi sarà l'uditorio
e cosa sia il neutro universale
che si vende
nelle aule universitarie

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di cosa è cantabile e cosa
invece è preferibile tacere
mi permetterò domande retoriche
e preparerò risposte scontate.
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© Angela Siciliano
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La poesia ha vinto il primo premio della prima edizione (1989) di Donna-Poesia, del Centro Femminista Internazionale di Roma. In giuria: Cristina Colafigli, Amanda Knering, Marcia Theophilo, Antonella Anedda, Adele Cambria, Elia Magalò, Giovanna Bemporad, Biancamaria Frabotta, Elisabetta Granzotto, Dacia Maraini.
La si trova nella raccolta Tra le dita pubblicata nel 2012 con Franco Puzzo Editore.

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lunedì 17 novembre 2008

Un appuntamento mancato


L'africano
di
Jean-Marie-Gustave Le Clézio (1940)
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Il Padre di Le Clézio era medico nell'esercito britannico e per parecchi anni vivrà da solo, in Africa, lontano dalla moglie e dai figli, anche a causa della guerra.
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Quando Le Clézio rivedrá suo padre, al termine della sua vita africana, questi non sarà un amico ma un rigido sconosciuto da provocare e combattere e dal quale aspettarsi diverse violenze. L'autore cerca di capire perchè il giovane medico, felice di essere libero nello spazio africano insieme a sua moglie, è diventato in un secondo momento l'inflessibile individuo autoritario, pieno di manie, e di regole da imporre ai propri figli.
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La risposta sta negli anni trascorsi in isolamento; nelle miserie, le sofferenze, le ingiustizie che ha visto e che ha cercato di lenire con la dedizione; nei destini tragici della gente africana da lui incontrata, curata, assimilata nell'animo.
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"Senza dubbio le cose sarebbero andate diversamente se non ci fosse stata la frattura della guerra, se mio padre, anziché doversi confrontare con dei figli che non conosceva più, avesse imparato a vivere con un neonato in casa, se avesse seguito quel lento percorso che dalla prima infanzia conduce all'etá della ragione...Oggi finalmente riesco a rimpiangere quell'appuntamento mancato..."
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"L'Africa non lo aveva trasformato, ne aveva solo acuito il rigore. Quando, più tardi, ormai in pensione, è venuto a vivere nel Sud della Francia, si è portato dietro quell'eredità africana. Autorità e disciplina, fino alla brutalitá. Ma anche precisione e rispetto - regole fondamentali delle antiche società camerunesi e nigeriane, dove i bambini non devono piangere né lamentarsi - e la vocazione per una religione scevra di orpelli e superstizioni..."
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"Ventidue anni d'Africa gli avevano instillato un odio profondo per ogni forma di colonialismo...Le sue non erano idee astratte, e nemmeno scelte politiche. Era la voce dell'Africa che parlava in lui, risvegliando sentimenti antichi."
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"È morto l'anno in cui l'AIDS ha fatto la sua comparsa. Ma aveva già intravisto l'oblio strategico in cui le grandi potenze coloniali dimenticano un continente dopo averlo sfruttato.
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sabato 15 novembre 2008

...ed era bello favorirti

Foto da aldamerini.com che ora si chiama aldamerini.it


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In "Un'anima indocile" - Edizioni La Vita Felice - 1996
da Ultime poesie d'amore
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Questa difficile conclusione di vita,
questo premere selvaggio della bocca
contro i tuoi inguini, contro le tue palme
aperte, questa durata di fuoco
finché sale l'estasi del piacere
che travolge le nostre menti
e il tuo durare sui miei seni gentili,
sui capezzoli furibondi
finché la carne si esalta
e vive il fuoco del pianto
e insieme allora piangiamo
l'uno sull'altro riversi
perché ci siamo sentiti svuotati
del paradiso terrestre.

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In "Clinica dell'abbandono" - Einaudi - 2003
Naviglio di sera
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Si entra in queste case senza dimore con l'idea
precisa e la speranza di trovare la fatalità il destino
si considerano le pietre gli abitanti i luoghi
le speranze cadute sulle pietre le voci dei bimbi
che un tempo salivano sopra gli alberi e sembra
di sentire cinguettare quegli angeli che hanno dato
la misura dell'aldilà quei piccoli amorini che vibrano
la sera sul cuore di questi ragazzi che cercano
una seconda una terza infanzia o una maturità piena
di lusinghe ragazzi che non vogliono crescere
che non cercano né il passato né l'avvenire
un florilegio di ragazze bellissime e prodigiose
che cantano lo spazio della nostra anima.



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Il titolo del post: ...ed era bello favorirti, è un verso della poesia senza titolo a pag. 15,
in Un'anima indocile
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Ultimo aggiornamento: 14.4.2012
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giovedì 13 novembre 2008

Pensiero naufrago



Alessandro Assiri
da
Modulazione dell'empietà
Lieto Ciolle - 2007

9.

Quando presuntuoso
supposi
quello sguardo su di me
dispiegai la vanità
in un goffo gongolìo.


Ravvivandomi i capelli
davanti a una vetrina
barattai la vita
per una piccola lusinga.



A nessuno è concesso di continuare come si è iniziato.
Piano piano subentra una deriva delle cose, un piccolo naufragio del pensiero,
un timido desiderio del congedo
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mercoledì 12 novembre 2008

Novembre...

Foto di G. Nielsen: Copenaghen, Tøjhusbænken














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Un poesia al giorno toglie novembre di torno: il lungo, buio, umido, freddo novembre copenaghese... Ma oggi direi un verso al giorno, un paio di versi al giorno...quanto basta per sentire un po' di calore nelle vene! Versi come un sorso di vino....Un verso al giorno per togliersi novembre di torno...Il lungo, pesante, scuro, inevitabile novembre!
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Louis Aragon
Da Non esistono amori felici
in POESIA N. 57
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Nulla appartiene all'uomo Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio

. Il n'y a pas d'amour heureaux
Traduzione di Tiziana Mian
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Anna Achmatova
Crocefissione
in POESIA N: 57
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"Non piangere, madre, per me, che giaccio nella tomba".
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1
Il coro degli angeli magnificò la grande ora,
E i cieli si stemperarono nel fuoco.
Al Padre disse: " Perchè mi hai abbandonato!" .
E alla madre: "Non piangere per me...".


2
Maddalena si percuoteva e piangeva,
il discepolo amato era impietrito,
E là dove stava silenziosa la Madre,
Nessuno osò guardare.
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Traduzione di Paolo Galvagni
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Maria Luisa Spaziani
"Inediti"
in POESIA N. 119
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XXVI
Questa sera somigli a tutti gli uomini amati
da me negli anni, angeli-capitani,
pianori di pace nel frastuono del mondo.
Il mio genio era acuito, i sensi illuminati.

La grazia e la forza tua me li riportano
ma non sei loro, loro non sono te.
Erano i gradini per raggiungere la vetta,
fascio di luce del tuo solo nome.

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Insomma oggi ci son voluti tre "sorsi di buon vino" per superare questo giorno di novembre...
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lunedì 10 novembre 2008

Un che, senza perchè


Wislawa Szymborska
(1923)
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Scrivere il curriculum-
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Che cos'è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

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A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
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È d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

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Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
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Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perchè.
Onorificenze senza motivazione.
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Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
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Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
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Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
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Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
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È la sua forma che conta, non ciò che sente.
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Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
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Traduzione di Pietro Marchesani
in POESIA N.119
Luglio/Agosto 1998

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Su: Rai libro

 
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domenica 9 novembre 2008

Sei di Dario Bellezza









Dario Bellezza
(1944 - 1996)

Dal N.90 di POESIA
(Mensile internazionale di cultura poetica) 
Dicembre 1995,
e dal N.95 - Maggio 1996 - / Crocetti Editore
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N.90: "Inediti": Il nulla
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Sei Dio forse
solo perchè t'ho amato
e ora inguaribile
ritorno a te
bestemmia, insulto
emblema casto del Passato
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Non si muore subito.
Si muore a poco a poco
in ogni giornata,
impercettibilmente
in attesa di Lei
ci si copre la testa
per entrare nella Chiesa
in espiazione di peccati
mai commessi o tentati.
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*

Addio cuori, addio amori
foste i benvenuti, gli adorati
ascoltati meno
per non intrecciare
meschine figure, o suicidi.
Così si scriveva una volta:
tartasse di ingenuità
per volare alto, sacrificare
al nemico, infinito.
Oggi tutto ha preso senso
senza tregua minaccia
anche voi amori, anche voi cuori.


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N.95: "Furore e utopia": Ricordo di Dario Bellezza
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Ho paura. Lo ripeto a me stesso
invano. Questa non è poesia né testamento.
Ho paura di morire. Di fronte a questo
che vale cercare le parole per dirlo
meglio. La paura resta, lo stesso.

Ho paura. Paura di morire. Paura
di non scriverlo perchè dopo, il dopo
è più orrendo e instabile del resto.
Dover prendere atto di questo:
che si è un corpo e si muore.

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*

Dicono che non sia un poeta raffinato.
Intrigando con la vita, rifiutando
l'ermetica polvere degli astri accesi
che non fanno luce, ma solo un po' di musica
stanca, che nessuno sente, preferisco
frequentare i grandi poeti, linfa del mio
sangue, o correre al vile mercato
dove c'è il vecchio popolo che muore
vendendo verdura o frutta, come io
vendo solo qualche verso sottile o
lambiccato in questa smisurata confessione
che è la mia vita perduta ai giorni
normali, alle felicità provvisorie
della carne. Ma chi capirà mai, non so.
Se tutta la realtà meravigliosa
contemplo come un gemente risorto
che morti non risorti ignorano per sempre.
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*

Da Morte segreta, Garzanti 1976

Ora alla fine della tregua
tutto s'è adempiuto; vecchiaia
chiama morte e so che gioventù
è un lontano ricordo. Così
senza speranza di sapere mai
cosa stato sarei più che poeta
se non m'avesse tanta morte
dentro occluso e divorato, da me
prendo infernale commiato.




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Su Dario Bellezza di Francesco Gnerre
"Il male di Dario Bellezza. Vita e morte di un poeta " di Gregorini Maurizio - Nuovi equilibri - 2006
"La vita idiota" - con uno scritto di Enzo Siciliano - Lieto Colle - 2003

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venerdì 7 novembre 2008

La realtà che non si vede










Eugenio Montale
(1896 - 1981)


Da "Satura" 1962-1970

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.




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giovedì 6 novembre 2008

Verrà e li avrà




*
*









Cesare Pavese
(1908 - 1950)

*
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi stanchi -
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.


Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.



22 marzo '50



Centrostudipavese.it


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mercoledì 5 novembre 2008

Un inferno di ghiaccio


Frankenstein
ossia Il moderno Prometeo
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di Mary Shelley

Mondadori - 1982
Traduzione di Chiara Zanolli
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Figlia di Mary Wollstonecraft e di William Godwin, filosofi e scrittori, tra i diciannove e i vent'anni, nel 1818, scrive e pubblica Frankenstein.
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È conosciuta come Mary Shelley perché sposò il poeta Percy Bysshe Shelley con cui fuggì in Francia, a soli 16 anni, e con cui visse e condivise una vita anticonformista, non senza la denigrazione della società intorno a loro (lui era già sposato quando iniziarono la relazione; in seguito la moglie di Shelley si suicidò e i due formalizzarono la loro convivenza). Resterà vedova dopo pochi anni (Percy Shelley annegherà in Italia, al largo di Livorno, nel 1822) e perderà anche due dei tre figli avuti insieme. Ritornerà in Inghilterra, dove era nata nel 1797, e vi morirà nel 1851, probabilmente a causa di un tumore al cervello, a 54 anni.
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Il romanzo non è né semplice né banale e anche chi ha visto diversi Frankenstein al cinema, resta affascinato dall'originale Frankenstein, che rappresenta, secondo me, il fragile nucleo di sentimenti e nervi, delicato e gelidamente solo, che vive in ognuno di noi e che il mondo fraintende spesso, condannandolo.
In genere se si dice Frankestein la gente pensa al mostro, ma Frankenstein è il nome del creatore dell'essere sùbito considerato mostruoso, anche dal creatore stesso. I film che ho visto con questo titolo - pur essendo alcuni veramente deliziosi - vanno dal comico al grottesco. Sono convinta che vedrò prima o poi una versione cinematografica all'altezza del Frankenstein di Mary Shelley, romantico e gotico.
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Dall'introduzione di Laura Caretti: È ormai una convenzione della critica parlare della struttura di questo romanzo come di un congegno di scatole cinesi: aperta quella più esterna del diario epistolare di Robert Walton (un esploratore) si trova quella di Frankenstein (uno scienziato) che racconta in flash-back, e dentro a questa se ne scopre un'altra ancora, con le parole "in diretta" del mostro. Tre narratori si susseguono infatti in sequenza polifonica, che consente a ciascuno di dire in forma di monologo la propria storia.
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Dal cap.V: Fu in una cupa notte di novembre che vidi la fine del mio lavoro...Oh! Nessun mortale avrebbe sostenuto l'orrore del suo aspetto...una cosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire.
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Dal cap. X: Per la prima volta sentivo anche quali fossero i doveri di un creatore verso la sua creatura, e che avrei dovuto renderlo felice prima di lamentarmi della sua malvagità.
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Dal cap. XVII:...se non posso suscitare affetto, ispirerò paura; soprattutto a te, mio arcinemico, perchè sei stato il mio creatore, giuro un odio inestinguibile.
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domenica 2 novembre 2008

Ruth Keller

















Ultime modifiche al post in data 18.11.2013.



Quel che ho visto e udito a Roma
di Ingeborg Bachmann (1926 - 1973)
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Un ritratto dell'Italia del dopoguerra
in forma di cronaca e di poesia

Traduzione di Kristina Pietra e Anita Raja.
Quodlibet - 2002


Bachmann, austriaca, parlava l'italiano molto bene, e per molti anni ha vissuto a Roma, dove è morta a causa delle conseguenze di un incendio nel suo appartamento. Autrice di racconti, saggi, radiodrammi, fu anche corrispondente da Roma per la radio di Brema, con lo pseudonimo Ruth Keller. Questo libricino raccoglie le corrispondenze e una breve prosa su Roma.
Nella Roma e nell'Italia delle sue corrispondenze ci sono i monarchici in parlamento e i comunisti. Il governo è quadripartitico. Si azzuffano, in qualche seduta, letteralmente. L'industria cinematografica è l'unica industria in una Roma senza ciminiere. La metropolitana compie sedici anni, ha quattro corse giornaliere. Un omicidio che coinvolge nomi eccellenti, viene sfruttato a destra e a sinistra per dimostrare il marcio reciproco.

Il 28 ottobre 1954 Trieste festeggia - dopo, lunghe e delicate trattative - la definitiva appartenenza all'Italia, ma un nubifragio ha ucciso 300 persone a Salerno lasciandone moltissime altre senza tetto, e il prestito statale che il governo aveva promesso per l'occasione, dovrà essere prorogato, il denaro verrà usato per far fronte all'emergenza.
Scrive Ruth Keller/Ingeborg Bachmann nello Zeit im Funk del 28 ottobre 1954:
In mezzo al clima di festa dei triestini, cui neanche la fredda bora e la pioggia torrenziale hanno guastato l'entusiasmo, è giunta una notizia terribile: la catastrofe di Salerno. La tetra coincidenza di un giorno di festa con uno funesto solleva un problema anche politico: quello della colonizzazione interna ed esterna dell'Italia. Il Mezzogiorno è rimasto a tutt'oggi il punto nevralgico del paese, e i rimproveri della stampa e dell'opinione pubblica contro il governo sono stavolta particolarmente aspri. L'Italia ha pesantemente trascurato il sud sotto tutti i punti di vista a favore di sviluppi politici ed economici più appariscenti. [...] in nome dei trecento morti e degli innumerevoli senza tetto ci si chiede se non vi concorra anche un peccato di omissione. Ogni anno, in autunno, questa regione è messa in pericolo dall'acqua e dai naufragi. Gli argini e le dighe non sono sufficienti. Soprattutto il furto di legname ha portato a una totale deforestazione e ne sono nate vere e proprie montagne mobili. [...]. I triestini, il cui "rientro in patria" doveva essere reso più piacevole grazie a un prestito statale, pagheranno questa giornata storica. Il prestito dovrà essere prorogato, i danni verificatisi a Salerno e nei dintorni richiedono ben più dell'intera somma che dovrebbe essere stanziata per quel sussidio. [...]. A Trieste dove i bersaglieri, entrati col tradizionale passo di corsa al suono delle fanfare, venivano portati in spalla, e dove il generale Winterson non riusciva a congedarsi dal generale de Renzi, il nuovo commissario della città, perché il tragitto dal porto a piazza dell'unità era bloccato da una massa di gente tale da impedire i festeggiamenti previsti.
E' da notare che sia il giubilo di Trieste che la catastrofe di Salerno - e tutte le altre, numerosissime in Italia - sono addirittura una tradizione. Chi ha avuto occasione di assistere da vicino all'esultanza dei triestini, è tornato con la mente alle illustrazioni delle lotte irredentistiche del XIX secolo riportate sui libri di storia. [...]. La bella città sull'Adriatico non voleva più essere isolata. Voleva, come si dice in Italia, essere ricongiunta alla madre patria.
La catastrofe di Salerno si colloca in una tradizione molto più drammatica, se non tragica. Le acque e i pendii delle montagne esercitano la loro azione distruttrice con tanta facilità perché il dislivello di civilizzazione tra nord e sud non è stato ancora colmato. Senza contare gli spogli pendii non ancora rimboscati, gli argini e le dighe costruiti in numero insufficiente - il sud è tuttora arretrato come al tempo degli spagnoli e dei Borboni, praticamente l'unica regione europea le cui case sono tuttora prive di acqua corrente e, al contempo, costantemente minacciate dalla paura delle frane dei torrenti di montagna [..]. Si tratta della quarta grande catastrofe alluvionale negli ultimi quattro anni. Finora non si è fatto che rapportare alla meglio i vecchi danni. Mancano misure preventive in grande stile per evitare catastrofi future.[...].

Un brano da un articolo presso lo stesso giornale del 3 dicembre 1954:
Tutti i tesori del mondo vengono sciorinati nelle lussuose vetrine romane, ma solo una piccola parte di abitanti se li può permettere.

E alcuni brani di uno del 1° marzo 1955:
Gli stabilimenti della Fiat partono con una produzione di cinquecento vetture al giorno, che presto saliranno a mille.[...]. L'automobile incontrerà comunque grandi favori e sedurrà l'italiano medio, per quanto anch'essa non alla sua portata. La maggior parte delle persone dovrà accontentarsi ancora della Vespa, pur sempre due terzi meno costosa e altrettanto più contenuta nei consumi - per non parlare dell'onere fiscale. Malgrado ciò, si prevede un aumento enorme delle vetture in circolazione sulle strade d'Italia, e la cosa desta già oggi preoccupazioni, perché esse non sono atte ad accogliere un traffico ancora maggiore.[...] Sono tra le strade più pericolose d'Europa, per quanto duemila anni fa fossero indubbiamente esemplari. [...]. Il traffico si concentra infatti soprattutto nelle città, i cui centri sono caratterizzati da strette strade medievali. Nel giro di pochi anni in questo paese potrebbe crearsi un caos viario senza pari, sebbene le statistiche paiano dimostrare il contrario. Perché in Italia circolano soltanto un milione di automobili e camion. Appena un italiano su settantacinque possiede un'automobile. Nella Repubblica Federale la media sale invece a uno su quaranta, in Francia su quindici, in Inghilterra uno su tre. Rispetto ad altri paesi, l'Italia è quindi poco motorizzata. Ma vedrete, è il motto di oggi: con la Fiat Popolare S 600 le cose cambieranno!

Infine, dal testo (poeticamente) scritto per la rivista letteraria Akzente, del 1955:
A Roma ho visto che il Tevere non è bello, ma trascurato nelle banchine [... ]. Arbusti ed erba alta sono infangati, e sulle balaustre solitarie dormono immobili gli operai nella calura del mezzogiorno[...]. Bella è però l'acqua del fiume, verde argilla o biondo - a seconda di come la luce lo irradia. [...]. La Tiberina è abitata dai Noantri [...]. A Roma ho visto che la basilica di San Pietro sembra più piccola delle sue reali dimensioni e tuttavia è troppo grande. [...] le grandi solennità si svolgono ancora chiassosamente, con balletti in porpora sotto baldacchini, e nelle nicchie l'oro sostituisce la cera. Chiesa granne divozzione poca. [...]. In una trattoria vicino alla sinagoga la tavola è apparecchiata, e i pesciolini rossastri del Mediterraneo sono serviti con uva passa e pinoli. I vecchi si ricordano degli amici che furono pagati a peso d'oro; quando furono riscattati, i camion partirono lo stesso, e loro non tornarono più.[...]. In un bar romano ho visto [...] un ragazzino col grembiule allacciato davanti che lavava le tazze e i bicchieri e non andava mai a letto prima di mezzanotte. [...]. A Roma ho udito certamente che più di uno ha il pane ma non i denti, e che le mosche vanno sui cavalli più magri. Che a uno è stato donato molto e all'altro niente; c'è chi la tira, la strappa e che soltanto una colonna solida sostiene la casa per cento anni. Ho udito che al mondo c'è più tempo che intelletto, ma che gli occhi ci sono dati per vedere.
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Link: Bachmann presso la Quodlibet 



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