venerdì 25 luglio 2008

Mahhh! Behhh! Bohhh!

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Mah, beh, boh.
Tre paroline, tre gioielli della lingua italiana, soprattutto parlata.
Esprimono così tante cose che ci vogliono anni per imparare ad usarli correttamente.
Mah! ...Non è facile.
Beh! ...Basta allenarsi.
Chissà se gli svizzeri italofoni fanno lo stesso uso e abuso di queste tre preziose paroline?... Boh!
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mercoledì 23 luglio 2008

La cuoca ginevrina


Georgia O'Keeffe, Jack-in-the-pulpit VI - 1930
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La cuoca ginevrina

Oh! Che fortuna credevo d'aver trovato
ad essere finita nella cucina
di una così gran cuoca
dall'accento francese.

Croccante mi fece diventare, esternamente
e dentro morbida al punto giusto
col bel grasso gocciolante
- denso e profumato -
che si faceva intingolo
in cui fiduciosa crogiolavo.

Oh! Di me fece un bel pasto
da offrire a se stessa
per premio, per lusso, per golosità.

E quando fui cotta
dal forno mi tirò fuori
- fumante e sfrigolante -
e annusandomi soddisfatta
mi poggiò sul tavolo
a raffreddarmi un po'.

E lì, già sazia, mi dimenticò.

Il grasso si addensò inesorabilmente
intorno e dentro me:
non fui più interessante
neanche da guardare
figurarsi da mangiare.



© Angela Siciliano

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La cuoca ginevrina, firmata con lo pseudonimo Patrizia Lancioisi, ha vinto il primo premio dell'edizione anno 2000 di "Donne, eros...e altre donne", dell'Associazione Green Tomatoes di Torino. È pubblicata, firmata Angela Siciliano, nella raccolta "Sei più nove" (Il dito e la luna - 2004). Dal novembre 2012 la si trova nella raccolta Tra le dita (Franco Puzzo Editore).

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martedì 22 luglio 2008

Bussola morale

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Io temo che una colpa
verso gli dèi mi valga
presso gli uomini onore.

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Ibico di Reggio (VI sec. a. C.)
da I lirici greci- Einaudi, traduzione di F. M. Pontani - 1969


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domenica 20 luglio 2008

Riflessioni su un anniversario


1. ottobre 1989

Axel e Eigil Axgil.

Prima unione civile
tra persone dello stesso sesso

presso il municipio

di Copenaghen.

Foto da aftonbladet.se
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Quest'anno si festeggia in Danimarca il sessantesimo anniversario dell' associazione LBL, cioé Landsforeningen for Bøsser og Lesbiske, che tradotto letteralmente vuol dire L'associazione nazionale per i froci e le lesbiche (bøsse in realtà vuol dire, secondo il vocabolario danese, un bussolotto), ma anche una carabina. Perché un omosessuale maschio debba essere associato ad un bussolotto, non si sa. E ad una carabina? Fammi pensare... forse ci arrivo ma non ne sono sicura! Del resto perché si dice in italiano finocchio? E la parola frocio da dove viene? Dal romanesco certo, ma con quale etimologia?
Comunque, ritornando al tema principale, il fondatore dell'associazione si chiama Axel Axgil e oggi ha 93 anni. Axel, nato a Odense, da giovane fu licenziato dal lavoro quando si seppe della sua omosessualità (per rispetto verso gli altri dipendenti, gli fu detto) e fu sfrattato (per rispetto verso gli altri inquilini). E cosí fondò nel 1948 l'associazione. Bisogna pur reagire!
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Nel 1950 incontra Eigil Eskildsen che divenne suo compagno; fino alla morte di Eigil nel 1995, dopo 45 anni di vita insieme.
I due furono la prima coppia omosessuale, in Danimarca, ma anche nel mondo, a sposarsi ufficialmente presso il municipio di Copenaghen, era il 1. ottobre del 1989.
Sposandosi si diedero anche un nuovo cognome comune (in Danimarca è possibile), Axel infatti si chiamava Lundahl Madsen ma dopo l'unione civile divennero ambedue i signori Axgil cioé la composizione di Ax-el e Ei-gil.
Attualmente le statistiche dicono - secondo un telegiornale di un paio di giorni fa - che in Danimarca ci sono 9.000 coppie di omosessuali ufficialmente sposati. La percentuale dei divorzi è del 17%. Decisamente inferiore rispetto alla percentuale dei divorzi etero che è intorno al 41%.
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E almeno con le unioni civili in municipio, si ha qualche dato chiaro, perché altrimenti è un po' difficile trovare le cifre reali relative all'omosessualità; perché a pensarci bene, come si "scovano" gli omosessuali, avendo la gente spesso diversi livelli di coscienza e diversi comportamenti?
Infatti, cos'è l'omosessualitá? C'è la definizione sentimentale (ci si innamora di una persona dello stesso sesso), poi c'è la definizione comportamentale (periodica attività sessuale con una persona dello stesso sesso) e infine c'è la definizione della propria identità (ci si definisce omosessuali).
Per non parlare poi degli omofobi che si sospetta siano in realtà degli omosessuali latenti!
Non è dunque facile fare il punto della situazione. Per questo i numeri di un registro in un archivio municipale, elettronico o cartaceo che sia, mi sembrano una cosa molto pratica e rilassante.
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Axel e Eigil su wikipedia, in italiano.

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Ultima modifica 3 novembre 2011

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sabato 19 luglio 2008

Versi avversi


Anne Sexton (1928-1974)
















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Ci sono frasi, versi, parole che da soli - anche estrapolandoli dal contesto - sembrano illuminare una stanza. Sono come i fari di un auto nel buio di una strada provinciale, sono come un raggio di sole che si intrufola tra pesanti tende; come la luce lunare o dei lampioni, in una stanza sconosciuta, magari d'albergo; una scintilla, una lingua di fuoco: luce e calore in pochi suoni, poche note messe insieme e amalgamate con l'emozione del momento, del ricordo, della prospettiva del futuro.
Voglio condividere con voi alcuni esempi, anche se non è detto che a voi facciano lo stesso effetto:


1
Non fa niente,
se intanto
non ti vestirò con l'elegante abito di Parigi
ma soltanto col fumo della sigaretta.
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Vladimir V. Majakovskij - Il flauto di vertebre
da "A piena voce" a cura di Ignazio Ambrogio, Edizioni Accademia - 1970
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2
Mio cigno inesausto, mio fiore lanoso,
anche un notaio ci autenticherebbe il letto
quando m'impasti e lievito come pane.
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Anne Sexton - Canzone per una signora
da "L'estrosa abbondanza" a cura di Lo Russo, Satta Centanin, Zuccato, Crocetti Editore - 1997
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3
Ma d'improvviso per la tenda
passerà il tremito di un'irruzione.
Misurando coi passi il silenzio
entrerai tu come il futuro.

Borís Paternàk - Non ci sarà nessuno in casa...
da "Poesie" a cura di Bruno Carnevali, Newton Compton Editori- 1986 ?
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4
Ti prego per le case dove passano sempre cent'anni
da quando s'esce la sera a quando si ritorna la mattina.
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Henrik Nordbrandt - Preghiera
da "Giovani poeti danesi" a cura di Maria Giacobbe, Giulio Eianudi editore - 1979 ?
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5
Perchè sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.

Constantinos Kavafis - La città
da "Cinquantacinque poesie" a cura di Dalmàti e Risi, Giulio Einaudi Editore -1968
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6
La spensieratezza è un caro peccato
caro compagno di strada e nemico mio caro!
Tu negli occhi mi hai spruzzato il riso
e la mazurca mi hai spruzzato nella vene.

Marina I. Cvetaeva
da "Poesie" a cura di Pietro Zveteremich - Universale Economica Feltrinelli, 1979


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domenica 13 luglio 2008

Suicidi d'autore










Sylvia Plath (1932 -1963)
Self-portrait - 1951


All'aeroporto di Ancona lo scorso marzo, aspettando il volo per Monaco, ho comprato un libro, con gli ultimi euro, che in Danimarca non si usano. E ho scelto un libricino di Stampa Alternativa, Suicidi d'utore (2003) di Antonio Castronuovo. I suicidi non mi affascinano ma dando un'occhiata all' indice mi sono accorta che si trattava, tra gli altri, di suicidi di persone che "conoscevo": Sylvia Plath, Unica Zürn, Marina Cvetaeva, Walter Benjamin, Anne Sexton. E cosí l'ho acquistato sperando mi desse ulteriori notizie degli autori sopra elencati. Ho trovato più che altro, come un affettuoso saluto agli autori che se ne sono andati quasi senza salutare, senza aspettare i tempi naturali, rinunciando al futuro, che per quanto nero potesse sembrare a loro, visto dal punto di vista di quel giorno, non sapremo mai cosa avrebbe riservato. Né noi né loro. Un suicidio esclude il futuro. A me sembra che renda incompiuta una vita.
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Ma nel brevissimo prologo scrive Castronuovo: "D'autore perché suggellano un'esistenza - e la rendono compiuta". Punti di vista. Forse ha ragione lui. Una Plath senza il suicidio, una Cvetaeva senza il suicidio...(cosí come un Pavese senza il suicidio) sono inimmaginabili. Adesso sarebbero degli anziani un po' maniaci di qualcosa, pieni di acciacchi e di rughe...No, non si riesce ad immaginarli. Quindi forse è vero che cosí facendo hanno reso compiuta la propria esistenza. Vi trascrivo qualcosina della interessante lettura.

Suicidio sottovetro - Sylvia Plath: Trenta. Compiuti da poco. E alle spalle un paio di libri. Ma sul tavolo tutte le poesie che aveva scritto in poche settimane, colta dal fervore iridescente, e poi manipolate, una per uno, con un lavoro minuzioso...erano i versi di Ariel...Trasparenti come lo sono le cose che preparano la morte. Ma anche capaci di fare di lei una poetessa famosa: premiata quando la fama, sorridendo della sua stessa pigrizia e avarizia, sembra dire all'autore: "Giungo quando non ci sei, quando non ti servo"...Quell'inverno fu incredibilmente freddo e lo sconforto si fece intollerabile....

Suicidio di bambola - Unica Zürn: Il corpo di Unica non fa in tempo a raffreddarsi che l'editoria s'accorge di lei e pochi mesi dopo il suicidio escono da Belfond e da Gallimard, in lingua francese, Oscura primavera e L'uomo gelsomino ...E per una che aveva aderito con passione al surrealismo, non sembra nemmeno casuale la scelta di scavalcare una finestra, luogo della trasparenza, del transito da una realtà all'altra, o - come attiene alla tematica surrealista - dalla realtà al sogno.

Suicidio nell'Isba - Marina Cvetaeva: "Sola, sola, sola, - come una quercia, come un lupo, come Dio"... All' uscita del suo primo libro, Album serale (1910), aveva compiuto il gesto anticonformista di rasarsi a zero i capelli...Percorreva uno stile solitario, orgogliosamente estraneo a ogni corrente e ogni scuola...La ricerca spasmodica di un alloggio stabile le portó via ogni energia, stremandola...Rimane a galla perché i rari amici, e tra questi Pasternak, riescono a procurarle saltuarie traduzioni presso case editrici...traduce in modo forsennato liriche polacche, georgiane, yiddish...E chiese di essere assunta come lavapiatti nella futura mensa degli scrittori...Su un taccuino, il 5 settembre 1940, aveva annotato: "...Nessuno sa che già da un anno all'incirca cerco con gli occhi un gancio...Non voglio morire. Voglio non essere...". Non si sa chi abbia avuto il posto di lavapiatti a Cistopol.

Suicidio con manoscritto - Walter Benjamin: Aveva perso la cittadinanza tedesca con ordinanza del luglio 1939...fu internato come apolide di origine tedesca...fuggí verso sud... Nella notte fra il 26 e il 27 settembre, nella camera d'albergo, ingerí un tubetto di pastiglie di morfina...un medico parlò di "apoplessia cerebrale"...non ritenne utile disporre un ricovero nel vicino ospedale...Benjamin morí poche ore dopo...aveva scritto che non vedeva più alcuna via di scampo alla situazione, sua e del mondo... Oggi, al cimitero di Port Bou...a Benjamin è dedicato un cippo di pietra...: "Non c'è documento di cultura che non sia, al tempo stesso, documento di barbarie".

Suicidio a tempo di rock - Anne Sexton: ...in una lettera scrive che la cosa davvero fondamentale nella vita "è diventare noi stessi, superare nostro padre e nostra madre, assumere la nostra identitá". Ma non ci riesce..si imbottisce di psicofarmaci e si abbandona a un etilismo devastante...Il medico le consiglia di scrivere versi...è giubilante quando del popolo degli psicopatici e dei poeti puo' dire "questa è la mia gente"...Quando affronta il pubblico per recitare poesie segue un copione prestabilito: giunge in ritardo con la folla che strepita, indossa un abito rosso, ha tacchi a spillo e mentre sale sul palco si capisce, da come barcolla, che è già sbronza. Poi getta le scarpe contro il pubblico e inizia a recitare con voce sensuale. C'è chi esce inorridito e chi pende dalle sua labbra... L'ultima collezione raccoglie trentanove poesie folgoranti, scritte in due settimane. Vi appare l'immagine di una donna che approda all'isola dell' infanzia dove Dio Padre le propone una partita a poker. Non le va male. Finché Dio non cala una mano con cinque assi.




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Omosessualità nel mondo




OMOSESSUALITÀ NEL MONDO
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(Foto: La trapezista-tuffatrice © Angela Siciliano)
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.Negli ultimi anni ci siamo abituati, in molte città italiane ed europee, a vedere le parate gay almeno una volta l'anno. A prescindere dalle reazioni emotive degli altri cittadini, che a volte sono di allegria a volte di fastidio, bene o male ormai le parate si svolgono pacificamente, con la musica a tutto volume, qualche striscione a grandi lettere, grasse risate, costumi e danse.
Almeno cosí accade a Copenaghen (anche se pochi anni fa durante la sfilata in un quartiere - che una volta era operaio ora è a maggioranza immigrati - un gruppo di ragazzini di origine diversa da quella etnica lanciò una serie di pietre contro i carri, ferendo i ballerini. Le pietre furono lanciate insieme a ingiurie volgari e denigranti).
In genere dunque ormai tutte le cittá, volenti o nolenti, si stanno rassegnando alle parate gay che se da una parte esagerano in carne in esposizione e pose direi fantascientifiche, dall'altra mettono anche allegria e spruzzano un po' di diversità sulla monotona atmosfera cittadina.

Non tutti gli omosessuali vanno alle parate, sia chiaro, è una piccola percentuale di gay che o ritiene un dovere politico parteciparvi o lo ritiene un modo divertente di esprimersi. Un'altra percentuali di gay magari si ferma a guardarli e saluta i conoscenti, qualcuno non ha proprio tempo o evita la folla per principio, ma certo i sentimenti verso le parate sono vari anche all' interno del mondo omosessuale. E il potersi permettere riflessioni su quanto sia utile o meno sbattere in faccia alla macellaia e al fruttivendolo un paio di chiappe imbellettate per poterli convincere che abbiamo il diritto si esistere é giá una grande libertá. Di pensiero e di espressione, appunto.
Ma ci sono luoghi in cui é ancora reato essere omosessuali e le parate gay sono simbolo di disordine civile oltre che morale; finiscono con la polizia che attacca i manifestanti, piccoli eserciti neonazisti che provocano e bastonano, con la galera e cose simili (galera non per i neonazisti ma per i gay che riescono ad acciuffare).
 
È successo cosí a Sofia in Ungheria, di recente, è successo cosí anche in altri ex-paesi comunisti appartenenti alla defunta Unione Sovietica. Diciamo che gli ultimi paesi entrati nella Comunitá Europea sono costretti a fare i conti con questo passaggio culturale, imposto dalle regole comunitarie: non discriminare i cittidadini omosessuali. E in questo caso dunque ben venga la mano lunga di Bruxelles.
Poi si tratta di superare i pregiudizi, i miti, le informazioni sbagliate sull'omosessualitá, i tabù. In certi paesi – nel mondo - la gente é convinta che non esistano da loro i gay oppure che essere omosessuali significhi apprezzare il sesso con i bambini o che se si é omosessuale allora si é anche pazzoide, malato fisicamente, posseduto dal diavolo, portatori di malattie infettive e cose simili.

Fuori dall'Europa, pochi giorni fa si è svolta la prima parata gay in India, a New Delhi. Gli organizzatori si aspettavano pochi partecipanti, riferisce Poul Bonke Justesen, il giornalista dell'articolo su Berlinske Tidende un quotidiano danese, del 5 luglio, perché in India vige ancora una legge che risale a 147 anni fa, dai tempi degli inglesi, la quale puo' condannare un omosessuale fino a 10 anni di carcere. Naturalmente ora si discute di eliminare la legge che é contro i diritti umani, ma é ancora vigente. E cosí gli omosessuali coraggiosi che hanno partecipato alla storica parata hanno preferito indossare una maschera, ma erano in migliaia, mentre gli organizzatori aspettavano al massimo un centinaio di partecipanti. Un successo. In India manifestazioni simili stanno avvenendo in diverse altre grandi cittá.

Riferisco anche i dati trovati in un articolo di Kirstin Stefánsdóttir Egekvist, di ieri su un altro quotidiano danese, Politiken: a livello globale, in 8 nazioni essere omosessuali porta alla pena di morte; in 78 è un reato che porta a molti anni di prigionia.
In Egitto il maggio scorso cinque uomini sono stati condannati a tre anni di prigione, scoperti perché siero-positivi (HIV), il loro medico ha dunque imposto loro una visita anale per dedurre se avevano avuto rapporti sessuali omosessuali. Tratte le conclusioni dalla visita medica, le autoritá li hanno tenuti legati al letto d'ospedale fino al processo, circa tre mesi dopo, e questo anche se malati.
Ma i maltrattamenti e l'aggressività verso gli uomini e le donne omosessuali sono un fenomeno che più o meno appartiene a tutti i paesi, in misura diversa, ma è presente ovunque e quasi potremmo dire che l'aggressivitá cresce di pari passo con le libertá e i diritti che si vanno acquisendo in misura sempre più completa.
Le nazioni che condannano a morte gli omosessuali sono: Emirati Arabi Uniti, Gambia, Iran, Mauritania, Nigeria, Arabia Saudita, Sudan, Yemen.
La nazioni che permettono il matrimonio, senza distinzioni di alcun genere tra quello omosessuale e quello eterosessuale: Repubblica Sudafricana, Spagna, Olanda, Belgio, Canada, California e Massachusetts negli Stati Uniti d'America, Norvegia.
Le nazioni che permettono registrazioni di partnariato con diritti molto simili ai matrimoni eterosessuali ma conservando delle limitazioni: Argentina (solo in Buenos Aires), Australia, Danimarca,Finlandia, Francia, Islanda, Lussemburgo, Svizzera, Slovenia, Gran bretagna, Svezia, Repubblica Ceca, Germania, Nuova Zelandia, Guinea francese, Uruguai, Messico ( in Coahuila e nel Distretto Federale), Usa (Hawaii, Oregon,Washington, Vermont, New Jersey, Connecticut, New Hampshire, Maine).
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Il post è riproposto su Fuggicalipso della Gingko

 
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venerdì 11 luglio 2008

Fidi e infidi


Elisabeth Tudor
(1533-1603)

Elisabetta I d'Inghilterra
- Lettere ai fidi e agli infidi
.A cura di Nicoletta Gruppi
Editore: Rosellina Archinto- 1988
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Scrive Nicoletta Gruppi: "...a parte le sue finalità pratiche, una lettera è pur sempre un momento d'espressione individuale pura, non ritrattabile e non transeunte. Il balenio di qualcosa di autentico è comunque avvertibile dietro il cerimoniale della presentazione di se stessi al mondo, specialmente quando l'io tenuto a freno non è un io di piccole dimensioni. Elisabetta Tudor delle lettere non si fidava e qualche volta ne aveva decisamente paura...
La quattordicenne Elisabetta, perfettamente isolata, senza segretari nè consiglieri, dovette sostenere un interrogatorio di quindici giorni mentre tutt'intorno la commissione vagliava, frugava, scartabellava, cercava freneticamente carte, lettere, biglietti...
La Regina Vergine avrebbe in seguito fatto uso di innumerevoli motti, ma nessuno, forse, fu più vero di quel distico dal sapore leggermente mafioso che, secondo la leggenda, ella avrebbe inciso sul vetro di una delle sue residenze obbligate: "molto fu sospettato, mai nulla fu provato"...
Scarsissime le lettere della regina indirizzate ai favoriti; numerosissime, viceversa, quelle dei favoriti indirizzate a lei...
la maggioranza di queste lettere ha chiaramente fatto, come si diceva a quell'epoca, "la fine di un eretico"...
la sua corrispondenza include alcune delle più agghiaccianti sfuriate che mai siano uscite dalla penna di un sovrano assoluto; sfuriate contrapposte, a volte in modo assai brusco, con espressioni d'incoraggiamento e d'affetto assolutamenti disarmanti. Nel giro di pochi giorni la medesima persona poteva ricevere esempi tanto della prima quanto della seconda maniera...
Fino a che punto Elisabetta fu responsabile dell' "epoca elisabettiana"?...
forse Elisabetta non fece nulla per promuovere il cosiddetto "rinascimento inglese"; peró avrebbe potuto fare molto per impedirlo, e non lo fece. Gli elisabettiani leggevano molto e bene. Contrariamente a quanto il suo mito potrebbe far pensare, rimase fino alla fine il tipo di sovrana che quando il bilancio è in deficit taglia sempre, per prima cosa, le spese militari...".
Ma passiamo alle lettere nel volume, che vanno dal 1548 al 1602:
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A Edward Courtenay, conte di Devonshire, 1553:
...Voi sapete bene, mio caro Signore, che l'amore spesso acceca la ragione, attirando quelli che lo seguono in un mare di guai, e poi scappa via, abbandonandoli, mentre quelli cercano di salvarsi alla meglio...
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Ai vescovi destituiti, 1559:
Signori, per quanto concerne la vostra supplica di prestarvi ascolto, non intendiamo prenderla in considerazione: riceverete tuttavia questa risposta. Il nostro regno e i nostri sudditi a lungo sono andati errando fuori dalla retta via sotto la guida dei vicari di Roma, che li avevano persuasi ad accettare quale capo supremo un lupo famelico, non un pastore zelante;...la vostra idolatria romana ha fatto di voi dei bugiardi... se Atanasio tenne testa a Roma per le sue antiche eresie, anche altri possono separarsi dalla vostra Chiesa con la certezza di non essere degli eretici. Siete avvisati che per il futuro non intendiamo più ascoltare parole simili; in caso contrario ci constringerete a rendere esecutivi quei rigori della legge dovuti ai nostri oppositori; cose da cui, per adesso, ci siamo clementemente astenuti.
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A Maria Stuarda, regina di Scozia, 1572:
Signora,...ho deciso di provare, con parole pazienti e motivate, a indurvi a raffrenare o a disciplinare le vostre passioni, facendovi considerare che non si ottengono dei favori dicendo cattiverie, né benefici con ingiurie provocatorie, Né, per concludere, in una sola parola, il vostro bene con il mio male.
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A Richard Cox, vescovo di Ely, 1573:
Prete superbo,
ricordati di quello che eri prima che io ti facessi quello che sei. Cedi immediatamente alla mia richiesta, o per Dio ti faró cascare la sottana.
Elisabeth

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A Sir John Norris e Sir Francis Drake, 1589:
...come nostra è l'autorità per comandare, così intendiamo essere obbediti; e che l'obbedienza dovutaci sia pronta, perfetta e continua come ci aspettiamo che sia la vostra in questa particolare evenienza. Altrimenti vi riterremo indegni dell'autorità conferitavi e incapaci di usarla...
poiché questi non sono giochi da bambini, né questioni in cui potrete cavarvela con astuti pretesti, cercando dei cavilli, come fanno gli avvocati; non siamo disposti ad accettare scuse del genere. Di conseguenza, pensate bene a quello che fate.

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E per finire aggiungo un brano di una lettera a Charles Blount, lord Mountjoy, 1600:
Io voglio che tu sappia con assoluta certezza che, pur non essendoci uomo al mondo in grado di sostenere una simile responsabilità senza qualche sbaglio, io non ne ho mai conosciuto nessuno che ne abbia commessi pochi come te; e se anche hai saputo di averne commessi, io non ne sono venuta a conoscenza, guarda come sei fortunato.
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Biografia di Elisabetta I su cronologia.leonardo
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mercoledì 9 luglio 2008

La grande litigata

Kathrine Lilleør, prete (pastora) della Danske Folkekirke 
(Chiesa luterana danese). Foto di Lars Poulse, 2005,
in fyens.dk



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Avevo preso un treno per Ginevra, giusto per trascorrere un fine settimana in un ambiente francofono, volevo infatti rinfrescare un po' il mio francese e avevo anche bisogno di stare un po' da sola.
Sul treno una signora seduta alla mia sinistra ogni tanto ridacchia, sta leggendo un libro. Ad un certo punto ci guardiamo e le chiedo cosa sta leggendo e perché è cosí divertente.
Sta leggendo "La riforma protestante " di Roland H. Baiton (Piccola biblioteca Einaudi). Ride perché ritiene che certe situazioni descritte sono rocambolesche, trova interessante scoprire dei fatti di cui nessuno parla in un' Italia apparentemente solo cattolica.
Mi fa la cortesia di scrivermi titolo e autore. Credo fosse il 1993.
Agli inizi di luglio del '94 sono a Pavia, aspetto una vecchia amica, che si liberi dei suoi impegni, che insieme, con la sua auto, dobbiamo andare fino a Ginevra, di nuovo, dove lei resterà per un lavoro di ricerca presso l'universitá, io proseguiró per Copenaghen, in treno. Aspettandola passo alla libreria universitaria e trovo il testo di Baiton. Cosí comincio a leggerlo.
Tre giorni dopo metto piede a Copenaghen per la prima volta, con un sacco a pelo sulle spalle e l'idea di fermarmi a lungo. Era il 9 luglio del 1994, un sabato, alle ore 9. Il libro finirò di leggerlo il 18 agosto, sempre a Copenaghen, dove ancora vivo.
Insomma 14 anni fa.
Cosa c'era nel libro di Baiton che faceva ridere e sorridere la signora sconosciuta?
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A proposito dell'anglicanesimo:
Nonostante tutta la sua disinvoltura, Enrico VIII non fu indifferente all'agitazione della massa e all'intransigenza di alcuni dei capi. Decise quindi di tenersi ancora più stretto al programma di non trasformare lo scisma in eresia e durante l'ultima parte del suo regno impose i "Sei articoli", volgarmente detti "lo staffile sanguinante a sei strisce", con cui il ripudio della presenza reale veniva punito con la morte e il matrimonio dei preti era proibito. L'arcivescovo Cranmer, che aveva sposato la nipote di uno dei riformatori del continente, fu costretto durante questo periodo a tener la moglie a casa oppure - quando viaggiava - a nasconderla in un baule: quando questo veniva rovesciato, ciò le procurava qualche disagio - e quindi bisognerebbe includere questa signora fra gli oscuri martiri della Riforma.

Più avanti:
I motivi dell'orientamento protestante sotto Edoardo non si possono indicare con precisione. Senza dubbio lo stesso allentarsi, alla morte di Enrico VIII, della pressione che questi aveva esercitato, dovette concorrere in parte a determinarlo. Cranmer poté estrarre sua moglie dal baule e adottare una teoria più avanzata sulla cena del Signore.

Ancora un brano:
La figura del ladrone penitente costituiva il classico esempio del credente che il Cristo ammette al paradiso senza che abbia alcuna istruzione preliminare. Tutta la sua fede consisteva nel credere che c'è un paradiso e che il Cristo ha l'autoritá di darvi accesso.
Questa idea venne sviluppata ancor più ampiamente da un altro rifugiato protestante italiano, l'Aconcio. Per qualche tempo egli risiedette a Basilea, e più tardi fu impiegato a Londra dalla regina Elisabetta come ingegnere alla banchina del Tamigi. Scrisse un libro intitolato Degli artifizi di Satana; in luogo della tesi medievale secondo cui il diavolo si adopera a rovinare le anime suscitando l'eresia, egli sosteneva che il diavolo svolge la sua fatale attivitá istigando alla persecuzione. Dobbiamo evitare con estrema cautela, sosteneva l'Aconcio, d'imporre agli uomini dottrine che Dio non ha dichiarato necessarie.

Un'ultima sottolineatura:
...l'antica legge che era stata espressa tanto tempo prima da un monaco medievale: "la disciplina genera abbondanza; l'abbondanza, se vi prestiamo grandissima attenzione, distrugge la disciplina, e questa, nella sua caduta, si trae dietro l'abbondanza".

Amen.


Link: Kathrine Lilleør - Danske Folkekirke - fyens.dk
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lunedì 7 luglio 2008

Il primo post




 


FOGLIE D'ERBA

Il primo post lo dedico a
Walt Whitman (1819 - 1892)


Ultima modifica al post: marzo 2013

Foglie d'erba di Walt Whitman è un poema, un'intera vita messa in versi durante tutta una vita, nel senso che Whitman finché potè rinnovò sempre il poema. Corresse e ritoccò instancabilmente i versi, curando personalmente dieci edizioni.
Il volume che possiedo è edito dalla Einaudi - 1965 (il copyright è del 1950), con la versione e la prefazione di Enzo Giachino, ma sembra che la traduzione sia stata fatta sotto la cura particolare di Cesare Pavese, per questo, editore e traduttore dedicano il libro a Pavese (che si era suicidato il 27 agosto del '50).
L'ambizione di Whitman scrive il traduttore, era di creare il poema nazionale, un poema che rappresentasse il Nuovo Mondo, un poema libero dagli influssi europei. C'è riuscito?
Sembrerebbe che la versione originale abbia "numerose espressioni che sono dei veri orrori lessicali " e che " Privo, sia in America che in Europa, d'una tradizione cui richiamarsi, impegnato in un'impresa che riscuoteva molte più derisioni che consensi, non gli restava altra risorsa se non di affidarsi all'ostinato suo demone,"...
Insomma Whitman era un originale! Ed è chiaro anche che è più godibile e rilassante una buona traduzione che il testo nella lingua di Whitman!
Ma E. Giachino chiude la prefazione (datata 1950) con un "Bastava mettere in guardia il lettore, che non si accontenti del primo senso evidente, ma oltre quello indaghi la segreta armonia che si cela e si svela, intermittente, tra queste Foglie".

Padre di origine inglese, madre di origine olandese, Walt Whitman nasce a Long Island. Pochi anni di scuola e si mette presto a lavorare a New York come fattorino e poi apprendista tipografo. Quindi fa il tipografo e fonda un settimanale e saltuariamente fa il giornalista. Saltuariamente è anche maestro rurale.
Quando esce la prima edizione del libro W. W. ha circa 36 anni, e si tratta di una dozzina di poesie, senza titolo.
Per raggiungere la versione definitiva ci impiegherà 30 anni, duranti i quali il pubblico gli sarà soprattutto ostile.
Nel suo poema c'è anche un po' la storia del suo paese, la Guerra di Secessione, l'assassinio del Presidente Lincoln, nella misura in cui lui ne viene coinvolto, per esempio assistendo i soldati feriti.

W.W. è o si vede come un uomo forte sano e libero. E tuttavia intorno ai 54 anni gli viene una paralisi, dalla quale non guarirà mai. Vivrà ancora 18 anni sempre attivo, combattendo il suo male godendo di alcuni periodi di relativo benessere, e naturalmente curando le successive edizioni, aggiungendo e perfezionando.
Intorno ai 63 anni, gli sforzi per imporsi al pubblico cominciano a dare dei risultati. Naturalmente sono trascorsi decenni dall'esordio e ciò che sembrava offensivo ora sembra divino! Alcuni intellettuali si riveleranno ardenti innamorati dei suoi versi (qualcuno portò le Foglie anche in Europa). Lui, curerà la decima versione nel 1891 consapevole che Foglie d'erba è "al termine delle sue possibilità e delle sue forze". Cioè non c'era altro da aggiungere. E muore un anno dopo, circa a 73 anni, nel 1891. Era nato nel 1819.

Devo confessare che ho avuto in casa il libro fin dal 1976 ma non sono mai riuscita, allora, ad andare oltre i primi versi...
Poi ho fatto un secondo inutile tentativo nel 1984.
Nel '90 - novembre - decido di comprare Foglie d'erba per impormene la lettura, una volta per tutte, e difficile da trovare e lo trovo, stessa identica edizione, presso una libreria antiquaria di Trieste.
Compratolo ci ho girato intorno ancora un po' e quando finalmente ho cominciato la lettura sono andata avanti lentamente, sinceramente un po' annoiata. Ma qualcosa mi diceva di insistere, resistere, aspettare prima di decidermi per un no, grazie definitivo.
E ho fatto bene ad aspettare!

Perché ad un certo punto Whitman mi si è presentato con tutta la sua chiarezza e purezza. Così leggiadro improvvisamente, bello e puro, femmina e maschio allo stesso tempo, pura energia umana.
Devo ammettere che ritengo Foglie d'erba una lettura importante, spiritualmente importante.
Trascrivo pochi versi (una fogliolina) che mi sono capitati sotto gli occhi, per caso, adesso, sfogliando il volume.
Le parentesi sono sue:


...(A me sembra che ciascuna cosa nella luce, nell'aria
dovrebbe essere felice,
chiunque non è rinchiuso in una bara dentro la fossa nera
sappia che ha abbastanza.)



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Presentazione



Questo blog nasce in piena estate scandinava.
Comincia con il bisogno di riprendere certe letture importanti
della mia vita, tutte in lingua italiana, e con la voglia, riscoprendole, di condividerle almeno in parte con altri/e. Riletture quindi ma anche letture nuove.
Parole. Poche, tante. Nessuna voglia di recensire, giudicare, sindacare sui perché degli autori, sulle virgole fuori posto, sulle intenzioni e i risultati. Semmai tanta voglia di godere della bellezza nelle parole (nelle ma anche delle). 
Parole che sanano, che costruiscono, che accompagnano. Ecco perché il sottotitolo "L'amicizia dei libri".

Sono convinta che se una cosa non mi piace non devo usare il tempo per parlarne o scriverne.
Quindi se scrivo di una lettura (una frase, un verso, una pagina) è sempre perché l'ho apprezzata per un motivo o per un altro.
Comincio questo blog di letture perché è il mio modo di riordinare qualcosa in me.
E' un modo per me nuovo di comunicare: apparentemente con un grande numero di interlocutori ( "virtualmente"... e quindi in pratica potrebbe restare un discorso tra me e me). 
Strada facendo diventerà anche altro, probabilmente.

Mi aspetto che chiunque trovi interessante un mio post, tanto da volerlo riutilizzare altrove, lo faccia responsabilmente, cioè o contattandomi, informandomene, o linkando direttamente il mio post e/o il mio blog, in questo caso anche se accadrà a mia insaputa sarà comunque un comportamento corretto perché non ruba, non arraffa, non sottrae ma semmai aggiunge probabili lettori e interlocutori.

Ho deciso di "moderare" i commenti, per evitare quelli offensivi e di conseguenza inutili. Sarà per voi un po' più difficile lasciare la traccia di un vostro passaggio e di una condivisione ma se ci riuscirete sappiate che io lo apprezzerò molto!
Spero che in ogni caso i vostri commenti abbiano sempre un nome e un cognome (il vostro, non uno qualunque!). A meno che non vi conosca già!

Grazie
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Gennaio 2017: Non scrivo nuovi post dall'aprile 2016, non è più possibile commentare, ma il blog è ancora attivo nel senso che viene aggiornato nelle circostanze in cui mi è possibile farlo.

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